Amici e parenti invitati a Bruxelles del M5S a spese dei contribuenti. Tutto regolare…?

Amici e parenti invitati a Bruxelles del M5S a spese dei contribuenti. Tutto regolare…?

Ogni deputato europeo può invitare 110 persone. Una “grillina” ne avrebbe già ospitate 50. Nessuno degli europarlamentari del M5S ha motivato i propri inviti. Alla faccia della trasparenza…

Il Movimento 5 Stelle da sempre si dichiara contro la “casta” e le sperpero del denaro dei contribuenti. Ma quando i soldi sono dell’Unione europea cambiano idea…!  È stato il Fatto Quotidiano sotto la direzione dell’ottimo collega ed amico Antonio Padellaro, prima che lo sostituisse il simpatizzante “grillino” Marco Travaglio, a  scoprire e rivelare che più di qualcuno degli europarlamentari del Movimento 5 Stelle è solito invitare amici, parenti e conoscenti, tutti completamente ospiti ed  a spese dei contribuenti.

Ogni anno Bruxelles consente ad ogni parlamentare europeo di invitare 110 persone senza pagare. Il viaggio aereo e l’albergo sono infatti pagati con i soldi dai contribuenti. “In teoria – si legge sul giornale diretto da Antonio Padellaro – dovrebbero essere scolaresche nell’ottica di far conoscere il Parlamento europeo, ma sugli aerei ci finiscono amici, amici degli amici, parenti e amanti“. “Di scolaresche neanche l’ombra“, conclude il quotidiano romano.

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Uno dei casi citati è quello dell’europarlamentare grillina Daniela Aiuto, che avrebbe già fatto viaggiare cinquanta persone senza neanche l’ombra di una classe di studenti. Tra gli invitati dell’ Aiuto incredibilmente risulta anche  Filippo Paolini l’ex sindaco del Pdl di Lanciano , condannato dalla Corte d’Appello de L’Aquila per falso ideologico. “È vero, sono andato – ha confermato Paolini -. Ma non sono più sindaco da tre anni né tesserato del Pdl. Ho votato Daniela insieme a tutta la mia famiglia. La conosco per motivi personali, in quanto sono l’avvocato del suocero“.

L’eurodeputata grillina si è difesa sostenendo di aver invitato “rappresentanze dell’imprenditoria locale, dei professionisti, dei cittadini comuni e, naturalmente, degli attivisti“. Il dato di fatto è che l’unico parlamentare grillino ad aver pubblicato i nomi e le motivazioni degli inviti a Bruxelles è Laura Ferrara. Tutti gli altri, nulla. Alla faccia della battaglia sulla trasparenza !

Schermata 2016-01-06 alle 23.33.01Chissà se l’eurodeputata “grillina” tarantina Rosa D’ Amato avrà la cortesia e trasparenza di pubblicare l’elenco dei suoi ospiti. Anche nel suo sito (vedi QUI) non c’è nessuna traccia. Nel frattempo la D’ Amato con i suoi sodali attivisti grillini dipendenti dell’ ILVA hanno denunciato l’azienda siderurgica in amministrazione straordinaria, per una questione di privacy. A proposito sapete chi è il loro legale ? L’ avvocato Ylenya Lucaselli, candidatasi nelle liste dell’ UDC alle Comunali del 2005 con Rossana Di Bello candidata Sindaco (per Forza Italia), e successivamente si è candidata alla Provincia 2009 con Gianni Florido Presidente. Della serie a volte ritornano….

Schermata 2016-01-07 alle 14.28.00Noi nel frattempo vi ricordiamo alcune “cose” sui parlamentari selezionati, candidati ed eletti a Taranto dal Movimento 5 Stelle in Italia ed in Europa. Sono i profili autobiografici, pubblicati sul sito del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni amministrative per il Comune di Taranto, dove nessuno dei tre venne eletto. Il record è però della Labriola: una sola preferenza, cioè un solo voto ! Ma che le bastò per essere candidata ed eletta, (ma senza le preferenze al candidato ) alla Camera dei Deputati !

PARLAMENTO ITALIANO

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PARLAMENTO EUROPEO

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Ecco a chi hanno affidato il voto i “grillini” tarantini. Competenze  ? Inesistenti. Tre illustri ex-“disoccupati” che ora incassano 20mila euro al mese in Italia, ed oltre 25 mila in Europa !

Abbiamo dato un’occhiata a due siti europei, per valutare l’attività dell’eurodeputata D’Amato, utilizzando Mep Ranking (vedi QUI) , una delle due classifiche di produttività redatte da altrettante società britanniche grazie al generoso finanziamento della stessa Eurocamera: 300 mila euro all’anno per fare “le pulci” alle attività degli eurodeputati. Un’attività a dir poco mediocre.

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A guidare il Mep Ranking è il liberaldemocratico croato Ivan Jakovcic, primo con 591 punti, frutto di una somma statistica tra il numero degli interventi in aula, comprese le dichiarazioni di voto, la quantità di rapporti firmati come titolare e come relatore ombra (ossia il relatore per il proprio gruppo politico), la cifra delle risoluzioni proposte e quella delle dichiarazioni scritte.

Dietro il croato, il podio è tutto azzurro, appannaggio proprio dei nostri due litiganti: il casertano Caputo a quota 555 si gioca l’argento con la bassanese Bizzotto, distanziata di 30 punti. E poi ancora tanta Italia nella top ten: i grillini Ignazio Corrao, Marco Valli e Fabio Massimo Castaldo si piazzano quinto, settimo e nono. Non pervenuta la “tarantina” Rosa D’ Amato ! Cinque italiani nei primi 10 e subito fuori ecco Barbara Matera, Forza Italia, 12esima, Giovanni La Via, Ncd, due gradini più sotto e quindi a seguire Lara Comi e Aldo Patriciello, altri due di Forza Italia, quindicesima e sedicesimo. In totale nove nei primi venti, meglio della valanga azzurra di Thoeni e Gros.

Tutto cioò dire che lavoriamo e ci facciamo sentire a Strasburgo più dei tedeschi ? Guardando alle cifre ci sarebbe di che sfatare il mito dell’italiano fannullone, se non fosse che la rosea classifica di alcuni dei nostri rappresentanti – alcuni, assolutamente non tutti – nasconde altri miti italici, legati alla furbizia.

Andiamo per specialità. Patriciello, Forza Italia, va forte nelle dichiarazioni di voto, tanto forte che giustifica anche voti a cui non ha partecipato. In questo spicchio di legislatura – gli eurodeputati sono stati eletti giusto un anno fa e sono arrivati a Strasburgo nel luglio 2014 – per 28 volte Patriciello ha spiegato il perché del suo (quasi mai del suo No) su voti realizzati in plenaria in cui non era fisicamente presente, quindi non poteva votare. Per altre 7 volte era a Strasburgo, ma aveva altro da fare, niente voto nemmeno in questi casi, ma poco importa, una dichiarazione non si nega a nessuno. Andando poi alla sostanza delle sue dichiarazioni di voto, sono praticamente tutte uguali: riprende due o tre paragrafi del testo della risoluzione votata e quindi alla fine aggiunge “per tali ragioni ho espresso il mio voto favorevole”.

Schermata 2016-01-07 alle 00.34.02La Bizzotto è invece è la indiscussa numero 1 nella categoria proposte di risoluzione: ne ha presentate 181, ad un ritmo di oltre una ogni due giorni, dalla tutela del Prosecco al finanziamento del terrorismo islamico, dall’estrazione di idrocarburi in Croazia al cyberbullismo in Italia. Temi differenti ma una sola struttura: un paio di considerando e un invito alla Commissione Ue a studiare il caso. Poco lavoro, tanto nessuna di queste proposte di risoluzione ha mai visto la luce, cioè è mai stata sottoposta al voto del Parlamento, né ha speranze di vederla visto che i deputati della Lega sono marginalizzati nel gruppo dei Non Iscritti.

Anche se non vanno da nessuna parte queste risoluzioni quasi in fotocopia, se non fosse per l’argomento, fanno comunque punteggio, eccome. Su questo terreno il suo avversario Caputo, che eccelle nelle dichiarazioni di voto e nel numero degli interventi in aula, è facilitato dall’appartenenza al gruppo S&D, il secondo dell’emiciclo. Delle 101 risoluzioni che ha firmato si tratta nella quasi totalità di risoluzioni presentate da altri membri del suo gruppo o di risoluzioni comuni realizzati con altri gruppi e da lui sottoscritte. Una firma e via che il punteggio sale.

Come sale con le interrogazioni parlamentari, e qui si apre il capitolo forse più scabroso dell’iperattività di molti eurodeputati. La Bizzotto ne ha depositate 303, quasi una al giorno, seconda solo alla maltese Marlene Mizzi, imbattibile a quota 376. Altri, come Lara Comi, ferma a 171, vanno a ondate, lei ne ha firmate 92 nella stessa giornata, il 31 marzo.

Dalla Commissione fanno notare che dall’inizio dal primo gennaio al 31 maggio sono piovute 7.773 interrogazioni, se si mantiene il trend dei primi 5 mesi del 2015, per fine anno si arriverà alla cifra astronomica di oltre 18.500. Ognuna va registrata e classificata, quindi inviata alla Commissione, lì ad occuparsene è un unità di otto persone, che le valuta e le smista alla Direzione o alle Direzioni Generali competenti. Una volta ricevute le risposte, vengono assemblate, tradotte, classificate e rinviate al Parlamento, il tutto per un costo medio, come si evince dalla relazione del rapporto sul bilancio 2015 della Ue, “di 1.200-1.500 euro per interrogazione”. Facendo i conti la Bizzotto ha già fatto spendere ai contribuenti Ue tra i 360 ed i 450 mila euro. Se nel 2015 si supererà quota 18.500 interrogazioni totali, l’esborso complessivo sarà di oltre 22 milioni di euro.

Il problema è che in grandissima parte queste interrogazioni non hanno base giuridica, in sostanza non servono a nulla, se non a fare, ancora una volta, punteggio. Nella scorsa legislatura un deputato portoghese ne aveva inviate di colpo 175, la domanda era sempre la stessa: “qual è la relazione commerciale tra la Ue e” e poi di seguito una domanda per ogni paese dell’Onu, avendo almeno l’accortezza di escludere i 28 dell’Europa Unita. Una mole di lavoro impressionante per i servizi della Commissione e il tutto, spesso, per partorire il nulla, non c’è base legale, o informazioni di scarso interesse politico. Ma una mole che permette di dire a chi firma l’interrogazione di essere al top della produttività del Parlamento. Senza in realtà fare nulla !

Per i tre grillini Corrao, Valli e Castaldo che li seguono in classifica, il discorso è diverso. Al di là di una certa tendenza all’interrogazione facile, il risultato è dovuto al fatto che fanno parte nel gruppo, l’Efdd, che sono praticamente gli unici a lavorare, visto che gli euroscettici britannici del Ukip si vedono bene dal fare alcunché. Interventi in aula, rapporti, come relatori o relatori ombra, interventi e risoluzioni sono quindi un prodotto da classifica. “Ma anche per noi si sente il bisogno di essere in una buona posizione nel Mep Ranking”, ammette un eurodeputato grillino mentre sullo smartphone controlla la sua posizione nella classifica per nazione, “anche perché pure io prima di arrivare qui guardavo alla produttività dei deputati. Il problema è che questa classifica è puramente quantitativa, non dice nulla sulla qualità e l’importanza del lavoro che stai facendo”. Ma lo stipendio lo portano a casa lo stesso.

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