Il premier Conte chiede alla fiducia alla Camera e presenta il programma di governo

Il premier Conte chiede alla fiducia alla Camera e presenta il programma di governo

Oggi è il giorno della fiducia per il governo Conte bis il discorso alla Camera  del premier Giuseppe Conte che presenta il programma di governo alla base dell’intesa tra M5S e Pd. Primo applauso in Aula per l’annuncio del Premier di una svolta anche lessicale: “La lingua del governo sarà una lingua mite, l’azione non si misura con l’arroganza delle parole”. Il premier ripetutamente interrotto dalle opposizioni al grido di “elezioni, elezioni”

ROMA – Il Conte II alla prova della fiducia: il discorso alla Camera  del premier Giuseppe Conte che presenta il programma di governo alla base dell’intesa tra M5S e Pd. Oggi è il giorno della fiducia per il governo Conte bis. Alle 11 è in programma il suo discorso, che sta limando da giorni.  Poi l’Aula sarà sospesa per consentire al premier di depositare il testo dell’intervento al Senato, che invece voterà domani a Palazzo Madama. L’Aula quindi tornerà a riunirsi alle 13 per il dibattito che terminerà alle 17,30. Le repliche del premier si svolgeranno alle 17,45.

Domani, poi, ci sarà invece il secondo atto al Senato. Voteranno a favore del nuovo esecutivo il Movimento 5 stelle, il Pd e “Liberi e Uguali“. Contro, invece, la Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Mentre Fratelli d’Italia e Lega, oltre a dire no alla fiducia al governo, hanno espresso la loro contrarietà al nuovo esecutivo con una manifestazione in piazza Montecitorio,  Forza Italia non vi ha partecipato .  A mezzogiorno Silvio Berlusconi è atteso a Montecitorio, nella Sala della Regina, per riunire i gruppi parlamentari azzurri e indicare la prossima linea politica.

Le dichiarazioni di voto, che in tutto dureranno circa un’ora e un quarto, inizieranno subito dopo mentre la prima ‘chiama’ della fiducia avrà inizio intorno alle 19,30, con termine del voto intorno alle 21. Per lo svolgimento del dibattito sono state concesse 4 ore e 30. Davanti al palazzo di Montecitorio, intanto, si sta svolgendo una manifestazione indetta da Fratelli d’Italia contro la nascita di questo governo. Manifestazione ostacolata dalle forze dell’ ordine come denunciato in aula  da un rappresentante di Fratelli d’ Italia.

Alla Camera i numeri per la fiducia non dovrebbero dare problemi. Al Senato almeno per il momento la conta non preoccupa, : l’asticella dovrebbe fermarsi al massimo a quota 172, anche se sono possibili defezioni dell’ultima ora. Più precisamente : Movimento 5 Stelle e Pd insieme possono contare su 155 voti (senza contare i due dissidenti interni, il 5S Gianluigi Paragone e il dem Matteo Richetti, ed un’altra senatrice assente da tempo), ai quali vanno aggiunti undici senatori del Misto – quattro sono di LeU, quattro ex M5S, due del Maie e Riccardo Nencini (Psi), tre del gruppo delle Autonomie, tre senatori a vita (Liliana Segre, Elena Cattaneo e, probabilmente, Mario Monti). I tre senatori dell’Svp, si asterranno dal voto di fiducia.

L’intervento del premier Conte  è iniziato alle 11.11 con un ringraziamento rivolto al presidente della Repubblica “che anche in queste ultime fasi determinanti per la vita della nostra Repubblica ha guidato il Paese con equilibrio e saggezza ed è stato riferimento imprescindibile per tutti“.  

“Il programma che mi accingo a presentare è una sintesi che guarda al futuro”,  dice Conte,  “questo progetto politico segna l’inizio di una nuova stagione riformatrice“. E sottolinea il cambiamento dei toni: “Io e tutti i miei ministri prendiamo il solenne impegno, oggi davanti a voi, a curare le parole, ad adoperare un lessico più consono e più rispettoso delle persone, della diversità delle idee. La lingua del governo sarà una lingua mite, l’azione non si misura con l’arroganza delle parole“. Il premier nel suo discorso batte sull’aggettivo “nuovo“, che utilizza ripetutamente  parlando di un diverso metodo e di una correzione di quanto non ha funzionato nella precedente esperienza. Ed annuncia un’ evoluzione di tipo culturale.

Il primo applauso della maggioranza arriva quando Conte dichiara di volere “lasciare alle spalle il frastuono dei proclami inutili e le dichiarazioni roboanti  a favore di  un nuovo lessico  e di una  lingua mite” perché “siamo consapevole che la forza della nostra azione non si misurerà con l’arroganza delle nostre parole”.

La sintesi dell’intervento di Conte

La crescita che non c’è. Affronta poi i temi economici evocando una “prospettiva di sviluppo” che guardi in particolare “ai giovani, alle famiglie a basso reddito e a tutto il sistema produttivo. L’Italia cresce a ritmi molto inferiori rispetto a quelli che dovrebbero garantire uno sviluppo armonico e sostenibile — sottolinea Conte —. Ne ha risentito la qualità della vita dei cittadini”.

“Si parte dagli asili nido” Le prime misure che il nuovo governo si appresta ad adottare, spiega il premier, sono però nel campo della famiglia e dell’educazione. “Partiremo dagli asili nido — dice — Non possiamo indugiare oltre. Bisogna lavorare per una integrazione sempre maggiore delle donne nella vita sociale e produttiva“. Conte parla poi della necessità di insistere sul tema della formazione e della preparazione dei giovani. Viene previsto un innalzamento dell’obbligo scolastico con un sempre maggiore sostegno alle famiglie a basso reddito.

“L’Italia sarà una smart nation”. Conte ricorda che “questo è il governo più giovane della storia della Repubblica, e non per merito di chi parla che alza la media anagrafica“. E per questo dovrà lavorare soprattutto per i giovani, “soprattutto quelli del Sud, costretti ad espatriare con conseguente declino della nazione”. Primo obiettivo, in questo campo, la lotta al precariato, con un coordinamento tra azione pubblica e privata. Il governo dovrà dettare le regole del gioco e elaborare una politica industriale: “Rilanceremo gli investimenti — dice — e opereremo per trasformare l’Italia in una smart nation“. Per questo, ricorda, è stato fortemente voluto il nuovo ministero dedicato all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione.

Autostrade e ponte Morandi . Conte poi sgombra il campo sulla posizione del governo nel campo delle concessioni autostradali: la linea non cambia, in particolare in relazione alla tragedia del ponte Morandi. Il premier non cita mai Atlantia o i Benetton, ma spiega che non ci sarà nessun cedimento agli interessi privati, anche per rispetto alla memoria delle vittime. “Renderemo più efficiente e razionale il sistema delle concessioni — annuncia — operando una progressiva e inesorabile revisione di tutto il sistema”. Applausi calorosi dai banchi del M5S, più tiepidi da quelli del Pd (in passato i pentastellati avevano accusato i dem di fare melina sulla condanna di quanto accaduto proprio per una vicinanza politica alla famiglia Benetton).

Il «green new deal». Il premier, evocando Roosevelt, annuncia poi l’avvio di un “green new deal per la rigenerazione urbana“, un’azione articolata per lo sviluppo sostenibile che parta dalla salvaguardia dell’ambiente. Per esempio con lo stop a nuove concessioni per trivellazioni legate all’estrazione di idrocarburi, con conseguente riconversione energetica verso le fonti rinnovabili. Tra gli altri obiettivi «verdi» indicati come prioritari, la “protezione della biodiversità e dei mari“, “il contrasto ai cambiamenti climatici” e l’avvio di una politica di economia circolare “che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto“.

Evasione fiscale e salario minimo.  Conte rilancia anche il tema della lotta all’evasione fiscale: “Tutti devono pagare le tasse, ma proprio tutti. Affinché poi tutti ne paghino di meno“. Non si parla più di flat tax ma di riduzione del cuneo fiscale, ovvero gli oneri sul costo del lavoro, a favore dei lavoratori. E annuncia una legge sulle relazioni sindacali e una “applicazione erga omnes dei contratti collettivi”, sostanzialmente il salario minimo. “Occorre anche contrastare le odiose forme di sfruttamento dei lavoratori che finiscono col creare quelle che una volta avremmo chiamato condizioni di schiavitù — spiega ancora il premier — e realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro: il numero ancora troppo elevato di decessi e di gravi infortuni non può essere tollerato, non possiamo accettare che in Italia si possa morire nello svolgimento della propria attività legislativa“.

I vincoli di bilancio. I tanti propositi dovranno però confrontarsi con la situazione del bilancio pubblico. Conte conferma di volere neutralizzare le clausole di aumento automatico dell’Iva e ammette che “sarà una manovra impegnativa“. “Realizzeremo questa visione tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica e della sostenibilità del debito — puntualizza il Premier — che avvieremo lungo un percorso di riduzione. In questo modo potremo arrivare a liberare nuove risorse da reinvestire“. E quanto ai vincoli europei, “occorre migliorare il Patto di stabilità e di crescita e la sua applicazione, per semplificarne le regole, evitare effetti pro-ciclici, e sostenere gli investimenti a partire da quelli legati alla sostenibilità ambientale e sociale“.

La riduzione dei parlamentari. Capitolo riforme: «Intendiamo introdurre il disegno costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari — fa presente Conte —. E questo prevedendo un percorso volto a garantire le garanzie costituzionali». L’aula rumoreggia: applausi dalla maggioranza, critiche e insulti dall’opposizione, con riferimenti al caso Bibbiano. Il premier parla espressamente di agevolare l’accesso al Parlamento delle forze politiche minori evocando dunque l’approvazione di una nuova legge elettorale. Un passaggio delicato, questo, perché presuppone che — salvo incidenti di percorso — la legislatura avrà tempi lunghi per evitare un ritorno alle urne con le attuali regole, più favorevoli a Salvini e al centrodestra. Non dice, Conte, a quale modello si ispirerà la riforma, che dovrà uscire da un percorso “quanto più possibile condiviso in sede parlamentare”, ma ipotizza “una riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo per l’elezione del Senato e della Camera” (ad esempio la riduzione dei requisiti di età per eleggere ed essere eletti al Senato).

L’Italia e l’Europa. Molta enfasi è dedicata all’adesione al progetto europeo, uno dei punti di svolta rispetto alla precedente alleanza. “È dentro il perimetro dell’Unione Europea e non fuori da esso che si deve operare per il benessere degli italiani — spiega Conte —, rilanciando un progetto che per decenni ha assicurato pace e prosperità”. Lancia poi l’idea di una conferenza sul futuro dell’Europa per rilanciare “un nuovo protagonismo del nostro continente”.

“Rivediamo il decreto sicurezza”. Altro tema di svolta è l’immigrazione: “Non possiamo più prescindere da un’effettiva solidarietà tra gli Stati dell’Unione europea — dice Conte —. Solidarietà che è stata più volte annunciata ma mai realizzata concretamente“. Il capo del governo parla della necessità di un controllo delle frontiere ma al tempo stesso di un’integrazione “di chi ha il diritto di rimanere“. E si arriva inevitabilmente al Decreto Sicurezza bis, ultimo atto del precedente esecutivo a trazione leghista: “Rivedremo la disciplina in materia di sicurezza alla luce delle osservazioni critiche formulate dal Presidente della Repubblica — annuncia Conte — , il che significa recuperare, nella sostanza, la formulazione originaria del più recente decreto legge, prima che intervenissero le integrazioni che, in sede di conversione, ne hanno compromesso l’equilibrio complessivo“.

“È il tempo del coraggio”. Infine una considerazione sul nuovo esecutivo: “Le forze politiche che hanno dichiarato la propria disponibilità a sostenere questo governo hanno dato prova di coraggio. Hanno messo da parte i pregiudizi“, che come riconosceva Hanna Arendt, esistono in politica, sono in parte ineliminabili e sono un pezzo del nostro passato». Ed ancora: “Una squadra di ministri competenti, provenienti da forze politiche differenti, avrà l’onore e la responsabilità di offrire al Paese un governo stabile e autorevole. Dovremo mostrare coesione di spirito e unità di azione, nel segno della collaborazione e della lealtà“. Le parole conclusive di Conte scatenano però la protesta della Lega dai cui banchi parte un coro elezioni elezioni che non si interrompe fino a quando il presidente dell’Aula, Roberto Fico, chiude la seduta.

Adesso le dichiarazioni programmatiche di Conte verranno trasmesse al Senato, dove non sarà ripetuto l’intervento. Nel pomeriggio la Camera affronterà il dibattito sull’intervento di Conte e al termine si esprimerà sulla fiducia con votazione

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