“Il recente episodio in cui due militanti della galassia anarchica hanno perso la vita mentre costruivano un ordigno non è una notizia da archiviare in fretta: è la conferma che la minaccia eversiva è reale, presente, attiva”. Sono le parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel discorso pronunciato in occasione della cerimonia per il 174esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato in piazza del Popolo a Roma. “La Polizia – ha detto Piantedosi– svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione, nel monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e nella protezione degli obiettivi sensibili”. Dai dati emerge che lo scorso anno sono state effettuate 21.444 espulsioni, 37 arresti per terrorismo, 835 attacchi hacker a strutture di rilievo e 600 segnalazioni per crimini d’odio. Su 11mila manifestazioni 390 hanno registrato disordini. Sul fronte della criminalità organizzata catturati 9 latitanti e sequestrati beni per 58 milioni.
“Mentre arretra l’immagine di una sicurezza pensata per compartimenti stagni, le minacce si evolvono repentinamente: criminalità economica, fenomeni predatori diffusi, tensioni sociali nei contesti urbani, impatto delle nuove tecnologie, flussi migratori incontrollati”, ha aggiunto il ministro. “Dietro molti di questi fenomeni ci sono fratture economiche e culturali, alcune anche di matrice globale, che possono ricomporsi solo con un’efficace azione pubblica che chiami in causa tutte le Amministrazioni coinvolte, dallo Stato agli Enti locali, passando per i tanti esempi virtuosi della società civile”, ha continuato Piantedosi.

“Con il decreto sicurezza abbiamo cambiato la logica con cui lo Stato si rapporta ai propri agenti. Chi usa legittimamente la forza o agisce per necessità non sarà più automaticamente iscritto nel registro degli indagati. Perché non è accettabile che la difesa della legalità e dei cittadini diventi immediatamente un marchio sulla carriera di chi serve lo Stato”. “Non si è trattato di garantire improbabili scudi immunitari, ma di limitare forme radicate di presunzione di colpevolezza“, ha detto il ministro dell’ Interno.
Il ministro ha poi voluto “rivolgere un pensiero a tutti coloro che hanno a cuore la cosa pubblica. Un invito a lavorare tutti insieme. Governo, magistratura, forze dell’ordine, istituzioni locali: ciascuno con il proprio ruolo, ciascuno con le proprie prerogative. Ma tutti con un obiettivo comune. Non solo la lotta alla criminalità organizzata e alla sicurezza in senso stretto, che pure restano priorità assoluta, ma anche e soprattutto il contrasto a quei fenomeni più sottili e più pericolosi, come la corruzione, l’inquinamento delle istituzioni, il tentativo di piegarne la funzione a interessi che nulla hanno a che fare con il bene collettivo“. “Al di là delle divisioni, che esistono e che sono fisiologiche in una democrazia viva, – ha continuato Piantedosi – tutti coloro che ripongono fede nei valori fondanti della nostra Costituzione condividono un dovere: quello di farli rispettare, giorno dopo giorno, ciascuno nel proprio ruolo“.
Piantedosi ha eviden che i reati nel 2025 sono “calati complessivamente di oltre il 2%. Se guardiamo ai reati di maggior allarme sociale i numeri raccontano risultati ancora più positivi: -15% gli omicidi volontari, il dato più basso dell’ultimo decennio, -6% i furti e – 4% le rapine. Sono risultati importanti perché danno la misura del lavoro svolto – aggiunge – ma non siamo ancora appagati: siamo determinati a impiegare la restante parte del mandato di governo a completare un piano di definitivo rafforzamento delle condizioni di sicurezza come ci chiedono di fare i cittadini. E non mancheremo di dedicare attenzione alle risorse che occorreranno per tale obiettivo”.





