Da "porto delle nebbie" a "porto dei veleni". La Procura di Roma non prende pace per la corsa alla nomina del nuovo procuratore capo

Da "porto delle nebbie" a "porto dei veleni". La Procura di Roma non prende pace per la corsa alla nomina del nuovo procuratore capo

Il pm Luca Palamara indagato per corruzione. Esposti contro Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo. Le lotte interne negli uffici giudiziari della Capitale hanno portato alla luce giochi di potere ed i retroscena nella guerra in corso fra le correnti di Palazzo dei Marescialli, a colpi di esposti, indagini, soffiate e accuse

ROMA – Lo scontro in corso al Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autocontrollo dei magistrati è  violentissimo . Un conflitto che  a colpi di esposti, indagini, soffiate ed accuse di corruzione ha fatto letteralmente saltare in aria gli equilibri e gli accordi di retrobottega fra le correnti, . Tutto gira attorno alla più importante delle poltrone da assegnare: quella del procuratore capo di Roma.

Un incarico fondamentale per gli equilibri giudiziari interni alla magistratura. Dietro le quinte compare un avvocato siciliano Piero Amara onnipresente filo conduttore delle inchieste . Infatti c’è Amara al centro dell’esposto arrivato al Csm  che ha portato a galla un presunto conflitto d’interessi di Giuseppe Pignatore, il procuratore capo di Roma da poco andato in pensione, e Paolo Ielo, attuale aggiunto della Capitale. Sempre Amara viene citato nell’inchiesta che coinvolge l’attuale sostituto procuratore della Repubblica di Roma , Luca Palamara, leader di UNICOST Unità per la Costituzione, la corrente “moderata” della magistratura,  in passato presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, e consigliere del Csm nella precedente consiliatura .

Il Consiglio Superiore della magistratura, il baricentro dell’ordinamento giudiziario ha intuito troppo tardi la profondità della guerra in corso senza esclusioni di colpi fra toghe.  Ed ora manifesta  una fretta a dir poco sospetta ed imbarazzante, dividendosi, e mandando in frantumi ogni forma di “galateo” istituzionale, lasciando dunque cadere ogni richiesta di trasparenza arrivata dal capo dello Stato e presidente del Csm Sergio Mattarella.

Giuseppe Pignatone

Il Consiglio di Palazzo dei Marescialli ha trasformato la successione del procuratore Giuseppe Pignatone , che ha lasciato l’incarico l’8 maggio scorso per raggiunti limiti di età,  in una congiura di palazzo trasformatasi in un mercato delle vacche, mandando all’aria. equilibri,  correnti, alleanze.  Ed incredibilmente, non ha fatto i conti proprio con il lavoro della magistratura. E l’inchiesta della Procura di Perugia che ha informato il Consiglio, annuncia ora di travolgere tutto e tutti.

Palamara è indagato dalla procura di Perugia, l’ufficio giudiziario competente per reati commessi dai magistrati capitolini per rispondere sulle accuse di “corruzione” . La procura umbra ha immediatamente  informato il Csm. La vicenda, resa nota dal Corriere della Sera Repubblica, è strettamente collegata ai rapporti intercorsi tra il pm Palamara e Fabrizio Centofanti, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone, arrestato nel febbraio del 2018 per frode fiscale.

Centofanti  considerato “vicino” agli ambienti del Pd, è in affari proprio con Piero Amara, l’avvocato coinvolto nelle indagini sulle sentenze comprate al Consiglio di Stato, sul caso del depistaggio delle inchieste sull’Eni, il quale ha già patteggiato (quindi riconosciuta la colpa) una sentenza a tre anni di reclusione per corruzione. Il fascicolo d’ indagine della Procura di Perugia sul pm Palamara, è affidato alla pm Gemma Milano e al Gico della Guardia di Finanza.

Al centro dell’attività degli inquirenti c’è il rapporto tra il pm e Centofanti, considerato troppo stretto, fatto di viaggi e “regali galanti“. “Apprendo dagli organi di stampa di essere indagato per un reato grave e infamante per la mia persona e per i ruoli da me ricoperti. Sto facendo chiedere alla Procura di Perugia di essere immediatamente interrogato perché voglio mettermi a disposizione per chiarire, nella sede competente a istruire i procedimenti, ogni questione che direttamente o indirettamente possa riguardare la mia persona”, scrive Palamara in una nota inviata alle agenzie.

Il pm Luca Palamara attualmente è in corsa per una delle due poltrone da procuratore aggiunto a Roma. E da “leader” della corrente di  Unicost ha un ruolo non da poco anche nelle trattative tra le correnti per nominare il nuovo procuratore capo della Capitale. Trattative in corso condotte con l'”influenza” di  Cosimo Maria Ferri, uno dei tanti magistrati entrati in politica, senza aver mai perso influenza nel mondo giudiziario.

Ferri è figlio d’arte essendo figlio di un magistrato che fu anche ministro per il PSDI nel governo De Mita, Ferri è stato sottosegretario alla giustizia nei governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Attuale deputato del Pd, intrattiene notoriamente rapporti più che buoni con Denis Verdini, Niccolò Ghedini e tutto l’ entourage berlusconiano. Cosimo Maria Ferri è ancora oggi un esponente molto influente di Magistratura Indipendente, la corrente più conservatrice delle toghe, di cui è stato anche segretario.

Proprio l’accordo raggiunto tra le due “correnti” di Unicost e Magistratura Indipendente – che hanno eletto dieci consiglieri togati al Csm – hanno portato all’elezione di David Ermini, ex responsabile giustizia del Pd, a vicepresidente di Palazzo dei Marescialli.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano La Repubblica, l’influenza di Ferri e Palamara  avrebbe portato a sciogliere l’accordo già siglato da Unicost e Mi nella corsa al vertice della procura di Roma,  per nominare Francesco Lo Voi, attuale procuratore capo di Palermo, al vertice della procura capitolina. Lo Voi è infatti un autorevole esponente di Magistratura indipendente, considerato “vicino” e molto amico  dello stesso Pignatone, ed è diventato Procuratore Capo di Palermo nel 2014 grazie un intervento fondamentale, peraltro irrituale, dell’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. All’epoca della sua nomina, infatti, Lo Voi aveva meno titoli dei due concorrenti, Sergio Lari e Guido Lo Forte, il quale peraltro aveva raccolto tre voti in commissione incarichi direttivi.

Dal Quirinale, però, era arrivata una lettera, che ordinava a Palazzo dei Marescialli di procedere con maggiore urgenza alla nomina degli incarichi vacanti da più tempo. Con il rinnovo del Csm ed una nuova maggioranza, di colore diverso. Il vantaggio di Lo Forte era stato azzerato aveva portato alla nomina di Lo Voi. Insomma, quello di Lo Voi non è certo un nome sgradito ai vertici del potere istituzionale. In più è vicinissimo a Pignatone, con cui ha lavorato diversi anni fa alla procura di Palermo.

Secondo il quotidiano LA REPUBBLICA  l’obiettivo di Palamara e Ferri è sopratutto quello di “azzerare” il lavoro e l’eredità di Pignatone a Roma e quindi boicottare Lo Voi. E’ questo il motivo per il quale – come scrive il collega Carlo Bonini – l’ accoppiata Ferri e Palamara punta su un altro esponente di Magistratura indipendente, il procuratore generale di Firenze Marcello Viola,  magistrato al di sopra di ogni sospetto e con il vantaggio di essere ritenuto coppia caratterialmente controllabile. A Palamara sarebbe stato “garantito” dalla corrente di ì Magistratura indipendente il sostegno per la sua nomina a procuratore aggiunto a Roma.

Dell’impronta di Pignatone sull’operato della Procura di Roma non si vuole fare rimanere neppure il più vago minimo ricordo. Non vanno fatti “prigionieri” nel gioco delle correnti, come ad esempio  l’aggiunto Michele Prestipino il quale nell’ipotesi di Lo Voi a Roma sarebbe destinato alla guida della Procura di Palermo), o altri “magistrati senza etichetta” come l’aggiunto Paolo Ielo, competente per i reati della pubblica amministrazione, o il sostituto Mario Palazzi (il pm che insieme a Ielo ha istruito il “caso  Consip“) o il pm Giovanni Musarò  che ha svela i depistaggi nel caso Cucchi.

La nomina del nuovo procuratore di Roma, in pratica vuole essere un ritorno alla “tradizione”, a quella  magistratura capace di stare un passo indietro, oltre ad essere la verifica di quella che toccherà ad altri uffici vacanti come ad esempio  la Procura di Torino, quella di Brescia (importante per la sua competenza per i reati commessi dai magistrati di Milano) e Perugia, dove il procuratore capo attuale Luigi De Ficchy si prepara a lasciare.

Un accordo questo di cui non vi è alcuna traccia nel voto espresso dalla Commissione per gli incarichi direttivi del Csm: infatti giovedì scorso Gianluigi Morlini il consigliere togato di  Unicost ( la corrente di Palamara n.d.r. ) non ha votato per Viola ma per il terzo candidato, Giuseppe Creazzo attuale procuratore capo a Firenze. A Viola sono arrivati i voti di Antonio Lepre (Magistratura indipendente), Piercamillo Davigo (Autonomie a Indipendenza), Emanuele Basile (membro “laico” indicato dalla Lega) e Fulvio Gigliotti (laico indicato dal M5s). In favore di Lo Voi è arrivato il voto di Mario Suriano membro “togato” di Area,  la corrente di sinistra delle toghe .  Ma la mancanza di “tracce” in commissione, non deve meravigliare più di tanto, in quanto in realtà vuol dire ben poco. Non sono state poche le nomine del “plenum” del Csm che hanno cambiato le indicazioni del plenum del Consiglio superiore della magistratura,

“Mai, e sottolineo mai, baratterei il mio lavoro e la mia professione per alcunché e sono troppo rispettoso delle prerogative del Csm per permettermi di interferire sulle sue scelte e in particolare sulla scelta del procuratore di Roma e dei suoi aggiunti”, dichiara Palamara. Adesso la prima commissione del Csm magistratura aprirà un fascicolo. “In questi casi c’è un automatismo ma in presenza di un’indagine penale si sospende in attesa dell’esito”, spiega il presidente della Commissione, Alessio Lanzi, membro “laico” di Forza Italia.

Sullo sfondo del Csm si muovono le “operazioni” sotterranee per designare il successore di Pignatone. Presto gli stessi consiglieri dovranno occuparsi di un esposto che riguarda lo stesso ex procuratore capo di Roma, andato in pensione l’8 maggio scorso. A raccontare la storia è stato il collega Marco Lillo sul Fatto Quotidiano.

Piero Amara

L’esposto è firmato dal sostituto procuratore di Roma, Stefano Rocco Fava, che ha illustrato al Csm il presunto conflitto di interessi di Pignatone e Ielo. I rispettivi fratelli dei due magistrati svolgono un’attività professionale che li ha portati ad intrattenere contatti con Piero Amara. Roberto Pignatone, fratello dell’ ex-procuratore capo di Roma , ha 61 anni, è professore associato di diritto tributario con studio a Palermo, ha ottenuto nel 2014 un incarico da Piero Amara. Domenico Ielo, 49 anni, titolare di un suo studio associato con sede a Milano, ha fatto legittimamente il consulente per l’Eni, finita nel mirino della Procura di Roma per i pagamenti effettuati di decine di milioni a una società di nome Napag, considerata dello stesso Amara.

L’esposto al Csm su Pignatone. L ’esposto presentato dal pm Fava verte su una riunione convocata nel suo ufficio lo scorso 5 marzo dal procuratore Pignatone  per discutere dell’eventuale sua astensione in ragione dei rapporti professionali del fratello. Il 12 dicembre 2018 era stato lo stesso Fava a chiedere di accelerare un’indagine su soggetti legati ad Amara.

A quel punto è stato il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo a chiedere di astenersi per evitare conflitti, visti gli incarichi di suo fratello in Eni . La richiesta del pm Fava di andare avanti, però, non venne approvata da Pignatone (e dall’aggiunto Rodolfo Sabelli, che aveva preso il posto di Ielo). Il pm Fava contesta a Pignatone i rapporti di suo fratello con Amara. e quindi l’allora procuratore capo convoca  la famosa riunione del 5 marzo, a cui partecipano gli aggiunti Michele Prestipino, Paolo Ielo, Rodolfo Sabelli e il sostituto Mario Palazzi, il pm che con Ielo e Pignatone ha condotto l’inchiesta Consip. In quella riunione Pignatone sostenne che tutti sapevano i rapporti professionali di suo fratello Roberto e che nessuno aveva avuto nulla da ridire sulla sua “non astensione”. Ma il pm Fava nega questa circostanza. I procuratori aggiunti si schierano con il capo. Passano tredici giorni e guarda caso Pignatone toglie il fascicolo che era assegnato Fava  il quale a sua volta presenta il suo esposto al Csm.

Il procuratore generale della Corte di Cassazione Riccardo Fuzio ha reso noto che avvierà accertamenti disciplinari su Palamara: “Una pre-istruttoria ci sarà come accade per tutte le notizie di reato che riguardano i magistrati e che vengono comunicate alla Procura generale e al Csm”  ha dichiarato l’alto magistrato rispondendo ad una domanda dei cronisti a margine di una tavola rotonda . Fuzio facendo un riferimento ad alcuni articoli di giornali ha aggiunge: “Mattarella è il presidente del Csm e non ha attuato nessuna invasione di campo, ma ha rispettato le sue attribuzioni”

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