I pm di Roma contestano anche il reato di strage all’imprenditore e giornalista Valter Lavitola, indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci dell’ottobre scorso a Pomezia. E’ quanto riportato nel decreto di perquisizione a carico di Lavitola e altre 6 persone eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e dai colleghi del Gruppo Frascati. Contestate anche le circostanze aggravanti per reati connessi ad attività mafiose.
Valter Lavitola, ritenuto “amico geniale” da Sigfrido Ranucci, si è scatenato con un carosello di interviste (ben quattro rilasciate solo venerdì) dice e allude. Manda messaggi. Parla. E comincia a raccontare circostanze e dettagli di un rapporto andato avanti per anni. E l’unione fra i due sembra vacillare, non comunicano fra di loro. Né un messaggio né una telefonata per scelta dell’ex faccendiere. Sempre Lavitola, rivela solo adesso di aver ospitato (gratis) ai tempi del Covid un cronista di Report nel suo bed and breakfast . Lavitola afferma al quotidiano Domani che se “Sigfrido dubita di me sono pronto a sputargli in faccia”.

Valter Lavitola nell’intervista a La Repubblica, parlando del caso Ranucci e sull’inchiesta che lo vede indagato per strage ha affermato “Il sondaggio su Ranucci in politica? Tutto è nato a ridosso di Natale, ero all’estero, a un cocktail, una cena in piedi, non posso dire nulla dell’indagine – aggiunge -, ho già parlato ai magistrati. Eravamo d’accordo con Ranucci? Ma figurarsi, saremmo stati dei pazzi”. Ranucci però non esclude più, invece, un suo coinvolgimento… “Mi dispiace, mi offende, se dubitasse davvero di me gli sputerei in faccia”, continua Lavitola.

Dov’era il cocktail ? E chi c’era? “Posso solo dire che eravamo fuori dall’Italia – afferma ancora Lavitola -. C’erano vecchi amici dell’internazionale socialista. Ho sempre mantenuto i contatti con i progressisti. Uno di loro, autorevolissimo, straniero, mi racconta che avevano sondato alcuni personaggi illustri italiani, in vista delle elezioni“. “Comunque nel sondaggio Ranucci – aggiunge ancora Lavitola – era andato fortissimo. Talmente bene che stentavo a crederci anche io. Poi questo socialista mi chiese se conoscessi qualche suo amico. Ci siamo visti sempre in quel periodo, intorno a Natale, a cena. Mi ha risposto: sei impazzito. Mi riteneva farneticante. Non ne voleva sapere di entrare in politica“.
Ranucci ancora oggi non rinnega l’amicizia con Lavitola anzi si dice pronto a restaurarla. “Non cambio idea su Valter e non ci voglio credere: mi spiace per aver tirato in mezzo la vicenda del figlio malato alla radice della nostro legame, mi scuso”, dice in giro il responsabile del programma Report, trasmissione la cui credibilità adesso rischia di finire in una palude.
“Se avete dubbi su di me sono pronto a un passo indietro“, ieri mattina Ranucci al telefono a un gruppo di inviati di Report ha ribadito la sua totale buona fede sull’attentato subìto, diventato però un caso ancora più complesso e da chiarire dopo il coinvolgimento di Lavitola. Tra i suoi “ragazzi” qualcuno addirittura ipotizza che “potrebbe essere ricattato“. La domanda-offerta di dimissioni avanzata da Ranucci, sepure retorica, racconta il clima che sta vivendo in questi giorni la trasmissione che da oltre 30 anni si occupa di inchieste per Rai3 (il debutto fu su Rai2 condotta e coordinata da Milena Gabanelli ) . La redazione composta da 40 professionisti tra montatori, videomaker, redattori e inviati è letteralmente in “agitazione” per la prossima stagione anche alla luce dello stop alle repliche. Emblematico il commento di Giangaetano Bellavia superconsulente di Report : “Con Ranucci i rapporti si erano diradati. Lavitola? Ognuno si tiene gli amici che ha”.

Paolo Corsini direttore degli Approfondimenti Rai, ha dichiarato: “Chi aveva problemi con Report andava a cena nel ristorante di Lavitola“. Come se lei potesse in qualche modo influenzare il suo amico conduttore, fargli fare qualche sconto. “Ho già dato mandato al mio legale di querelarlo” replica Lavitola. Anche lei collaborava con Report? “Ero una sua fonte per alcune inchieste. Lui mi ha dato alcune dritte sul carbon credit, su cui volevo investire”. Adesso Ranucci rischia di essere silurato dalla Rai. “Lo spero. Così potrebbe fare i soldi, vivere ai Parioli anziché a Campo di Carne”, conclude Lavitola.
Adesso ai piani alti della Rai si chiedono se, nello stesso B&B di Lavitola, siano transitati anche ospiti della trasmissione. “Un giornalista di Report non sapeva dove andare durante il Covid perché doveva fare la quarantena, l’ho ospitato nel mio Bed and Breakfast – ha detto Lavitola intervistato – Sigfrido voleva che il giornalista pagasse, alla fine ho offerto tutto“. Il B&B in questione è “Il Faro gianicolense”: sei camere a pochi passi dal ristorante del faccendiere, fra i cui tavoli gli ospiti effettuano il check-in. Da una visura camerale della società cooperativa Cefalù risulta che l’affittacamere, in via Francesco Saverio Sprovieri 14, è stato aperto il 30 agosto 2019 (quando Lavitola e Ranucci già si conoscevano).
“Non esiste nessuna inchiesta di Report sull’eolico condizionata da Lavitola. In generale non esiste nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola. Questo possono testimoniarlo tutti i collaboratori che hanno partecipato alle inchieste. Quindi l’esposto di Fratelli d’Italia si basa su presupposti del tutto errati”. Lo dice Sigfrido Ranucci, raggiunto dall’Ansa, in merito all’esposto che Fratelli d’Italia si accinge a depositare in procura, in cui si chiede ai magistrati di chiarire il rapporto tra i due e sui presunti affari di Lavitola nelle fonti rinnovabili nel Lazio.





