Nella conference call con gli investitori e analisti tenuta dall’ amministratore delegato del gruppo Matteo Del Fante affiancato da Camillo Greco, ex JP Morgan ora Cfo di Poste Italiane, è stato subito messo in chiaro il perimetro industriale dell’Offerta di acquisto e scambio, che non punta a una fusione integrale ma a una combinazione capace di valorizzare complementarietà senza snaturare l’identità di Tim. La piattaforma digitale decollata con l’Opas volontaria lanciata da Poste Italiane su Tim ha un punto chiaro: la società di telecomunicazioni “rimarrà stand alone company“ . Un crocevia che si incastra nella trasformazione già avviata dall’ex monopolista, con “l’eccellente esecuzione dello spin off della rete” da parte dell’ad Pietro Labriola, elemento che secondo Del Fante ha contribuito a rendere possibili le condizioni per l’offerta.
La valutazione strategica dell’operazione è tutta insita nella coerenza industriale: “l’integrazione con l’ex incumbent completa perfettamente il nostro modello”, ha affermato Del Fante, lasciando intendere una traiettoria di sviluppo che rafforza il posizionamento di Poste nei servizi digitali, nei pagamenti e nella connettività, senza sovrapporsi in modo distruttivo alle attività esistenti.
“Tim resterà un’azienda a sé e manterrà il suo marchio che è iconico – ha detto l’ad di Poste Matteo Del Fante – centralizzeremo alcune funzioni, ma senza esuberi“. L’evenbuale personale in eccesso sarà ricollocato all’interno del gruppo, incassando anche il plauso e consenso delle organizzazioni sindacali.

Poste Italiane guardava a Tim “da cinque anni”, un interesse di lungo periodo nato ben prima dellq recente accelerazione del dossier partita 13 mesi fa e, soprattutto, “senza nessun coinvolgimento del Governo“, precisazione questa che ha lo scopo di fare chiarezza da erronee interpretazioni della politica sull’operazione. Una precisazione che contribuisce a ridurre il profilo di rischio percepito dagli investitori, in un contesto in cui il tema delle infrastrutture strategiche resta particolarmente sensibile. La nuova “business combination” pensata da Matteo Del Fante rimarrà sotto il dominio pubblico con lo Stato che avrà più del 50%, mentre gli attuali azionisti di Tim disporranno di circa il 22%. Prima di questa offerta, Poste Italiane detiene il 20,1% e lo scopo della manovra è il delisting di Tim. L’Offerta è di 10,8 miliardi e sarà mista: 0,0218 azioni Poste di nuova emissione e una componente cash di 0,167 euro per ogni titolo Tim apportato con una valorizzazione di 0,635 euro e un premio del 9,01%
Sotto il profilo esecutivo, la roadmap è contassegnata da tappe serrate ma condizionate dai necessari via libera regolatori. “La chiusura dell’Opas è prevista per il quarto trimestre di quest’anno“, ha spiegato Del Fante, “mentre i documenti relativi all’offerta “saranno depositati a metà aprile”. L’assemblea straordinaria per l’aumento di capitale è prevista per il prossimo mese di giugno, con l’avvio del periodo di adesione, quindi “non prima di luglio 2026“, il tutto subordinato e soggetto alle necesarie autorizzazioni delle autorità di controllo competenti.
Il raggiungimento di almeno il 66,67% del capitale di Tim, emerge tra le condizioni di efficacia, accanto ai via libera Antitrust, alle autorizzazioni delle Autorità di settore e al passaggio della Golden Power. Percorso questo, nelle parole del manager, secondo l’ Ad di Poste Italiane “non ci sono rischi”. L’operazione di cui ieri ha preso atto il cda di Tim, darà vita a un gruppo da 26,9 miliardi di ricavi, 4,8 miliardi di margine lordo, debiti contenuti a 1,5 volte il mol. Il nuovo colosso tricolore controllato al 50,1% dallo Stato (con la Cdp al 27,2% e il Mef al 22,8%) potrà sostenere più investimenti e genererà 700 milioni di sinergie, anche grazie al rifinanziamento del debito Telecom, senza incidere sui suoi 150 mila dipendenti.

Il mercato guarda con attenzione soprattutto agli impatti finanziari e Del Fante che proviene da una lunha esperienza in ambito economico-finanziario ha voluto rassicurare gli analisti: “l’utile per azione sarà positivo già nel 2027 e la crescita sarà a doppia cifra a partire dal 2028” mentre il dividendo previsto per il 2026 viene confermato. Sottolineando che “anche la leva finanziaria pro forma,rimane pienamente coerente con il nostro attuale rating creditizio, elemento cruciale per sostenere la credibilità dell’operazione in una fase di tassi ancora relativamente elevati”. L’ operazione con questa prospettiva, appare costruita per essere sostenibile anche in termini di generazione di cassa e capacità di una progressiva integrazione delle sinergie.
Il vero banco di prova sarà il piano industriale combinato, atteso “entro il quarto trimestre del 2026 dopo il completamento dell’operazione“. È a quel punto che si valuterà la capacità di trasformare una mossa finanziaria complessa in una piattaforma di crescita integrata tra telecomunicazioni, servizi finanziari e logistica, che ha un punto chiaro e radicato nel progetto: Tim resta autonoma, ma verrà inserita in un ecosistema più ampio che Poste punta a costruire come leva per il prossimo ciclo di sviluppo, con possibili riflessi anche sulla competizione domestica e sugli equilibri del settore delle infrastrutture digitali.

Semaforo verde della Banca d’ Italia per BancoPosta
Nelle ultime settimane, prima dell’Opas, erano proseguite le operazioni di ulteriore avvicinamento: il cfo di Poste Camillo Greco è entrato nel consiglio di amministrazione di Tim Brasil. Ieri sera si è tenuto il Cda di Tim che, aaveva preso atto caldo, dell’Opas. Il consiglio ha discusso dell’operazione, e si riunirà nuovamente entro le prossime due settimane per la scelta degli advisor. Il piano prevederà anche l’ok della Banca d’ Italia a Poste Italiane per BancoPosta, ed in ogni caso sarà l’assemblea dell’offerente il passaggio importante e nevralgico per l’operazione. .






