Il collaboratore di Emiliano utilizzando "false attestazioni" avrebbe ottenuto fondi pubblici senza averne diritto

Il collaboratore di Emiliano utilizzando "false attestazioni" avrebbe ottenuto fondi pubblici senza averne diritto

Nell’ attuale indagine coordinata sempre dal procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dalla pm Savina Toscani della Procura di Bari, secondo quanto è possibile rilevare dal decreto di perquisizione, le società Ladisa e Dinamo e avrebbero ottenuto un “ingiusto vantaggio patrimoniale” a seguito all’approvazione del piano formativo “Smart Food Ladisa”

ROMA – “Da una attenta analisi della vicenda che sta interessando il mio capo di Gabinetto non emerge allo stato alcun elemento a conferma delle ipotesi accusatorie. La magistratura ha il diritto/dovere di svolgere tutte le verifiche necessarie, ricordo anche in favore dell’indagato, e quindi si rimane in attesa di conoscere l’esito tutti gli accertamenti per le eventuali determinazioni di mia competenza”, con queste parole ieri il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, “assolveva” il suo stesso sodale e collaboratore .

L’indagine ha origine dagli approfondimenti d’indagine effettuati in un’altra inchiesta, cioè quella che coinvolge proprio il presidente Emiliano per presunti illeciti connessi al finanziamento della campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017. In quel fascicolo infatti sono indagati, oltre al governatore, anche Stefanazzi e Ladisa, in quanto secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ladisa avrebbe pagato per conto di Michele Emiliano una fattura da 59mila euro alla società di comunicazione torinese Eggers 2.0, che aveva curato la campagna.

L’inchiesta successiva, quella che coinvolge Claudio Stefanazzi, capo di Gabinetto del governatore Michele Emiliano è incentrata attorno alla determina 784 del 3 ottobre del 2016 con la quale vennero ammesse le società Ladisa Spa e Dinamo Srl ad finanziamento di 1milione e 388 mila euro per il piano formativo “Smart Food Ladisa“, dei quali ben 694mila euro erano contributo pubblico a fondo perduto . Secondo le indagini ed accertamenti della Procura di Bari e della Guardia di Finanza, entrambe le società ottennero un “ingiusto profitto” in quanto sarebbe emerso che avrebbero prodotto “false attestazioni in ordine all’attività di formazione svolta”.

Martedì scorso la Guardia di Finanza di Bari ha sequestrato tutta la documentazione ed i relativi supporti informatici del piano di formazione ed ai contatti intercorsi tra le società, gli imprenditori, Stefanazzi ed i funzionari della Regione Puglia. Le persone indagate per questi fatti sono cinque in quanto oltre a Stefanazzi, compare anche sua moglie Milena Rizzo, entrambi considerati dagli inquirenti “amministratori di fatto” della Dinamo srl con sede a Lecce, oltre a Domenico, Sebastiano e Vito Ladisa. La Procura, infatti, sta procedendo ad individuare altri “pubblici ufficiali della Regione Puglia” che secondo l’ipotesi investigativa , avrebbero contribuito ad aiutare le due società per far ottenere loro il finanziamento pubblico, e quindi  il numero degli indagati è destinato ad aumentare. I reati per cui si procede a vario titolo sono di  “truffa aggravata” ed “abuso in atti di ufficio“.

Nell’ attuale indagine coordinata sempre dal procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dalla pm Savina Toscani della Procura di Bari, secondo quanto è possibile rilevare dal decreto di perquisizione, le società Ladisa e Dinamo e avrebbero ottenuto un “ingiusto vantaggio patrimoniale” a seguito all’approvazione del piano formativo “Smart Food Ladisa” che venne approvato con una determinazione del dirigente della Sezione formazione professionale della Regione Puglia.

Dopo il semaforo verde al piano presentato, le due società e per esse – come emerge documentalmente- rispettivamente di amministratori unici Domenico Ladisa e Luca Marasco, quest’ultimo succeduto formalmente nella carica a Milena Rizzo” avrebbero costituito un raggruppamento temporaneo di imprese per l’attuazione del piano di riqualificazione dei lavoratori. L’ 80% dei 694mila euro pubblici, cioè circa 555mila euro, sarebbe stato riservato alla Ladisa ed il restante 20% per 138mila euro alla Dinamo srl .

I magistrati inquirenti ipotizzano che gli indagati a seguito alla richiesta di anticipazione della somma di 347.200 euro, avrebbero  di fatto ottenuto un “ingiusto profitto” di 319.300 euro erogato con atto dirigenziale della Regione Puglia del 21 novembre 2017 attraverso la produzione di “false attestazioni in ordine all’attività di formazione svolta con riferimento all’indicazione dei docenti e dei lavoratori frequentatori le sessioni di formazione, alla consegna del materiale didattico/cancelleria“ed inoltre “compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a conseguire fraudolentemente l’ulteriore importo di 220.558 euro a titolo di erogazione del saldo del contributo pubblico ammesso, con richiesta formulata dalla ditta il 21 giugno 2018, contestualmente alla comunicazione di chiusura delle attività formative“.

Qualcuno potrebbe spiegare ad Emiliano che lui da tempo perde colpi  in materia di giustizia, non a caso ogni suo ricorso come presidente della regione Puglia, viene rigettato ? Dovrebbe avere un maggior rispetto per la toga (in aspettativa) di cui è titolare, sopratutto nei confronti dei magistrati inquirenti della Procura di Bari, che indagano anche lui peraltro in altro procedimento. L’ arroganza serve a ben poco.

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, attaccano a viso aperto Emiliano e le sue affermazioni sulla “attenta analisi“: “Rispetti il lavoro della magistratura. Non spetta a lui assolvere qualcuno prima della chiusura delle indagini e poi cercare di correggere il tiro concedendo alla magistratura il diritto d’indagare. Piuttosto ci saremmo aspettati che chiedesse le dimissioni del capo di Gabinetto Stefanazzi, come fatto in passato per i suoi assessori, anche se non indagati. Ma neanche questo può più fare, dal momento che essendo lui stesso coinvolto in tre inchieste, dovrebbe essere il primo a staccarsi dalla poltrona. Lui e Stefanazzi devono dimettersi. Ormai è chiaro che gli stia sfuggendo la situazione di mano: il consigliere Napoleone Cera ai domiciliari con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità, l’assessore Ruggeri indagato per corruzione nell’inchiesta sulla nomina del commissario dell’Asp di Chieuti e l’ex assessore Caracciolo su cui abbiamo letto la notizia della chiusura delle indagini con le accuse di corruzione e turbativa d’asta. Decisamente troppo per chi fa della legalità la sua bandiera. È necessario che Emiliano venga in Consiglio a riferire su quanto sta succedendo, senza dare vita alle scenate a cui ci ha abituati“. I grillini dimenticano il consigliere regionale Mazzarano, a processo a Taranto per voto di scambio.

Anche nel centrodestra i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia vanno  all’attacco. E sempre a partire dalle parole del governatore: “Emiliano poteva risparmiarsi l’attenta analisi della vicenda che sta riguardando il suo Capo di Gabinetto. Noi siamo sempre garantisti e confidiamo nel lavoro della magistratura. Lo siamo stati anche nei confronti dei suoi ex assessori defenestrati dalla giunta senza che lui avesse fatto la stessa analisi che invece ha riservato oggi a Stefanazzi e qualche giorno fa all’assessore al Welfare, Ruggeri. Sarà un caso che nelle inchieste che hanno investito sia Stefanazzi che Ruggeri sia lui stesso indagato e quindi prima di chiedere le loro dimissioni avrebbe dovuto dare le sue. È questo garantismo di Emiliano a doppio binario che dovrebbe far riflettere tutti: la doppia morale a seconda della convenienza è spesso un brutto vizio del centrosinistra”

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