Taranto. L’ennesimo abuso di ArcelorMittal nell’Ilva. L’azienda non consente l’ispezione dei commissari.

Taranto. L’ennesimo abuso di ArcelorMittal nell’Ilva. L’azienda non consente l’ispezione dei commissari.

Ferrucci direttore del personale ARCELOR MITTAL ha dichiarato che l’azienda “non era pronta” e che la presenza di un gruppo ispettivo di una quindicina di persone, accampando una squallida strumentale giustificazione e cioè che l’accesso richiesto costituiva un problema “causa Covid”.

ROMA – E’ stata impedita l’ispezione dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, in quanto rappresentanti della proprietà dell’ Ilva di Taranto, dal gestore ArcelorMittal che opera nello stabilimento con un contratto di fitto d’azinda.

ArcelorMittal attraverso il direttore del personale, Arturo Ferrucci, uomo di stretta fiducia dell’amministratore delegato Lucia Morselli, con un comportamento che definire arrogante è poca cosa, non ha consentito il loro accesso. Ferrucci ha dichiarato che l’azienda “non era pronta” e che la presenza di un gruppo ispettivo di una quindicina di persone, accampando una squallida strumentale giustificazione e cioè che l’accesso richiesto costituiva un problema “causa Covid“.

Quanto accaduto verrà segnalato alla Procura ed alla Prefettura di Taranto a cui cui verrà inoltrato copia del verbale di mancato accesso allo stabilimento.

L’iniziativa dei i commissari che avevano inviato un regolare e tempestivo preavviso all’azienda, è stata una lettera del Prefetto di Taranto, dr. Demetrio Martino, che aveva ascoltato le segnalazioni dei sindacati metalmeccanici ricevuti lo scorso 22 maggio mentre era in corso un presidio di protesta davanti allo stabilimento.

La fabbrica è al minimo storico, non si fanno manutenzioni e temiamo per la salvaguardia degli impianti” avevano riferito i sindacalisti al Prefetto il quale aveva scritto ai commissari Ilva, Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, ed a Barbara Valenzano custode giudiziario dell’area a caldo che si trova sotto sequestro da luglio 2012. La Procura di Taranto ha chiesto alla Valenzano che all’ispezione partecipi anche Ilva in amministrazione straordinaria, in quanto proprietaria dello stabilimento siderurgico jonico, ma il custode Valenzano non ha ancora programmato un sopralluogo.

I sindacati hanno aggiunto allo stato degli impianti, anche un’altra segnalazione, inerente alla forza lavoro attualmente operativa in fabbrica. In piena emergenza Covid dal 26 marzo al 3 aprile, il prefetto Martino dispose che ArcelorMittal facesse lavorare ogni giorno 3.500 lavoratori distribuiti sui tre turni, per garantire la salvaguardia degli impianti, vietando al gruppo franco-indiano per lo stesso periodo di vendere le proprie produzioni.

Invece la forza lavoro presente nei giorni scorsi, era inferiore a quanto ritenuto ed indicato dal prefetto “soglia di salvaguardia”. I sindacati hanno dichiarato che dal 18 al 24 maggio, citando numeri forniti da ArcelorMittal, 2.921 dipendenti (l’organico è di 8.200) erano al lavoro , 4.200 in cassa integrazione Covid, 320 in ferie, 80 in malattia e 140 fuori per permessi vari. Dal 25 al 27 maggio, invece, i presenti erano 3.036, in cassa 3.580, in ferie 250, in malattia 50 e sono rimasti i 140 con i permessi. Al momento ArcelorMittal produce appena 7.500 tonnellate al giorno, il minimo “storico” dello stabilimento siderurgico di Taranto

Nel corso della call conference con il Governo ed i sindacati dello scorso 25 maggio, Lucia Morselli amministratore delegato di ArcelorMittal, aveva riferito e sostenuto che l’azienda riceve mail di clienti tutti i giorni, con le quali si rinviano gli ordini di acquisto.

Da oggi lunedì 1 giugno parte anche la seconda cassa integrazione, incredibilmente senza alcun accordo sindacale. Fra quattro giorni, cioè il prossimo 5 giugno, è attesa da Governo, Ilva in Amministrazione Straordinaria e sindacati la presentazione del nuovo piano industriale di ArcelorMittal che a parole sostiene di voler restare, mentre nel frattempo si assiste alla fuga da Taranto di tutti i manager inizialmente trasferiti dal gruppo franco-indiano, il che sembra ogni giorno di più una fuga programmata.

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