Trovato l’accordo sulla riforma del Csm: giudici e pm più divisi

Trovato l’accordo sulla riforma del Csm: giudici e pm più divisi

Semaforo verde della maggioranza a una legge elettorale in due turni. Salvini invece chiede lo scioglimento, mentre la proposta sulla separazione delle carriere andrà in aula alla Camera il 29 giugno

ROMA – Il ministro di giustizia Alfonso Bonafede accelera contro gli accordi sottobanco per le nomine documentati nell’inchiesta di Perugia, l’ormai famoso “metodo Palamara“. Questa volta non ci sono stati contrasti nella maggioranza, che ha capito l’importanza di dare un segnale forte e immediato, e non a caso dopo solo due riunioni l’accordo è stato praticamente raggiunto, ed il testo finale andrà al vaglio del Consiglio dei Ministri la settimana prossima.

Le regole sulle nomine nella magistratura vanno cambiate immediatamente. E’ quanto hanno concordato Walter Verini, Andrea Giorgis, Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli (tutti del Pd), Piero Grasso e Federico Conte (entrambi di LeU) e Lucia Annibali di Italia viva riuniti nello studio di Bonafede, che ravvedono all’unanimità la massima urgenza per “ridurre la discrezionalità“, porre “uno stop alle logiche di potere” (riferito alle manovre correntizie interne) e “recuperare fiducia nella magistratura“.

Prevista una parità di genere nelle scelte per il Csm considerando che oggi metà delle toghe italiane sono donne, ed hanno diritto ad una adeguata rappresentanza quanto i loro colleghi uomini, e quindi non siano più una sparuta minoranza. Infine prevista una legge elettorale con il doppio turno, con 20 collegi che eleggeranno i futuri venti consiglieri togati del Consiglio Superiore della Magistratura , al posto dei 16 attualmente eletti.

Una prossima regola futura che purtroppo non è la separazione delle carriere chiesta dal centrodestra, riduce soltanto la possibilità di passare dalla funzione giudicante dei giudici a quella inquirente dei pubblici ministeri, e viceversa da quattro a due volte, idea proposta da Leu, che è stata accolta da tutti. Previsto anche un segnale per l’avvocatura che al momento si sente poco considerata: i singoli consigli dell’ordine in futuro esprimeranno un parere scritto sui candidati al vertice degli uffici.

Arriva un segnale forte e chiaro sulle sanzioni disciplinari, perché nella Commissione del Csm che se ne occupa i componenti aumenteranno da 4 a 6, e la sezione di dividerà in due per accelerare l’esame delle pratiche al momento troppo lungo e spesso tardivo. I consiglieri delle due sezioni che si occuperanno di disciplina e punizioni non potranno far parte delle altre commissioni, in particolare quelle degli iicarichi direttivi, cioè le nomine.

L’unanimità di accordo fra i rappresentanti della maggioranza di Governo è stata sollecitate da una ragione in più per decidere rapidamente e con durezza. Quella secondo legittimo attacco di autodifesa in pochi giorni mosso da Matteo Salvini leader della Lega che insieme a Giorgia Meloni per Fratelli d’ Italia e Silvio Berlusconi per Forza Italia hanno chiesto nuovamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di sciogliere il Csm.

Matteo Salvini leader della Lega

Matteo Salvini vuole anche le dimissioni di Giovanni Legnini da commissario per il terremoto in quanto l’ex- vice presidente del Csm, già sottosegretario nel Governo guidato da Enrico Letta. Legnini compare dalle carte di Perugia nelle telefonate intercettate nell’agosto 2018 in cui concordava incredibilmente con Luca Palamara un testo di solidarietà al procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, attaccato dall’ex ministro dell’Interno Salvini, per le indagini sulla nave Diciotti.

Il Quirinale ha già fatto sapere che il Csm non si può sciogliere. mentre il forzista Enrico Costa plaude alla proposta sulla separazione delle carriere che il 29 giugno andrà in aula alla Camera. Diventerà “pesante” la stretta sulla e nomina dei capi delle Procure da coprire che questa volta verranno selezionati con un rigido criterio cronologico, e nominati di volta in volta che i ruoli devono essere coperti. Sarà proibito accorpare più nomine, con il sistema a pacchetto tanto caro alle correnti politicizzate della magistratura.

Si ritorna all’applicazione del criterio dell’anzianità e i candidati dovranno appartenere a una fascia di età omogenea. Rimane una questione ancora aperta la prossima legge elettorale per il Csm. L’ex procuratore Grasso ha avanzato una proposta “dura”: 80 collegi in Italia suddivisi, praticamente tribunale per tribunale, proprio per rispettare il voto della base contro lo strapotere attuale delle correnti. Dopodichè è previsto un doppio turno con ballottaggio, e sopratutto con la parità di genere da applicare nelle candidature, come nel voto, con la presenza di due preferenze da votare ma di diverso genere.

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