Taranto: i dati confermano la crescita che non c'è

Taranto: i dati confermano la crescita che non c'è

I dati evidenziano che per la “politica” locale che amministra il Comune di Taranto e le amministrazioni della provincia jonica, il percorso da fare è ancora da fare e tutto in salita, sotto ogni punto di vista. Gli annunci su eventi ed iniziative inutili ) vedi Giochi del Mediterraneo, Ocean Race, giusto per citarne due…) che nessuno nel resto d’ Italia vuole ed organizza, rischia di generare non solo illusioni ma in realtà genera solo e  soltanto ulteriore debiti per le casse pubbliche a danno dei poveri cittadini incolpevoli che già pagano le tasse locali fra le più alte d’ Italia.

ROMA – La conferma arriva dal Bes provinciale 2019, pubblicato dall’ ISTAT e che riguarda lo stato di benessere della provincia jonica. Gli indicatori del Bes ( Benessere Equo e Sostenibile) sono stati introdotti in Italia già dal 2017 nel documento di programmazione economica  e nel tempo  dovrebbero, superare la misura del Prodotto Interno Lordo (Pil) come unica misurazione sull’efficienza e l’efficacia delle policy. Lo strumento statistico del Bes, ideato dall’ ISTAT e dal CNEL, raggruppa una serie di misure prese da diverse fonti, e rappresenta un’ ottimo strumento per analizzare il territorio e le politiche che vi si attuano, essendo capace di offrire in tempo reale delle indicazioni sulla validità delle scelte.

I centotrenta indicatori, sono suddivisi per dodici domini : ambiente, benessere economico,  benessere soggettivo, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, paesaggio e patrimonio culturale,  politica e istituzioni, relazioni sociali,  qualità dei servizi, ricerca e innovazione, salute, sicurezza,  delineano uno scenario della situazione reale ben oltre le percezioni di vita personale o le solite leggende metropolitane del popolino .

A Taranto e provincia manca il lavoro e quando si trova  per la maggior parte  dei casi è riservato ai maschi adulti. Ma il dato più importante, sulla tanto discussa questione ambientale è che si registrano nel complesso pochi sforamenti delle emissioni delle polveri sottili, il tanto decantato Pm10. Il vero problema ambientale reale di Taranto è la mancanza di aree verdi,  rispetto alla media nazionale.

Il capoluogo jonico fa segnare il peggior tasso di incremento demografico in rapporto con la Puglia e con il resto d’Italia. Nella provincia di Taranto ogni anno si  perde il 5,4 per cento della popolazione, rispetto ad un tasso di natalità superiore sia regionale che nazionale. Il tasso di mortalità per tumore nella provincia di Taranto, è appena sopra la media nazionale: il 9,2 per cento a fronte del 9 per cento nazionale e l’8 per cento regionale.

Rinaldo Melucci

Il dato più evidente  dal punto di vista dell’istruzione, nonostante vi siano meno studenti che terminano il ciclo di studi universitario (il 18% a fronte del 24% nazionale), è il risultato delle prove Invalsi, che attestano il livello di alfabetizzazione: “Il livello di competenza alfabetica e numerica degli studenti, misurato attraverso i punteggi ottenuti nelle prove di valutazione Invalsi dai frequentanti le classi seconde della scuola secondaria superiore, è inferiore alle medie italiana e pugliese“. Un dato confermato dal primo cittadino Rinaldo Melucci che non ha mai concluso gli studi universitari, pur appropriandosi spesso e volentieri illegalmente del titolo di “dottore” a cui sembra particolarmente affezionato…

Il lavoro è notoriamente un problema molto sentito.   Il tasso di occupazione si attesta intorno al 63% in Italia, scende in Puglia quasi al 50%, e scivola a Taranto arrivando al 46,3%, cioè 17 punti sotto la media nazionale. Nella provincia del capoluogo jonico trova occupazione e lavora meno di una persona su due  e scendendo maggiormente nel dettaglio, è ancora più alta la differenza tra occupati uomini e donne rispetto alla media regionale e nazionale, e soltanto il 20% dei giovani fino ai 29 anni trova occupazione .

La differenza di lavoro tra uomo e donna è un segnale inconfutabile che nella società tarantina è ancora molto lontana l’emancipazione, mentre è molto preoccupante anche il dato della mancanza di occupazione giovanile. I dati analizzati dall’ ISTAT chiaramente, non possono tenere conto del lavoro in “nero“, che purtroppo è molto diffuso e presente nel territorio, che è grande ed esteso quanto l’intera regione Basilicata . A fronte di una media nazionale del 24,3%, nel capoluogo e nell’intera provincia jonica 3 giovani su 10 non studiano né lavorano .

A Taranto purtroppo si muore di più sul lavoro. La media delle morti è di 15 decessi ogni 10mila lavoratori, rispetto al dato nazionale che si attesta sugli 11 decessi. Incredibilmente il reddito lordo pro capite è più alto della media regionale (10.900 euro, rispetti ai 10.595 della Puglia), ma inferiore di quasi il 40% rispetto alla media nazionale, che è di 14.223 euro lordi l’anno. I lavoratori dipendenti vengono retribuiti circa mille euro in più all’anno rispetto alla media pugliese ,  cioè 17.583 euro rispetto ai 16.105, ma sicuramente di molto inferiore rispetto alla media nazionale che è di 21.715 euro.

Il dato che sorprende come già segnalato in precedenza riguarda il superamento dei limiti di inquinamento dell’aria. Nel rapporto Bes provinciale 2019 si legge : “Considerando i soli capoluoghi di provincia, nella città di Taranto il limite giornaliero di inquinamento dell’aria da polveri sottili (Pm10) è stato superato, in un anno 8 volte, una frequenza inferiore alla media nazionale“. In Italia infatti  in media sono 40 i giorni in cui vengono superano i livelli.

Nell’ambito ambientale la media di raccolta differenziata a Taranto è del 32,9%, un dato imbarazzante rispetto a quello nazionale che risulta essere del 55,5%. Il apporto evidenzia che “nelle discariche della provincia viene conferita una quantità di rifiuti di gran lunga superiore rispetto a quella prodotta localmente, pari al 234,9 per cento. Vi confluiscono infatti anche rifiuti urbani raccolti altrove“.

I dati pubblicati sul Rapporto Bes delle Province 2019, segnalano i diversi aspetti del territorio.  Per quanto riguarda la sostenibilità istituzionale, gli indicatori del dominio Politica e istituzioni vi sono meno donne nelle amministrazioni rispetto all’Italia (28,5% contro il 30,1%) ma bene la presenza di giovani: sono il 31,2 per cento del totale gli amministratori locali con meno di 40 anni di età , mentre la media italiana risulta essere al 31,3 per cento.

In definitiva questi dati evidenziano che per la “politica” locale che amministra il Comune di Taranto e le amministrazioni della provincia jonica, il percorso da fare è ancora da fare e tutto in salita, sotto ogni punto di vista. E’ fondamentale collegare gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile alle linee contabili dei bilanci pubblici, altrimenti sono solo numeri vuoti, come piacciono a qualcuno…

Gli annunci su eventi ed iniziative inutili  a Taranto (vedi Giochi del Mediterraneo, Ocean Race, giusto per citarne due…) che nessuno nel resto d’ Italia vuole ed organizza, rischia di generare non solo illusioni ma in realtà genera solo e  soltanto ulteriore debiti per le casse pubbliche a danno dei poveri cittadini incolpevoli che già pagano le tasse locali fra le più alte d’ Italia.

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