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12 Settembre 2026 14:14

Vittorio Sgarbi assolto dalla Corte dei Conti per le consulenze

"Nessun danno allo Stato" sulle 121 prestazioni (per cui si dimise da sottosegretario). La magistratura contabile respinge la richiesta di oltre 200mila euro della Procura: le attività contestate a Sgarbi non hanno prodotto un danno erariale. La sentenza arriva dopo le dimissioni dal governo nel febbraio 2024

Vittorio Sgarbi è stato assolto dalla Corte dei Conti nel procedimento relativo alle 121 prestazioni professionali svolte mentre ricopreva la carica di sottosegretario alla Cultura. La magistratura contabile ha respinto la richiesta della Procura, che chiedeva al critico d’arte di risarcire al ministero della Cultura oltre 200mila euro, stabilendo che non è stato dimostrato alcun danno erariale. Il pronunciamento della Corte dei Conti arriva a oltre due anni dalle dimissioni di Sgarbi da sottosegretario alla Cultura. Nel 2024 le attività extrapolitiche e i compensi percepiti durante il mandato avevano provocato un caso politico e istituzionale che aveva contribuito alla sua uscita dal governo.

La vicenda riguarda le numerose conferenze, lezioni e altri interventi professionali effettuati da Sgarbi durante il periodo in cui ricopriva l’incarico di sottosegretario nel governo guidato da Giorgia Meloni. Attività erano finite al centro delle contestazioni sulla compatibilità tra l’attività professionale del critico d’arte e il suo ruolo istituzionale e avevano contribuito alle polemiche che portarono alle sue dimissioni spontanee nel febbraio 2024.

Il procedimento instaurato dinanzi alla Corte dei Conti nasceva dall’ipotesi che le attività svolte parallelamente all’incarico di sottosegretario fossero incompatibili con le funzioni pubbliche ricoperte da Sgarbi e potessero avere determinato un danno per lo Stato. La Procura contabile aveva esaminato fatture, contratti e incarichi relativi alle prestazioni effettuate attraverso società collegate al critico d’arte, sostenendo che quelle attività potessero interferire con l’imparzialità e l’efficienza della funzione pubblica. La Corte, però, non ha ritenuto provata questa ricostruzione sotto il profilo del danno erariale, in quanto secondo i giudici, Sgarbi nelle conferenze e negli interventi contestati si sarebbe occupato prevalentemente di storia antica, materia considerata estranea alle deleghe che gli erano state assegnate al ministero.

La sentenza sottolinea inoltre che in quelle attività erano coinvolti diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. È questo il punto essenziale della decisione. Per la Corte dei Conti non è stata provata una condotta illecita che abbia prodotto un danno alle casse pubbliche. Non sarebbe stato dimostrato neppure che Sgarbi fosse consapevole che le proprie attività professionali potessero ostacolare l’esercizio delle sue funzioni istituzionali o rendere indebita la percezione dell’indennità prevista per il sottosegretario.

I giudici hanno inoltre considerato il fatto che Sgarbi, nello stesso periodo, avesse documentato lo svolgimento di un numero molto elevato di attività pubbliche legate al suo incarico istituzionale. Un elemento che, secondo la sentenza, non sarebbe stato smentito dall’accusa. La conseguenza è stata il rigetto della richiesta risarcitoria e, inoltre, la condanna del ministero della Cultura al pagamento di 3.500 euro di spese di giudizio a favore di Sgarbi.

La decisione della magistratura contabile interviene dunque su uno degli aspetti di quella vicenda: sul piano del danno erariale, le accuse non sono state dimostrate. e stabilisce che, per quanto riguarda le 121 prestazioni esaminate dalla Corte dei Conti, non è stato provato un danno alle casse dello Stato.

Vittorio Sgarbi ha accolto la sentenza come una rivincita dopo le polemiche che avevano accompagnato la sua esperienza al governo: “Sono felice che la verità si sia affermata. Da qualche parte c’è un giudice che vede le cose come sono”.


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