A giudizio tre dipendenti dell’ ILVA per un maxi-furto di niobio

A giudizio tre dipendenti dell’ ILVA per un maxi-furto di niobio

Tre dipendenti della società ILVA, hanno ricevuto nei giorni scorsi  la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari a loro carico, firmato dal sostituto procuratore della Repubblica Lanfranco Marazia, che li accusa  di aver sottratto un ingente quantitativo di “niobio” dall’interno dell’area siderurgica dell’ ILVA di Taranto, nel settembre del 2014, allorquando erano stati scoperti dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Taranto, che avevano messo fine all’illecita attività  posta in essere dai dipendenti dell’ ILVA .

Il pm Marazia nella sua richiesta di rinvio a giudizio,  ha contestato il fatto  che gli indagati avevano facilità di azione all’interno dello stabilimento in quanto essere dipendenti della stessa società siderurgica,  venendo accusati di furto con l’aggravante di aver commesso l’episodio abusando della relazione di prestazione d’opera.

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Gli operai, due tarantini rispettivamente di 45 e 38 anni, un capo squadra ed un addetto al magazzino entrambi residenti nella provincia jonica, ed un 38enne originario della provincia barese, erano stati fermati proprio in flagranza del reato, e cioè mentre stavano rubando ben tre tonnellate di “niobio”, del valore commerciale di circa 90mila euro, a bordo di un grosso camion.  Anche il camionista, di origini baresi, dipendente di una ditta di trasporti, veniva incriminato dagli investigatori per aver accettato dietro compenso di trasportare il materiale trafugato

L’imponente quantità di metallo composto da piccole pietre,  era contenuto in tre grosse sacche di tela, che erano state custodite ed occultate all’interno di una cassa di legno. Il niobio è un metallo preziosissimo  che viene utilizzato come componente di leghe metalliche e di alcuni tipi di acciaio inossidabile, e viene è usato particolarmente nell’industria automobilistica.

Le indagini degli investigatori della Squadra Mobile erano state avviate dai poliziotti,  a seguito della segnalazione di un addetto alla vigilanza dello stabilimento ILVA di Taranto il quale nei giorni precedenti al blitz della Polizia di Stato aveva notato l’inusuale presenza di una grossa cassa di legno, in un piazzale all’interno dello stabilimento siderurgico .

La Polizia presumendo che il contenuto della cassa potesse essere oggetto di un imminente furto, avevano pertanto organizzato una serie di appostamenti, grazie anche alle recenti tecnologie di rilevamento e tracciamento satellitare, per risalire agli eventuali autori dell’illecito trafugamento.

Alcuni giorni dopo, i poliziotti avevano notato che la grossa cassa era stata caricata a bordo di un camion,  che uscito dallo stabilimento ILVA aveva subito  imboccato la strada statale 106, e quindi pochi chilometri dopo, intercettatolo, gli agenti della Polizia di Stato avevano bloccato il mezzo pesante e quindi tratto in salvo il prezioso carico che era stato nascosto sul fondo del camion sotto numerosi rottami di zinco.

Gli indagati assistiti dagli avvocati Luca Balistreri e Serena Gentile, hanno già presentato istanza per essere interrogati dal pm Marazia.

 

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