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9 Settembre 2026 11:09

“Se mi cacciano dalla Rai…Ma voglio continuare a fare inchieste”. Ranucci si candida, anzi no

L’ex conduttore di Report tra smentite e aperture, resta sibillino sul futuro. Nel frattempo il sondaggio Swg misura il suo potenziale politico e fotografa un’opinione pubblica a dir poco divisa

Sigfrido Ranucci continua a tenere in sospeso il capitolo della possibile discesa in politica, tra smentite nette e battute che inevitabilmente finiscono per alimentare le voci. Prima chiude. Dopo apre uno spiraglio. Dopodichè richiude, ma tutto questo non si sa fino a quando.  L’ ormai ex conduttore di Report a latere della presentazione a Roma al Villetta Social Lab della Garbatella del suo libro “Il ritorno della casta”, aveva risposto così ai giornalisti: “Io candidarmi? Non ci penso. Poi se mi cacciano proprio dalla Rai…”. Una frase accompagnata da una risata, ma che basta a ipotizzare la possibile candidatura auspicata da Valter Lavitola.

Ranucci però, qualche ora dopo, adotta toni differenti. Ma quale candidatura, ma quale politica: io voglio continuare a fare inchieste. Hanno fatto tutto questo casino per cacciarmi e togliermi da Report perché, forse, la politica mi teme più come giornalista d’inchiesta. Ho fatto inchieste per 35 anni. Mi hanno spostato e ancora non ho capito perché. Non scendo in politica: la politica è una cosa seria e non mi sento all’altezza, è un mestiere troppo serio per me”, ha aggiunto sorridendo alla Garbatella , “dove sono nato, non come altri che sono emigrati in questo quartiere. Ogni riferimento è puramente casuale”.

L’ipotesi candidatura al momento viene respinta. Ma nello stesso tempo ritorna. Anche perché nelle ultime settimane si è parlato soprattutto di una possibile candidatura con Alleanza Verdi e Sinistra. Le indiscrezioni erano state alimentate anche dall’invito rivolto al giornalista per partecipare alla festa nazionale di Avs a Roma. Angelo Bonelli aveva però liquidato i retroscena come “totalmente inventati”, assicurando che nel partito non si stava discutendo di alcuna candidatura.

Lo stesso Ranucci, mentre dichiara di non voler fare politica, torna proprio sui numeri che misurano il suo eventuale peso elettorale. “politici che parlano del format di Report anziché fare il loro lavoro. Nonostante la campagna di discredito secondo il sondaggio Swg pubblicato da La7 ho il 7% di gradimento. Ma c’è anche un altro dato, il 63% degli italiani mi considera credibile per guidare il Paese. Ma Mentana questo non lo dice”.

Ranucci stranamente non parla mai di Lavitola, non commenta la circostanza che il suo “caro amico” sia stato il mandante dell’esplosione sotto casa sua. Un comportamento tanto strano quanto anomalo e quindi poco credibile. Nella versione di Valter Lavitola ai magistrati sono presenti ancora troppi elementi che non quadrano. Troppe contraddizioni e zone oscure che hanno spinto la Procura di Roma a non credere al movente indicato fin dal primo interrogatorio dal faccendiere: quello secondo il quale l’attentato sarebbe stato ideato e realizzato esclusivamente per ottenere un rafforzamento della scorta dell’amico Sigfrido Ranucci.






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