Le regole del M5S ? Non valgono nulla ! Il "caso De Vito" nella Capitale lo dimostra

Marcello De Vito e Virginia Raggi

ROMA – Il codice di comportamento firmato solennemente prima delle elezioni amministrative del 2016 da Virginia Raggi e Marcello De Vito non serve a nulla , o meglio serve a a tutelare De Vito presidente del Consiglio Comunale di Roma (attualmente agli arresti domiciliari) che non può essere espulso da un’associazione diversa da quella del 2009 con cui si era candidato ed è stato eletto in Assemblea capitolina. In poche parole, legalmente parlando, è come se nella Capitale in Campidoglio è come se ci fosse un partito diverso da quello che c’è in Parlamento, che quindi su base su altre logiche e regole e persino ad altri garanti uno dei quali è deceduto.

E’ questa la vera ragione per la quale i nuovi probiviri del M5S non possono decidere e prendono tempo . Il “caso” del consigliere comunale del M5S  Marcello De Vito, che si trova agli arresti domiciliari per “corruzione” sulla vicenda del nuovo stadio della Roma Calcio , rischia di essere persino più complicato di quanto pensasse il solito Luigi Di Maio che parla tanto e dimostra ancora una volta di non sapere quello che dice.

Venerdì scorso era attesa la decisione dei probiviri del M5S che a molti sembrava piuttosto scontata.  Ci si aspettava l’espulsione sopratutto a seguito delle dichiarazioni del capo politico del M5S  Di Maio, fatte il 20 marzo scorso due ore dopo l’arresto di De Vito, che lo aveva espulso in direttissima attraverso Facebook e televisioni vari  commettendo però ancora una volta un grande errore: non risulta scritto da nessuna parte che il capo politico del Movimento 5 Stelle  possa irrogare sanzioni,  e non c’è neanche la fattispecie per la quale Marcello De Vito si è beccato pubblicamente  un “calcio nel sedere”  che per il momento resta metaforico e mediatico. E niente di più.

Di fatto quell’espulsione annunciata da Di Maio non è mai arrivata. Ed ancora non arriva. Al momento esiste solo un procedimento ancora pendente. Una dei nuovi probiviri del M5S Raffaella Andreola, consigliera comunale di Villorbo, piccolo paesino del Veneto, demandata a decidere sul presidente del Consiglio Comunale di Roma, si limita a dichiarare “Stiamo valutando“,  ma non dice cosa. E le assurdità di questa vicende non sono ancora finite.

Infatti il Movimento 5 Stelle che ha partecipato alle elezioni politiche del 2018 in realtà è un partito diverso da quello che si era presentato e aveva vinto le elezioni amministrative a Roma, che  un’associazione politica costituita del 2009, che aveva un proprio simbolo che richiamava Beppe Grillo, che aveva fatto votare online sulla pagina del Movimento 5 Stelle,  il candidato sindaco a una determinata platea di iscritti. Invece Luigi Di Maio è il capo politico di un’altra associazione creata nel 2017 ed utilizzata in occasione delle ultime elezioni politiche del 2018.

Dal punto di vista legale è come se fosse un altro partito, avendo un proprio statuto, che è stato scritto incredibilmente da un altro indagato , l’ avvocato Luca Lanzalone, ex-presidente dell’ ACEA spa (in quota M5S) anch’egli finito arrestato per la vicenda dello stadio della Roma. Con un nuovo simbolo da cui è scomparso il nome di Beppe Grillo ed al posto del suo blog iniziale, adesso  vi è  il Blog delle Stelle, che è creatura ed espressione di Davide Casaleggio che lo gestisce in maniera poco trasparente. Un movimento che raccoglie dati e fa votare i propri iscritti sulla piattaforma dell’ Associazione Rousseau, (c0ntrollata sempre da Casaleggio e dai suoi soci-adepti ) e quindi non  più sulle vecchie pagine del M5S dalle quali è stato necessario far migrare tutti i precedenti dati.

l’arresto di Luca Lanzalone

Sulla “posizione” di Marcello De Vito, quindi vige il codice di comportamento firmato nel 2016 e che prevede le dimissioni solo “se, durante il mandato, sarà condannato in sede penale, anche solo in primo grado. O se in seguito a fatti penalmente rilevanti venga iscritto nel registro degli indagati e la maggioranza degli iscritti al M5S mediante consultazione in rete ovvero i garanti del Movimento decidano per tale soluzione nel superiore interesse della preservazione dell’integrità M5S“.  Vi è anche un piccolo particolare su cui ha fatto giurisprudenza l’avvocato Lorenzo Borré, che assiste legalmente e vince quasi sempre i ricorsi degli espulsi “grillini”: il M5S del 2009 non ha più la disponibilità del sito e peraltro uno dei garanti è morto (Gianroberto Casaleggio) e l’ex-garante Beppe Grillo si guarda bene dal far smuovere le acque.

Nel frattempo De Vito attraverso il suo legale ha inviato una memoria difensiva ai probiviri ed al momento nessuno sa o rivela le intenzioni del presidente dell’Assemblea capitolina (ancora in carica, nonostante gli arresti !) se restare o meno  fra gli iscritti del M5S. Il secondo grado di giudizio politico, dopo i probiviri,  è il Comitato di Garanzia dove siede Roberta Lombardi che è sempre stata molto vicina a De Vito.  L’ avvocato Borrè spiega  che “Non si potrebbero contestare a De Vito ipotetiche violazioni -tutte da dimostrare- di norme di un’associazione diversa da quella che pretende di irrogare sanzioni disciplinari .Tantomeno gli si possono contestare eventuali mancanze agli obblighi gravanti sugli eletti nel partito del 2017, perché appunto egli è consigliere eletto nelle liste di altra, antitetica associazione“. E la “barzelletta” sull’onestà del M5S continua  ancora….




Il limite dei due mandati non si tocca. Casaleggio avverte Di Maio

di Alberto Ferrigolo (AGI)

“Il limite massimo dei due mandati non è modificabile, abbiamo sempre detto che la politica non è un mestiere”. Così si esprime Davide Casaleggio, figlio ed erede di Gianroberto, fondatore con Beppe Grillo e gran guru del Movimento 5 Stelle scomparso nell’aprile del 2016, in un passaggio – quello principale – di un ritratto di ben due pagine dedicato dall’edizione cartacea del parigino Le Monde al Movimento grillino e all’”Invenzione del populismo 2.0” in Italia, terza puntata d’una serie di sei dedicata all’Europa e alla “democrazia in crisi” alla vigilia del voto di domenica prossima. Passaggio che il quotidiano francese legge chiaramente come un messaggio diretto “destinato a Luigi Di Maio, che ha espresso la volontà di far saltare una limitazione che lo riguarderà in prima persona alla fine dell’attuale legislatura”.

L’arma in più di Salvini

Articolo ripreso anche dall’edizione cartacea de La Stampa di Torino, che così commenta: “Questa fase di caotica rissa quotidiana tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma non lo è. Sullo sfondo del conflitto sceneggiato a favore delle urne c’è sempre, sia nella Lega sia nel M5S, il retropensiero della regola aurea dei due mandati che rende i 5 Stelle azzoppati nella competizione con i leghisti”.

Per il quotidiano sabaudo, questa discrepanza sui mandati tra 5Stelle e Lega “è l’arma in più di Salvini”, ovvero quella che “potrebbe usare per scatenare la crisi, o per scongiurarla costringendo i grillini a subire la sua agenda. A seconda di quale sarà la convenienza. È un margine di vantaggio indiscutibile, che Di Maio ha ben presente. E nei calcoli che il capo politico sta facendo da mesi, in uno scenario fosco di probabile rottura della maggioranza, è un fattore che viene tenuto in grande considerazione”.

Nel passaggio del colloquio con Le Monde, Casaleggio ricorda anche che Di Maiodovrà fare i conti con lui dopo la sicura sconfitta elettorale che si profila” mentre il quotidiano sottolinea “Casaleggio vuole poter nominare il successore di Di Maio mentre questi tenta di emanciparsi e di perpetuare il proprio potere”. Parole dure, se confermate, nella versione che ne dà il quotidiano parigino.

Osserva oggi La Stampa:Quando dai vertici del M5S, a fine 2018, filtrò l’indiscrezione che si stava ragionando su possibili deroghe che avrebbero frantumato il divieto di andare oltre i due mandati, il ragionamento del leader era proprio questo: ‘Se Salvini vorrà capitalizzare il suo consenso lo farà sapendo che noi potremmo non avere la possibilità di ricandidarci e quindi che, a differenza loro, vogliamo restare a tutti i costi al governo’”.

Chiosa ancora il giornale sabaudo: “È, come si diceva, un punto debole, perché agli occhi dei grillini consegna a Salvini un potere di ricatto politico. Se il leghista decidesse di andare al voto sarebbe la decapitazione dei vertici M5S al governo. E ricordare, proprio oggi, a tre giorni dal voto, come ha fatto Casaleggio, che questa regola c’è ed è intoccabile, non è una mossa che avvantaggia Di Maio. Anzi”.

I nomi illustri a rischio

E in effetti, per il Movimento potrebbe essere un traumaOttantatre risultano all’Agi essere infatti, tra deputati e senatori, gli esponenti grillini già al secondo mandato che – secondo le regole e lo statuto del Movimento, che ora Di Maio vorrebbe cambiare -, non potranno ricandidarsi in parlamento su un plafond di 2.868 “politici eletti nel Movimento 5 stelle o nominati nelle giunte comunali” come si può leggere sul sito Open Polis secondo una ricerca che porta la data del 19 marzo scorso. Che azzarda un’ipotesi:  “Eliminare la regola dei due andati può aiutare il M5S a formare una classe dirigente”. Ma se le regole cambiassero potrebbero correre invece per le elezioni locali. E tra questi ci sono figure di spicco del Movimento. Vediamole.

Cinquantasei sono pertanto i deputati già al secondo mandato che dovrebbero fare ritorno a casa lasciando lo scranno di Montecitorio. Tra i nomi più noti, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il viceministro per l’Economia Laura Castelli, lo stesso Luigi Di Maio, Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, il Presidente della Camera Roberto Fico, il ministro senza Portafoglio Riccardo Fraccaro, la ministra della Salute Giulia Grillo, e poi Carla Ruocco, Giulia Sarti, Carlo Sibilia, sottosegretario agli Interni.

Ventisette sono invece i senatori che dovrebbero lasciare Palazzo Madama. Tra i nomi più in vista, il sottosegretario Vito CrimiElena FattoriMichele GiarrussoElio Lanutti, la ministra per il Sud Barbara LezziPaola Nugnes, la vicepresidente del Senato Paola Taverna, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.




I costi dello staff di Palazzo Chigi: il super stipendio di Rocco Casalino che guadagna più del premier Conte.

ROMA –  Da un punto di vista economico e non solo, è molto meglio fare il portavoce a Palazzo Chigi che il Presidente del Consiglio. Con questa sintesi il settimanale L’ ESPRESSO riassume così i dati sugli stipendi dello staff della Presidenza del Consiglio del Governo Conte,  che ora siamo in grado di rendere pubblici.

Rocco Casalino  ex partecipante alla prima edizione del reality show “Grande Fratello” già numero uno della comunicazione del Movimento 5 Stelle,  ed ora portavoce e capo ufficio stampa del presidente del Consiglio   , con i suoi 169mila euro lordi annui è  il dipendente più pagato  tra quelli che lavorano negli “uffici di diretta collaborazione” di Palazzo Chigi.

il passato televisivo di Rocco Casalino al Grande Fratello ed intervistato dalle IENE

Lo stipendio di Rocco Casalino si compone di tre voci: 91mila euro di trattamento economico fondamentale a cui si aggiungono 59mila euro di emolumenti accessori e 18mila di indennità. Per un totale che sfiora i 170mila euro annui.

Un  compenso assai più alto persino di quello che spetta allo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il quale, non essendo deputato, deve accontentarsi di soli 114mila euro lordi all’annoQuesta imbarazzante disparità di trattamento non è però del tutto una novità. Anche nel caso del governo Renzi infatti l’allora presidente del Consiglio, non ancora parlamentare, si ritrovò a guadagnare meno del suo portavoce, e oggi deputato del Pd, Filippo Sensi. Anche in quella circostanza le cifre erano le stesse previste dal governo Conte: 114mila euro per Renzi e 169mila per Sensi.

Il “governo del Cambiamento” spende di più

per il totale degli addetti alla comunicazione

I Casaleggio boys all’incasso. Secondo solo a Casalino, ma comunque sempre meglio remunerato del premier  Conte, è Pietro Dettori, altro big della comunicazione 5 Stelle e “fedelissimo” di Davide Casaleggio. Dettori è stato assunto nella segreteria del vicepremier Luigi Di Maio percependo  130 mila euro annui come “responsabile della comunicazione social ed eventi” . Vicecapo di quella stessa segreteria è Massimo Bugani, altro nome di rilievo della “galassia grillina” che porta a casa 80 mila euro all’anno . Non mancano nell’elenco altri nomi di ex dipendenti della Casaleggio che da anni compongono gli staff dei deputati e senatori 5 stelle: uno tra tutti Dario Adamo, responsabile editoriale del sito e dei social di Conte, retribuito con la bellezza di 115mila euro l’anno.

 

I due non a caso sono tra i quattro soci dell‘Associazione Rousseau che gestisce le piattaforme del Movimento 5 Stelle ed è di fatto diretta emanazione della Casaleggio associati (il fondatore è Gianroberto Casaleggio e l’attuale presidente è suo figlio Davide),  Associazione che reperisce il finanziamento grazie un contributo mensile di 300 euro devoluto dalle retribuzioni (soldi pubblici)  ogni parlamentare e senatore, dietro “ferrea” indicazione contrattuale scritta. In pratica a fronte di 221 deputati e 112 senatori, per un totale di 333 parlamentari, l’ Associazione Rousseau incassa 99.900 euro al mese provenienti dagli stipendi “pubblici” dei grillini eletti, incassando quindi un totale di circa 1milione e 200mila euro l’ anno di denaro pubblico , che per un’intera legislatura fanno la bellezza di  6 milioni di euroTutti soldi incassati di fatto  dalle casse dello Stato senza pagare alcunchè di tasse.

 

Quanto conta la comunicazione. La pubblicazione degli stipendi ha permesso al settimanale L’ ESPRESSO di poter fare anche un primo confronto quando si parla di staff  tra le spese di questo Governo (del cambiamento…) e  di quelli precedenti . Un confronto che chiaramente, può essere solo parziale ed è importate specificarlo, per due ragioni: non sono ancora noti tutti gli stipendi dei collaboratori (alcuni sono ancora in fase di definizione, come quelli della segreteria di Salvini) e va inoltre precisato che ogni Governo tende sempre con il passare dei mesi e degli anni ad aggiungere ulteriore personale e relativi costi.

Tutto ciò premesso e considerato le cifre più interessanti e significative sono quelle alla voce “comunicazione“, su cui il “Governo del cambiamento” gialloverde sta spendendo più di tutti gli altri esecutivi di cui sono reperibili i dati. L’ufficio stampa e del portavoce di Giuseppe Conte ha in organico 7 persone per un costo complessivo alle casse della Presidenza del Consiglio di 662 mila annui, di cui 169mila euro  vanno come già detto al portavoce Rocco Casalino.

Rocco Casalino portavoce del premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi

Secondo in classifica il governo Letta, che contava 7 persone nello staff comunicazione per un costo totale di 629mila euro annui e con il portavoce che aveva 140mila euro di retribuzione . L’esecutivo di Paolo Gentiloni poteva invece contare su una struttura di sette persone per un costo di 525 mila euro. Più complesso il calcolo per il Governo di Matteo Renzi: classificatosi al terzo posto di questa classifica appena insidiato il team dell’ufficio stampa si basava su 4 persone tra cui il già citato Filippo Sensi come portavoce e un costo complessivo di 335mila euro. Ma alla fine del mandato i costi erano saliti fino ai 605mila euro per un organico di 7 persone.

Dove è finita la voglia di trasparenza “grillina” ?  La pubblicazione dei dati sui collaboratori della presidenza del Consiglio si è fatta attendere ben oltre i limiti previsti dalla normativa. Infatti,  legge sulla trasparenza 33/2013 prevede che le pubbliche amministrazioni aggiornino le informazioni sui titolari di incarichi dirigenziali o di collaborazione entro 3 mesi dal loro insediamento, termine rispettato da quasi tutti i ministeri dell’attuale esecutivo. Ad eccezione proprio dalla Presidenza del Consiglio, che ha invece impiegato 110 giorni e nell’ultima settimane è stata “pungolata” da ben due richieste di accesso civico avanzate dai colleghi del settimanale  L’ Espresso affinché venissero pubblicati i dati in questione.




Di tutto di più…

Lo svarione biochimico del ministro del Lavoro Luigi Di Maio , a Presa diretta su Rai 3

Deve essere chiaro che l’obiettivo del ritorno all’acqua pubblica è anche un tema culturale del Paese, perché l’acqua è quello per cui noi siamo costituiti per OLTRE IL 90%” (forse nella fase embrionale, poi la percentuale si assesta sul 60%. Al 90 viaggiano latte di mucca, angurie e animali planctonici marini quali le meduse)

Il pensiero di Vittorio Feltri direttore di Libero

Io fino a qualche anno fa percepivo 10 mila euro netti di pensione al mese, oggi solo 8 mila perché è intervenuto il cosiddetto contributo di solidarietà. A me va bene lo stesso, me ne infischio, adesso vogliono ridurre ulteriormente le pensioni che superano i 5 mila euro e va benissimo. Però stanno commettendo una scorrettezza. Adesso c’è questo Di Maio qui, che io considero poco più dello zero, il quale fa questo tipo di interventi: ecco, se potessi prenderlo a schiaffi lo farei volentieri, ma non per me, io me ne frego, a me mille euro in più o in meno non cambiano niente, però due schiaffi glieli mollerei volentieri su quel faccino del cacchio!” ( fonte: Stasera Italia, Rete 4 )

Il filosofo sovranista Diego Fusaro su Twitter

Il turbocapitalismo globocratico genera lo sradicato come profilo antropologico: versione glamour, il globetrotter startupper (come lo appella la neolingua). Versione tragica, il migrante apolide deterritorializzato

L’ex premier Mario Monti ai microfoni radiofonici 

Ci sono alcuni, devo dire molto molto rari, che per strada mi avvicinano per dire ‘Auguro a lei e a sua moglie la peggiore delle morti’. Ma la grande maggioranza delle persone mi chiedono ‘quando torna professore?’ e io rispondo ‘grazie, ho già dato e anche gli italiani’...” ( fonte: 24 Mattino, Radio 24)

Matteo Salvini. I soldi della Lega vanno sequestrati: lo ha stabilito il tribunale del Riesame di Genova, accogliendo il ricorso della Procura nel processo per truffa ai danni dello stato, stimata in 49 milioni, per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 

È un processo che non mi turba minimamente. Si tratta di fatti risalenti a 8-10 anni fa. Se vogliono ci tolgano tutto. Facciano quello che credono, noi abbiamo gli italiani con noi. ‘Temete l’ira dei giusti‘. Lavoro per la sicurezza degli italiani e mi indagano per sequestro di persona, lavoro per cambiare l’Italia e l’Europa e mi bloccano tutti i conti correnti. Se qualcuno pensa di fermarmi o spaventarmi ha capito male, io non mollo e lavoro con ancora più voglia. Sorridente e incazzato

La “first lady” padana, Elisa Isoardi intervistata parla del suo Salvini “privato”

Matteo in questi ultimi tempi ha messo su un po’ di pancetta, è vero. Fa una vita frenetica e non rispetta la regolarità nei pasti. Ma quando è a casa cerco di preparargli piatti sani, saporiti e a basso contenuto calorico. Sa la cosa più bella che mi ha detto ultimamente e che per me è valsa più di una dichiarazione d’amore? Mi ha confidato che nutre un profondo orgoglio per la serietà che infondo nel lavoro. Che ammira il mio senso di responsabilità e la mia voglia di studiare e imparare. Matteo è un orso, un uomo che non si spreca in complimenti facili. È una persona concreta, verace e schiva. Le sue parole mi hanno riempito di gioia. Lui è estremamente intelligente e sensibile” ( fonte: OGGI)

La Guardia Costiera ha messo sotto sequestro la pagoda del Twiga di Daniela Santanché a Marina di Pietrasanta: “è abusiva”. Ma la parlamentare di destra non ci sta, chiede il dissequestro e si difende con un video su Facebook

Prima balla: non sono qui a fare la bella vita. Seconda balla: non è la pagoda della Santanchè, ma è del Twiga, inoltre è una tenda, nulla di edificato. Guardate questa vecchia foto, anche nel 1908 utilizzavano i materiali che noi abbiamo impiegato per questa tenda, che salvaguarda la tradizione come da regolamento

L’ex Iena Dino Giarrusso dirigerà l’osservatorio sui concorsi nelle università, nomina che ha fatto esplodere le polemiche in vari ambienti, da quelli politici a quelli accademici 

Polemiche? Mi chiedo perché, onestamente. Il sottosegretario Fioramonti mi ha nominato suo segretario particolare, è nel suo diritto scegliere una persona di fiducia. Per le Iene mi è capitato anche di occuparmi di un concorso non regolare a Tor Vergata…” (fonte: Corriere della Sera)

Le solite, imperdibili “analisi della sconfitta” del senatore Pd, Matteo Renzi intervistato da Barbara Palombelli

Il mio più grande errore? Ad un certo punto ho smesso di rottamare. Con la spersonalizzazione e puntando tutto sulla sobrietà siamo passati dal 40%, preso due volte alle Europee e al Referendum (…), al 18%”  (fonte: Stasera Italia, Rete 4)

L’ex vice presidente Pd Lorenzo Guerini ora alla guida del Copasir, rinnova l’appello all’unità dem

Abbiamo l’esigenza di arrivare a un congresso anche per trovare un punto di equilibrio tra le cose che questo partito dice, un punto di equilibrio tra Pepe Mujica ed Emmanuel Macron

Verso il “Luigino” e oltre: le mirabolanti promesse del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, a partire da una nuova moneta partenopea 

È venuto il momento di accelerare, in modo forte e radicale, sull’autonomia di Napoli, come si addice ad una Città che è una Capitale nel Mondo (…). Dobbiamo lanciare una sfida storica, mai pensata ed attuata sinora. Nelle prossime settimane approveremo tre delibere. La prima. Napoli Città Autonoma, un manifesto politico concreto. La seconda. Cancellazione del debito ingiusto. Il debito contratto dallo Stato noi non lo riconosciamo. La terza. Realizzazione di una moneta aggiuntiva all’euro per dare forza a Partenope” (fonte: Facebook)

“Roma è sporca e invasa da enormi gabbiani”: un lungo reportage del New York Times demolisce il lavoro della sindaca 5 Stelle Virginia Raggi, che replica così 

La misurazione dei gabbiani fatta dal New York Times? Non sono un’ornitologa quindi non so rispondere” (fonte: Radio Radio)

Assieme a Silvio Berlusconi starebbe pensando di acquistare il Monza Calcio. Ecco il commento del senatore di Forza Italia Adriano Galliani ex Ad del Milan, 

Non sarebbe un tradimento. Mi ero ripromesso di non andare in altri club dopo il Milan. Ma in questo caso è diverso perché sono cresciuto nel Monza. Sarebbe come Ulisse che torna a casa” (fonte: La Repubblica)

La fondamentale interrogazione del deputato Pd Michele Anzaldi sul caso Ferragnez-Alitalia…

Stigmatizzare la decisione di personalizzare biglietti e schermi con il logo Ferragnez, in occasione del matrimonio tra Fedez e Chiara Ferragni, considerate le difficili condizioni economiche della compagnia (…). Come strategia di marketing l’iniziativa appare assolutamente irriguardosa rispetto al danaro pubblico investito per evitare il fallimento di Alitalia

Queste sarebbero le parole dell’ex prefetto di Padova Patrizia Impresa in un dialogo del 14 aprile dell’anno scorso, intercettato dai carabinieri, con l’allora vice prefetto vicario di Padova, Pasquale Aversa, delegato ad occuparsi dell’accoglienza dei migranti

“È vero che ne abbiamo fatte di porcherie, però quando le potevamo fare…” (fonte: Ansa)

Nel tweet del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli qualcosa non torna.

Autostrade, Toninelli pubblica le carte sulle “pressioni”, ma sono di gennaio, ben prima della tragedia del ponte Morandi”, “Toninelli aveva dichiarato di aver subito pressioni interne ed esterne per non pubblicare gli atti delle concessioni. Le lettere postate sul suo profilo però sono antecedenti alla sua gestione e si riferiscono non alla sicurezza, ma a questioni finanziarie. Più che la pubblicazione degli atti, serviva il controllo del ministero sugli investimenti e la manutenzione della rete…”  (fonte: La Repubblica-Economia e Finanza )

Bufera su Vincenzo Ciampi sindaco 5 Stelle di Avellino: le dichiarazioni programmatiche presentate sono identiche al programma di governo del sindaco di Verona Sboarina, eletto da una coalizione di centrodestra

È stato utile ricalcare quelle linee, che condividiamo” (fonte: La Repubblica)

Alcuni degli ultimi post del nostro ministro degli Interni Matteo Salvini

E poi arrivi a casa, trovi in tele una puntata di #Goldrake, sorridi e torni bambino“, “Pizza napoletana con cipolla a mezzanotte. Secondo me ci sta benissimo, sbaglio?”, “Dai box Ferrari a Monza, l’unico rosso che mi piace!“, “Carbonara in compagnia, la tristezza porta via!🍷” (fonte: Instagram)

Il presidente del Lovers Film Giovanni Minerba è stato accusato di aver rivolto pesanti parole al ministro Salvini dal palco della festa d’estate di Aradeo, patrocinata dal Comune. Minerba non ci sta, e contattato e prova a chiarire

Dopo aver interpretato un testo degli ‘Àpres la classe’ tradotto in italiano, sono sceso dal palco. Il pubblico mi ha detto che avrei potuto aggiungere “SALVINI MERDA” e, una volta tornato ad esibirmi, ho riferito testualmente queste parole nel ruolo di portavoce del pubblico. Ho riferito, con il sorriso, l’accaduto, ma non ho mai fatto mia questa frase” ( fonte: TeleRama )

Lega Nord

Sarzana – “Troppo di centrosinistra, il Festival della Mente o cambia radicalmente struttura, oppure va chiuso”. La Lega contro la kermesse culturale andata in scena a Sarzana con oltre 45 mila presenze nello scorso fine settimana. “Questa è stata l’ultima edizione a egemonia Pd – dicono il senatore Stefania Pucciarelli, il deputato Lorenzo Viviani e il segretario provinciale Fabrizio Zanicotti, allontanatisi nel corso dell’incontro di apertura – Dall’anno prossimo l’iniziativa sarà completamente ripensata, altrimenti vale la pena chiuderla” ( fonte: Il Secolo XIX )

Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio all’interno della sua rubrica “Ma mi faccia il piacere

Calenda: “Nuovo nome alle Europee o il Pd perderà”. Travaglio: “Cambiati pure il nome, ma guarda che con quella panza e quel triplo mento ti riconoscono lo stesso“,

Davide Fabbri

Tappezzò Rimini con foto del Duce: condannato”. La vicenda risale allo scorso gennaio, quando, nel centro storico, comparvero diversi manifesti con l’immagine di Benito Mussolini e lo slogan “Per un mondo più pulito torna in vita zio Benito”. Fabbri ha commentato: “Mi vogliono zittire perché denuncio da tanti anni a Rimini e in tutta l’Emilia Romagna le malefatte di chi governa. Mi dichiaro innocente da queste accuse…” (fonte: Il Tempo)

Il vicepremier Luigi Di Maio alle prese con la lingua italiana, ancora una volta, 

Prima stesura del post, primo tentativo: “Noi stiamo mettendo APPUNTO un Decreto Urgenze che…“. Niente, secondo tentativo: “Noi stiamo mettendo, APPUNTO, un Decreto Urgenze che…”. Non ci siamo ancora, terzo tentativo: “Noi stiamo mettendo a punto un Decreto Urgenze che…”. È fatta, c’è però anche una quarta versione del post, in cui scompare il seguente, fluente passaggio: “Quindi è questione di settimane ma forse anche di giorni e metteremo fuori questo Decreto” (fonte: Facebook)

L’ex senatore forzista Antonio Razzi lancia un mega sondaggione 

Tra Fico e Di Maio, chi buttereste giù dalla torre?” (Il vicepremier Di Maio ha trionfato con il 66% dei voti) (fonte: Twitter )

Il parlamentare Vittorio Sgarbi, dopo aver annunciato le sue dimissioni da sindaco di Sutri, pensato ad una candidatura a Sirmione, e aver fatto retromarcia su tutto quanto tra una accusa di assenteismo e l’altra, rilancia con fantasmagoriche iniziative culturali per il comune del viterbese

È stata una crisi psicologica, più che politica. Il mio è un miracolo“, “ora voglio dedicare una strada di Sutri a Gianroberto Casaleggio: il suo merito è quello di aver creato dal nulla, un partito fondato sul nulla, senza idee, con parlamentari venuti dal nulla, anche loro senza idee, portandolo al 30%. Casaleggio è stato un genio, autore di un vero miracolo. Per questo va ricordato

L’assessore pugliese ai Trasporti del Pd Giovanni Giannini durante un fuorionda pubblicato da Borderline24, si rivolge così al sindaco di Bari Decaro, discutendo del litigio tra il presidente della Regione Puglia Emiliano e la ministra M5s per il Sud Barbara Lezzi

La Lezzi? Guarda, là era roba da prenderla A SCHIAFFONI…

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro presenta sui social il nuovo cane antidroga del Comune

Abbiamo ufficialmente la terza unità cinofila, si chiama LAPO”. Tra i commenti il coro è unanime: “Lapo El Can!

 

 




Il figlio di Marcello Foa è stato assunto nello staff di Salvini. E si occupa della sua propaganda

di Vittorio Malagutti e Mauro Munafò
Nelle sue prime dichiarazioni da presidente (mancato) della Rai Marcello Foa ha rivendicato la sua estraneità ai partiti e alla partitocrazia. Tra i suoi numerosi sostenitori c’è chi lo difende parlandone (e scrivendone) come un intellettuale d’area. Anche Foa, però, tiene famiglia e avere un amico in un partito può far comodo, all’occorrenza.  Meglio ancora se l’amico è il capo di un grande partito, nonché ministro dell’Interno e vice Primo ministro.

Si scopre così che Leonardo Foa, 24 anni, figlio del presidente designato della Rai dal governo gialloverde, lavora nello staff di comunicazione di Matteo Salvini, alla gestione dei social network per la precisione. Questo è quanto risulta dal profilo Linkedin del giovane Foa, un ragazzo dal curriculum di studi brillante: laurea in Bocconi e master all’Ecole de Management di Grenoble. Un paio di stage. E nel settembre del 2017 il primo impiego, come social media analyst alla “SistemaIntranet.com”, la società di Luca Morisi e Andrea Paganella, che gestisce la comunicazione e l’immagine social di Matteo Salvini.

Infine, come lui stesso scrive su Internet, per Leonardo Foa è arrivata la chiamata nello staff del vicepremier. Che incidentalmente è anche il grande sponsor di suo padre. Quello “estraneo” ai partiti.

Il lavoro di Leonardo Foa. L’Espresso è anche in grado di raccontare esattamente il lavoro svolto dal giovane Leonardo. Sotto la supervisione di Morisi, Foa si occupa della produzione e della condivisione dei contenuti salviniani su Facebook, preoccupandosi di “renderli virali“.

Un lavoro che, dalle verifiche dell’Espresso, inizia da prima della formazione del governo e si sviluppa anche attraverso tutta una serie di gruppi, ufficiali e non, della galassia salviniana. Nel gruppo Facebook “Matteo Salvini leader“, hub ufficiale della comunicazione del leghista da cui poi “partono” tutti i messaggi che diventano virali, Leonardo Foa è uno dei più assidui produttori di contenuti, quasi sempre “benedetti” dal like di Morisi. “Il capitano è pronto. E tu?“, “Il capitano è arrabbiato“, “Il capitano ce l’abbiamo solo noi”, con tanto di Salvini arrabbiato da condividere su Facebook.

Il tentativo di nascondersi sui social. Una passione che per Leonardo Foa va oltre il lavoro. Sul suo profilo twitter infatti era possibile leggere fino a qualche giorno fa diversi messaggi di sostegno a Salvini. Messaggi che oggi diventano difficili da reperire, perché su Twitter il profilo risulta da alcuni giorni “riservato” e illegibile a chi non sia già suo amico.

Probabilmente un tentativo di non farsi notare e non creare imbarazzo al padre candidato alla presidenza Rai. Tentativo che si infrange con la possibilità di recuperare i suoi tweet salviniani accedendo alla cache di Google e con la poca lungimiranza del suo capo Luca Morisi che, qualche giorno fa, ha twittato una foto dell’intero staff di Salvini, in cui compare lo stesso Leonardo Foa.

Chi è Marcello Foa, tra Salvini, Bannon e Putin

Era all’incirca la metà dello scorso luglio quando il giornalista Marcello Foa annunciava  una querela contro il settimanale L’Espresso, ed il 27 luglio veniva indicato dal governo gialloverde come nuovo presidente della Rai, venendo clamorosamente “bocciato” dalla Commissione di Vigilanza Parlamentare della RAI. Nell’ inchiesta  realizzata dall’ottimo  Vittorio Malagutti sullarete dei sovranisti europei, L’Espresso aveva infatti raccontato i rapporti tra Foa, il mondo leghista, quello pentastellato e le voci ed  occhi del presidente russo  Putin in Italia.

L’inchiesta di Malagutti partiva da Sestu, un paesino vicino Cagliari in Sardegna, dove hanno sede sono gli uffici della Moving Fast Media, società da cui dipende la gestione del sito di news “Silenzi e Falsità” che strombazza l’ambizioso obiettivo di raccontare “quello che i media non dicono”. La linea editoriale ma sopratutto politica del sito è molto chiara ed evidente. Totale appoggio e sostengo al governo Conte con titoli enfatici per attaccare quelli che vengono descritti come i nemici dell’esecutivo, partiti o giornali che siano !

La gestione dell’iniziativa è affidata a Marcello Dettori, 28 anni, fratello di quel Pietro Dettori, classe 1986, a lungo collaboratore di Gianroberto Casaleggio e successivamente di suo figlio Davide, ed oggi anche uno dei quattro “soci” della piattaforma Rousseau che incassa 300 euro sotto forma di contributo mensile da ogni deputato e senato del M5S . Marcello Dettori, il gestore di Silenzi e Falsità, ha lavorato due anni (da ottobre 2013 a dicembre 2015) alla Casaleggio associati di Milano.

La Moving Fast Media è stata costituita dal notaio, appena 8  mesi fa, nel dicembre del 2017, ma nel frattempo il più giovane dei Dettori si era già messo in proprio come consulente. Tra i suoi clienti, al momento soltanto  tre , compare una società di Lugano: la MediaTi holding. a cui fa capo il più importante gruppo editoriale della Svizzera italiana, proprietario del Corriere del Ticino, un quotidiano, a cui si aggiungono televisione, radio e un sito di news.

Marcello Foa

Ma cosa c’entra il consulente a Cinque Stelle con questi media che operano dalla Svizzera?  Marcello Foa, è amministratore delegato della Società editrice del Corriere del Ticino, che l’anno scorso ha assorbito MediaTi holding. Foa doppia cittadinanza, italiana e svizzera, giornalista, blogger e saggista, impegnato in prima linea nella battaglia sovranista, è diventato l’ anello di congiunzione tra due mondi che ideologicamente sembrerebbero essere molto distanti.

Ha lavorato a lungo alla redazione esteri del quotidiano il Giornale di proprietà della famiglia Belusconi, diventando in seguito responsabile del sito online. Nel 2011, il distacco alla galassia berlusconiano diventando manager di punta del gruppo Corriere del Ticino a Lugano. Foa  ad onor del vero, non ha mai nascosto il suo appoggio a Salvini, che conosce molto bene.Lo scorso  14 giugno, stato presentato a Milano l’ultimo libro del giornalista dal titolo “Gli stregoni della notizia, atto secondo”, presentazione che annunciava come “special guest” proprio  il ministro dell’Interno, che è apparso con un videointervento.

L’incontro pubblico è stato organizzato, secondo quanto recita la locandina, dall’Associazione Più Voci, quella stessa associazione balzata agli onori della cronaca , per aver ricevuto un contributo ( non dichiarato ) di 250 mila euro dal costruttore Luca Parnasi, arrestato lo scorso mese per lo scandalo sulla costruzione del nuovo stadio della Roma Calcio. Meno pubblicizzata è stata la presenza di Foa a un altro evento dal significato politico leggermente più interessante.  Infatti lo scorso 8 marzo scorso, pochi giorni dopo le elezioni, è arrivato a Milano  Steve Bannon, il guru “sovranista” già vicino a Donald Trump, il quale ha fatto visita a Salvini. E guarda caso….tra i pochi ammessi all’incontro c’era proprio Marcello Foa.

Sul versante con il Movimento Cinque Stelle  Foa ha consolidato nel tempo i legami con Marcello Dettori , e non a caso il sito Silenzi e Falsità ospita spesso interventi del giornalista italo-svizzero. Sulla propria pagina Facebook, Foa non manca mai di segnalare e pubblicare anche i suoi interventi da opinionista per Russia Today, la tv via satellite in lingua inglese controllata dal governo di Mosca.



La regola del doppio mandato ora rischia di “smontare” il M5s

ROMA – Durante la scorsa campagna elettorale nell’estate 2017  Luigi Di Maio, in un comizio a Gela, riceveva applausi su applausi dopo aver proferito questa affermazione: “Da noi vale la regola dei due mandati e vale anche per me. Nel Movimento 5 stelle chi pensa di fare un terzo mandato è fuori” . Un concetto ripetuto persino a due giorni dal voto: “Il tema del limite del doppio mandato è fondamentale per noi e si basa su un concetto importante: non esistono politici di professione“.

Ma nel M5S questi principi sembrano essere stati dimenticati, pronti ad essere calpestati e modificati all’occorrenza. Negli ambienti grillini si espande sempre di più l’incubo per molti di dover presto ritornare alla vita quotidiana lontana dal palcoscenico della politica.Non a un caso a dire “vaffa……”  ai principi istitutivi e basilari del Movimento 5 stelle, guarda caso sia proprio uno dei deputati che rischia di tornare all’ anonimato, e cioè il deputato Carlo Sibilia che da per scontata l’ipotesi di un terzo mandato per il candidato premier Di Maio ed ha dichiarato: “Sulla deroga al secondo mandato ci rifletteremo con la dovuta ragionevolezza“.

Non sono lontani i tempi in cui Beppe Grillo ricordava sul suo blog che «una delle regole fondanti è quella dei due mandati elettivi a qualunque livello. Consigliere comunale, sindaco, consigliere regionale, parlamentare nazionale ed europeo. Questa regola non si cambia né esisteranno mai deroghe ad essa” . Era soltanto un anno fa, per la precisione marzo 2017 quando Di Maio per dare maggior importanza al comunicato citava una frase emblematica di Gianroberto Casaleggio: “Ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli». Il vero problema è che adesso per i “grillini” il vero rischio è quello di doversi cancellare politicamente da soli. Infatti se si ritornasse alle urne, una nutrita schiera di deputati e  senatori rischierebbe di dover abbandonare il titolo ed il lauto stipendio di parlamentare. Ed il primo sarebbe proprio Luigi Di Maio.

 

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Come elenca il quotidiano LA STAMPA non sarebbero più candidabili e quindi rieleggibili i deputati Giulia Grillo, Manlio Di Stefano, l’attuale presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, Riccardo Fraccaro, Marta Grande, Carla Ruocco, Giulia Sarti, Angelo Tofalo, giusto per citarne qualcuno. Anche al Senato i grillini perderebbero diversi volti noti  a partire dal saccente e presuntuoso capogruppo Danilo Toninelli, che si vantava in televisione di essere tra “i killer di Berlusconi“, alla vicepresidente Paola Taverna passando per i “fedelissimi” Vito Crimi e Nicola Morra, fino ad arrivare ad Andrea Cioffi, Michele Giarrusso, Elio Lannutti (ex senatore dell’Italia dei Valori con Antonio Di Pietro), Barbara Lezzi e Alberto Airola.

Verrebbero spazzati via anche  il senatore Stefano Patuanelli, già consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Trieste; il senatore Gianluca Perilli, già consigliere della Regione Lazio; Stefano Buffagni, deputato ed ex consigliere regionale della Lombardia; Antonio Federico, ex consigliere regionale del Molise e Alvise Maniero, per cinque anni sindaco di Mira (Venezia)  e poi eletto alla Camera. Un vero e proprio tsunami. Una vera e propria ghigliottina che taglierebbe le teste più mediatiche e di peso all’interno del Movimento stesso. Persone che verrebbero costrette a ricominciare una nuova (vecchia) vita. Persone che sicuramente che finirebbero al massimo per ricollocarsi come alter ego di Alessandro Di Battista, ex parlamentare, attualmente “girovago” di professione,  libero di sparare contro gli avversari politici senza di fatto dover rendere conto a nessuno.

Con l’unica sostanziale differenza che per tutti gli altri sarebbe una scelta forzata che li obbligherebbe, nella maggior parte dei casi, alla disoccupazione. E col paradosso che lo scrittore “berlusconiano” Alessandro Di Battista (400mila euro per il suo libro)  , avendo saltato un giro visto che non si è candidato alle Politiche, potrebbe invece tornare in pista.

l’ironia del sito Lercio.it su Alessandro Di Battista ed i suoi rapporti economici con Berlusconi

Ma l’ impostazione di Di Maio  si poggia su un assunto: la sua leadership non è in discussione, resterà candidato premier. E lo stesso varrà per i portavoce eletti. Si prevede dunque una deroga a una delle ultime regole tabù del M5s: il limite dei due mandati. Lo ha ammesso, pur nicchiando, il fedelissimo di Di Maio Alfonso Bonafede: il limite ai due mandati “non è un punto all’ordine del giorno“. Anche se al Fatto Quotidiano il capo “grillino” ha liquidato la questione, assicurando: “Su questo dovrà decidere il garante, Beppe Grillo”. Una svolta che ha o avrebbe il sapore di rivoluzione nell’universo pentastellato e su cui pesa come un macigno uno degli aforismi di Gianroberto Casaleggio: “Ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli“. E che come ogni rivoluzione presenta rischi.

A questo punto, Di Maio, Casaleggio e Grillo sono  davanti a un bivio: esibirsi nell’ennesima “capriola” politica rinunciando ai principi fondanti del M5s oppure rispettare quelle stesse regole che loro ha sottoscritto. E per Di Maio il rischio di tornare a fare lo steward allo stadio San Paolo di Napoli.




Iacoboni, M5S e la kermesse a Ivrea: l’errore di tener fuori un giornalista

Solo uno resta fuori. Quello più inviso a Davide, il figlio del cofondatore di M5S. Guarda caso. La società che organizza l’evento cerca dapprima di trovare un compromesso con Iacoboni, poi motiva la cacciata di una persona che era lì per lavorare, di questo si tratta, aggrappandosi alle «regole da rispettare», che per definizione dovrebbero essere applicate a tutti, nessuno escluso. Lo staff romano della comunicazione pentastellata fa sapere invece che l’esclusione è motivata da «ragioni personali». Al netto del problema di coordinamento, le due versioni non si tengono. Ma comunque non è neppure importante. Perché piaccia o non piaccia, non si vieta un evento di rilievo pubblico a un giornalista, per quanto sgradito.

Forse il Movimento 5 Stelle dovrebbe avviare una riflessione su quel che ha seminato in questi anni additando i giornalisti al pubblico ludibrio dei suoi sostenitori. Peccato non averne parlato in un evento dedicato a Gianroberto Casaleggio. Uno che i giornali li leggeva. E li rispettava. Anche quando non era d’accordo con le cose che scrivevano.
*editoriale tratto dal Corriere della Sera



Esclusiva de IL FOGLIO : così Davide Casaleggio è diventato il reale “padrone” del Movimento 5 Stelle

di Luciano Capone*

Roma. “L’anno duemilasedici, il giorno otto del mese di aprile. In Milano, in una stanza dell’Istituto in via Mosè Bianchi n. 90. Davanti a me, notaio Enzo Sami Giuliano, sono presenti i signori Gianroberto Casaleggio e Davide Federico Dante Casaleggio…”. Inizia così il documento più importante – e forse proprio per questo tenuto segreto, anche dopo le nostre reiterate richieste di pubblicazione – della galassia di statuti e non-statuti che regolano la vita del M5s. È l’atto costitutivo dell’“Associazione Rousseau”, che il Foglio è in grado di rivelare in versione integrale qui, di quell’associazione non riconosciuta che coincide fisicamente con la sede della Casaleggio Associati e con la persona di Davide Casaleggio, attraverso cui il figlio di Gianroberto gestisce per discendenza diretta la democrazia diretta del M5s.

Al di là degli articoli dello statuto che indicano le finalità, gli organi e il funzionamento dell’associazione, ciò che è più importante per capire il contesto in cui sboccia il ruolo di dominus del M5s di Davide Casaleggio è proprio l’incipit del documento. Intanto la data: l’8 aprile del 2016. E poi il luogo: l’Istituto Auxologico di via Mosè Bianchi, dove in quei giorni Gianroberto era ricoverato sotto falso nome per esigenze di privacy. Quattro giorni prima della sua morte, avvenuta il 12 aprile 2016 al termine di una lunga malattia, un notaio viene convocato in una stanza d’ospedale per redigere un testamento politico che consegna al figlio il controllo del partito per via ereditaria. Così, se Beppe Grillo ha il ruolo di Garante del M5s, grazie a Rousseau Davide Casaleggio occupa quello di “Garantito”.




Un libro svela i segreti M5S: cinici, carrieristi e venali

ROMA –  Dopo esattamente dieci anni dal primo “Vaffa Day” di Beppe Grillo e del M5S,  arriva “ “Supernova, come è stato ucciso il Movimento 5 Stelle” “un libro scritto dai due ex Nicola Biondo , già capo dell’ufficio comunicazione M5S alla Camera dei Deputati,  e dall’informatico  Marco Canestrari dipendente della Casaleggio Associati fino al 2010, che svelano su com’è stato “ucciso” il M5s. “Noi ci siamo stati. Abbiamo visto. Sappiamo. E, adesso, raccontiamo” . 

Ne viene fuori un viaggio interno al movimento, con testimonianze inedite, che rivela come il M5s abbia “tradito uno per uno i suoi principi, trasformandosi in un partito taxi, uno strumento per la carriera personale, nel massimo dell’autoritarismo possibile” per fondare “una nuova leadership che mandi in soffitta i fondatori Grillo e Casaleggio“. Un viaggio “nella casta degli anticasta che potrebbe governare l’Italia tra pochi mesi”. Questi i passaggi più “gustosi” dal libro.

GIANROBERTO È PAZZO

All’inizio, Grillo inviava i testi via fax alla Casaleggio e lì venivano corretti e pubblicati. Presto però il guru prende in mano il blog e «diventa l’ideatore di quasi tutte le campagne proposte da Grillo». Di lui il comico dice a Canestrari: «È pazzo! È completamente pazzo!».

«IO SONO COME LICIO GELLI E CUCCIA»

La frase di Gianroberto Casaleggio quando, nel 2007, cura la comunicazione dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. «Io sono come un Licio Gelli buono, ma riservato come Cuccia. Se riesco a portare Di Pietro al 10% il Paese cambia».

IL BOOM DEL 2013: «E ORA COSA FACCIAMO?»

La telefonata di Grillo a Casaleggio la mattina dopo che il M5s prende il 25% alle politiche del 2013. «Pronto, Beppe?». «Gianroberto, sono io. Abbiamo vinto. E adesso cosa facciamo?». Istrionico, ma anche svuotato dopo un tour massacrante, Grillo non aveva la minima intenzione di scendere a Roma, e voleva restare nella sua casa di Sant’Ilario, «a curare l’orto: ho la lattuga che mi scappa da tutte le parti».

I PARLAMENTARI M5S? «NON SONO ALL’ALTEZZA»

A preoccupare i due fondatori era il gruppo parlamentare. «Abbiamo un dieci per cento di Scilipoti…» dice Grillo. «Il gruppo parlamentare non è all’altezza. Non potevamo candidare persone molto brave ma già elette negl enti locali. Le elezioni ci hanno colto di sorpresa e le nostre liste sono state riempite alla rinfusa» confida invece Casaleggio a Nicola Biondo. «Loro sono lì per il MoVimento, non devono fare politica, non tocca a loro, sono solo lo strumento di un programma e devono rispettare le regole che hanno sottoscritto. Grazie al MoVimento hanno avuto uno stipendio e un minimo di visibilità, chi non ci sta si accomodi fuori».

FRANCESCANI DA 13MILA EURO AL MESE

Inizi di maggio 2014. «Poche sere fa Beppe era a Roma. Eravamo a cena. Incalzato da una serie di racconti di alcuni miei colleghi, ha detto una cosa che mi ha lasciato stupefatta. Con la vita di merda che fate a Roma, tremila euro sono pochi. Se oggi qualcuno mettesse a paragone l’entità delle restituzioni di quel periodo con quelle odierne, capirebbe tutto. Le rendicontazioni prive di qualsiasi controllo e autoreferenziali sono insieme arma e luogo del delitto del francescanesimo, della lotta ai privilegi, del MoVimento. Oggi quasi tutti i parlamentari hanno uno stipendio in busta di circa tremila euro ma ne percepiscono tra i settemila e i diecimila al mese per le spese. E si definiscono francescani…».

DI MAIO: «QUANDO SARÒ A PALAZZO CHIGI…»

«Nel 2015, io e Di Maio decidemmo di andare alla mensa di Piazza San Silvestro e passammo quindi sotto Palazzo Chigi. Luigi puntò l’indice verso il balcone. Quando saremo lì disse sorridendo tu verrai con me, non mi fido di lasciarti a Montecitorio Il ragazzo aveva le idee chiare. Fin da subito».

LO SBIANCAMENTO DENTALE

Racconta Dario Tamburrano, europarlamentare M5s, di professione dentista: «Rocco Casalino (capo comunicazione al Senato, ndr) mi ha portato in studio un sacco di parlamentari. Per tutti sbiancamento dei denti e cura delle carie. Per me va bene, ma quel fare untuoso, questa cura davvero eccessiva della forma. Mi sbaglierò, ma sento una strana aria in giro». Dalla rivoluzione morale allo sbiancamento dentale.

FICO: «SIAMO VENDITORI DI SLOGAN»

Il deputato Roberto Fico, sbotta in privato con Nicola Biondo: «Ma dove stiamo andando? Che cosa stiamo diventando? Stiamo diventando venditori di slogan, buffoni da mettere davanti alle telecamere. Non è questo quello che dobbiamo fare…».

LA SCALATA DI LUIGINO

Il suo mondo si divide «tra chi è sfigato e chi non lo è», parole sue. Sinonimi di sfigato: chi critica, chi non veste in giacca e cravatta, chi nutre dubbi. Racconta un insider grillino: «L’arma vincente della scalata di Di Maio è stata quella di escludere ogni discussione dal gruppo parlamentare. O sei con lui o sei contro, in un brutto alone di omertà, che poco ha a che fare con l’Onestà». Di Maio governa col do ut des. È molto riconoscente con chi gli riferisce pettegolezzi interni al Movimento. «Racconta una storia interna al Rampollo e raggiungerai il paradiso per sempre entrando nelle sue grazie».

LADY DI MAIO E IL CAPPELLINO

Dopo il flop del M5s alle Europee, in una riunione dei parlamentari Silvia Virgulti, fidanzata di Di Maio, dice: «Le elezioni le abbiamo perse per il look lugubre di Casaleggio con il suo cappellino (Casaleggio era malato di tumore, ndr)». Gelo tra i presenti. Poco dopo un deputato va a complimentarsi con la Virgulti. È Alessandro Di Battista.

LA RAGGI COSTRUITA IN LABORATORIO

A Grillo non interessava Roma: «Se la tenessero…» dice di fronte a molti testimoni. Il candidato nel 2016 viene deciso da Casaleggio, con una telefonata alla Raggi: «Abbiamo pensato a te per la candidatura a sindaco di Roma. Te la senti?». Viene deciso che Daniele Frongia sarà il vicesindaco. E così avviene. «È la democrazia diretta. Nel senso che è diretta da Milano».

UN CONTROLLO SUI VOTI ON LINE? «COL C…O»

Quando viene chiesto a Casaleggio di far verificare le votazioni online del M5s da un ente terzo, la sua risposta è: «Col cazzo che faccio entrare una società estranea nel mio database».

 

“Se Silvio Berlusconi oggi avesse avuto vent’anni di meno e avesse scelto di ‘scendere in campo’ con un suo partito, probabilmente avrebbe utilizzato lo stesso schema di Grillo e Casaleggio: la rete, le società collegate, le fake news per fare profitti, le consulenze… Ridurre quel sogno di movimento popolare che era il progetto Cinque Stelle in una Forza Italia 2.0 è stato forse uno dei delitti politici più efferati di questi ultimi anni”.

Sono le parole con cui termina l’ultimo capitolo pubblicato di “Supernova, come è stato ucciso il Movimento 5 Stelle”, il libro sostenuto da un progetto di crowfunding online, che grazie a circa 600 contributori  online ha  raggiunto il budget richiesto.

Gli autori:

Nicola Biondo (1970) è stato perito giudiziario ausiliario per le procure di Milano, Brescia e Palermo. Componente della redazione di Blu Notte­ – Misteri italiani, la trasmissione condotta da Carlo Lucarelli, ha scritto inchieste e reportage per Avvenimenti, La Stampa, L’Adige, L’unità, Radio Radicale e il blog di Beppe Grillo. E’ autore con Sigfrido Ranucci de “Il Patto” e “Alkamar” (Chiarelettere). Ha ideato e diretto il primo master in giornalismo investigativo per l’Università di Urbino e ha insegnato alla California University. Dall’aprile 2013 al luglio del 2014 ha diretto l’ufficio comunicazione M5S alla Camera dei deputati. Oggi coltiva felicemente il suo orto vista mare.

Marco Canestrari (1983) è uno sviluppatore informatico. Dal 2007 al 2010 ha lavorato presso Casaleggio Associati occupandosi, per il blog di Beppe Grillo, della comunicazione con i MeetUp locali, della produzione di contenuti multimediali e dell’organizzazione dei V­Day del 2007 e del 2008. E’ autore del documentario “1992 ­- Una strage di Stato” (2010). Vive a Londra.




A febbraio Beppe Grillo testimone nel processo fra Favia e la Casaleggio

schermata-2016-10-19-alle-02-14-12Ieri davanti al giudice monocratico Carmela Squicciarini del Tribunale di Roma, dopo una prima udienza tecnica,  attraverso il suo avvocato Francesco Maisano, l’ex grillino Giovanni Favia  ha depositato tutta una serie di documenti che dimostrerebbero come non vi sia stata alcuna intenzione diffamatoria nell’articolo contestato, ma al massimo una critica politica assolutamente legittima sulla questione della trasparenza all’interno del movimento stesso.  Favia ha posto in questo senso all’attenzione della giudice il bilancio del 2012 (all’epoca stilato in forma aggregata) ed un’intervista rilasciata dallo stesso Gianroberto Casaleggio al giornale “il Fatto quotidiano”, all’interno del quale  il fondatore del M5S affermava sostanzialmente quanto da lui scritto. Favia ha deciso di rinunciare a qualsiasi forma di immunità ed ha  chiesto al giudice di andare fino in fondo.

Giovanni Favia mantiene ferma la propria posizione  “Quando scrivevo sul mio blog che dai bilanci della Casaleggio Associati non si capiva quanti soldi arrivavano attraverso il blog di Beppe Grillo, dicevo semplicemente la verità”.  L’ex consigliere regionale dell’Emilia Romagna ha ribadito anche in Tribunale quanto aveva scritto a suo tempo sulla “scarsa comprensione” dei bilanci della società del guru del movimento Gianroberto Casaleggio, che proprio per questo motivo lo aveva querelato trascinandolo in Tribunale.


schermata-2016-10-19-alle-02-19-33Nella prima udienza la giudice Squicciarini,
ritenendo indispensabili alcuni approfondimenti, aveva convocato per ieri sia Favia che Gianroberto Casaleggio che dopo il suo decesso del leader del movimento, suo figlio Davide Casaleggio ha  deciso di costituirsi comunque nel procedimento contro l’ex cinquestelle bolognese. A conclusione dell’udienza è stato deciso che il 20 febbraio prossimo sarà sentito come testimone Beppe Grillo, citato come teste dall’avvocato Maisano.




Il caso M5S, l’utopia che cade a Roma

di Antonio Polito

Non sono gli avvisi di garanzia, le liti intestine, la guerra tra correnti, i veri problemi dei Cinque Stelle. Anche il Pd ne ha in abbondanza, e ciò non gli impedisce di essere al governo del Paese. Il vero grande problema dei Cinque Stelle si potrebbe definire esistenziale, ed è stato macroscopicamente confermato dalla crisi di Roma: il suo progetto iniziale, l’utopia rivoluzionaria su cui si fonda, gli impedisce di risolvere i problemi del far politica con gli strumenti della politica democratica. Questo avviene perché il M5S in fondo non crede nella politica. Crede solo in sé, come prefigurazione in nuce di una società ideale, e dunque unico soggetto capace di interpretare e applicare la «volontà generale» dei cittadini, che si esprime attraverso la Rete.

CdG grillo_casaleggio

Non a caso il software approntato dalla Casaleggio Associati si chiama Rousseau, non Montesquieu. Si nega così una visione laica della politica, basata sulla separazione liberale dei poteri. Coloro che sono eletti nelle istituzioni sono costretti alla schizofrenia di una doppia lealtà. Quella al Movimento e alle sue ferree ma mutevoli regole deve prevalere su quella agli elettori. Sembrerebbe impossibile che Virginia Raggi, eletta da 770 mila romani, possa dipendere dai 1.764 militanti che l’hanno scelta come candidata online. Eppure tra la sindaca e il suo immenso elettorato ci sono almeno quattro filtri di sovranità interna che la sovrastano: il Mini Direttorio locale, il Direttorio nazionale, il Super Direttorio della Casaleggio Associati e il Fondatore supremo.

Così, quando sa dell’indagine sull’assessore Muraro, la sindaca dice di aver subito informato «i vertici» del Movimento, (anche se non si capisce mai chi siano esattamente); ma si guarda bene dal dirlo agli elettori, con la gesuitica scusa secondo la quale tacere la verità non è mentire. Così i meccanismi interni diventano sempre più carbonari, altro che streaming. I capi si vedono a cena, si scambiano mail segrete, si azzuffano in lunghe riunioni le cui decisioni finali sembrano spesso «un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma», come diceva Churchill della Russia sovietica.

 C’è poi una seconda grave conseguenza dell’anomalia dei Cinque Stelle: il rifiuto delle competenze. Se l’eletto è il portavoce del popolo, a che serve infatti che sappia anche come si fa a governare? Tutti possono farlo, uno vale uno. Purtroppo, così non è. A Roma, di fronte alla complessità e all’enormità del compito, si stava tentando una via nuova. Il Movimento ha cercato al di fuori degli esperti, seppur selezionati in modi opachi, nel tentativo di dotarsi in fretta e furia di una classe dirigente che non ha. Tanto più disastroso è dunque l’esito: neanche tre mesi, e i «tecnici» sono stati sacrificati come capri espiatori sull’altare della lotta interna.

È dunque l’ala «governista», quella che credeva giunto il momento di cominciare a dimostrare una capacità di governo, a prendere il colpo più duro dalla vicenda romana. Già si sente fischiare il vento dei «movimentisti» che vorrebbero chiudere la vicenda con lo scalpo del candidato premier Di Maio. Ma come convinceranno poi gli italiani di poter trovare sedici ministri e quarantacinque sottosegretari in grado di guidare un Paese del G7?

Ciò che sta accadendo è un peccato. Un peccato per le centinaia di migliaia di romani che hanno fortissimamente sperato e ancora sperano nei Cinque Stelle per mettere fine alla maledizione del Campidoglio. Mentre qui, ottanta giorni dopo il voto, siamo ancora ai convulsi preliminari di un’azione amministrativa che non è mai cominciata, e non ha prodotto nemmeno la decisione più importante, sì o no alle Olimpiadi.

Ed è un peccato anche per la democrazia italiana, la quale ha bisogno che esista una alternativa di governo credibile, e che ora non sa più se ce l’ha. Il Movimento — mai come in queste ore orfano di Gianroberto Casaleggio — può ancora «ripartire», come ha auspicato ieri Beppe Grillo. L’esperienza di Torino dimostra che il destino di Roma non è ineluttabile. Ma per risorgere, paradossalmente, deve rinunciare alla sua pretesa anomalia e scendere con i piedi per terra. Ciò che tanti italiani chiedono ai Cinque Stelle è sì un governo degli onesti, ma innanzitutto un governo.

Finora, nella prova più difficile, abbiamo visto solo improvvisazione, impreparazione, improntitudine.




La Raggi in Commissione Ecomafie: “Muraro indagata, l’ho saputo il 18 luglio e ho informato i 5 Stelle”

di Antonello de Gennaro

CdG muraroLe bugie hanno sempre le gambe corte, come nel caso di Virginia Raggi, che si preoccupa troppo della cellulite in fotografia e poco della millantata e dovuta trasparenza. Infatti è sin dallo scorso 18 luglio che gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, Virginia Raggi e l’assessora all’ ambiente Paola Muraro sono a conoscenza  che quest’ultima è iscritta nel registro degli indagati della Procura della repubblica di Roma.  per “reati ambientali” ed “abuso d’ufficio“. Lo hanno ammesso e dichiarato all’inizio dell’audizione odierna a Palazzo San Macuto. La Sindaca Raggi ha persino aggiunto di aver informato i vertici del Movimento 5 stelle: “Ho avvisato alcuni parlamentari”  ha detto, facendo i nomi di Paola Taverna e Stefano Vignaroli, che gliel’aveva presentata, ma anche di “un eurodeputato ed un consigliere regionale“. La Sindaca ha inoltre tenuto a precisare che non aveva informato invece Grillo e Di Maio. I quali non a caso, il primo tace ed il secondo parla di “complotti” inesistenti !

Accuse e repliche La giunta a guida M5S si è insediata lo scorso 7 luglio in Campidoglio . E fino a ieri la sindaca di Roma ed il suo assessore dell’Ambiente hanno sempre ripetuto  senza esitare, mentendo e ben sapendo di mentire,  che a loro  l’iscrizione a «modello 21» nel registro degli indagati non risultava. La verità invece è che la Muraro invece risulta indagata sin dal 21 aprile.

Schermata 2016-09-06 alle 13.13.25Lo ha reso noto il presidente della Commissione Parlamentare Alessandro Bratti, che ha anche spiegato anche ciò che è successo subito dopo: il legale dell’assessora Muraro, l’ avv. Salvatore Sciullo, ha depositato in base all’articolo 335 del codice di procedura penale un’istanza al tribunale Penale di Roma,  ed in data 18 luglio ha ottenuto attestazione ufficiale della presenza ed iscrizione a “modello 21” della sua assistita in qualità di “indagata”.

Il sostituto procuratore della repubblica  dr. Alberto Galanti  contesta all’ Assessora dell’Ambiente Paola Muraro nel fascicolo RGNR n. 19790/16 di cui è  titolare, la presunta avvenuta violazione dell’articolo 256 (comma 4) della legge 152 del 2006: “gestione dei rifiuti non autorizzata“. La Muraro si è difesa in Commissione accuando di essere vittima di “un attacco mediatico” ad aggiungendo: “Io avevo fatto richiesta ai sensi dell’ art. 335 come d’abitudine ogni anno e come mi ha insegnato a fare il mio avvocato avendo spesso rapporti con la pubblica amministrazione. Il 25 marzo non ero indagata“. L’Assessora Muraro nel corso dell’audizione ha anche aggiunto di non essere a conoscenza se l’iscrizione a suo carico come “indagata” riguardi il periodo in cui ha collaborato con l’Ama. E sull’inchiesta che la riguarda, con imbarazzante spavalderia ha detto  : “Non ho niente da temere, anzi, ho molto da dire: quindi senz’altro andrò nei prossimi giorni dal pm”  ignorando che in procura non si va come in un bar e che sarà quindi il Pm Galanti a decidere quando, come e se ascoltarla.

 

 

La Sindaca Virginia Raggi  ad una domanda di Filiberto Zaratti, di Sinistra italiana ha risposto :”Sono venuta a conoscenza dell’iscrizione nel registro degli indagati verso la fine del mese di luglio, tra il 18 e il 19. Muraro ci ha dato prontamente la notizia e io ho informato i vertici del partito. Ho convocato una riunione con l’ex capo di gabinetto (Carla Raineri, che si è dimessa giovedì scorso) e valutato che il 335 non contenesse sufficienti elementi per decidere. Appena avremo maggiori informazioni prenderemo provvedimenti “. Affermazioni queste che però non trovano riscontro  nell’odierna intervista rilasciata in merito, dalla dr.ssa Carla Raineri, che a differenza della Raggi,  è un magistrato.

 

 

Quando il Sen. Alessandro Baìratti, presidente della Commissione Parlamentare ha chiesto alla Raggi : “Non ha ritenuto a luglio che fosse inopportuno mantenere la delega e l’attività della gestione rifiuti a un assessore sottoposto a indagine proprio nel suo settore? ” la Sindaca di Roma ha insistito con la linea «garantista» ben diversa da quella sinora adottata in tutt’ Italia dal Movimento 5 stelle. “Per il fascicolo Muraro – ha risposto la sindaca – fino alla chiusura delle indagini non è possibile sapere quali sono le questioni per cui si sta indagando. Se lei mi chiede un giudizio di opportunità politica, io le rispondo che fino a che non leggo le carte non so quali sono i fatti che vengono contestati, non so le date, non sappiamo niente, l’unico che conosce il fascicolo è il pm”.

 

 

Beppe Grillo e la Casaleggio Associati tacciono. Per loro il problema è l’ euro…come si vede visitando il sito del comico genovere

Schermata 2016-09-06 alle 15.01.34Molta ironia, ma anche rabbia del popolo grillino del M5S furente sul web sui social. Scrive Matteo Pazzaglia: “I poteri forti hanno imposto alla signora Muraro di mentire spudoratamente. Maledette scie chimiche! Ora il M5s è un vero partito”. E Tobia Zevi: “Muraro il 18 luglio apprende di essere indagata. E il 25 va in diretta streaming ad Ama a processare il presidente Fortini. Wow!”. Ironizza anche Roberto Zicchittella: “Beccate come due bambine con le mani nella marmellata“. Valeria Federighi allude alla raccolta differenziata: “Chiedete alla Muraro se il M5s va nell’umido o nella plastica? Perché io lo metterei nell’indifferenziato“. Furente Liliana 59: “Ve ne dovete anna’ a casa, incompetenti, graziati dalla rete“. La base del Movimento 5 Stelle ha riversato sul blog di Beppe Grillo una marea di commenti: si va dalla preoccupazione al disgusto, ma quel che è lampante è lo sconcerto dei simpatizzanti M5S. “L’affaire Muraro/Raggi a Roma sta minando l’intero progetto del Movimento, quello originario voluto da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo“, ed ancora “Stiamo dando un ignobile esempio di malapolitica e di manifesta incapacità, tra dimissioni, indagati, bugie e menzogne, raccomandazioni degne della peggior politica che nulla hanno a che vedere con lo spirito e le linee guida del Movimento”  sono le critiche che si possono leggere on line, dove si moltiplicano le richieste di dimissioni della Raggi.

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nella foto il Sindaco di Roma, Virginia Raggitele-diretta

La Raggi è in Campidoglio, e dimenticandosi che è stata eletta fondamentalmente per amministrare una città e non un meetpoin del M5S ha in programma due diverse riunioni, una con gli assessori e l’altra con i consiglieri M5S, per fare il punto della situazione. Nel frattempo  l’ex procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Angelo Raffaele de Dominicis, attualmente in pensione,  replica in una nota alle critiche sul criterio adottato per designarlo assessore al bilancio di Roma Capitale. Per de Dominicis è “strumentale e grottesca” la polemica sul ruolo avuto dall’avvocato Pieremilio Sammarco, uno dei legali di Berlusconi, e per questo, afferma, “vado avanti con il sindaco di Roma Virginia Raggi“.  O per conto della destra ?




Grillo & Casaleggio vorrebbero guidare l’ Italia, ma i loro affari vanno sempre peggio !

L’avventura politica è costata non poco ai “fondatori&garanti”del Movimento 5 Stelle,   Beppe Grillo  ed a Davide Casaleggio il figlio di Gianroberto che quest’estate approvando i bilanci delle rispettive società hanno dovuto occuparsi delle perdite che risultano nei bilanci delle loro società. La Casaleggio & Associati rimasta tragicamente priva del proprio fondatore Gianroberto Casaleggio, ha chiuso il suo ultimo bilancio al 31.12.2015 con 123.334 euro di perdite che non può neanche ripianare con le riserve accumulate nei bilanci precedenti.

Ma come dicevano i greci Se Atene piange, Sparta non ride“. Infatti anche la società  Gestimar srl, l’immobiliare del comico genovese amministrata da suo  fratello Andrea Grillo ha chiuso il proprio ultimo esercizio con  53.681 euro  di perdite. Nella gestione di  entrambe le società nessuna delle due gestioni è riuscita a coprire le rispettive perdite.

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La società milanese  Casaleggio & Associati che spesso e volentieri viene accusata di lucrare sull’attività politica, seguendo il blog di Beppe Grillo, affronta il suo secondo anno consecutivo di perdite (nell’anno al 31.12.2014 erano  state ancora più alte, 151.961 euro), e quindi non c’è più liquidità in cassa per affrontare nuove avventure economiche. Infatti se anche il bilancio dell’ anno 2016 in corso dovesse continuare la tendenza negativa, allora Davide Casaleggio sarà costretto a ricapitalizzare la società attraverso nuovi finanziamenti soci, o personali. Nella peggiore delle ipotesi dovrà trovare dei nuovi soci se non vorrà portare i libri sociali in Tribunale alla sezione fallimentare.

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Nella relazione integrativa al bilancio firmata da Davide Casaleggio si spiegano i motivi della cattiva gestione della società fondata da suo padre. Lo rivela il collega Franco Bechis, vice direttore del quotidiano Libero che è andato a curiosare fra i bilanci delle due società. Casaleggio jr così scrive nella sua relazione : “il 2015 è stato un anno impegnativo per la società a causa di alcuni modelli editoriali on line dimostratisi di difficile sostenibilità economica con il modello pubblicitario e dai quali nel 2016 si è deciso di disinvestire”.

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Le attività di consulenza improntata alla definizione di strategie sul web per i clienti  della Casaleggio & Associati “risulta molto apprezzata da parte delle società. L’ultimo anno ha visto anche alcuni importanti anniversari della società come l’organizzazione del decimo appuntamento di presentazione del rapporto annuale siull’e-commerce in Italia”. Il patrimonio netto della società al momento ammonta a poco più di 10 mila euro (cioè il minimo consentito dalla Legge)  e nel patrimonio della società ci sono solo pochi titoli investiti:appena 38,16 euro  in Telecom Italia e 7.386,65 euro in titoli della società Soshoma inc. Persino il fatturato della Casaleggio & Associati  è diminuito sensibilmente del 30%, scendendo a 1,1 milioni rispetto ai 1,5 milioni di euro dell’ esercizio societario precedente.

Diversa l’attività societaria di Grillo. La Gestimar  gestisce alcuni immobili di sua proprietà a Genova, a Porto Cervo ed a Golfo Aranci in Costa Smeralda (in Sardegna) ed a Valtournanche (Valle d’Aosta), e dovrebbe cercare di metterli a profitto. La società detiene sette immobili, di cui due ad uso ufficio, che hanno un costo storico d’acquisto molto basso (608 mila euro), successivamente rivalutatosi grazie a quanto prevista dalle Legge arrivando a  732 mila euro.

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Beppe Grillo, che controlla e possiede il 99,9% del capitale della società , ha persino concesso un finanziamento infruttifero di 211.520 euro alla sua stessa società ma gli utili, quindi i ricavi dagli affitti, sono diminuiti di quasi il 10% rispetto all’anno prima e sono persino inferiori alle spese di manutenzione degli stessi immobili, determinando una perdita di esercizio addirittura triplicata rispetto all’anno precedente, che si era comunque chiuso con una perdita operativa per 22.361 euro.

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La crisi quindi non risparmia neanche i fondatori del Movimento 5 Stelle, che presi come sono dalla crisi di crescita dell’ attività  politica compresi i problemi ed i dispiaceri, come quello attuale della situazione attuale nella Capitale , evidentemente hanno poco tempo per poter seguire i loro sacrificati affari privati. Legittimo quindi chiedersi: ma cosa li spinge a perdere soldi ?

Così come comprensibile sarebbe un altro quesito: ma come possono dare lezioni di economia, di gestione dei soldi pubblici, coloro che non sono stati capaci di gestire con profitto neanche le proprie attività economiche ?




Quel legame che risale da Cerroni al network di Casaleggio

di Jacopo Jacoboni

Cos’ha a che fare, direttamente o indirettamente, Manlio Cerroni, “il re dei monnezzari”, e il suo business sui rifiuti, con il mondo del Movimento Cinque Stelle, le sue idee e poi le sue pratiche? Anche su questo c’è una storia che va raccontata.   La domanda che qualunque militante sincero dei cinque stelle si sta ponendo in queste ore per ricostruire il faticoso puzzle che è la verità a Roma, può trovare qualche traccia interessante in una storia illuminante di questi anni, che siamo in grado di svelare.

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Negli anni a cavallo tra il 2012 e 2013 Gianroberto Casaleggio, in parallelo con la costruzione del Movimento cinque stelle – le avvisaglie del “boom”, che in tanti non avevano sentito, c’erano già state nelle amministrative del 2012, e ovviamente in tutto l’autunno e inverno dello Tsunami Tour – fondò assieme ad alcuni suoi amici un network parallelo al Movimento, chiamato Think Tank Group.

Cerano fin dalla fondazione alcuni imprenditori, professionisti, e in seguito anche parlamentari del M5S di strettissima fiducia della Casaleggio (David Borrelli, che oggi è europarlamentare e è forse l’uomo più fidato di Davide Casaleggio, e Vito Crimi) e della Lega. Ma soprattutto, assieme a Casaleggio e a Grillo – i cui nomi in un secondo momento furono tolti dalla schermata del Think Tank Group – fondatore del gruppo fu Antonio Bertolotto, presidente della Marcopolo engineering.

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nella foto, Antonio Bertolotto


Marcopolo è l’azienda leader italiana di rigassificatori
,
anche se ha chiesto da poco il concordato preventivo (procedura fallimentare n.d. r. CdG ). Si occupa da trent’anni della “messa in sicurezza della discarica attraverso la captazione, la depurazione e distruzione del biogas che viene valorizzato come combustibile per produrre energia verde“. Possiede più di quaranta impianti, e alcuni anche nell’area di Roma. In particolare ad Albano. In pratica Bertolotto ha lanciato il business (pionieristico, trent’anni fa) degli impianti che trasformano in biogas i gas delle discariche e del processo di compostaggio dei rifiuti. Un’azienda “green”, cos’ha a che fare con Manlio Cerroni?

 Ad Albano la Marcopolo ha, in modo del tutto legittimo, operato in stretta partnership con la Pontina Ambiente, assieme alla Colari una delle società di compostaggio di Cerroni. Cerroni smaltisce i rifiuti, e Bertolotto ci estrae biogas.  Il legame era talmente stretto e strutturale che Marcopolo, che ha sede legale in provincia di Cuneo, a Roma risponde al medesimo indirizzo e numero civico (sulla via Ardeatina) e allo stesso numero di telefono dell’azienda di Cerroni. Altro particolare interessante, nell’elenco dei fondatori di Think Tank Group , Bertolotto compare come presidente di una onlus, la Sosesi. Come se il rapporto tra quel network – così vicino ideologicamente e materialmente al neonato Movimento – e il business dei rifiuti non fosse proprio coincidente con la propaganda cinque stelle sui rifiuti zero e la raccolta differenziata al 90%.

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nella foto, Manlio Cerroni

Non c’è nulla di male naturalmente a lavorare con Cerroni (che è indagato, ma per l’impianto di trattamento meccanico di Rocca Cencia, quello che la neo assessora Paola Muraro chiese a Daniele Fortini di utilizzare, ottenendone un sacrosanto, legalitario rifiuto). Ma il cortocircuito è incredibile: il M5S, che ha fatto tutta la propaganda pubblica e l’ascesa politica con le campagna sul blog (della Casaleggio) sui rifiuti zero e la differenziata, ha nel suo network (tra i fondatori) l’imprenditore big dei rigassificatori, amico storico di Gianroberto Casaleggio, con cui cofondò il Think Tank Group.

Una volta scoperchiato, il vaso di Pandora degli intrecci tra partito e aziende, e dei conflitti d’interessi potenziali o attuali, non smette di spargere l’odore della politica che cela il mondo degli affari.

*articolo tratto dal quotidiano La Stampa




Io, giornalista grillino, vi racconto cosa succede nel Movimento di Grillo e Casaleggio

Schermata 2016-05-19 alle 10.06.04di Mauro Suttora

Da Serenetta a Serenella. La parabola del Grillo politico è riassumibile fra Serenetta Monti, candidata sindaca a Roma nel 2008, e Serenella Fucksia, espulsa dal Movimento 5 stelle (M5s) all’alba del 2016. Due donne “con le palle“, per usare il bellicoso linguaggio grillino. La prima scappata un anno dopo il debutto romano (3%, quattro consiglieri municipali eletti, tre che cambiano partito dopo pochi mesi, un disastro che nessuno ama ricordare), la seconda fatta fuori con l’agghiacciante ordalia che finora ha epurato online un quarto dei 162 parlamentari eletti nel 2013. Neanche Stalin purgava i compagni a questo ritmo. In mezzo, l’incredibile storia di un partito che raggiunge il 25% al suo primo voto nazionale. Caso unico al mondo: Berlusconi nel 1994 si fermò al 21, ed ereditava gli apparati Dc e Psi.

Ma, soprattutto, un fenomeno sociologico mai capitato: 162 persone digiune di politica catapultate in Parlamento da un giorno all’altro, a formare il secondo partito nazionale. È anche la prima vera forza politica popolare nella storia d’Italia. Il Pci, infatti, nonostante volesse rappresentare la classe operaia, aveva dirigenti borghesi. I grillini invece, come reddito e cultura, sono l’odierno lumpen-proletariato dei disoccupati e precari. Nozioni da Facebook, ignoranza pari all’arroganza, prevalenza del perito informatico (il diploma del loro capo, Gianroberto Casaleggio). Non hanno letto Fruttero & Lucentini, quindi a dirglielo non si offendono.

Faccio vita da grillino da nove anni. Mi sono iscritto nel settembre 2007 dopo il Vaffa-day, un giorno prima di Paola Taverna. Partecipavo ai primi meetup di Roma: riunioni al quartiere africano in una sala affittata dal dentista Dario Tamburrano (oggi eurodeputato), poi al cinodromo, o sull’Ostiense. Serenetta sconfisse Roberta Lombardi alle primarie.

Il 25 aprile 2008 raccogliemmo un’enorme quantità di firme davanti alla basilica di San Paolo per i referendum contro l’Ordine dei Giornalisti. Poi buttate, perché il figlio di Casaleggio sbagliò le date della raccolta. C’era grande entusiasmo, sull’onda del libro La casta di Stella e Rizzo. Ma alle regionali del 2010, disastro: solo quattro eletti in Piemonte ed Emilia. Tutti poi espulsi tranne uno. Trasferito a Milano, frequento anche qui il meetup. Lo stesso clima da caserma-convento-asilo-circo. “Suttora, non seminare zizzagna“, mi intimano sul gruppo Facebook se esprimo una critica. Nel 2013 Paola Bernetti, la più votata alle primarie per il Senato, viene fatta fuori con un trucco. I monzesi con una cordata eleggono tre senatori, Milano neanche uno.

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Stessi grovigli due mesi fa, alle primarie per il sindaco: solo 300 votanti, 74 voti alla vincitrice. I risultati vengono secretati, gli altri sette candidati non sanno le loro preferenze. Dal movimento della trasparenza al partito dell’omertà. Addio streaming, forum pubblici, dibattiti online. Dopo la valanga delle espulsioni regna la paura, si comunica solo su chat Whatsapp segrete. Sette attivisti milanesi osano pubblicare un giornalino a loro spese: cacciati con lettera dell’avvocato di Casaleggio.

Il clima di paranoia avvolge anche i parlamentari. Appena uno azzarda qualche pensiero non conformista, è bollato come dissidente. Intanto, il fervore altruista scema. I parlamentari, che prendono 15mila euro mensili, due anni fa ne restituivano in media 5-6mila. Oggi la cifra si è dimezzata: tremila. Se va bene. Molti si limitano a 1.400-1.800: Morra, Lombardi, Giarrusso, Nuti, Fico, Sibilia. I rendiconti sono una farsa: solo autodichiarazioni, niente ricevute, nessun controllo.

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La cuccagna è all’Europarlamento. Ben 12 eurodeputati M5s su 17 neanche rendicontano. Possono incassare fino a 40mila euro mensili (21mila solo per i portaborse), ma tutti tranne una restituiscono appena mille euro al mese. Il siciliano Ignazio Corrao (ex portaborse in regione Sicilia) aveva assunto 11 portaborse. L’ho pizzicato con un articolo su Oggi, lui mi ha insultato, ora li ha ridotti a sette. Come un’eurodeputata abruzzese: due li tiene a Bruxelles, gli altri cinque stanno nel suo collegio elettorale.

Che differenza c’è con i vecchi politici del passato? Nessuna, tranne che i grillini si vantano di non avere funzionari di partito. Invece ne hanno centinaia, stipendiati dai 1.600 eletti.

Insomma, il movimento ora è Collocamento 5 stelle, scherzano i tanti ex. I nomi dei portaborse parlamentari sono convenientemente segreti, per non scoprire altri parenti e conviventi dopo quelli già scoperti (Lezzi, Moronese). Casaleggio e suo figlio comandano a bacchetta. I parlamentari sono sorvegliati da un simpatico reduce del Grande Fratello, Rocco Casalino: decide lui chi mandare in tv. Fra gli altri addetti stampa spicca un ex camionista di Bologna. Dove sono state abolite le primarie: alle comunali di giugno lista bloccata, tutti nominati dall’alto come nel listino berlusconiano di Nicole Minetti. A Trieste un eurodeputato ha candidato sindaca la moglie: metà dei grillini locali in rivolta.

Schermata 2016-05-19 alle 10.04.52La sceneggiata napoletana di Quarto aumenterà la disciplina interna. Per paura di altri “infiltrati” della camorra, i candidati saranno nominati d’autorità. Così, quello che era nato come un movimento liberatorio si è trasformato nel suo esatto contrario. Hare Krishna, Scientology? Ma no, meglio Testimoni di Genova. Lì Grillo ha una delle sue tre ville. E il suo commercialista personale (nonché segretario del M5s) è stato nominato in una società regionale. Quelle che i grillini volevano abolire.




Movimento 5 Stelle, è morto Gianroberto Casaleggio.

Schermata 2016-04-12 alle 14.52.17di Paolo Campanelli

E’ morto questa mattina alle 7 a Milano Gianroberto Casaleggio, cofondatore con Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle. I funerali – ha fatto sapere con un tweet Beppe Grillo – si celebreranno giovedì 14 aprile.  Casaleggio, che aveva 61 anni, è spirato in una camera di degenza dell’Istituto Scientifico Auxologico  in via Mosé Bianchi a Milano, dove si trovava ricoverato da almeno due settimane con un nome diverso a quello reale da quello reale per tutelare la privacy. La salma è stata composta nella camera ardente dello stesso Istituto. Nell’aprile del 2014 Casaleggio era stato operato di urgenza per un edema al cervello al Policlinico di Milano.

Alcuni giorni fa – quando si erano diffuse voci su un suo addio alla politica – era intervenuto dicendo: “Io non mollo“. La sua ultima apparizione pubblica risale al 16 marzo scorso, al fianco di Dario Fo per l’intitolazione di un giardino a Franca Rame. Ma già qualche settimana prima, per la prima tappa del nuovo tour di Grillo a Milano, le sue condizioni di salute erano apparse particolarmente aggravate.

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A rendere ufficiale la notizia della morte di Casaleggio ai parlamentari del Movimento Cinque Stelle è stato Roberto Fico. Scene di commozione nelle aule della politica. A Montecitorio i membri del M5s si sono riuniti per valutare come proseguire la giornata politica, ma hanno deciso di non apportare alcuna modifica al calendario dell’Aula. I Cinque stelle hanno confermato ai rappresentanti degli altri gruppi l’intenzione di procedere così come previsto nell’agenda d’aula, che vede oggi le dichiarazioni di voto sul ddl riforme.

Gianroberto era la mente della Casaleggio Associati, che guidava insieme al figlio Davide. “Solo da oggi forse inizieremo tutti a capire l’importanza, la lungimiranza e la visione di Gianroberto Casaleggio“, dice con un retweet Beppe Grillo,

IL TESTAMENTO SU WEB

Schermata 2016-04-12 alle 14.54.44Non ci sono capi – scriveva Casaleggio alcuni giorni fa  sul blog di Beppe Grillo per smentire il passaggio di consegne a suo figlio Davide in una nota che ora sembra un testamentoe l’unico leader riconosciuto sono i cittadini che fanno parte della comunità del M5S. Siamo una comunità che si autodetermina in Rete e gli strumenti a nostra disposizione evolvono ogni giorno“. Gli stessi concetti erano già stati espressi da Casaleggio in una intervista all’ANSA, una delle pochissime concesse.

Questa mattina – si legge in un post sul blog di Beppe Grilloè mancato Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del Movimento 5 Stelle. Ci stringiamo tutti attorno alla famiglia. Gianroberto ha lottato fino all’ultimo“. Nel post figura anche un passaggio della lettera al Corriere della Sera: “Sono un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive“.

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Beppe Grillo ha appreso a Napoli della morte di Gianroberto Casaleggio,  dove il comico si trova per una tappa del suo tour in programma stasera al Teatro Augusteo. Il leader del Movimento 5 Stelle alloggia in un albergo del lungomare dove è stato raggiunto da Roberto Fico, presidente della commissione vigilanza Rai. Lo show in programma stasera al Teatro Augusteo del capoluogo partenopeo chiaramente è stato annullato e  rinvio a martedì 17 maggio, in segno di lutto.

IL CORDOGLIO DEL CAPO DELLO STATO

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è detto “particolarmente colpito dalla prematura scomparsa di Gianroberto Casaleggio, intellettuale, editore, protagonista politico innovativo e appassionato“. Il presidente, in una lettera di cordoglio inviata alla famiglia, ricorda di averlo visto il 26 febbraio dello scorso anno al Quirinale in occasione dell’incontro di una delegazione M5s, alla cui causa, ricorda il presidente, Casaleggioaveva dedicato negli ultimi anni tutto il suo impegno civile“.

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LA TESTIMONIANZA DI DARIO FO

La morte di Gianroberto Casaleggio è una perdita gigantesca per il Movimento, e non so immaginare quali conseguenze possano verificarsi, ma sono certo che le persone straordinarie che ne fanno parte, specie i giovani dell’ultima generazione, saranno in grado di proseguire sulla giusta via“. Dario Fo, ricorda la “cultura” e “conoscenza straordinaria”di Casaleggio , ma anche la “modestia“, l'”umiltà che è difficile trovare nell’ambiente della politica comune” e la “generosità nel modo di comportarsi“.




Il Movimento 5 Stelle attacca il Pd a Taranto. Grillini ma dopo Pomezia e Quarto non provate imbarazzo?

Schermata 2016-01-18 alle 03.09.18In questi giorni è apparsa su tutti i quotidiani italiani la notizia che il sindaco di Quarto, la “grillina”  Rosa Capuozzo aveva già informato da novembre scorso il “direttorio” sulla faccenda Quarto, e badate bene non è un retroscena giornalistico!  Lo ha detto la stessa Capuozzo ai magistrati nel corso di un  interrogatorio durato ben 4 ore.  Le verifiche svolte dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dal sostituto  Woodcock – titolari dell’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra nell’amministrazione cittadina e sul “voto di scambio” che ha tra gli indagati Giovanni De Robbio del M5S, Mario Ferro del Partito Democratico e il boss Alfonso Cesarano – forniscono la ricostruzione di quanto accaduto negli ultimi tre mesi nel paese del napoletano. E smentiscono quella ufficiale fornita dai vertici del Movimento 5 Stelle.

Il verbale è ancora segreto ma secondo le indiscrezioni che filtrano dalla Procura nell’ultimo interrogatorio – durato oltre quattro ore e segnato anche da momenti di grave tensione – la Capuozzo ha parlato a lungo delle comunicazioni con Roma e degli incontri con Fico, che in un’occasione avrebbe anche deciso di partecipare alla riunione del consiglio comunale proprio per cercare di comporre la frattura interna visto che tra gli eletti alle ultime amministrative del maggio scorso c’erano scontri accesi sulle nomine, sulla scelta degli assessori, ma anche sulle deleghe legate agli affari del Comune. Ha chiarito anche che cosa accadde con Di Maio visto che nei colloqui con alcuni consiglieri – intercettati dai Carabinieri – spiegava di avergli chiesto di intervenire non escludendo la possibilità “che ci devono commissariare“. Ha “ricordato” gli altri contatti con Fico il presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, che invece nega la circostanza.

 Quindi è confermata la notizia che Fico, Di Battista e Di Maio fossero perfettamente a conoscenza di quanto stava accadendo a Quarto. Quindi nel loro patetico video e nelle ripetute pubblicazioni delle loro chat sui social network, sono state dette falsità , e non su un tema come il compenso o l’abuso edilizio mai dichiarato, ma bensì su un tema molto grave come le infiltrazioni e pressioni della camorra.  Vedere deputati che mentono su una questione delicata come la camorra non può passare inosservato nel dimenticatoio della politica.

 

In conclusione del video, Di Battista annunciava la partenza di “una bella controffensiva: al Pd diciamo di iniziare a far dimettere tutti gli indagati. Lanceremo in tutti i Comuni coinvolti un’iniziativa affinché tutti gli esponenti Pd coinvolti in inchieste si dimettano. D’altronde alzano la voce per nascondere le schifezze, come lo scandalo delle banche o il decreto Ilva“. Ecco il perchè dell’ assalto a scopi mediatici alla sede del Pd di Taranto. In queste ore però prende piede una nuova grana che è ben più inquietante e grave sui grillini.

Il “sistema Pomezia”.

Innanzitutto permetteteci qualche appunto su Fabio Fucci il sindaco di Pomezia del Movimento 5 Stelle.
1) Ha nominato assessore sua moglie, facendola dimettere mesi dopo a “scandalo” esploso ;
2) Aveva inserito nel suo programma la proposta di differenziare il menù scolastico: uno meno costoso e uno più costoso che includeva di dolce. Scoppiò un casino;
3) Ha (o aveva, onestamente  non si è ancora appurato) come dipendente comunale l’avvocato Giovanni Pascone, socio occulto di una società di vigilanza (la Clstv), finita sul lastrico, che deve ancora ai suoi dipendenti migliaia di euro e che ha testimoniato a favore di personaggi di cosche camorristiche e, malgrado lettere e proteste dei sindacati e dei cittadini al sindaco grillino, è ancora lì seduto comodamente dietro la sua scrivania;
4) Ha “sanato” anziché affermare l’irregolarità di alcuni appalti abusivi segnalati dalla Regione Lazio e dal Tribunale di Velletri.

Ma la cosa più grave sta prendendo piede in queste ore, e non crediamo finirà presto.Procediamo quindi con ordine. Il primo cittadino Fabio Fucci del Movimento 5 Stelle qualche mese fa aveva dichiarato: “Con me Buzzi non ci ha neanche provato“. Leggendo le notizie di queste ultime ore, viene spontaneo sorridere…e dirgli “E certo, ce li avevate già in casa !“. Infatti, il sindaco di Pomezia aveva affidato al CNS (Consorzio Nazionale Servizi) di Buzzi l’appalto per la gestione rifiuti proprio nei giorni di “Mafia Capitale”, proprio nei giorni in cui Di Battista sbraitava dagli scranni della Camera sostenendo “come facevate a non aver visto nulla ?“.

nella foto dei ROS Carabinieri, Salvatore Buzzi il "ras" degli appalti di Mafia Capitale

nella foto dei ROS Carabinieri, Salvatore Buzzi il “ras” degli appalti di Mafia Capitale

Nel giugno 2013 il sindaco Fucci mette piede al Municipio di Pomezia e poco dopo – dicembre 2013 – avvia un appalto per la gestione dei rifiuti. Ad aggiudicarselo è il Consorzio Nazionale Servizi e la sua affiliata “Formula Ambiente“. Quest’ultima è una società partecipata (prima al 49%, poi al 29%) dalla Coop 29 giugno, tristemente famosa per essere guidata da quel Salvatore Buzzi simbolo di Mafia Capitale. Ma non solo. Perché i fili del controllo del servizio dei rifiuti a Pomezia si intrecciano anche con Alessandra Garrone, compagna di Buzzi e amministratore delegato della Formula Ambiente. Senza dimenticare che Buzzi sedeva nel consiglio di sorveglianza del Consorzio Nazionale Servizi che si occupava, tramite la partecipata, dei rifiuti di Pomezia.

L’appalto, come detto, prende il via nel dicembre 2013 e poi ottiene numerose proroghe. A seguire il dossier è Salvatore Forlenza, dirigente di CNS e poi indagato per turbativa d’asta nel processo di Mafia Capitale. Nel 2013, Mafia Capitale era ancora un miraggio, eppure quando scoppia lo scandalo, il membro del direttorio del M5S, Alessandro Di Battista, accusò Ignazio Marino di aver dato appalti con le proroghe a Buzzi dicendo che “non poteva non sapere“. Su questo presentò anche una interrogazione parlamentare, invitando peraltro il governo a diffidare del CNS.

Il sindaco Fucci aveva già dimostrato un’altra volta di scrivere i bandi di gara con una certa disinvoltura, visto che Raffaele Cantone ne bloccò uno sulle aree verdi perché “limita la concorrenza” tra le imprese in gara. Ma c’è dell’altro. Da quando c’è Fabio Fucci come primo cittadino, sono aumentate le spese legali: nel 2015 Pomezia ha speso oltre un milione e mezzo di euro in spese legali. Parte di queste parcelle sono finite anche all’avvocato Giovanni Pascone – ex magistrato del Tar, dipendente del Comune – poi cancellato dall’albo degli avvocati perché socio occulto di una società di vigilanza e condannato a due anni per via di un contenzioso con il fisco di 20 milioni di euro. Infine, Fucci – scrive l’HuffingtonPost – avrebbe nominato a capo della Multiservizi Fucci, Luca Ciarlini, sotto indagine per frode.

Se valeva per Marino, varrà anche per il sindaco di Pomezia? Non sembra. Infatti, l’ultimo bando di gara emesso da Fucci è del 2 settembre 2014 e si chiude l’11 dicembre 2014: in pieno scandalo Mafia Capitale e mentre l’Operazione Mondo di Mezzo aveva già mandato in galera Buzzi e Carminati. Nonostante le manette, il bando del sindaco di Pomezia finisce ugualmente al CNS.

La cooperativa dove Buzzi aveva un ruolo determinate si è aggiudicata l’appalto “con un ribasso di gara dello 0,13, anomalo rispetto alla cifra di 50 milioni di appalto. Mentre le altre due ditte che si presentano non raggiungono il punteggio minimo sull’offerta tecnica, secondo la valutazione dalla commissione del Comune“. In sostanza, nonostante lo scandalo di Mafia Capitale il sindaco grillino si è tenuto e ha rinnovato, con una gara persino “sospetta”, la cooperativa di Buzzi al Comune di Pomezia.

Il sindaco “grillino”  di Pomezia si è difeso sostenendo che è stato  fatto tutto con la Prefettura, più o meno come sosteneva la sua “collega” Capuozzo agli inizi della sua catastrofe su Quarto. Ormai la strategia mediatica del Movimento Cinque Stelle è molto chiara e strumentale  “non importa se tu sia indagato o meno, l’importante è che tu dia la colpa agli altri“. Ovviamente il tutto è finito sotto indagine, attendiamo gli sviluppi.

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L’assalto dei grillini (con il cappello Gianluca Casamassima) alla sede del Pd di Taranto

Ma quello che ci preme ora sottolineare è semplice, i grillini a Taranto si lamentano per essere stati cacciati via dalla sede provinciale del Pd, dove si erano presentati non invitati ad una conferenza stampa, ma dimenticano  le minacce di Casaleggio ai giornalisti che si occupano di Quarto ed ora di Pomezia: “ve la faremo pagare“, per non parlate delle patetiche e  deludenti risposte date ai cittadini da questo fantomatico direttorio, che ad osservarli sembrano sempre di più dei ragazzini alle prese con una cosa molto più grande di loro e che non sanno affrontare. E’ mai possibile che dei deputati,  davanti a queste sciagurate gestioni non siano capaci di fare un po’ di sana autocritica? Possibile che non si prendano le responsabilità e si dica “abbiamo sbagliato“?

E paradossale che coloro che si proclamavano i paladini della trasparenza oggi mentano sfacciatamente, e ripetano quelle menzogne 10, 100, 1000 volte come un disco incantato. Permetteteci di rivolgerci al “direttorio” del Movimento Cinque Stelle: con una domanda: “ma voi un po’ di imbarazzo non lo provate ?”