Carabiniere ucciso a Roma . Il gip convalida i due fermi degli americani

Carabiniere ucciso a Roma . Il gip convalida i due fermi degli americani

I due giovani americani sono accusati di omicidio in concorso del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Nella loro stanza di hotel trovato il coltello di notevoli dimensioni, sporco di sangue, nascosto dietro a un pannello del soffitto, e i vestiti indossati durante l’aggressione. Uno dei due americani ha ammesso le proprie responsabilità affermando di essere lui l’autore materiale dell’accoltellamento.

I due giovani americani fermati per l’omicidio

ROMA – Restano in carcere Elder Finnegan Lee  di 19 anni  e Christian Gabriel Natale Hjort di 18 anni, i due cittadini americani, entrambi californiani , in vacanza a Rom,  accusati  per l’uccisione del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega nella notte tra giovedì e venerdì. Il gip di Roma Chiara Gallo di indiziato di delitto per tentata estorsione e omicidio aggravato in concorso ha infatti convalidato il fermo di indiziato di delitto per tentata estorsione e omicidio aggravato in concorso  per l’uccisione del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega nella notte tra giovedì e venerdì.  così come sollecitato dalla Procura le cui indagini vengono coordinate dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e dal pm Sabina Calabretta. I due americani rispondono delle accuse di “concorso in omicidio” e “tentata estorsione” sono stati associati alla casa circondariale di Regina Coeli a Roma.

Durante l’interrogatorio di convalida del fermo davanti al gip Gallo, Finnegan Lee si è avvalso della facoltà di non rispondere e Natale Hjorth si è rimesso a quanto dichiarato a verbale, rimanendo anche lui in silenzio. “Per rispetto del militare è meglio non parlare“, ha detto fuori dal carcere di “Regina Coeli” il suo difensore, Francesco Codini. Secondo la ricostruzione della Procura, dopo aver stabilito un appuntamento in zona Prati per la riconsegna dello zainetto rubato, “raggiunto il luogo concordato e avvicinatisi i due carabinieri Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale in borghese allertati dal Brugiatelli, nonostante i due militari si fossero qualificati come appartenenti all’Arma dei Carabinieri, dapprima ingaggiavano una colluttazione rispettivamente il Cerciello con Elder e il Varriale Andrea con Natale Hjorth“. Dopodiché Elder – si legge ancora nel decreto – colpiva con “numerosi fendenti il Cerciello ferendolo in zone vitali” tanto che a seguito dei fendenti inferti “il carabiniere Cerciello decedeva presso il pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito“. Dopo l’aggressione entrambi i responsabili scappavano “incuranti delle condizioni del Cerciello, esanime” e rientravano nel loro hotel a poche decine di metri dal luogo dell’ assassinio.

Secondo la procura artefice dell’accordo estorsivo con la vittima del furto del borsello, “in termini di partecipazione al colloquio telefonico“, come scrivono anche il pm Calabretta e il procuratore aggiunto D’Elia nel decreto di fermo, è Christian Gabriel Natale Hjort, “l’unico dei due in grado di comprendere la lingua italiana“. Usciti dall’hotel  Visconti Le Meridien in Prati per raggiungere il luogo deciso per lo scambio, i due americani si trovano davanti non il ragazzo dal quale pretendevano soldi e droga, ma i due militari in borghese, Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale. “A questo punto, le versioni dei due sono parzialmente coincidenti in quanto il Natale ammette che il carabiniere che gli si è avvicinato si è qualificato, benché non fosse in divisa, mentre Elder nega la circostanza o comunque si nasconde dietro la propria difficoltà di comprendere la lingua italiana“.

Il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e la pm Sabina Calabretta lasciano la sede del nucleo investigativo di via in Selci a Roma

Anche sull’occultamento dell’arma i due americani forniscono versioniassolutamente contrapposte, accusandosi reciprocamente“. Il coltello è stato trovato nella stanza dell’hotel, riconosciuta da Elder come propria “e l’ha indicata come arma del delitto” e comunque difficilmente non notata dall’amico che però ha negato la circostanza. Fondamentali le testimonianza del portiere dell’hotel Roberto Altezza e del facchino in servizio di notte Biagio Di Paola che ha descritto “l’abbigliamento di uno dei ragazzi e il passo veloce con il quale è entrato nell’albergo“.

La versione di una chiamata al 112 non trova conferme nel decreto di fermo e resta in piedi l’ipotesi che l’uomo si sia rivolto di persona a una pattuglia in zona. Piazza Mastai è di competenza della Caserma Carabinieri Monteverde, il luogo dello scambio è a poche decine di metri dalla Stazione Carabinieri San Pietro, ma per il recupero della refurtiva si attivano Cerciello e il collega Varriale della caserma Farnese. Forse perché sono la pattuglia in borghese più a tiro, forse perché il doppio ruolo di Brugiatelli va protetto.

Sergio Brugiatelli, 47 anni, residente a Roma in una modesta casa al Portuense, con piccoli precedenti per reati contro il patrimonio e vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, avrebbe spiegato agli investigatori parte delle incongruenze che lo riguardano nell’ambito dell’inchiesta sull’uccisione del vicebrigadiere Cerciello Rega in via Pietro Cossa. L’uomo al momento non è indagato e neppure agli arresti domiciliari, malgrado ieri si fosse diffusa questa voce. Ma dal quartiere Prati, il luogo del delitto, bisogna spostarsi di quasi 3 chilometri (più di mezz’ora a piedi) e arrivare a Trastevere in piazza Mastai.

É qui che una telecamera di sorveglianza inquadra la sera del 25 Brugiatelli, con la sua bicicletta e lo zainetto nero sulle spalle, che entra in scena precedendo di qualche passo i due americani. L’uomo gira in bicicletta fra le piazze della “movida” romana e conosce bene gli spacciatori locali. Nelle immagini del video lo si vede chiedere qualcosa a un barbone che riposa su una panchina, il quale gli indica un punto. Dev’essere lì che si trova il pusher da cui i due statunitensi vorrebbero acquistare il grammo di cocaina.

 I Carabinieri gli hanno estorto la verità chiamandolo più volte in causa, nel tentativo di smuovere in lui i sensi di colpa, fin quando non ha ammesso di aver dichiarato fossero maghrebini, i due americani, perché lui già li conosceva. E soprattutto li temeva. Ben consapevole di avergli “tirato il pacco”, vendendogli aspirina spacciata per cocaina. È il “pacco” di cui parla Brugiatelli: al posto della cocaina, il pusher cede loro aspirina. Quando i due americani  Hjorth e Lee, se ne rendono conto, il pusher è già sparito ed allora decidono di “punire” Brugiatelli.

Elder Finnegan Lee , il vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega e Christian Gabriel Natale Hjort

Dai primi risultati della autopsia svolta sul corpo del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega è emerso che una forte emorragia causata dalle 8 coltellate inferte da Elder Finnegan Lee ha provocato la morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega  , il 19enne americano che ha confessato di essere l’autore dell’aggressione con il coltello. Il giovane, fra l’altro, fa uso di psicofarmaci. Nella stanza di albergo dove alloggiava insieme all’altro fermato gli inquirenti hanno rinvenuto un flacone di Xanax, un potente ansiolitico.

Come si legge nel decreto, non solo Natale non può non aver visto l’arma (come ha sostenuto nell’interrogatorio ) date le sue dimensioni, ma “ha fornito un decisivo contributo alla causazione dell’evento morte quantomeno perché ha bloccato l’intervento del Varriale (il carabiniere collega di Cerciello, ndr) in aiuto del compagno“.

“Siamo scioccati. Esprimiamo le più profonde condoglianze alla famiglia del brigadiere Cerciello Rega“, dichiara la famiglia di Finnegan Lee Elder in un comunicato pubblicato da Abc. “Non abbiamo informazioni indipendenti sull’accaduto, non siamo stati in grado di avere comunicazioni con nostro figlio. Chiediamo il rispetto della nostra privacy durante questo momento difficile. I nostri pensieri vanno a coloro che sono stati colpiti da questa tragedia”.

 

Finnegan Lee Elder è nato a San Francisco (California, USA) nel 2000 e si è diplomato alla Tamalpais High School nel 2018, insieme a Natale Hjorth. Per un breve periodo – lo riferisce l’Abc – ha frequentato la scuola “Sacred Heart Cathedral Preparatory” di San Francisco, dove ha giocato a football. La scuola Sacred Hearth è un istituto cattolico, con una retta annuale di 21.250 dollari.

Nella stanza dell’ Hotel Le Meridien Visconti dove alloggiavano i due ragazzi americani sono stati ritrovati un coltello di notevoli dimensioni, sporco di sangue, nascosto dietro a un pannello del soffitto, e i vestiti indossati durante l’aggressione. Uno dei due americani ha ammesso le proprie responsabilità affermando di essere lui l’autore materiale dell’accoltellamento.

I Carabinieri presidiano il luogo dove è stato ucciso il Vice Brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega 

I due giovani erano in cerca di droga a Trastevere ma la sostanza (spacciata dai pusher per cocaina) acquistata in realtà era semplice aspirina: dopo essersi resi conto di essere stati ingannati hanno rubato la borsa del pusher che conteneva il suo cellulare. L’uomo ha quindi contattato i due chiamando il suo numero di telefono per avere indietro la borsa. Il pusher avrebbe poi chiamato il 112 per comunicare che era stato scippato e che si era accordato con i due americani per la restituzione della borsa. A questo punto, all’orario stabilito, i due carabinieri in borghese si sono recati in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati, una zona centrale piena di studi di avvocati e famiglie borghesi. Lì hanno incontrato i due ragazzi con i quali è scoppiata una violenta colluttazione durante la quale il vicebrigadiere è stato colpito con otto coltellate.

Elder soffre di attacchi di panico e per gestirli fa uso dello psicofarmaco Xanax. Inoltre i due avevano bevuto e probabilmente assunto droghe. Nondimeno, la procura parla di “reazione del tutto spropositata” quando il ragazzo con la chioma mechata viola estrae il coltello e si scaglia con otto colpi sul brigadiere Cerciello Rega , accanendosi fin quando non l’ha sopraffatto. Nell’altro corpo a corpo l’amico cerca di divincolarsi da Varriale, che molla la presa solo quando vede Cerciello a terra in una pozza di sangue. Non estrae l’arma e cerca di salvarlo. Un tentativo vano. Come la fuga dei due, che vengono bloccati da altri carabinieri in tempi rapidi nell’albergo lì vicin a poche decine di metri, con le valigie già pronte sul letto, probabilmente per scappare via da Roma e dall’ Italia.

A sx il carabiniere ferito, lascia il nucleo investigativo di via in Selci a Roma

“Quando ho sentito Mario urlare ho lasciato quell’uomo e ho provato a salvarlo, perdeva molto sangue”. E’ quanto avrebbe raccontato ai magistrati il collega del vicebrigadiere. “Non pensavo fosse un carabiniere, avevo paura di essere nuovamente ingannato“, ha dichiarato Elder Finnegan Lee, il cittadino americano che ha confessato di essere l’autore materiale dell’omicidio.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato su Facebook. “Sperando che l’assassino del nostro povero Carabiniere non esca più di galera, ricordo ai buonisti che negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte. Non dico di arrivare a tanto, ma al carcere a vita (lavorando ovviamente) questo sì!“.

La camera ardente del vice brigadiere dell’ Arma sarà oggi, dalle 16 alle 20.30 nella cappella di piazza Monte di Pietà, a pochi passi dalla caserma dei Carabinieri di piazza Farnese dove da anni il militare prestava servizio. I funerali saranno celebrati lunedì 29 luglio alle 12 a Somma Vesuviana, nella chiesa di Santa Croce in via Santa Maria del Pozzo 114, la stessa dove un mese e mezzo fa il Carabiniere si era sposato. “Spero marciscano in galera per sempre e chiedo alle autorità giudiziarie di essere quanto più intransigenti possibile con questi individui che hanno ucciso un giovane d’oro“, ha detto Salvatore Di Sarno sindaco di Somma Vesuviana .

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