Diciannove ordinanze di custodia cautelare, di cui tredici in carcere, sono il risultato della maxi inchiesta coordinata dalla Procura di Tempio condotta dal commissariato di polizia di Porto Cervo per traffico di droga, in particolar modo cocaina, in Costa Smeralda. Il Gip del Tribunale di Tempio Pausania, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Alessandro Bosco. L ’inchiesta era stata avviata tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025, ma il blitz è scattato tra lunedì e martedì 8 settembre, quando gli agenti sono entrati in azione tra Palau, Santa Teresa, Arzachena, Olbia, Tempio e Sassari.
Per ricostruire i presunti collegamenti tra le persone coinvolte e individuare i diversi livelli della distribuzione, gli investigatori hanno fatto ricorso a intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Secondo l’ipotesi accusatoria, i 19 indagati avrebbero avuto funzioni differenti all’interno dello stesso circuito di spaccio, contribuendo con modalità diverse alla distribuzione della droga nelle località interessate dall’inchiesta.

È stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere per Ugo Demontis, 51 anni, di Palau, uno dei personaggi di spicco dell’inchiesta, Ruggero Bettarelli, 34 anni di Nuoro, Fabrizio Bua, 60 anni, di Domusnovas, Emanuele Campus, 27 anni di Palau, per il sassarese Lorenzo Casu, 34 anni, Silvio Cocco, quarant’anni, di Olbia, Carlo Demontis, 61 anni, sassarese, Pietro Floris, 69 anni, di Desulo, Santino Mariani, 54 anni di Palau, Massimo Pirina, 53 anni di La Maddalena,Tommaso Orecchioni, 66 anni di Luogosanto, Vincenzo Perra, 53 anni, di Cagliari, Andrea Pruneddu, di Tempio,
È stata disposta, invece, la misura degli arresti domiciliari per Maria Isabella Acquaviva, di Palau, Mario Franco Aresu, 58 anni, di Palau, Carlo Borghetti, 41 anni, di Olbia, Michele Demontis, 47 anni di Santa Teresa, Massimo Scotto, 60 anni, di Palau, e Luciano Zola, 54 anni, romano.
L’operazione ha portato anche al ritrovamento di consistenti quantità di sostanze stupefacenti e denaro contante. Il materiale recuperato durante gli arresti costituisce ora un ulteriore elemento al vaglio degli investigatori nell’ambito dell’indagine. La ricostruzione dell’organizzazione e dei presunti ruoli ricoperti dai singoli indagati dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento. Le misure cautelari, infatti, si inseriscono nella fase investigativa e non equivalgono a una dichiarazione definitiva di responsabilità.





