Inchiesta Sopaf. L’ex presidente dell’ INPGI il giornalista-sindacalista Andrea Camporese sarà processato a Milano

Inchiesta Sopaf. L’ex presidente dell’ INPGI il giornalista-sindacalista Andrea Camporese sarà processato a Milano

Schermata 2016-05-14 alle 17.03.22Andrea Camporese, il giornalista-sindacalista che durante l’ultimo congresso pugliese dell’ Assostampa di Puglia disse  “lascerò Inpgi e vi guarderò e seguirò a distanza.Visto che qualcuno mi ha tacciato di frequentare troppo i Casinò, farò come i croupier “, ha detto poi mostrando il palmo delle mani: “sono pulite”, come raccontava il suo sodale Gianni Svaldi sulla sua “paginetta” Facebook , (unico luogo dove ormai gli tocca scrivere) verrà processato a Milano, e non a Roma o Venezia come aveva chiesto la sua difesa sollevando una questione di competenza territoriale, puntualmente rigettata.

Schermata 2016-05-14 alle 17.02.22

nella foto Andrea Camporese

Lo ha deciso la 2a sezione penale del Tribunale di Milano, che ha respinto l’istanza di stralciare la posizione processuale di Camporese e di trasmettere gli atti nella Capitale o nel capoluogo veneto. Così come sono state respinte anche le altre questioni di nullità del capo di imputazione a suo carico, e quindi l’ex-presidente dell’ INPGI (sinora costato oltre 120 mila euro di spese legali all’istituto di previdenza) sarà quindi processato e giudicato sotto il noto “rito ambrosiano” a Milano insieme ad altri 9 imputati, fra cui Giorgio Magnoni, in uno dei filoni processuali che hanno al centro il “crac” della Sopaf.

Le accuse a vario titolo sono “associazione per delinquere“, “truffa“, “appropriazione indebita“, “corruzione” e “frode fiscale“. Il giornalista-sindacalista Camporese risponde di alcune operazioni su fondi immobiliari che secondo al Guardia di Finanza ed il “pool” per i reati fiscali e finanziari della Procura di Milano, avrebbero causato un danno di 7milioni e 600 mila euro alle casse dell’ INPGI, soldi dell’istituto previdenziale dei giornaliusti italiani, che secondo l’accusa del pubblico ministero Gaetano Ruta sarebbero finite nella casse di Sopaf, attraverso la Adenium Sgr, una società controllata dalla finanziaria già di proprietà dei fratelli Magnoni.

nella foto Nicola Borzi (Sole24Ore)

nella foto Nicola Borzi (Sole24Ore)

Ma di tutto questo, cari lettori non troverete molti articoli. Di questa vicenda gli unici due giornalisti in Italia che se ne sono realmente occupati sin dal primo momento sono stati il nostro collega e direttore Antonello de Gennaro (allorquando dirigeva un’agenzia di stampa con sedi a Roma e Milano), ed il bravo collega Nicola Borzi del Sole-24Ore. Tutti gli altri si sono “appecorinati” ed autocensurati in silenzio. Non a caso dall’ INPGI dipendono le indennità di disoccupazione…., le case in affitto, i prestiti e mutui a tassi agevolati. “Pecunia non olet“….i soldi non puzzano dicevano i latini. Ma chi si occupa di spazzatura umana a questo tipo di odore è ben abituato.

ADG-Camporese_Sopaf

Ecco cosa scriveva de Gennaro  nel 2012 sull’ INPGI 

Molto più facile per la FNSI attaccare e diffamare, insieme ad i suoi “compagnucci” pugliesi,  il nostro Direttore Antonello de Gennaro, vittima di un provvedimento interdittivo temporaneo, ancora sub iudice ed opposto dai suoi legali, annunciando la costituzione di parte civile peraltro in maniera “ridicola”, in quanto al momento non vi è neanche una richiesta di rinvio a giudizio  a carico del deGennaro ! Mentre sul loro “compagnuccio”  Camporese ed i 7 milioni di danni fatti alle casse dell’istituto previdenziale dei giornalisti guarda caso… alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l’unico sindacato dei giornalisti (non unitario, non ce ne sono altri !) dei giornalisti, non interessa nulla. Regna il “silenzio”. Un silenzio molto imbarazzante.

Imbarazzante come Raffaele Lorusso e Gianni Svaldi i quali fanno finta di non sapere dell’esistenza di un procedimento penale a loro carico a seguito di due querele nei loro confronti che de Gennaro e la nostra cooperativa editrice hanno depositato  nel settembre 2014, e di essere quindi “indagati“.

 

 

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