Melucci: storia di miserie umane, faccendieri e "mancette"

di Antonello de Gennaro

Leggere oggi la difesa d’ufficio, o meglio le solite quattro fesserie, scritte e firmate dal solito “noto” giornalista condannato in primo grado per abuso in atti d’ufficio (leggasi: brogli elettorali) a San Marzano di San Giuseppe in favore del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, lo confesso mi ha fatto molto ridere. Di compassione e “pietas” umana. Avevano perfettamente ragione i letterati latini quando dicevano  “similia cum similibus (trad. “i simili con i simili“) e nelle ultime 24 ore ne abbiamo avuto un’ennesima conferma.

Qualcuno dovrebbe spiegare, o meglio insegnare, al giornalista sempre al “servizio” di chi sostiene la sua vita lavorativa attraverso le mancette pubblicitarie incassate dal giornale che gli paga lo stipendio, che la realtà è esattamente il contrario di quanto egli sostiene: è  Rinaldo Melucci che è diventato Sindaco di Taranto grazie ai voti apportati da tutti gli eletti in consiglio comunale che hanno sostenuto la sua candidatura a primo cittadino, senza dei quali starebbe ancora con sua valigetta in plastica a cercare clienti fra i porti e le fiere.

Qualcuno gentilmente spieghi al giornalista della Gazzetta, che Rinaldo Melucci senza il supporto elettorale di Walter Musillo, di tutto il PD tarantino, dell’ on. Michele Pelillo e dell’ on. Ludovico Vico, e del governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, non sarebbe mai stato eletto e sarebbe rimasto quello che è sempre stato e quello che tornerà ad essere all’indomani della scadenza del suo mandato: il signor “nessuno”. Questa è la realtà, questo è quanto che qualche “cortigiano” dimentica (o meglio omette !) di scrivere. Ma cosa aspettarsi da un giornalista di un giornale il cui proprietario-editore (Mario Ciancio) è attualmente sotto processo a Catania per “concorso esterno in associazione mafiosa” ?

Basterebbe farsi una passeggiata virtuale online sull’ albo pretorio del Comune di Taranto per rendersi conto della “generosità” manifestata dalla Giunta Melucci nell’elargire “mancette” pubblicitarie ad un giornale sull’orlo del fallimento editoriale. Un giornale che a Taranto e provincia vende ormai a stento più o meno 1.000 copie, che negli ultimi due anni è sopravissuto grazie ai contratti di solidarietà, in un territorio, quello della provincia tarantina dove vive oltre mezzo milione di persone !

Non è quindi un caso fortuito….quindi vedere passeggiare alle spalle di Rinaldo Melucci nella via centrale della città di Taranto, un giornalista di quel giornale (vedi foto a lato), che lo segue in corteo… impegnato a dialogare amabilmente con la “staffista” di Melucci, cioè colei che  deve restituire 28mila euro alle casse dell’ Amministrazione Comunale . Ed il suo “articoletto” odierno spiega tante cose. Non scritte ma altrettanto ben note a molti.

Il giornale in questione è La Gazzetta del Mezzogiorno (definito anni fa dal quotidiano la Repubblica in un suo indimenticabile titolo “la Mazzetta del Mezzogiorno”) ma che pur avendo avuto un passato storico, come ha recentemente commentato Pinuccio l’inviato barese del programma “Striscia la Notizia“,  “ormai serve soltanto ad incartare il pesce” ! Ed il crollo delle vendite e la crisi irriversibile editoriale in cui stagna ne sono la conferma.

Questa mattina il giornale barese nella sua edizione tarantina ha dimenticato molte cose su Melucci. Ha dimenticato di commentare le vere ragioni del suo “strappo”  con Michele Emiliano.

Ha dimenticato di commentare le vere ragioni della revoca dell’ assessorato a Franco Sebastio l’ ex procuratore capo di Taranto, ora in pensione, con il quale in passato quel giornalista andava d’amor e d’accordo….

Ha dimenticato di commentare la fuoriuscita del vice sindaco De Franchi, e dell’ assessore Di Paola, che in quanto a curriculum, vantano entrambi titoli, esperienze e professionalità ben superiori a quelle di Melucci, che ha preferito circondarsi di “mezze figure” su cui prevalere.

Ha dimenticato (o meglio sempre “omesso” ) di rendere nota e commentare la vicenda ormai giudiziaria della “staffista” Doriana Imbimbo, scelta di fiducia dal Sindaco Melucci, resasi responsabile di un’appropriazione indebita di circa 28 mila euro dalle casse comunali.

Ha dimenticato di spiegare ai propri “quattro lettori” il perchè di un soggiorno romano in hotel pagato dalla Imbimbo ed utilizzato da Rinaldo Melucci per farselo rimborsare dal Comune di Taranto ! O avranno forse dormito insieme a Roma per far risparmiare le casse comunali ?

Qualcuno dovrebbe spiegare al giornalista specialista in “mancette” pubblicitarie, ma sopratutto al suo nuovo “caro” amico-sponsor da Crispiano che in politica il dissenso è sintomo di democrazia, di pluralismo di idee, di confronto, persino all’interno dei partiti, e che i cinque consiglieri comunali di “Indipendenti per Taranto” rappresentano degli elettori, dei cittadini di Taranto, senza il cui voto Melucci passerebbe ora le sue giornate a Crispiano a cercare di ripagare i debiti non onorati del tutto  (fra cui il compenso ad una giornalista “vera”) della sua campagna elettorale, ed a ripianare le perdite della sua società che fa acqua da tutte le parti.

Ma cosa aspettarsi da chi ha definito la città di Massafra come una meravigliosa cittadina, immersa nel verde e nel silenzio ? Cosa aspettarsi da chi è abituato a capriole politiche a 360 gradi pur di cercare di togliersi il giacchino di campagna e mettersi la “giacca da città” pur di cercare di entrare in società. Inutilmente. Ma cosa aspettarsi da un giornalista come quello di cui parliamo che ha aderito alla massoneria tarantina frequentandola con il “cappuccio” in testa per un lungo periodo, e dopo avervi aderito,  uscirne e battere la “ritirata”  ?

Chi vi scrive venne accusato proprio da questo “qualcuno” (fare il suo nome equivale fargli della immeritata pubblicità gratuita) tempo fa sul suo semiclandestino blog di campagna, scrivendo che il sottoscritto dirige “l’organo di informazione di riferimento del Pd tarantino” (cioè il partito di cui è componente last-minute Melucci !) assegnandomi il “lecchino d’oro“.

In realtà scrivendo quanto ha scritto oggi, questo signor “qualcuno” finalmente il “lecchino d’oro” se l’è finalmente auto-assegnato da solo. Ricevendo l’unanimità… di tutta la parte sana ed onesta della città, che lo ignora.