La Procura chiede il processo per Tonino Albanese per il "boschetto" scomparso

La Procura chiede il processo per Tonino Albanese per il "boschetto" scomparso

Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura di Taranto, Tonino Albanese avrebbe fatto distruggere e tagliare un’area boschiva di circa 2900 metri quadrati al fine di fare annullare il provvedimento di revoca della precedente AIA che era stata rilasciata dalla Provincia di Taranto, i cui firmatari come noto, per altre illegalità si trovano attualmente in carcere. A conclusione delle indagini preliminari i quattro indagati vennero chiamati a a fornire indicazioni e chiarimenti e difensivi, che non hanno scalfito minimamente il quadro probatorio conseguenti alle approfondite indagini effettuate dai Carabinieri sotto il coordinamento del pm Buccoliero.

TARANTO – Concluse le indagini svolte dal pm Mariano Buccoliero della Procura della repubblica di Taranto, saranno in quattro a dover affrontare il prossimo 15 novembre  il giudizio del Gup dr. Giuseppe Tommasino del Tribunale di Taranto per la distruzione e scomparsa del “boschetto” di Massafra adiacente alla seconda linea di rifiuti per l’ampliamento della centrale termoelettrica dell’ Appia Energy spa (51% Gruppo Marcegaglia, 49% Gruppo CISA spa-Massafra).

Una vicenda resa pubblica dall’inviato Pinuccio del noto programma di satura e denunciaStriscia la Notizia“, leader di ascolti di Canale5, ed approfondita ulteriormente ed unicamente dal CORRIERE DEL GIORNO nell’ottobre 2018 (leggi QUI) mentre i giornali locali facevano a gara nel fare finta di nulla e qualche giornalista…persino difendeva l’operato di Albanese.

Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura di Taranto, Tonino Albanese avrebbe fatto distruggere e tagliare un’area boschiva di circa 2900 metri quadrati al fine di fare annullare il provvedimento di revoca della precedente AIA che era stata rilasciata dalla Provincia di Taranto, i cui firmatari come noto, per altre illegalità si trovano attualmente in carcere.

A finire sul banco degli imputati l’imprenditore Antonio Albanese (detto Tonino) , rappresentante legale dell’ Appia Energy spa,  insieme a lui Luigi Traetta  dirigente dell’ufficio urbanistica del Comune di Massafra, e dei verificatori incaricati dal Consiglio di Stato di effettuare gli accertamenti, Saverio Riccardi ed Anna Cecca, i quali avrebbero omesso di segnalare che in precedenza nell’area in questione vi erano circa 2900 metri di bosco eliminati “dalla mano dell’uomo” come si legge negli atti della Procura.

La società Appia Energy secondo le indagini  svolte dall’ Autorità Giudiziaria  avrebbe ottenuto grazie al concorso compiacente degli altri indagati, un giudizio favorevole dinnanzi al Consiglio di Stato che venne tratto in inganno dalle relazioni di due verificatori incaricati, e dalle false attestazioni di un dirigente comunale. Secondo il pm Buccoliero avrebbero alterato la sostanza della relazione attestando che i nuovi corpi di fabbrica della società guidata da Tonino Albanese  si trovavano al di fuori dell’area annessa ed a quella del Parco delle Gravine.

L’imprenditore massafrese Albanese è accusato di distruzione di bellezze naturali” e di “falso ideologico” in concorso insieme a Traetta, Riccardi e Cecca . Il procedimento penale a loro carico è collegato al progetto di ampliamento della centrale termoelettrica, oggetto di forti contrasti politici e di un contenzioso legale amministrativo sfociato dinnanzi al Consiglio di Stato.

Il dirigente del Comune di Massafra Luigi Traetta avrebbe rilasciato nel 2014 una falsa attestazione alla società Appia Energy sui limiti del bosco, che era arrivata con una tempistica impensabile o meglio, impossibile sui banchi del Consiglio di Stato che venne così tratto in inganno.

A conclusione delle indagini preliminari i quattro indagati vennero chiamati a a fornire indicazioni e chiarimenti e difensivi, che non hanno scalfito minimamente il quadro probatorio conseguenti alle approfondite indagini effettuate dai Carabinieri sotto il coordinamento del pm Buccoliero.

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