Torino. Una bravata la causa degli incidenti in piazza per la finale. Due ragazzi interrogati in questura

Torino. Una bravata la causa degli incidenti in piazza per la finale. Due ragazzi interrogati in questura

Il procuratore Armando Spataro spiega che non si procede per il reato di procurato allarme. Alcuni video ritraggono un giovane con uno zainetto che crea il fuggi fuggi dalla piazza. Uno dei sospettati si difende : “Non ho fatto nulla”.

TORINO –  Alcuni video di emittenti televisive hanno immortalato ragazzo che a petto nudo , poco dopo il terzo gol del Real Madrid, con uno zaino in spalla crea il vuoto intorno a sé compiendo un gesto privo di alcuna logica: resta fermo immobile, a petto nudo e con un vistoso zaino nero sulle spalle, in piedi, con le braccia aperte in una posizione che evoca quella di un kamikaze, sarebbe la causa che ha contribuito a scatenare il panico in piazza San Carlo tra i tifosi che guardavano la finale di Champions League fra Juventus e Real Madrid  sul maxi schermo.

nella foto a sx uno dei due ragazzi fermati

Il sostituto procuratore della repubblica di TorinoAntonio Rinuado coordina l’indagine della Digos, i cui investigatori stanno visionando in queste ore centinaia di filmati ed identificando le prime persone che possono essere utili per ricostruire ed accertare  esattamente che cosa sia successo. Due persone sono in stato di fermo in Questura da ieri mattina alle 4 venendo interrogati  a lungo dagli investigatori che propendono per un’ipotesi, che si tratterebbe di una bravata, di una follia. Solo uno dei due fermati  ha potuto lasciare in tarda serata gli uffici della Questura di Torino , accompagnato dai genitori e dalla fidanzata, il quale si difende e dice: “Io non ho fatto nulla, adesso rischio pure di perdere il posto di lavoro“.

Nel video acquisito dalla Digos vi è una ragazza ripresa dalle telecamere, che mentre si crea il fuggi fuggi generale intorno al tifoso a petto nudo, si avvicina al ragazzo con lo zainetto cercando di portarlo via. Nelle immagini compare un altro tifoso, chiaramente juventino, che lo abbraccia probabilmente per far capire che non costituisce un pericolo per nessuno. Ma il panico causato ha scatenato una psicosi che ha svuotato quella zona della piazza. Dalle immagini al momento non si capisce se  sia esploso qualcosa o se semplicemente siano state pronunciate ad alta voce frasi allarmanti. Dai due fermati in particolare o da altre persone che gli investigatori stanno cercando di identificare in queste ore.

Il ragazzo che alzava le mani con lo zainetto in spalla, potrebbe sembrare la posa di un kamikaze ma anche il tentativo di voler dire “non è quello che credete, non abbiamo fatto niente”  per cercare di fermare l’onda di gente terrorizzata in fuga . Ma ci sono anche alcune testimonianze che riferiscono che il ragazzo avrebbe accompagnato il suo gesto, con l’urlo “è un attentato“. I due giovani fermati sono entrambi lombardi, uno di loro ha una segnalazione per tafferugli allo stadio in curva. Entrati in questura alle 14 di domenica,  sono usciti dopo dieci ore di testimonianze confuse a, a volte contraddittoria, dove sono arrivati ad ammettere che c’è stato un momento “di confusione” dove qualcuno, e comunque sostengono di non essere stati loro, “avrebbe fatto una stupidata“.

 

 

Al momento sono entrambi in stato di libertà, e sembrerebbe neanche indagati per un’ipotetica una denuncia per procurato allarme smentita direttamente dal procuratore capo della Repubblica di Torino Armando Spataro che spiega “Ogni ipotesi potrà essere formulata solo dopo la ricostruzione della dinamica dei fatti“. L ’unica spiegazione è quindi quella di una stuoia, inutile ed idiota bravata. Lo scoppio di eventuali petardi non risulta presente in alcuna traccia sonora acquisite della serata, e se c’è stato si tratta di piccoli botti, ma che sono che bastati per scuotere il subconscio e far emergere la grande paura collettiva di questi anni.

Alla fine probabilmente si è trattato di uno stupido gioco di ragazzi.  Sara Campi, una studentessa universitaria arrivata da Milano con il fidanzato e l’Intercity delle 20, l’ultimo treno, ha il buco al centro della bocca, laddove prima c’erano i suoi denti incisivi. ” Ho preso pugni e gomitate selvagge come il colpo che mi ha fatto saltare i denti. La gente correva verso i varchi e per guadagnare un metro picchiava e strattonava chi aveva davanti e dietro, gente con la quale fino a pochi minuti prima stava abbracciata“. La ragazza non sa chi è stato, ma da ieri notte ha capito che ci sono dei momenti dove l’umanità si fa più rarefatta ed ognuno pensa solo per sé,  ed i ragazzi incredibilmente allungano le mani negli zaini abbandonati dai loro compagni fuggiti da un rischio immaginario.

All’indomani della finale-tragedia la città di  Torino si scopre più vulnerabile, letteralmente  ferita anche in senso fisico oltre che letterale ed anche un poco più brutta. Piazza San Carlo, che di questa città è il cuore, ha vissuto ieri notte tante cose brutte, al punto tale che neanche la pioggia caduta nella notte e le doppie pulizie sono riuscite a lavarle via. Ieri mattina era veramente difficile ignorare gli schizzi di sangue lasciate sui muri, i fazzoletti di carte e persino le pagine del giornale gratuito distribuito in piazza, completamente mpregnati di sangue. Cocci di vetro finiti negli interstizi dei sanpietrini, bottiglie rotte dappertutto al punto che delle 1.527 persone che hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere, almeno 8-900 presentano ferite fa taglio curate con punti di sutura, secondo i calcoli empirici fatti al Pronto soccorso delle Molinette, che ha fatto da centro di smistamento verso gli altri ospedali cittadini e piemontesi.  Ed alle cinque del mattino a Torino, non c’erano più letti e personale a sufficienza.

Sono 1.527 le persone che hanno avuto bisogno di cure mediche ieri sera a Torino dopo essere state coinvolte nella calca di piazza San Carlo. È quanto comunica la Prefettura. Le “maggiori preoccupazioni” sono per tre persone in “codice rosso“, fra cui un bambino ricoverato all’ospedale infantile Regina Margherita. “Le attività di soccorso poste in essere nell’immediatezza – comunica la Prefettura hanno consentito, allo stato, di medicalizzare 1.527 persone, di cui 1.142 a Torino e le restanti negli ospedali limitrofi“. “Nel corso di una riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza pubblica convocato in mattinata dal Prefetto con la sindaca e i vertici delle forze dell’ordine – sottolinea la nota – è stato formulato un sentito ringraziamento a quanti hanno operato nella nottata per il soccorso“. Una “folla presa dal panico e dalla psicosi da attentato terroristico” causati da “eventi in corso di accertamento“. È stato questo a provocare gli incidenti in piazza San Carlo. “La folla – spiega ancora la Prefettura – ha lasciato precipitosamente la piazza con danni causati dalla calca“.

Tutto questo fiume di sangue in una distesa di cocci di bottiglie rotte, che lasciano non poche perplessità della mancata adozione di un divieto di vendita di bottiglie, hanno generato una paura inutile, sfiorata dalla consapevolezza che poteva andare persino molto peggio, a causa di uno scherzo imbecille, di una bravata di qualche idiota,  che ha scatenato 20 minuti di panico ed ha reso la scorsa notte un futuro test sul campo sulla psicosi da terrorismo. Alle 19.30 di sabato , cioè un’ora prima dell’inizio della partita, la Croce rossa era intervenuta ben dodici volte per prelevare spettatori che erano completamente ubriachi.

I fatti sono questi. Tutti i bar di piazza San Carlo e delle vie circostanti erano aperti e vendevano qualsiasi bevanda, chiaramente in bottiglia. Dai varchi passavano a ripetizione i soliti venditori abusivi con i loro frigoriferi a tracolla.  L’ordinanza poco intelligente promulgata il primo giugno dal Comune di Torino  avente per oggetto “l’allestimento maxischermi finale Champions” si limitava a disciplinare la circolazione stradale, senza fare cenno e porre alcuno divieto vigente sulla vendita di alcolici come avviene per analoghi assembramenti. Dal Comue si difendono sostenendo che in assenza di altre indicazioni, resta valida l’ordinanza del 2010 che “vieta dalle sei ore precedenti l’evento sino alle tre successive al termine dello stesso la somministrazione e la vendita di bevande in vetro o lattine“. Un divieto che nessuno ha controllato: Polizia Municipale, Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia di Stato.

 

 

Un’altra nota dell’amministrazione comunale precisa che il soggetto organizzatore è Turismo Torino, una partecipata del Comune , che si è limitata a replicare le regole di ingaggio della finale contro il Barcellona, quando “non c’era alcun provvedimento di ulteriore limitazione della vendita di vetro e metallo”. La Questura tace in via ufficiale e in via ufficiosa segnala la carenza di vigili urbani e  Vigili del Fuoco in piazza San Carlo. Le istituzioni locali fanno molta fatica in quest’ora a trovare una linea comune di fronte all’’enormità del pericolo che ha vissuto Torino sabato notte.

Dopo una notte shock, i feriti più lievi – tagli, escoriazioni – sono stati già quasi tutti dimessi dagli ospedali del Torinese, anche se in mattinata è proseguito il via vai nei pronto soccorso. Chi preoccupa di più, è il bimbo di 7 anni rimasto schiacciato nella calca, uno dei tre feriti in codice rosso. Si chiama Kelvin, è cinese, il padre  Xinguang vive e lavora a Torino  da 35 anni nel settore della ristorazione: “Domani lo sveglieranno dal coma farmacologico – spiega il papà dall’ospedale Regina Margherita – me lo hanno detto i medici. Ci hanno assicurato che sta un po’ meglio“. Ha riportato un trauma cranico e un trauma toracico e la prognosi resta riservata. Insieme a lui in piazza, c’erano la sorella Angela, 20 anni che racconta: “Eravamo vicino al maxi schermo all’angolo con una via. Volevamo già allontanarci perché c’era troppa confusione. Ma è scoppiato il panico: tutti correvano. Un uomo di colore mi ha aiutato a tirare fuori il mio fratellino dalla calca. Vorrei rintracciarlo per ringraziarlo“.

Vi sono troppe convenienze e nessuna ammissione di responsabilità, mentre  invece sarebbe utile e necessario riflettere a lungo, sulla organizzazione e gestione di eventi del genere. A Londra c’erano morti e feriti per un attentato. Mentre Torino ci si è fatti molto male in tanti per la paura di un attentato. Questo è il momento che stiamo vivendo : tra i vetri e il sangue che scorre in piazza San Carlo.

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