La sfida finale M5S-Lega al Quirinale

La sfida finale M5S-Lega al Quirinale

ROMA – Ieri pomeriggio il leader della Lega Matteo Salvini ha fatto un salto indietro nel suo passato ritornando ai tempi di Pontida e degli editti leghisti, dichiarando:  “Savona o morte. O così, o salta tutto” . La lista dei ministri leghisti, vuole sfidare il Colle e le sue prerogative dimenticando nello stesso tempo di calpestare le norme della Costituzione . L’ esito finale diventa sempre più imprevedibile, ma nello stesso tempo ricompare  l’ombra sempre più visibile di una crisi infinta verso nuove elezioni.
Ore decisive per la nascita del nuovo governo. Entro stasera si capirà se il premier incaricato Giuseppe Conte e il Capo dello Stato Sergio Mattarella avranno trovato un compromesso. Soltanto lo  “spacchettamento” delle competenze e poteri  del ministero dell’Economia, lasciando a Paolo Savona (indicato dalla Lega) soltanto il Tesoro, potrebbe evitare la fine di un alleanza politica di governo fra Lega e M5Sche entrambi i due leader per tutta la campagna elettorale avevano escluso a priori. “Si chiude entro ventiquattr’ore o lasciamo perdere” dice sempre più rassegnato Luigi Di Maio.
Il leader del Carroccio ha interrotto il vertice d’emergenza della Lege riunitosi sabato pomeriggio in via Bellerio a Milano per fare due telefonate che rischiano di far saltare la legislatura. Una è per Luigi Di Maio a cui Salvini anticipa che non rinuncerà mai all’ottantenne  Paolo Savona e che senza la sua guida del ministero dell’Economia questo progetto di governo non vedrà mai la luce. La seconda è per il premier incaricato Giuseppe Conte a cui ha chiesto di salire oggi al Colle, portare la lista “blindata” dei ministri e farsi portavoce di un vero e proprio ultimatum arrogante ed anticostituzionale al Capo dello Stato che verosimilmente dovrà essere questo: “Se non accetta questi nomi dovrò rinunciare all’incarico. Non ci sono margini“.Al momento  non è stato ancora fissato ufficialmente nessun incontro. Ma la traduzione politica della posizione del Carroccio è  palese nelle minacce del leader  Salvini: “O si parte, oppure basta. Mi rifiuto di andare avanti a trattare ancora per settimane”. Come se un partito che ha preso solo il 17 per cento potesse decidere per tutto il Paese !
Alla riunione in via Bellerio a Milano erano presenti numerosi dei leader leghisti, dai quali sono usciti molti “spifferi” . Dove Salvini non ha mutato di una virgola il suo solito stile arrogante . “Nel nostro programma non c’è l’uscita dall’euro, anche se so che Savona ha scritto quello che ha scritto , ma noi dobbiamo trovare i soldi per la flat tax e per ottenere più flessibilità dall’Europa. Sono io che ci metto la faccia, non Mattarella o la Merkel“. Una sfida arrogante che non prevede alcuna mediazione, solo vincitori e sconfitti. A Salvini non importa se la persona da piegare si chiama Mattarella e sopratutto i suoi poteri costituzionali: “Se il Quirinale dice no – ha ribadito Salvini  – si assume la responsabilità di non far partire il governo votato dagli italiani. Non accetta? Faccia lui il “governo ponte”, ma non sarebbe il nostro e non lo voteremo. E sono sicuro che nemmeno Di Maio lo farà” . I suoi “pasdaran” leghisti fedelissimi sono pronti ad una guerriglia mediatica, con pesantissimi affondi contro il governo del Presidente. E contro il Presidente Mattarella.
La crisi politica resta drammatica se non vergognosa. Da un lato c’è un progetto di governo “populista” che vuole muovere guerra politica all’Europa, dall’altra i leghisti pronti a chiedere il voto anticipato da affrontare nuovamente in coalizione con Silvio Berlusconi e Giorgia MeloniSalvini sta giocando su due tavoli, in quanto mentre lavora per ricostruire il centrodestra, a Di Maio promette (o illude ? )  che la strada dell’esecutivo gialloverde sarà ripercosa “di nuovo dopo nuove elezioni ” . In realtà Di Maio si ritrova come paralizzato in mezzo ad un  baratro politico e mediatico da cui non sa o non è capace di uscire. E tace in un silenzio assordante.
Il leader politico del M5s è alla ricerca di  qualsiasi soluzione pur di evitare il fallimento del suo sogno-progetto di governo proprio quando il Movimento è dinnanzi alla porta principale per entrare nelle stanze del potere di Palazzo Chigi. Di Maio si ritrova anche contrastato all’interno del movimento interno da una “guerriglia” avviata da Alessandro Di Battista, che continua a contestare gli “inaccettabili veti ” del Quirinale e annuncia di volersi ricandidarsi in caso di elezioni anticipate, insidiando la “leadership” campana.
Di Maio sta lavorando giorno e notte per trovare una via politica che eviti il ritorno voto, suggerendo all’alleato Salvini ad affidare a Savona le politiche economiche del governo,  immaginando per lui un dipartimento o addirittura un ministero senza portafoglio che tranquilizzi i mercati finanziari e sopratutto ottenga il semaforo verde dal Quirinale. Nella serata di ieri è circolata una nuova ipotesi che  prevede la divisione del ministero in due, da una parte il Tesoro e dall’altra Finanze e Bilancio., cioè come era in passato.A Savona verrebbe affidato quello delle Finanze  eBilancio questo secondo dicastero.  Un’ipotesi, una soluzione questa che Salvini respinge fermamente, preso la voglia di fare il “duro” ed andare al muro contro muro del contro il Capo dello Stato, chiedendo a Savona di non mollare.
I fedelissimi del leader leghista annunciano lo slogan pronto per una campagna elettorale “populista”: “Non ci faremo imporre i ministri da Bruxelles” . Ma evidentemente i leghisti di via Bellerio hanno dimenticato il contenuto della Costituzione, le vagonate milionarie di euro della Lega poste sotto sequestro dalla Magistratura.  Gli investimenti in Tanzania…e tanto altro. A questo punto appare veramente ardua una soluzione, anche se Di Maio quasi sottovoce dice: “Noi tenteremo la mediazione fino all’ultimo istante“. Ma forse ormai è troppo tardi.

Le elezioni a settembre sono l’ultimo dei pensieri del Quirinale preoccupato esclusivamente di non avere un governo nella pienezza dei suoi poteri e, quindi, in grado di produrre una manovra che possa bloccare l’aumento dell’Iva ed evitare un inedito esercizio provvisorio dello Stato. Senza dimenticare le scadenze europee che vedono l’Italia attesa al varco dagli altri partner nient’affatto comprensivi nei nostri confronti.  83 giorni dopo l’ultimo voto, dunque, l’unica certezza resta quella del conseguimento del record negativo di una gestazione mai così lunga nella storia della Repubblica, per la formazione del Governo . E tra i commentatori politici, torna a far affacciare sullo scenario la possibilità in caso di sempre più vicino “fallimento” da parte del premier incaricato Giuseppe Conte – di un Governo del Presidente.

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