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18 Agosto 2022 17:54
18 Agosto 2022 17:54

Undici sindaci scrivono lettera a Draghi: “Vada avanti” 

I primi cittadini: "Servono stabilità, certezze e coerenza. Per questo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune"

Con incredulità e preoccupazione assistiamo alla conclamazione della crisi di Governo generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza. Le nostre città, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso ad uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serieta‘”. È quanto si legge nella lettera che undici sindaci , uno schieramento che comprende primi cittadini eletti sia nel centrosinistra che nel centrodestra hanno inviato al premier Draghi. Un elenco che si è allungato nel corso di giornata fino a comprendere una quarantina di sindaci.

Questi i sindaci che l’ hanno firmata: Luigi Brugnaro (Venezia), Marco Bucci (Genova), Antonio Decaro (Bari e presidente Anci), Michele De Pascale (Ravenna e presidente Upi), Giorgio Gori (Bergamo), Roberto Gualtieri (Roma), Stefano Lo Russo (Torino), Dario Nardella (Firenze e coordinatore citta’ metropolitane), Maurizio Rasero (Asti), Matteo Ricci (Pesaro e presidente Ali) e Beppe Sala (Milano).

Il Presidente Mario Draghi ha rappresentato fino ad ora in modo autorevole il nostro Paese nel consesso internazionale e ancora una volta ha dimostrato dignità e statura, politica e istituzionale. Draghi ha scelto con coraggio e rigore di non accontentarsi della fiducia numerica ottenuta in aula ma di esigere la sincera e leale fiducia politica di tutti i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizio – continua la lettera – Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo“.

“Allo stesso modo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento – prosegue la lettera scritta dai sindaci – che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune e di anteporre l’interesse del Paese ai propri problemi interni. Queste forze, nel reciproco rispetto, hanno il dovere di portare in fondo il lavoro iniziato in un momento cruciale per la vita delle famiglie e delle imprese italiane. Se non dovessero farlo si prenderebbero una responsabilita’ storica davanti all’Italia e all’Europa e davanti alle future generazioni. Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilita’, certezze e coerenza per continuare la trasformazione delle nostre citta’ perche’ senza la rinascita di queste non rinascera’ neanche l’Italia“.  

 Ai sindaci potrebbero aggiungersi i governatori delle Regioni. A loro si sono uniti immediatamente dopo i medici, i farmacisti, gli infermieri, le associazioni di categoria, organizzazioni locali in un elenco che si allunga con il passare delle ore. Tutti si uniscono nel “coro” trasversale nazionale che chiede a Mario Draghi di non dimettersi. . C’è anche un appello congiunto dei rappresentanti delle “professioni sanitarie” (medici, infermieri, farmacisti): “Non è il tempo di una crisi al buio. A nome delle donne e degli uomini delle professioni sanitarie e sociosanitarie rivolgiamo un accorato appello all’unità ed alla responsabilità al presidente Draghi, al ministro Speranza, a tutte le forze politiche e sociali, ad ogni singolo rappresentante delle istituzioni: non interrompiamo la stagione delle riforme e degli investimenti“.

Confindustria Puglia si è mossa autonomamente con parole che riecheggiano quelle di altre parti sociali ed economiche: “L’Italia non può restare senza una guida autorevole e sicura in un momento storico come quello che stiamo vivendo. Per questo chiediamo al Presidente del Consiglio Mario Draghi di restare in carica e un atto di responsabilità da parte delle forze politiche presenti in Parlamento affinché, senza indugi e trattative, esprimano la loro fiducia all’Esecutivo permettendogli di continuare a lavorare sui tanti dossier aperti». Richiami analoghi sono stati sottoscritti dal presidente di Confindustria Romagna Roberto Bozzi e da quello di Assolombarda Alessandro Spada. In serata al lunghissimo elenco si è unita anche la Federterme: “La situazione attuale con provvedimenti in itinere, crisi economia e una guerra in atto, devono imporre una serissima riflessione tra la scelta di portare avanti meri giochi di potere e invece costruire un serio processo di ripartenza del Paese“.

Qual’ è il “sentiment” del web associato ai protagonisti della crisi di Governo? Reputation Science ha analizzato le conversazioni Twitter delle ultime 24 ore per sondare le emozioni della Rete in riferimento alla crisi governativa messa in atto dal Movimento 5 Stelle.

Il “sentiment” associato al presidente del Consiglio dimissionario, nonostante le vicissitudini politiche, rimane per la maggior parte positivo: i commenti sulla rete sono positivi o hanno carattere informativo nel 61% dei casi. Solo quattro commenti su dieci sono invece negativi (39%). Una percentuale in calo rispetto all’ultima rilevazione di Reputation Science, che ad aprile aveva evidenziato come il 52% dei tweet sul premier Draghi avessero un sentiment negativo, complici anche gli attacchi della galassia Novax/filo Putin. Elemento che, seppur in misura minore, riemerge anche in questa analisi: tra i critici più feroci nei confronti del premier compare ancora l’account Twitter “Il Sofista”, già incontrato per le sue posizioni filo putiniane, contro il vaccino e contro il governo dell’ex Bce.

Il “sentiment” dall’esperienza governativa di Conte è sempre negativo: molti sono, infatti, gli utenti che ancora lo criticano aspramente per quanto fatto quando era Presidente del Consiglio. Una percentuale di negatività che, in seguito alla crisi di governo messa in atto proprio dal Movimento 5 Stelle, è salita fino a toccare il 74% dei tweet che lo citano.

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