Il Capo dello Stato: "mai intervenuto sulle nomine della magistratura". Il consigliere del Csm Morlini di dimette.

Il Capo dello Stato: "mai intervenuto sulle nomine della magistratura". Il consigliere del Csm Morlini di dimette.

Avviata l’ azione disciplinare per i togati autosospesi promossa dal procuratore generale della Cassazione. Adesso i pm Palamara e Fava rischiano il trasferimento dalla Procura di Roma

ROMA – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha mai parlato con nessuno di nomine di magistrati né è mai intervenuto per esse. Gli unici interventi – fanno sapere al Quirinale interpellato sulla vicenda – sono stati di carattere generale, per richiamare il rispetto rigoroso dei criteri e delle regole preposte alle funzioni del Csm. Inoltre l’ultimo incontro di Mattarella avuto con Luca Lotti risale a  quando è cessato dalla carica di ministro, ed  è avvenuto il 6 agosto del 2018 attraverso una visita di congedo, come avvenuto anche per altri ministri.

 Nel frattempo al  Csm si è spaccato il fronte dei quattro consiglieri autosospesi coinvolti nell’indagine di Perugia. A sorpresa si è dimesso dimette dal Consiglio Superiore della Magistratura  Gianluigi Morlini, ex presidente della quinta commissione (quella che indica i capi delle procure e gli aggiunti, ed i presidenti dei tribunali), che aveva incontrato anche il deputato Pd Luca Lotti, in una cena con l’ex pm di Roma Luca Palamara, uno degli indiziati dalla stessa procura di Roma per l ‘inchiesta Consip

Gianluigi Morlini

Morlini che ieri aveva già dato le dimissioni dalla sua corrente di Unicost,  ha rotto il fronte con le proprie dimissioni dal Csm  dei quattro consiglieri coinvolti, mentre gli altri tre  – Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli , eletti nelle liste di Magistratura Indipendente preferiscono restare sulle loro poltrone di Palazzo dei Marescialli. Tutti e quattro i membri togati del Csm, come prevedibile hanno ricevuto ieri dalla Procura Generale della Cassazione la notifica dell’avvio di un’indagine disciplinare nei loro confronti. Posizione che conseguentemente li rende incompatibili con la permanenza nello stesso Csm. L’avvio dell’azione disciplinare non comporta automaticamente la sospensione dal Csm, che in questi casi è facoltativa.

Il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, ha promosso l’azione disciplinare nei confronti dei quattro consiglieri togati del Csm che si erano autosospesi (atto peraltro ufficioso e di facciata in quanto non previsto nè dalle leggi che per regolamento)  per la vicenda degli incontri notturni avuti con Luca Palamara ex presidente dell’Anm  e i deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti, per concordare una strategia comune sulle votazioni del plenum per la nomina del nuovo procuratore di Roma. I quattro consiglieri togati inizialmente si erano impegnati a decidere, entro la fine della settimana, se restare al Csm, come vorrebbero e come gli ha chiesto di fare la propria corrente di Magistratura Indipendente, o se invece dimettersi, come invece sollecitato più seriamente  dall’Anm.

Per quanto riguarda invece Luca Palamara e Stefano Rocco Fava, i due pm di Roma rischiano il trasferimento d’ufficio, pressochè scontato,  per incompatibilità ambientale e funzionale. La Prima Commissione (Disciplinare) del Csm già domani potrebbe avviare la procedura nei confronti dei due magistrati coinvolti nell’inchiesta di Perugia. Al vaglio della commissione  presieduta dal consigliere Alessio Lanzi membro “laico” indicato da Forza Italia,  anche la posizione dell’ex consigliere del Csm Luigi Spina già dimessosi.

Nell’ interrogatorio reso da Palamara a Perugia a seguito della perquisizione subita conseguente all’avviso di garanzia per corruzione, il magistrato ha raccontato che, pochi giorni prima delle perquisizioni, una persona a lui vicina , peraltro già identificata dai magistrati inquirenti della Procura di Perugia,  gli avrebbe riferito di aver appreso da una misteriosa “talpa” al Quirinale che nel suo telefono era stato installato un trojan. Dunque, che ogni suo sussurro era ascoltato.

Al momento non è ancora accertato se chi informò Palamara gli abbia riferito o meno il vero sulla fonte originaria di quell’informazione. E, quindi sono in corso accertamenti, sulla presenza di una “talpa”  al Quirinale che abbia svelato sulle attività di indagine coperte da segreto. Una certezza è che  quella notizia Palamara la ricevette, ed è tuttavia anche una certezza che la “soffiata” non sembrò indurlo ad adottare maggiori cautele, in quanto fino al giorno delle perquisizioni, il suo smartphone ha continuato a registrare conversazioni e circostanze che Palamara avrebbe avuto altrimenti  interesse a nascondere.

Che la “guerriglia” iniziata a maggio al Csm sulle nomine non prevedesse alcun tipo di fair play è confermato anche da nuovi dettagli emersi dalle conversazioni intercettate tra Palamara ed il suo collega-amico Cesare Sirignano  magistrato in servizio alla Direzione Nazionale Antimafia Dna . I due vengono sentiti discutere sul nuovo procuratore di Perugia- Una nomina questa nomina che sta particolarmente a cuore a Palamara, considerato che lui stesso è  indaga per corruzione proprio dalla Procura di Perugia. Il magistrato della DNA gli indica come candidato “amico”  l’attuale procuratore aggiunto di Napoli, Giuseppe Borrelli. E non si limita.

Infatti, di fronte ai dubbi di Palamara che evidentemente non si fidava del collega napoletano , Sirignano sostiene che Borrelli farà quello che dice lui e sopratutto che dicono “loro”, praticamente come se fosse  fosse una marionetta di un teatrino. Ma in realtà è solo una millanteria in quanto Giuseppe Borrelli non soltanto  non è telecomandato, ma lo stesso Borrelli – come spiegato in una nota fatta avere ieri sera al quotidiano La Repubblica – ha denunciato alla Procura di Perugia proprio Sirignanoproducendo una documentazione che comprova la più totale estraneità ai fatti” e, soprattutto comprovando  che Sirignano ha millantato consapevolmente. Come le nuove intercettazioni documentano  la “cupola Palamara” era indirizzata su un piano alternativo, cioè quello di  portare a capo della procura di Perugia  Francesco Prete  attuale procuratore di Velletri, (che nei giorni scorsi ha scritto a Repubblica per dirsi estraneo a ogni gioco correntizio) e come procuratore aggiunto Erminio Amelio.

Giuseppe Pignatone

A questo punto potrebbe ripartire da zero anche il lavoro ( o trattativa ?)  riguardo la nomina del nuovo procuratore capo di Roma che dovrà prendere il posto di Giuseppe Pignatone, andato in pensione dallo scorso 9 giugno. La commissione stessa, quella competente gli incarichi di vertice, precedentemente guidata dal dimissionario Gianluigi Morlini , dopo l’avvio dell’inchiesta di Perugia è cambiata ed è presieduta adesso da Mario Suriano e quindi potrebbe decidere di riprendere in mano le valutazioni sui candidati sopratutto alla luce delle polemiche esplose.

Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, in questa nuova esondazione di carte che riguarda un arco di tempo di venti giorni di maggio e non di una settimana, come la prima informativa trasmessa la scorsa settimana a Palazzo dei Marescialli poteva far credere.  Vi sono i nomi di altri consiglieri togati “coinvolti” nel mercato delle nomine. Alcuni di loro sono stati già identificati, altri in via di identificazione, tutti protagonisti delle “notti carbonare” in cui, alla presenza di Luca Palamara, si voleva decidere del nuovo procuratore di Roma e di quello di Perugia.

Per il ministro dell’Interno Matteo Salvini quanto emerso sul Csm e sulle nomine dei magistrati dimostra che “la riforma della giustizia è urgente perché è evidente che nessuno è al di sopra della legge o di ogni sospetto, a giudicare dalle vicende delle ultime settimane che coinvolgono alcuni giudici dei massimi vertici della magistratura“.

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