Blitz antidroga della Finanza: smantellato un pericoloso clan della Sacra Corona Unita

Blitz antidroga della Finanza: smantellato un pericoloso clan della Sacra Corona Unita

Una vera e propria associazione a delinquere di “stampo mafioso” – come affermato anche nel provvedimento emesso dal G.I.P. – dotata di una struttura gerarchica e ramificata, che ha consentito alla famiglia di Monteroni di assumere il controllo totale delle attività delinquenziali nell’ambito del territorio di propria influenza

ROMA – I militari del Comando provinciale di Lecce della Guardia di Finanza guidato dal Comandante  Col. Luigi Carbone, in collaborazione con i colleghi dello S.C.I.C.O. di Roma il  Servizio centrale investigazione criminalità organizzata delle fiamme gialle , sotto il coordinamento del  procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, sin dall’alba di questa mattina hanno dato corso ad una vasta operazione antimafia nel Salento, denominata “Battleship”, contro la Sacra Corona Unita  fra Monteroni e Leverano, Copertino, Porto Cesareo e sud Salento eseguendo 14 ordinanze di custodia cautelare  emessi dal Gip dr. Carlo Cazzella del Tribunale di Lecce,  nei confronti delle nuove “leve” del clan Tornese, aderenti alla Sacra Corona Unita,  gravati dall’ accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso ed associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio di droga. Al vertice dell’organizzazione mafiosa sarebbe Sandro Caracciolo, detto “frasola”, fratello della moglie di Mario Tornese, storico “boss del clan” di Monteroni.

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L’indagine, brillantemente condotta dal Nucleo Polizia Tributaria GICO di Lecce, prende avvio dalla localizzazione satellitare di un gommone ormeggiato nel porticciolo di Torre San Giovanni, a Marina di Ugento, direttosi in Albania e rapidamente rientrato sulle coste salentine con a bordo due soggetti. Lo sbarco clandestino evidenziava il trasporto di un grosso carico trasferito con dei borsoni su tre furgoni in attesa sulla riva. Col tempo grazie ad efficaci attività investigative delle Fiamme Gialle si accertava un vasto traffico di droga in un contesto associativo, con ramificazioni che si estendevano ai rapporti con un clan mafioso da tempo attivo in Monteroni e zone limitrofe, riconducibile ai coniugi Caracciolo Alessandro e Montenegro Maria Antonietta.

Una vera e propria associazione a delinquere di “stampo mafioso” – come affermato anche nel provvedimento emesso dal G.I.P. – dotata di una struttura gerarchica e ramificata, che ha consentito alla famiglia di Monteroni di assumere il controllo totale delle attività delinquenziali nell’ambito del territorio di propria influenza, riscuotendo il c.d. “punto” sugli introiti delle attività criminali (ossia una percentuale su tutte le attività delittuose di rilievo compiute sul territorio, in misura non inferiore al 20%), imponendo – tra l’altro – servizi di guardiania in occasione di pubblici spettacoli, commettendo delitti contro il patrimonio (estorsioni e furti), assumendo condotte minacciose e/o violente al fine di realizzare profitti e vantaggi ingiusti, parte dei quali destinati al sostentamento degli affiliati detenuti e dei loro familiari e col preciso scopo di affermare e conservare il proprio controllo mafioso sul quella porzione di Salento ritenuta di propria pertinenza (Monteroni, Leverano, Copertino, Porto Cesareo e sud Salento).

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La prova del marcato ed ampio consenso sociale mafioso affermato sul territorio salentino è dato dalle ripetute richieste rivolte ai vertici dell’organizzazione per dirimere le più disparate controversie private o per tornare in possesso di beni o merci precedentemente rubati. L’operazione “Battleship” ha, inoltre, dimostrato ancora una volta – come in altri contesti mafiosi nazionali – il decisivo ruolo chiave delle donne del “clan”, non solo in grado di impartire ordini e dirigere le operazioni, ma anche in grado di farsi esse stesse protagoniste di minacce ed intimidazioni per imporre la “forza” e la “presenza” della famiglia verso coloro i quali si fossero rivelati riluttanti ad accettare l’egemonia criminale dei “Caracciolo – Montenegro” nel Sud Salento.

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Le indagini dei finanzieri durate circa due anni, hanno ricostruito l’operatività criminale del gruppo facente capo ad Alessandro Caracciolo ed alla moglie Maria Montenegro  entrambi di Monteroni (Lecce), inizialmente affiliati al famigerato clan ‘Tornese’ dal quale, poi, si sono gradualmente svincolati, avviando una crescente conflittualità per assicurarsi il controllo del territorio.

 

Colpita anche un’altra famiglia della Sacra Corona Unita, quella dei Conte operante a Leverano (Lecce)  già coinvolta nel furto di armi scoperto tempo addietro dalla Forestale a San Cataldo, Marina di Lecce. Complessivamente Sono 41,  le persone denunciate dal Gico della Guardia di Finanza di Lecce nel corso dell’operazione.  Quattro persone sono state arrestate in flagranza di reato per traffico di stupefacenti,  e sequestrati 1,208 chili di marijuana, 150 grammi di eroina e 40,45 grammi di cocaina.

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Custodia in carcere per:

Alessandro Caracciolo,57 anni, di Monteroni; Angelo Calcagnile, 44 anni, di Leverano; Mirco Burroni, 36 anni, di Lequile; Simona Caracciolo, 28 anni, di Monteroni; Salvatore Conte, 50 anni, di Leverano; Antonio Cordella, 33 anni, di Leverano; Piergiorgio De Donno, 33 anni, di Porto Cesareo; Alessandro Iacono, 36 anni, di Leverano; Massimiliano Lorenzo, 43 anni, di Monteroni; Maria Antonietta Montenegro, 50 anni, di Monteroni; Cristian Nestola, 34 anni, di Leverano; Andrea Quarta,37 anni,di Leverano; Michele Ricchello, 44 anni, di Alliste.

Custodia ai domiciliari per:
Andrea Ricchello, 30 anni, di Monteroni.

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