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20 Aprile 2026 12:17

Il figlio di Paolo Borsellino rompe il silenzio e attacca: “Su mio padre ingiurie e frasi deprecabili”

Il figlio del magistrato ucciso da una bomba della mafia siciliana in via D'Amelio a Palermo: "Chi ci conosce quelle frasi non dovrebbe nemmeno pensarle"

Le intercettazioni pubblicate da Il Giornale, in cui Gioacchino Natoli, ex membro del pool antimafia, si riferiva al defunto giudice Paolo Borsellino stanno facendo discutere. Tra le frasi riportate c’è quella in cui Natoli dice: “Paolo Borsellino, buonanima, era pure lui un grande coglione come me che aveva il grande maestro della massoneria col muro confinante e non se n’era mai accorto oppure Palermo è questa!!! […] picchì proprio, ci pinzava stamatina (Perché proprio ci pensavo stamattina ndr), dissi: è splendido! se io muoio i miei figli potranno andare a fare le conferenze nell’Anm alla pari di Manfredi Borsellino con capacità argomentative ben superiori a quelle di Manfredi! È chiaro? picchì iddu ppì ora che ave? u vantaggio che so patre murìu e iu ristavu vivu?! (Perché lui ha il vantaggio che suo padre è morto e io sono rimasto vivo ndr)”.

Sono parole scioccanti, e vergognose, quelle pronunciate da Gioacchino Natoli, ex membro del pool antimafia, che fu proprio di Falcone e Borsellino, e uomo vicinissimo al senatore pentastellato Scarpinato che invece di fare chiarezza preferisce denunciare ed intimidire i giornalisti. Adesso sono venuti alla luce nuovi elementi grazie alle intercettazioni disposte dalla Procura di Caltanisetta, dove Natoli e indagato, e finite sul tavolo della Commissione Parlamentare Antimafia guidata da Chiara Colosimo (FdI). Natoli affrontava nello specifico il tema dell’intervento di Manfredi Borsellino presso il palazzo di Giustizia di Caltanissetta in occasione dell’anniversario della Strage di Via D’Amelio e definiva le dichiarazioni del medesimo “delle porcherie“: “A proposito di rabbia, questo sì, tenetela e coltivatela… Perché il fatto che ieri, ad esempio, Manfredi Borsellino se ne sia andato all’assemblea dell’Anm a Caltanissetta a dire mio padre non ha iniziato la partita… Sono delle porcherie”. Poi aggiungeva di avere “bisogno di riprendere certi contatti romani, che (aveva) interrotto” perché sapeva di essere intercettato.

Ci sono dialoghi infatti in cui a essere coinvolto è anche il senatore del M5S Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo, mentre parla con Natoli e i due si accordano sulle domande che quest’ultimo gli avrebbe rivolto in caso di una sua (probabile) escussione in Commissione Antimafia e concordano i temi che Natoli avrebbe dovuto sviluppare con l’ausilio del senatore, il quale avrebbe dovuto “alzargli la palla” per consentirgli di introdurre determinate circostanze che entrambi erano interessati a fare emergere. L’elemento che desta forte interesse è che “la quasi totalità delle conversazioni telefoniche tra il presidente Natoli e il senatore Scarpinato riguarda non le indagini nell’ambito del procedimento cosiddetto mafia appalti, bensì gli accordi presi dagli stessi circa l’attività da svolgere da parte di ciascuno di loro nell’ambito della commissione di inchiesta: fatto questo (non costituente ipotesi di reato) che non era previsto né prevedibile”.

Infatti, a fine dicembre del 2023, Scarpinato informava di essere stato designato a far parte della Commissione che aveva eletto un suo Presidente (ovvero la Colosimo) che, in successive conversazioni con Natoli, il senatore pentastellato si diceva deciso a “seppellire sotto una montagna di documenti”. Scarpinato rivelava a Natoli i temi di approfondimento della Commissione e lo “incaricava” di sondare il contenuto di ciò che certi soggetti (tra i quali l’attuale Procuratore Maurizio De Lucia) avrebbero potuto dire sui fatti della Procura di Palermo del 1992, se si fosse deciso di audirli. Per esempio, relativamente alle dichiarazioni su mafia e appalti di Fabio Trizzino, avvocato dei figli del giudice Borsellino, nonché suo genero.

da sx: Roberto Scarpinato e Gioacchino Natoli

Scarpinato sottolinea come Trizzino “dice che io, Lo Forte e tu ci siamo messi d’accordo per insabbiare il fascicolo di cui tu eri titolare su Buscemi che veniva da non so quale Procura” e che “ora lo vuole ripetere di nuovo alla Commissione Parlamentare Antimafia, capisci?”. A quel punto Natoli risponde “perfetto, perfetto, mi stai dando il destro, perché io è da tre mesi che chiedo a Maurizio De Lucia” e il senatore in quota Movimento 5 Stelle gli dice “e allora fatti vedere in modo che siamo preparati prima che ce la buttino addosso“, “recuperalo per cortesia recuperalo di modo che e capisci? Siamo preparati! Chisti (questi ndr) so capisci? L’avvocato Trizzino che è l’avvocato di Fiammetta Borsellino e invece di puntare sull’agenda rossa, zac punta su di me, su di te, su Lo Forte! Ma che cazzo!”. Poi gli ribadisce: “Gioacchì, devi fare sto lavoro, lo devi fare”. Ma Scarpinato si riferisce all’ avv. Trizzino anche dicendo che “ho sentito dire in ambiente giornalistico che lo vogliono candidare per Fratelli d’Italia all’Europee, gli stanno facendo questa proposta”. E Natoli aggiungeva: “E figurati! Certo, certo, certo”. Poi Scarpinato si esprimeva in modo ancora più pesante: “Immagina se lui gli puoi rompere il giocattolo con cui ha costruito la sua notorietà mediatica. Si fa sparare piuttosto”. Perché tanta ritrosia nei confronti della famiglia dell’eroico giudice morto nella strage di via d’Amelio?

E Scarpinato aggiungeva ancora: “Che poi scusa, pensandoci bene, se quest’uomo avesse avuto un minimo di equilibrio, appena gli consegnavano quel documento di smagnetizza, alzava il telefono e diceva ‘Natoli, mi spieghi questa cosa?’”. Come la stessa Commissione Parlamentare Antimafia evidenzia, “la quasi totalità delle conversazioni telefoniche tra il presidente Natoli e il senatore Scarpinato riguarda non le indagini nell’ambito del procedimento cosiddetto ‘mafia appalti’, bensì gli accordi presi dagli stessi circa l’attività da svolgere da parte di ciascuno di loro nell’ambito della commissione di inchiesta: fatto questo (non costituente ipotesi di reato) che non era previsto né prevedibile”. Infatti “le prime intercettazioni delle conversazioni Natoli/Scarpinato vanno a ascritte esclusivamente al fatto che il dottor Natoli ha telefonato ‘a tappeto’ a un ingente numero di magistrati, di personale amministrativo della procura di Palermo e di ufficiali di polizia giudiziaria”.

A squarciare un lunghissimo silenzio, carico di dignità e di rispetto per il lavoro delle istituzioni, è proprio il figlio Manfredi Borsellino , che interviene proprio sui passaggi sopra riportati e contenuti nella richiesta di archiviazione notificato dalla Procura di Caltanissetta: “Non possiamo ancora una volta non rammaricarci per le parole captate negli stralci di intercettazioni in essa contenute, riguardanti le offese riferite a nostro padre e ai miei familiari e in particolare alla mia persona come colui che avrebbe tratto financo privilegi dalla morte del padre. Conoscendo l’animo e la grandezza morale di nostro padre, le ingiurie a lui riferite (“coglione” ), nonché le frasi pronunciate sulla presunta condizione di privilegio che ne sarebbe derivata a noi figli dalla sua morte, sono deprecabili perché chi ha conosciuto la nostra famiglia tali frasi non avrebbe dovuto neanche pensarle”.

Aveva poco più di vent’anni Manfredi quando suo padre gli è stato strappato via
con tanta ferocia dalla criminalità organizzata, e ciò nonostante ha scelto di indossare una divisa, di restare in Sicilia con l’orgoglio di chi sa di essere dalla parte giusta della storia. Ma c’è chi non si ferma nemmeno davanti all’irrimediabile ferita di una famiglia che vorrebbe solo giustizia e, forse, un po’ di pace.

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