L’udienza del processo per diffamazione a carico di Fabrizio Corona in programma domani Palazzo Chigi in cui avrebbe dovuto testimoniare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni verrà rinviata. La premier, costituitasi parte civile, ha comunicato, tramite i suoi legali, alla cancelleria del Tribunale di Milano di non poterci esserci per sopraggiunti impegni istituzionali.
Il processo ha origine dalla denuncia della Meloni e dell’ex parlamentare di Fratelli d’Italia Manlio Messina presentate dopo un articolo pubblicato sulla testata online “Dillingernews” in cui si parlava di un fantomatico “legame affettivo” tra i due politici. Sulla base le indagini della Squadra Mobile di Milano, coordinate dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, sarebbe stato l’ex re dei paparazzi, secondo i pm, a “procacciare la falsa notizia con verifiche da cui ne emergeva la assoluta infondatezza” e avrebbe, poi, “ordinato insistentemente la sollecita redazione dell’articolo, anche con fotografie alterate”.
Era stato Luca Arnau direttore sulla testata online “Dillingernews” , co-imputato, infine, a scrivere e pubblicare la falsa notizia il 20 ottobre 2024. L’avvocato della premier Meloni al momento non ha indicato un’altra data in cui potrà essere presente per rendere la sua deposizione.

Corona aveva rifiutato l’audizione di Meloni in videoconferenza
Corona aveva legittimamente rifiutato l’opzione di un’audizione della premier in videoconferenza. La presidente del Consiglio ha esercitato conseguentemente il diritto di chiedere che la propria deposizione avvenisse nella sede del governo anziché nell’aula del Tribunale di Milano. Corona – che in passato ha scontato condanne per estorsione, reati fiscali, bancarotta e corruzione – avrebbe dovuto entrare nel portone di Palazzo Chigi accompagnato dal suo legale,. Ad attenderlo era prevista una vera e propria delegazione giudiziaria milanese in trasferta: la giudice Nicoletta Marcheggiani, il cancelliere, il pm Giovanni Tarzia e il procuratore capo di Milano Marcello Viola, che ha deciso di seguire personalmente l’andamento del caso. Sarebbero stati presenti anche i legali di tutte le parti coinvolte: l’ avv. Luca Libra per Giorgia Meloni, l’ avv. Matteo Serpotta per l’on. Manlio Messina e l’ avv. Alessio Pomponi per Arnau. Era invece in dubbio la presenza fisica del politico co-querelante Manlio Messina. che sta attraversando una fase di forte turbolenza interna avendo recentemente interrotto i rapporti con Fratelli d’Italia e abbandonato il partito guidato dalla premier, a seguito di insanabili frizioni con Luca Sbardella, commissario politico in Sicilia.

Corona a processo anche per bancarotta
Fabrizio Corona è imputato anche in un altro processo per bancarotta (un vecchio “vizietto…”). La sentenza del Tribunale di Milano nel processo a carico di Fabrizio Corona, relativo all’ultimo filone del procedimento per bancarotta della sua ex società Fenice srl, è stata rinviata all’11 giugno. L’accusa nei suoi confronti riguarda l’intestazione fittizia di un immobile situato in via De Cristoforis, del valore di 2,5 milioni di euro, a un suo ex collaboratore. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’abitazione sarebbe stata acquistata con denaro sottratto al patrimonio aziendale prima della dichiarazione di fallimento.
I termini dell’accordo di un possibile patteggiamento di una pena una pena di 10 mesi, convertibile in sanzione pecuniaria. sono stati illustrati al giudice della seconda sezione penale, Nicola Clivio, dal difensore dell’imputato, l’avvocato Ivano Chiesa, e dal pubblico ministero Luigi Luzi. Spetterà ora al Tribunale decidere se ratificare o meno l’intesa con apposita sentenza.

Da quanto si è appreso a latere dell’udienza, Fabrizio Corona avrebbe insistito nei mesi scorsi con il suo legale per affrontare il processo che lo vede imputato a Milano, dopo essere già stato condannato nel 2013, in via definitiva per bancarotta fraudolenta e frode fiscale a 3 anni e 10 mesi in una delle sentenze che cumulate fra loro lo hanno portato a scontare una decina di anni in carcere. Corona avrebbe contestato l’accusa di bancarotta per distrazione di un bene – l’appartamento in zona Corso Como – che è stato confiscato dalla sezione misure di prevenzione nell’ambito della vicenda dei 2,6 milioni di euro in contanti trovati nel controsoffitto di casa e che, quindi, sarebbe già stato recuperato dallo Stato.
Il legale di Fabrizio Corona avrebbe convinto il suo assistito a desistere e accertare l’accordo con il pm che ha riconosciuto il vincolo della continuazione fra l’ultimo episodio contestato e la bancarotta risalente a oltre 15 anni fa, portando a un accordo per una pena lieve. Uno dei punti più delicati riguarda un presunto credito vantato da un commercialista, parte civile nel procedimento. Si tratterebbe di una somma che la difesa di Corona contesta integralmente. “Fabrizio dice che non glieli deve proprio quei soldi, è un credito infondato, e dice che piuttosto torna in galera… – ha dichiarato l’ avv. Chiesa– Ma quei soldi non glieli deve, non glieli darà”.
Per poter patteggiare l’ex “re dei paparazzi” ha anche già versato circa 40mila euro all’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, i legali della parte civile hanno proposto una questione sull’ammissibilità del patteggiamento e, i giudici non hanno potuto esprimersi nel merito in quanto i legali della parte civile hanno sollevato una questione sull’ammissibilità del patteggiamento, spingendo il collegio a rinviare ogni decisione. La nuova data fissata è l’11 giugno, quando il tribunale dovrà stabilire se l’accordo sia ammissibile e successivamente valutare l’eventuale ratifica.





