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10 Giugno 2026 10:40

Confindustria, Meloni: “Ue faccia meno e meglio”

La premier all'assemblea: "Governo ha rimesso al centro lavoro e impresa, dibattito ridotto a tifoseria non risolve problemi". Sul nucleare: "Avanti velocemente, svolta per competitività" e propone un "cantiere comune contro la burocrazia in Italia"

Giorgia Meloni all’assemblea di Confindustria incalza l’Europa e propone uncantiere comune contro la burocrazia in Italia per arrivare a una riforma radicale”.Io penso che questo sia fondamentale farlo insieme, perché quando c’è un servizio che non funziona, se tu vuoi risolvere quel problema, devi interrogare gli utenti”, ha detto la premier rivolgendo un ringraziamento “per aver riconosciuto gli sforzi che il governo ha fatto in questi anni per rimettere al centro il lavoro, l’impresa, la produzione” ha sottolineato “Non lo considero scontato, in una nazione nella quale il dibattito tende spesso a scivolare nello scontro ideologico, a esaurirsi nella tifoseria e al merito dei problemi e delle soluzioni si finisce per non dedicare mai lo spazio che meriterebbe“.

Meloni e Mattarella alla Nuvola dell’Eur per l’assemblea Confindustria

La semplificazione e la sburocratizzazione devono essere il nostro mantra per spingere la forza propulsiva della produzione e non per frenarla, finendo peraltro, come è accaduto in questi anni, spesso per favorire produzioni che arrivavano dall’estero”, ha affermato, aggiungendo. “Penso che la presenza del capo dello Stato Mattarella qui oggi ricordi ancora una volta alla nazione intera quanto importante sia il ruolo che l’industria italiana ricopre, non solamente dal punto di vista economico ma anche sul fronte storico, identitario, culturale e direi anche reputazionale”, ha sottolineato Meloni che ha citato Virgilio: “‘Sit itur ad astra’, scriveva Virgilio, ‘così si sale alle stelle’. Per farlo, noi non dobbiamo temere di volare alto, di osare, di liberarci dalle incrostazioni, di scardinare le abitudini, per concentrarci su quello che alla fine sappiamo fare meglio, che è resistere, inventare e rilanciare“.

Sull’Unione Europea

“La principale, enorme fragilità che ci riguarda da vicino” risiede “nell’attuale configurazione dell’Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica” contribuendo “a spingere il continente verso un progressivo declino economico e geopolitico, un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante improvvisamente quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali“, ha detto ancora la premier.

“Non bisogna avere paura di dire le cose come stanno. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio. Chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli. Chiediamo priorità sensate e velocità delle decisioni, perché siamo in un tempo in cui la velocità di reazione agli eventi determina la posizione che occupi nello scenario, se cioè sei tra coloro che orientano le scelte o se piuttosto sei tra coloro che le subiscono. Serve sicuramente un cambio di passo sulla competitività, perché è impossibile chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali se noi siamo i primi a frenarla con meccanismi burocratici infernali, con il peso soffocante di milioni di adempimenti amministrativi e regolamenti”, ha detto.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini 

Confindustria: riallocare subito 20 miliardi

“Questo è il tempo del coraggio e della fiducia scandisce Emanuele Orsini presidente di Confindustria in occasione dell’assemblea annuale dell’ associazione degli industriali italiani davanti al presidente della Repubblica Mattarella, la premier Meloni, la presidente del Parlamento europeo Metsola, i tanti ministri, rappresentanti delle istituzioni, politici, imprenditori riuniti alla Nuvola di Roma. Rispetto ad un anno fa il quadro generale è peggiorato, dopo la guerra dei dazi è arrivata la guerra in Iran ed il blocco di Hormuz e il sistema produttivo soffre ancora di più ed è ancora più a rischio. “Le sfide che dobbiamo affrontare – spiega Orsinirichiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune forte e condiviso“. Il suo è un richiamo “all’intera società”, istituzioni, forze politiche, associazioni d’impresa, sindacati. A suo parere serve “un sforzo comune” per fare in modo di non perdere la nostra industria, “ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro. Per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario”. E visto che “il momento della verità è arrivato, ora servono scelte coraggiose“.

Sono 5 le leve che Orsini propone a tutte le parti politiche e sociali italiani per rimettere l’impresa al centro. Innanzitutto la questione energia, sbloccando subito le autorizzazioni per le rinnovabili (per installare almeno altri 50 gigawatt entro i prossimi 4 anni) ed accelerando sul nucleare; poi occorre puntare sulla crescita dimensionali delle piccole e medie imprese, bisogna potenziare i contratti di sviluppo che già hanno dato risultati importanti, quindi occorre proseguire sulla strada delle semplificazioni (“l’instabilità normativa è un male antico. Servono certezze“) ed occorre riformare la legge 231 sulle responsabilità amministrative e penali delle aziende che “nel tempo si è trasformata in uno strumento quasi esclusivamente punitivo”. E infine, questa la quinta leva, occorre mettere in campo risorse adeguate agli obiettivi .

Per questo Orsini lancia al governo ed alle parti sociali una proposta ben precisa: a fronte di 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibileidentifichiamo 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito, un terzo alla crescita, un terzo alla sanità un terzo alla scuola. E’ un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione – ha aggiunto – . Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico”. Poi si deve guardare anche ai 1.500 miliardi di euro di risparmi privati ed ai 400 miliardi custoditi dai fondi pensioni che con i giusti incentivi potrebbero in parte essere dirottati sugli investimenti produttivi,

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