Caso Sopaf-Camporese, il CdA INPGI vota all’unanimità la costituzione di parte civile. In due lasciano l’aula

Caso Sopaf-Camporese, il CdA INPGI vota all’unanimità la costituzione di parte civile. In due lasciano l’aula

ADG-Camporese_SopafDopo quasi due anni di impegno concreto, di notizie date da pochi giornalisti fra cui  Nicola Borzi del Sole24 Ore, Antonello de Gennaro, all’epoca dei fatti direttore dell’ agenzia di stampa ADGNEWS24, quest’ultimo querelato senza successo (la denuncia a suo carico è stata archiviata) da Andrea Camporese l’ ex-presidente dell’Inpgi,  che ha utilizzato scorrettamente i soldi dell’ Inpgi per pagarsi gli avvocati,  non possiamo che essere soddisfatti anche noi del Corriere del Giorno della decisione presa oggi all’unanimità dal Cda dell’Inpgi di costituirsi parte civile nel processo Sopaf che vede imputato, oltre ai fratelli Magnoni, anche l’ex presidente dell’istituto  Camporese con l’accusa di “truffa” ai danni dell’Inpgi e “di corruzione“. Da segnalare che due consiglieri, Paolo Serventi Longhi e Giuseppe Marzano, hanno lasciato l’aula al momento del voto.

CdG sede INPGI

nella foto la sede dell’ INPGI

La delibera è stata approvata proprio a ridosso della prima udienza del processo che si aprirà il 21 aprile. Ed è stata adottata grazie al pressing attuato dal collega tarantino Carlo Chianura, caposervizio politico del quotidiano La Repubblica, in rappresentanza del gruppo “Inpgi Futuro“, non appena era stata ufficializzata dalla magistratura milanese la decisione di rinviare a giudizio Andrea Camporese.

Lo rende noto la collega Alessandra Spitz, Consigliera generale Inpgi, componente dell’ esecutivo di Puntoeacapo, la quale ricorda che Chianura, infatti, pur ribadendo sempre la posizione garantista di Inpgi Futuro, aveva subito sottolineato la necessità di tutelare gli interessi e i soldi degli iscritti all’Inpgi ed aveva formalizzato fin dal marzo 2015 la propria posizione a favore della discussione sulla costituzione di parte civile da parte dell’Istituto.

Nel consiglio di amministrazione uscente dell’ INPGI, la posizione di Chianura però era rimasta isolata e il vecchio gruppo dirigente aveva deciso di non decidere, escludendo per di più dall’esame della situazione anche la Fieg e i consiglieri ministeriali. Poco prima della conclusione del mandato il coordinatore di Inpgi Futuro aveva firmato con il consigliere di amministrazione triestino Roberto Carella una richiesta di convocazione del Cda con all’ordine del giorno questo punto. Ma nessuno dei consiglieri aveva consentito che si arrivasse a quattro firme, il minimo richiesto per convocare un Cda “ad hoc”.

All’epoca ci fu chi accusò falsamente Chianura e Carella di volere accoltellare alle spalle il giornalista Camporese in difficoltà; accusa che – secondo la logica di chi all’epoca la formulò – andrebbe allargata a questo punto ai molti consiglieri della maggioranza che oggi hanno votato per la costituzione di parte civile. Ma anche le volgarità, come le bugie, hanno le gambe corte.

nella foto Carlo Chianura

nella foto Carlo Chianura (La Repubblica)

Una richiesta di inserire l’argomento all’ordine del giorno del primo consiglio utile era stata avanzata subito dopo le elezioni del Cda di marzo 2016 da Chianura e da Mario Antolini (poi dimessosi per la scelta di restare fiduciario Casagit per il Lazio), ma era stata respinta sempre per carenza di firme. A questo punto, nel corso della prima riunione del nuovo Cda svoltasi lo scorso 7 aprile, i due consiglieri di Inpgi Futuro, Carlo Chianura e Paola Cascella, hanno subito ribadito la loro posizione facendo verbalizzare la loro richiesta di costituzione di parte civile nel “processo Sopaf“.

Oltre a Chianura e Cascella, anche la componente di Unità Sindacale sin dal  dicembre 2014 aveva assunto la stessa posizione, formulando la stessa richiesta: “L’Inpgi si costituisca parte civile nel processo contro i Magnoni” chiedebdo “per quale motivo, di fronte a una truffa che secondo gli inquirenti è accertata e per la quale l’Inpgi è parte lesa, il Consiglio di amministrazione del nostro Istituto di previdenza non abbia ancora ritenuto di deliberare la costituzione di parte civile al processo. Una mossa che permetterebbe, in caso di condanna, di avere un pronunciamento molto veloce e certo sulla richiesta di danni e, in ogni caso, di accedere da subito a tutte le carte del procedimento penale a carico degli imputati. Una decisione che apparirebbe naturale e logica in qualsiasi organizzazione. E che sarebbe di tutela reale degli iscritti”.

nella foto Marina Macelloni

nella foto Marina Macelloni neo-presidente dell’ INPGI

La nuova presidente dell’ INPGI Marina Macelloni ha convocato così per oggi una riunione del Consiglio di amministrazione proprio per esaminare la questione e prendere una decisione ormai improcrastinabile. Nel suo intervento, Chianura ha sottolineato come non sia mai venuto meno – fin dal primo momento della vicenda giudiziaria – il rispetto personale per Camporese, cui si augura di chiarire nelle sedi opportune la propria posizione. “Ma costituirsi oggi parte civile è un dovere per tutelare l’istituto, gli iscritti e gli amministratori“. Un primo passo su un percorso ancora lungo se si vuole salvare l’Inpgi ma, finalmente, un atto di legalità nella giusta direzione della trasparenza.

La prima udienza è fissata per giovedì 21 aprile, a Milano. Questa era l’ultima occasione per l’Inpgi per costituirsi dopo essere stato individuato dal pm Gaetano Ruta della Procura di Milano,  come “parte offesa” nell’inchiesta per quei 7,6 milioni di euro dall’ente di previdenza alla finanziaria dei fratelli Magnoni.

Come racconta anche il Fatto Quotidiano, secondo l’accusa Camporese avrebbe ricevuto 200mila euro “a titolo di remunerazione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio“. Nell’ambito dell’inchiesta sulla distrazione milionaria di fondi della holding dei Magnoni, eranno finite sotto la lente d’ingrandimento della Procura e del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza anche le operazioni sul Fip il Fondo immobili pubblici attraverso le quali Camporese avrebbe “consentito” a Sopafdi realizzare una plusvalenza (…) pari ad euro 7.600.000″ attraverso la società di gestione del risparmio Adenium.

In particolare l’ex presidente dell’ INPGI  Camporese e l’ex amministratore di Adenium,  Andrea Toschi, (fratello dell’incolpevole ed ignaro Generale Giorgio Toschi, attuale vice comandante generale della Guardia di Finanza) , secondo il pm, “si accordavano tra loro per trasferire risorse finanziarie a favore di Camporese dell’importo di almeno 200mila euro a titolo di remunerazione (…) in particolare per gli investimenti che Camporese aveva veicolato quale presidente Inpgi su Adenium Sgr, nonché su canali di comunicazione e contatti che aveva offerto a Toschi per la propria attività”.

Toschi, secondo l’accusa, nel 2011 e nel 2012 avrebbe quindi “accordato” a Camporesela somma di 25mila euro l’anno” attraverso un incarico nel comitato consultivo di Adenium. Altri 145.550 euro sarebbero transitati nel 2013 su un conto corrente aperto per Camporese presso la sede di Lugano della Bsi.

Ecco il rinvio a giudizio per Camporese (scarica il PDF)   Caso Sopaf_rinvio a giudizio

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