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8 Luglio 2026 13:28

Arrestato a Roma per truffa ed evasione fiscale il giornalista politicante Mario Adinolfi

Le ipotesi di reato, secondo la ricostruzione accertata dalla Guardia di Finanza: negli ultimi 5 anni Adinolfi ha raccolto illegalmente oltre 4,7 milioni di euro

Mario Adinolfi, giornalista e leader (auto proclamatosi) del Popolo della Famiglia, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di truffa ed evasione fiscale formulata dal pm Maurizio Arcuri. Il giornalista si trova ora ai domiciliari. Adinolfi – come rendono noto le Fiamme Gialle – è indagato per le ipotesi di reato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. L’intera architettura accusatoria ruota attorno a un’attività illecita che da tempo si trovava al centro di feroci polemiche e che era già finita sotto i riflettori dei media, anche per i servizi realizzati dalla trasmissione “Le Iene” di Italia Uno (RTI-Mediaset) il cui inviato Filippo Roma venne aggredito da Adinolfi.

Adinolfi ha sempre sostenuto la correttezza del funzionamento della Scommessa Collettiva, affermando che si trattasse di una libera associazione privata tra scommettitori (“avranno aderito in totale sei o sette persone”, ha minimizzato più volte) e respingendo le accuse mosse da alcuni ex partecipanti.

Le indagini sulla scommessa collettiva

Le indagini, sviluppate dai militari dell’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Roma e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Roma, sono partite da plurime denunce presentate da persone che hanno affidato all’indagato somme di denaro nella convinzione di partecipare a un ‘Betting Group‘ (Scommessa collettiva), ideato e promosso attraverso i social network. Per quasi vent’anni il giornalista ed ex parlamentare ha promosso un circuito privato dedicato alle scommesse sportive, presentandolo come una forma di gestione collettiva delle puntate capace di generare rendimenti costanti grazie all’analisi statistica e all’esperienza di un gruppo di specialisti.

L’attività riscuoteva l’adesione di un numero considerevole di clienti che, per l’immaginaria affidabilità nella figura dell’ideatore proponente, la promessa di rendimenti elevati e garantiti in termini percentuali ben oltre i tassi offerti sul mercato finanziario, l’utilizzo di presunti algoritmi e di strategia di scommessa infallibili, sono stati indotti a consegnare ingenti somme di denaro (anche superiori a 100.000 euro per vittima) per l’acquisto di ‘quote’ di partecipazione, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e/o la remunerazione prospettata.

 Il funzionamento della frode finanziaria era abbastanza semplice. Chi desiderava aderire versava quote di partecipazione trimestrali o annuali (tra i 3mila e i 10mila euro) e affidava il capitale alla gestione centralizzata del club. La promessa fatta agli investitori era quella di rendimenti che arrivavano fino al 40% annuo nelle formule più esclusive. “Chi si associa alla Scommessa Collettiva non può perdere, se succede paghiamo noi“, aveva dichiarato l’ex deputato.

“Raccolti oltre 4,7 milioni di euro in cinque anni”

Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie sui conti correnti dell’indagato nell’ultimo quinquennio è stata “accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Solo una parte di tali somme sono risultate correlate ad attività di scommesse sportive, mentre la gran parte dei fondi ricevuti sarebbe stato destinato a diversi utilizzi, tra cui trasferimenti verso soggetti terzi e sostenimento di spese personali per l’acquisto di beni di lusso quali orologi, lingotti e monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per viaggi.”

Nel corso degli anni Adinolfi ha costruito parte della illusoria credibilità dell’iniziativa anche sulla propria immagine pubblica di esperto di poker e scommesse sportive. Appassionato di giochi di probabilità, autore di pronostici e commenti sul mondo delle scommesse, sosteneva che il vantaggio competitivo derivasse non dalla fortuna, ma dall’applicazione sistematica di modelli statistici e da una rigorosa selezione degli eventi su cui puntare.

Le scommesse raccolte da Adinolfi venivano selezionate da un millantato “team di esperti” che, secondo il materiale illustrativo diffuso negli anni, utilizzava statistiche, analisi matematiche e algoritmi proprietari per individuare eventi caratterizzati da un’elevata probabilità di successo. Il sistema, stando a quanto insinuava il promotore, garantiva soldi facili: scommettendo ripetutamente su eventi sportivi quotati pochissimo le vincite sembravano essere altamente probabili e i rendimenti bassi, così, sarebbe potuti diventare, su lungo periodo, somme consistenti. Inoltre, le vincitegià tassate, non erano da includere nella dichiarazione dei redditi e potevano essere accreditate con facilità.

Il Gip di Roma: “pericolosità sociale”

“È concreto il rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto. L’attività svolta lungo un arco temporale esteso, coinvolgendo una pluralità di persone offese che, in epoche diverse, hanno effettuato versamenti a favore dell’indagato secondo modalità analoghe, evidenziano una condotta che si connota per sistematicità, ciò denotando una evidente pervasiva pericolosità sociale delle stesse e dell’indagato. Pericolosità accresciuta esponenzialmente dalla notorietà del personaggio e dalla sua esposizione mediatica“. scrive il gip di Roma Giulia Arcieri nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare con cui ha disposto gli arresti domiciliari per Mario Adinolfi accusato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. “Adinolfi (soggetto peraltro pregiudicato riportando egli una condanna definitiva per diffamazione commessa nel 2019) appare pertanto pericoloso anche emergendo, dalle interviste televisive in atti, un suo atteggiamento di negazione dei debiti contratti e dichiarazioni sulla asserita falsità delle denunce sporte nei suoi confronti, che, invero, nel presente procedimento – rimarca il gip Arcieriappaiono veridiche in quanto corroborate dai bonifici eseguiti e dalle mail intercorse tra le parti dell’accordo, che denotano come l’indagato, lungi dal prendere le distanze da eventuali errori del passato, persista con determinazione nell’infingimento e nella manipolazione della realtà rifuggendo dalle proprie responsabilità”.

Secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma dunque “ricorre il concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte di reato della stessa specie di quelli per cui si procede: è emerso come, dopo una condotta protratta nel tempo lungo molti anni (15-20) con riferimento all’iniziativa ‘Scommessa Collettiva’, di recente Adinolfi abbia creato l’ulteriore iniziativa ‘Cristo Regna’ ed abbia raccolto già oltre 3.000 euro: iniziativa che sembrerebbe riproporre, con le medesime modalità di quella precedente, in modo abusivo, la raccolta di capitali rispetto alla quale, fondatamente si teme, alla luce di quanto sin qui emerso, che possa inoltre nuovamente truffare altre vittime e reiterare nuovi illeciti fiscali”.

“Appare rilevante anche l’atteggiamento intimidatorio assunto da Mario Adinolfi rispetto a chi osi contrastarlo”. E’ quanto evidenzia il gip Arcieri che nell’atto scrive che “è concreto il rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto“. L’attività “svolta lungo un arco temporale esteso, coinvolgendo una pluralità di persone offese che, in epoche diverse, hanno effettuato versamenti a favore dell’indagato secondo modalità analoghe – è riportato nell’atto – evidenziano una condotta che si connota per sistematicità, ciò denotando una evidente pervasiva pericolosità sociale delle stesse e dell’indagato. Pericolosità accresciuta esponenzialmente dalla notorietà del personaggio e dalla sua esposizione mediatica”.

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