I "furbetti della toga" di Trani : gli avvocati dettavano gli atti ed il magistrato Savasta firmava

I "furbetti della toga" di Trani : gli avvocati dettavano gli atti ed il magistrato Savasta firmava

Dalle microcamere installate dai Carabinieri nell’ufficio del pm di Trani vengono registrate delle immagini più imbarazzanti, ed abbastanza eloquenti, che mostrano il legale  che il Gip evidenzia essere “noto a causa dei numerosi esposti sui suoi rapporti anomali in Procura” e il magistrato intenti a dettare un atto al segretario di Savasta

BARI – L’ ex-pm della procura di Trani,  Antonio Savasta che è ristretto in carcere per l’accusa di corruzione in atti giudiziari in concorso con il collega Michele Nardi (all’epoca dei fatti Gip del Tribunale di Trani) e il sovrintendente di polizia Vincenzo Di Chiaro,  da otto giorni in carcere sta leggendo l’imponente ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip di Lecce Giovanni Gallo, e soltanto questa mattina valuterà insieme ai suoi legali, gli avvocati Guido Calvi e Massimo Manfreda,  se richiedere o meno  l’interrogatorio di garanzia al sostituto procuratore Roberta Licci della procura di Lecce, che ha condotto l’inchiesta su un presunto giro di tangenti per dirottare indagini e processi a Trani.

Ieri l’avvocatessa Simona Cuomo del foro di Bari, a cui sono stati sequestrati bene per oltre 400mila euro, assistita dal suo mentore l’ avvocato Francesco Paolo Sisto  (a cui la Cuomo è particolarmente legata professionalmente avendo lavorato per 10 anni nel suo studio legale)  insieme all’avvocato Andrea Sambati, è stata ascoltata dal pm inquirente presso il Tribunale di Lecce,  in un’interrogatorio durato oltre tre ore ammettendo di essere stata un pò troppo superficiale nella sua attività in questione, sostenendo di non avere ricevuto soldi, e tantomeno alcuna consapevolezza o conoscenza di accordi illegali eventualmente raggiunti tra l’imprenditore D’Introno ed il pm  Savasta .

Per la Procura di Lecce in realtà dall’analisi dei fascicoli processuali in cui la Cuomo è presente come avvocato difensore di D’Introno, emerge ben  altro. Alcuni magistrati che hanno prestato servizio a Trani, come Michele Ruggiero, il quale ereditò il processo sull’Agenzia delle Entrate evidenziando  e  segnalando “’incongruenza probatoria” rispetto ai reati contestati, in merito agli atti giudiziari effettuati da Savasta. In tale occasione, i “furbetti della toga” , avrebbero messo nei guai due incolpevoli messi dell’Agenzia,  i quali dovevano notificare gli atti ingiuntivi a D’Introno e vennero incastrati da “false accuse” , architettate e messe in piede grazie alla collaborazione dell’avvocatessa e da una serie di conseguenti provvedimenti più che sospetti del pm Savasta, il quale dispose il sequestro delle cartelle esattoriali, in conseguenza del quale,  l’ Agenzia delle Entratefu privata dei titoli necessari per far valere le azioni risarcitorie” che riguardavano la bellezza di circa 30 milioni di euro.

dal profilo Linkedin dell’ Avv. Simona Cuomo

L’ avvocatessa Cuomo inoltre non ha fornito alcuna spiegazione credibile in merito alle sue affermazioni “Uno se le inventa le denunce, appunto come me le sono inventate io” contenute in in una telefonata intercettata nel 2016 proprio con Flavio D’Introno , durante la quale parlavano del “golpe” affaristico effettuato nei confronti delle Ceramiche San Nicola (della famiglia D’Introno). Infatti quelle parole per il Gip Gallo costituiscono un’involontaria ammissione di aver commesso degli atti illeciti, peraltro ripetuti in occasione di numerose vicende giudiziarie delle quali il suo cliente è stato protagonista .
La Cuomo viene definita non a caso nell’ordinanza dal giudice, “costantemente coinvolta in molte delle iniziative criminose contestate”. “Attraverso l’abuso della professione di avvocato ha collaborato in maniera attiva al raggiungimento delle finalità illecite del gruppo, costruendo false denunce e creando ad arte false testimonianze – prosegue il giudice Gallo  – La ripetitività delle azioni dimostra la non occasionalità delle condotte e la personalità, incline a commettere reati nell’esercizio della professione .

Sulla vicenda dell’Agenzia delle entrate, il procuratore Francesco Giannella (a lato nella foto, facente funzioni di capo Trani, a seguito della nomina del dr. Capristo a procuratore capo della Procura di Taranto)  chiese delle spiegazioni al pm Savasta, il quale scrisse le proprie note difensive insieme all’avvocato Giacomo Ragno. Dalle microcamere installate dai Carabinieri nell’ufficio dell’ex-pm di Trani vengono registrate delle immagini più imbarazzanti, ed abbastanza eloquenti, che mostrano l’ avvocato Ragno  che il Gip evidenzia essere “noto a causa dei numerosi esposti sui suoi rapporti anomali in Procura” e il magistrato intenti a dettare un atto al segretario di Savasta, con un comportamento a dir poco illegale in quanto l’avvocato Ragno aveva assistito ed assisteva numerose persone indagate proprio dalla Procura di Trani e quindi conseguentemente in numerosi procedimenti era stato la controparte  del pubblico ministero .

Le registrazioni video effettuate dai Carabinieri evidenziano una consuetudine di frequentazione dell’avvocato Ragno ( a lato nella foto) dell’ufficio del pm Savasta, ed una certa familiarità manifestata nel dettare quanto da scrivere nel provvedimento al segretario del magistrato e anche l’accortezza di sussurrargli di tanto in tanto alcune frasi nell’orecchio,  comportamento questo, dice il gip “indice di una particolare prudenza nelle comunicazioni” .
Nelle oltre 800 pagine dell’ordinanza cautelare, fra le indagini evidenziate che l’ex pm Antonio Savasta avrebbe falsato per favorire l’imprenditore Flavio D’Introno, è presente anche un’indagine sull’istituto bancario Unicredit . Ed a rivolgersi alla procura di Lecce in tale circostanza fu l’ex procuratore aggiunto Francesco Giannella facente funzioni di capo Trani , a cui arrivarono nel periodo della sua reggenza della procura,  una serie di esposti contro il pm Savasta. Secondo quanto emerso dall’”inchiesta Fenerator”  (dal latino “usuraio” ) l’imprenditore D’Introno aveva rilevato a Corato da una persona a cui avrebbe prestato soldi con interessi usurai alcuni immobili, e successivamente nel 2014 aveva stipulato un contratto di leasing con il gruppo Unicredit.
L’operazione “Fenerator” era partita dalle denunce di alcune vittime strozzate, mentre la seconda trance di provvedimenti (nel 2007) ebbe origine dalle approfondite indagini del G.I.C.O. della Guardia di Finanza che, nonostante la mancata collaborazione di molte delle vittime usurate, è riuscito a risalire alle radici di quello che è ormai definito un fenomeno diffuso. In tale circostanza, a conferma dell’ abitudine del D’ Introno di circondarsi di legali disposti a tutto, venne indagato a piede libero per il reato di riciclaggio anche l’avvocato Cristoforo Diaferia, per il quale la Procura di Trani aveva richiesto l’arresto, legato a D’Introno in quella vicenda giudiziaria.
Flavio D’Introno, l’imprenditore coratino delle ceramiche arrestato nel 2007 per usura ai danni di commercianti del Nord Barese è stato condannato con sentenza definiva dalla Corte di Cassazione che ha annullato, senza rinvio, la sentenza di Appello che aveva condannato D’Introno a 5 anni e 9 mesi nel dicembre 2016, in quanto estinto per prescrizione uno dei capi di imputazione di usura, e rideterminata la pena in 5 anni e 6 mesi di reclusione (per la quale è previsto l’arresto) e 16.500 euro di multa. La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, la sentenza di Appello che aveva condannato D’Introno a 5 anni e 9 mesi nel dicembre 2016, in quanto estinto per prescrizione uno dei capi di imputazione di usura, e rideterminato la pena in 5 anni e 6 mesi di reclusione (per la quale è previsto l’arresto) e 16.500 euro di multa.
La società di leasing di Unicredit a causa dal ritardato pagamento di tre canoni di locazione previsti dal contratto di locazione finanziaria,  aveva sollecitato D’Introno venendo denunciata per usura, attraverso gli atti intrapresi dall’avvocatessa Cuomo che assisteva l’imprenditore di Corato. Non a caso raccogliere la querela-denuncia era stato il sovrintendente della Polizia Di Chiaro,  mentre il pm  Savasta da parte sua aveva disposto il sequestro immediato del contratto di leasing. Tutto ciò secondo il Gip del Tribunale di Lecce “in modo tale da consentire a D’Introno di sottrarsi al pagamento“. E non solo. A Di Chiaro venne depositata una successiva denuncia della moglie dell’imprenditore D’Introno nei confronti del direttore dell’istituto il aveva bloccato richiesto la restituzione della carta di credito, iniziativa legale a dir poco anomala che venne inoltrata dal poliziotto  direttamente a  Savasta, tutto ciò “a dimostrazione dell’esistenza di una corsia preferenziale” .
Il “triangolo” D’Introno-Savasta-Di Chiaro è emerso in maniera ancora più palese a seguito di un irrituale (e quindi illegittimo) accompagnamento del direttore della filiale di Unicredit,  presso la Procura per essere ascoltato, e tutto ciò senza alcuna necessaria (prevista dalla Legge) formale convocazione, che Savasta avrebbe di fatto fatto predisporre solo successivamente,  seguito da un ulteriore decreto di acquisizione di documenti presso Unicredit,  coinvolgendo anche ad altri funzionari  (Raffaele Ruffo e Michele Patella) della banca  nell’indagine per presunta usura, con il chiaro probabile obbiettivo di indurli ad un atteggiamento timoroso.

il pm Michele Nardi ed il giudice Antonio Savasta arrestati dalla Procura di Lecce

Dopo il trasferimento del pm Savasta con allontanamento dalla Procura di Trani, assegnandolo tribunale del Lavoro di Roma, avvenuto per decisione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura,  l’inchiesta sul Gruppo Unicredit passò al pm Alessandro Pesce, al quale si rivolse D’Introno – per sua stessa ammissione — tentando e sperando di poter ricevere lo stesso trattamento di favore collusivo. “Sono stato da Pesce – ha verbalizzato l’imprenditore – per sollecitare la definizione del procedimento su pressione di Nardi,   ma mi trattò in malo modo. Da lui non ho mai ricevuto richieste di soldi” .
Si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Gallo l’immobiliarista barlettano Luigi D’Agostino  arrivato ieri a Lecce da Firenze, dove risiede e svolge la sua attività (è stato interdetto per un anno dall’esercizio di attività d’impresa). D’Agostino fu arrestato, nel maggio scorso, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Firenze, dalla quale sarebbero emersi i suoi legami di amicizia e affari con Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo. Grazie a Renzi senior, D’Agostino, secondo quanto ha dichiarato in un interrogatorio, sarebbe riuscito ad ottenere un incontro a Palazzo Chigi tra l’ex pm Savasta e l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti, che non risulta indagato.

Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del  Consiglio – Governo Renzi

Proprio oggi per D’Agostino potrebbe arrivare il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta di Firenze, che a maggio lo portò in carcere a causa di presunte fatture false emesse da ditte pugliesi per aiutarlo. Giovedì invece la sezione disciplinare del Csm si pronuncerà sulla richiesta di sospensione di Nardi e Savasta dallo stipendio, dalle funzioni e dalla magistratura, avanzata dal procuratore della Cassazione, Riccardo Fuzio, e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Il gip di Lecce, intanto, sta valutando la richiesta di Nardi di poter lasciare il carcere, in cui si trova detenuto dal 14 gennaio.
L’ avvocato Simona  Cuomo del Foro di Bari ed il suo collega Ruggiero Sfrecola del foro di Trani sono stati interdetti per un anno dalla professione.

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