ILVA, il miliardo 200 milioni di euro sequestrati ai Riva in Svizzera, bloccati per ricorso degli eredi

Le due figlie di Emilio Riva hanno rinunciato in Italia all’eredità del padre Emilio Riva, l’ex “patron” dell’ ILVA deceduto più di un anno fa, . Ma da degne furbette di tale padre, rivendicano l’eredità in Svizzera . Pertanto nonostante il semaforo verde da parte dell’autorità svizzera, l’importo di oltre 1miliardo ed alcune centinaia di milioni di euro che erano stati sequestrati su richiesta della magistratura italiana presso diversi conti correnti presso la banca svizzera UBS ad alcuni familiari dei Riva non sono ancora arrivati in Italia.  Il trasferimento dei fondi, è stato bloccato dal ricorso presentato da due figlie di Emilio Riva al Tribunale federale di Bellinzona — per bloccare (o meglio ostacolare)  il provvedimento col quale la Procura di Zurigo, condividendo la richiesta della magistratura italiana, aveva disposto la revoca del blocco del denaro depositato presso l’UBS .

Lo scorso 11 maggio  il Gip D’Ambrosio del Tribunale di Milano aveva disposto il rientro in Italia dei fondi, accogliendo la richiesta dei commissari dell’ ILVA di Taranto, e con i soldi sequestrati era prevista l’ emissione per il controvalore  in bond  da utilizzare per il risanamento ambientale e sanitario dello stabilimento siderurgico tarantino . Mancava quindi soltanto il  via libera  da parte delle autorità elvetiche al trasferimento dei fondi sequestrati, dai conti UBS in Svizzera al conto dell’ UBS in Italia, sotto il controllo del Fondo Unico Giustizia di Equitalia,   e ora che questo è arrivato (come era prevedibile) l’opposizione delle figlie di Emilio Riva al trasferimento.  I soldi erano stati sbloccati il 19 giugno dalla magistratura elvetica e precedentemente erano stati sequestrati alla famiglia Riva nel 2013 per reati finanziari e valutari, in conseguenza di una mendace dichiarazione di rientro “scudato” in Italia delle somme, che non è mai avvenuto.

CdG gruppo RIVA

Alcuni “numeri” del gruppo RIVA prima del “crack”

La rinuncia all’eredità degli eredi di  Emilio Riva  in Italia è stata chiaramente decisa dai figli di Riva con il chiaro intento di sottrarsi alle legittime pretese dei creditori. Le non semplici procedure per far rientrare le somme sequestrate dalla Svizzera in Italia, da utilizzare secondo quanto contenuto nel decreto “Salva Ilva”, successivamente convertito in legge il 3 marzo scorso, subisce ancora una volta un imprevisto stop.  Il problema è che adesso senza quei soldi  il risanamento della più grande acciaieria d’Europa non può partire in quanto la conseguenza del ricorso dalle figlie di Emilio Riva, è quello di sospendere lo sblocco dei fondi destinati all’ ILVA . Adesso è atteso nei prossimi giorni la decisione sul merito del ricorso, del  Tribunale di Bellinzona, e quindi nel frattempo tutto si è “paralizzato”.

La somma, soltanto allorquando verrà resa disponibile, verrà trasferita in Italia e quindi messa a disposizione del commissario straordinario dell’ILVA, Pietro Gnudi, in maniera tale che si possa convertire l’intero importo in obbligazioni destinate a essere immesse sul mercato e quindi utilizzate a vantaggio dello stabilimento di Taranto, secondo quanto previsto dal decreto Salva Ilva.

CdG-famiglia-RIVA

L’ importo di 1,2 miliardi era stata sequestrata nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Milano nei confronti di Adriano Riva  (il fratello di Emilio Rivan.d.r.) e di due commercialisti imputati di “truffa ai danni dello Stato” per un  trasferimento fittizio di beni. Secondo l’ipotesi della procura milanese, istruita e formulata formulata dai pm Mauro Clerici e Stefano Civardi, questi soldi sarebbero stai  sottratti volutamente dalle casse dell’ILVA per essere poi trasferiti nell’isola di Jersey, paradiso fiscale nel canale della Manica. Secondo il Gip di Milano, quei fondi costituivano il frutto di alcuni reati commessi dagli indagati in danno della società Fire Finanziaria, poi divenuta Riva Fire, quindi trasferiti illegalmente all’estero attraverso il loro occultamento in otto trust domiciliati in un paradiso fiscale e poi fatti riemergere attraverso lo scudo fiscale del 2009,  ma in maniera non conforme a alle Leggi.




Palazzo Chigi : si procede per il prestito di 400milioni per l’ ILVA

CdG ilva-taranto(ADGNEWS24 ) – Si e’ tenuto ieri a Palazzo Chigi un vertice sull’ILVA,   presieduto dal premier Matteo Renzi a cui erano presenti il consigliere economico, Andrea Guerra, i commissari straordinari nominati dal Governo, Pietro Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, Franco Bassanini presidente e  Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato della Cassa depositi Prestiti , ed i ministri Piercarlo Padoan (Economia), Federica Guidi (Sviluppo Economico) ed i sottosegretari Claudio De Vincenti (Presidenza del ConsiglioTeresa Bellanova (Welfare), Sandro Gozi (Affari europei) in cui è stata analizzata la questione in merito al finanziamento da 400 milioni di euro che i commissari potranno ricevere dalla Cassa Depositi e Prestiti si accollerà la maggior parte del prestito: 300 dei 400 milioni. Gli altri 100 saranno invece suddivisi in parte uguali tra due banche,  grazie alla garanzia fornita dallo Stato, che era atteso da diverse settimane, secondo quanto previsto dall’ultima Legge sull’Ilva, (numero 20 del 4 marzo scorso).

Quindi dopo i 156 milioni svincolati ed ottenuti nelle settimane scorse da Fintecna secondo quanto previsto dalla legge , è arrivato il via libera al prestito da 400 milioni che  l’ ILVA dovrà utilizzare per gli investimenti industriali. Sempre secondo fonti di Palazzo Chigi, nella riunione sono state approfondire le procedure per la costituzione della societa’  che dovrebbe entrare nel capitale della nuova ILVA per risanarla e sopratutto rilanciarla sul mercato.

I commissari dell’ILVA stanno definendo con i legali il testo relativo al patteggiamento per il processo “Ambiente Svenduto”, da porre al vaglio della Procura di Taranto che aveva richiesto il rinvio a giudizio della società siderurgica quale “soggetto giuridico”. Poichè l’ ILVA si trova come ben noto,  in amministrazione straordinaria, la richiesta di patteggiamento necessita dell’ autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico che dovrebbe arrivare per la fine della prossima settimana

 




Ilva, depositata la richiesta di amministrazione straordinaria. Gnudi, Carrubba e Laghi nominati commissari

di Marco Ginanneschi

In mattinata, Pietro Gnudi commissario straordinario dell’ ILVA,  ha depositato  al Ministero dello Sviluppo Economico e contestualmente al Tribunale di Milano, l’istanza per l’ammissione immediata alla procedura di Amministrazione Straordinaria prevista dal Decreto Legge del 23 dicembre 2003 ( si tratta del riferimento alla legge Marzano) convertito con le modificazioni in legge del 18 febbraio 2004.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha deciso e nominato tre commissari straordinari per l’ILVA, la società del gruppo Riva al centro di di diverse procedimenti processuali, con riflessi sull’attività industriale e ambientale. I commissari sono Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi e la loro nomina verrà formalizzata nel decreto ministeriale di ammissione in amministrazione straordinaria dell’ ILVA .

In occasione delle audizioni dinnanzi alla Commissione Industria del Senato sul “decreto salva-Ilva“, Andrea Guerra, il consigliere economico del presidente del consiglio Matteo Renzi, ha di fatto decretato ieri con le sue dichiarazioni la conclusione delle trattative con i Riva, gli ormai ex- proprietari degli stabilimenti ex-Italsider rilevati anni fa dal gruppo milanese.

Claudio Riva aveva inviato una lettera al commissario Pietro Gnudi, al premier Renzi e al ministro Guidi proponendo un piano di salvataggio e rilancio dell’ILVA, che aveva in realtà l’obbiettivo di evitare l’amministrazione straordinaria, ma la risposta è stata ferma e decisa . “Ai Riva dico: l’arbitro ha già fischiato il fine partita. Tempo scaduto.  In due anni e mezzo – ha detto Guerra –  i Riva non hanno mai presentato un piano. Io mi sono sempre reso disponibile ma i Riva non si sono mai fatti vivi“.

Uno degli auspici dell’ex top manager di Luxottica , è che arrivino nel più breve tempo possibile il miliardo e 200 milioni dei Riva sequestrati dalla Procura di Milano. L’ azienda siderurgica va “patrimonializzata bene. L’ILVA è un’azienda facile da risanare e da portare agli utili“, ha aggiunto Guerra e su questo punto ha parlato di 250-400 milioni di euro di equity (di investimenti), ed in merito alla composizione societaria della nuova società, il “consigliere” del premier ha detto che  “dovrebbe essere per larghissima parte, se non totalmente, a capitale pubblico. Il ruolo dei privati, nel caso, dovrebbe essere di piccola portata“.




Il governo salva l’ Ilva ed arrivano tre commissari. Renzi: “E’ il mio regalo ai cittadini di Taranto, spesso umiliati dalla politica”

Per me è l’atto più importante, il modo in cui voglio dare il buon Natale ai cittadini di Taranto, città spesso umiliata dalla politica” ha detto il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi.  Con sei  articoli il suo  governo ha ridisegnato il futuro di Taranto, ovviando a quanto l’ incapace classe politica ed industriale italiana non era stata capace di fare negli ultimi 50 anni . Il consiglio dei ministri svoltosi oggi a Palazzo Chigi, ha dato via libera ed approvato il “decreto salva ILVA“, dopo che  proprio ieri il premier aveva lanciato un vero e proprio guanto di sfida all’ Unione Europea, sull’eventuale accusa di aiuti di Stato dichiarando : “Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei bambini che a qualche regolamento astruso dell’Ue. Faremo il risanamento ambientale

Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi parlando dell’ ILVA di Taranto ha detto: “L’intervento pubblico è ora fondamentale per salvare il polo industriale. E’ stato l’atto più emozionante del consiglio dei ministri. La responsabilità ci chiama, e noi rispondiamo prendendo in faccia il vento che serve. Su di noi ricade di rimediare agli errori fatti in quella città che merita un grande diretto, investimento dello Stato italiano. Perchè il rilancio dell’ ILVA non può andare a discapito dell’ambiente. La responsabilità ce lo impone“.

Da gennaio 2015 lo stabilimento siderurgico di Taranto, verrà gestito da tre commissari straordinari e quindi finalmente non sarà più  succube delle decisioni gestionali senza scrupoli dei Riva, una famiglia che porta sulla coscienza la morte di tante gente, donne e bambini compresi. Un vero e proprio commissariamento “di Stato” a tempo, che avrà una durata prevista di 36 mesi al massimo, in quanto  è previsto che successivamente l’azienda siderurugica  tarantina possa essere ceduta al miglior offerente reale (cioè ad un prezzo congruo) che possa offrire non solo le garanzie produttive, ma anche quelle ambientali, e riconsiderare  i numeri dell’attuale presenza occupazionale.

L’ ILVA – ha spiegato Renziandrà in amministrazione straordinaria a gennaio: avremo la possibilità di usare la Legge Marzano come fu per Alitalia nel 2008, spero con risultati migliori. Nomineremo tre commissari che gestiranno rilancio azienda e risanamento ambientale, accompagnati da un investimento pubblico che avrà successo se avrà un tempo limitato ragionevolmente tra un minimo di 18 a un massimo di 36 mesi“.

Previsto un vero e proprio salvacondotto penale per il commissario incaricato, il quale, se rispetterà i tempi del piano ambientale non potrà essere indagato. Allungati i tempi necessari per la riqualificazione ambientale dello stabilimento di Taranto,  che prevedono l’ 80 per cento di applicazione nelle norme, entro luglio del 2015 , mentre il restante 20%  verrà stabilito successivamente per  decreto dal Presidente del Consiglio. In questa maniera, quindi, alcune opere fondamentali come ad esempio la copertura dei parchi minerali, potranno essere realizzate e posticipate a data da definire. Chiarito anche un punto fondamentale: non ci sarà alcun privilegio per eventuali investitori privati che  dovranno impegnarsi e garantire di attuare le prescrizioni contenute nel piano ambientale.

Secondo il Presidente del Consiglio “ci sono momenti in cui l’intervento pubblico è fondamentale per salvare le sorti di un polo industriale. E’ la grande scommessa di sviluppo di quell’aerea. Credo sia l’atto più emozionante del consiglio dei ministri. La responsabilità ci chiama e prendiamo in faccia il vento che serve cercando di rimediare agli errori fatti in passato. Ci sarà  – ha concluso Renzi–  un grande e diretto investimento dello stato. Almeno un miliardo per l’ambientalizzazione e 800 milioni per gli altri investimenti“.

Innanzitutto il decreto la legge “salva ILVA” modificando la precedente vecchia Legge Marzano include anche la possibilità di accedere all’amministrazione straordinaria per le aziende che gestiscono almeno un sito-stabilimento di interesse strategico nazionale come è appunto l’ ILVA di Taranto.  Il testo prevede poi la nomina un commissario che dovrà vendere, o anche affittare, l’azienda con trattativa privata.

L’affittuario o l’acquirente dovranno garantire continuità produttiva e rapidità dell’intervento” ha precisato il Governo senza garantire alcuna tutela scritta dal punto di vista dell’ occupazione.  Il commissario invece avrà  le necessarie tutele per fare partire i progetti previsti dal piano ambientale, e potrà evitare tutta una serie di autorizzazioni, attraverso l’applicazione del principio del silenzio-assenso in solo venti giorni. Inoltre i commissari godranno di una speciale immunità:  i commissari non potranno essere perseguiti penalmente per le proprie condotte, se il piano ambientale verrà rispettato. E sarà “immune” anche da un coinvolgimento un un possibile reato di bancarotta, se i finanziamenti a disposizione verranno utilizzati per le necessarie misure per la tutela ambientale e sanitaria o per la continuazione dell’ attività di impresa.

Rimane intatto e saldo quanto era stato previsto dal piano ambientale e industriale predisposto innanzitutto dal commissario Enrico Bondi e successivamente dal suo successore  Pietro Gnudi.

Precise e  dettagliate anche le voci per la relativa copertura finanziaria. Al commissario verranno messi a disposizione attinti dai fondi regionali (suddivisi tra il piano di azione e coesione e i Fesr)  375 milioni per il 2015 (ed il 2016)  unitamente ai 137 milioni di finanziamento per il 2015 che arriveranno dalla Cassa depositi e prestiti attraverso la partecipazione di  Fintecna. A garanzia di questa operazione è stata utilizzata una vecchia dimenticata clausola del contratto di vendita dell’ Ilva dall’ holding statale Iri al Gruppo Riva, grazie alla quale la quale la  Fintecna, per conto di Iri, offre la “garanzia ambientale” a tutta l’operazione.

Accanto a tutto ciò ci sarà un “pacchetto” dedicato alla rinascita di Taranto. Lo ha precisato il sindaco di Taranto , Ippazio Stefàno che proprio  ieri ha avuto un lungo colloquio con il sottosegretario Graziano Delrio. “Ci sarebbero buone notizie per la bonifica del Mar Piccolo, del quartiere Tamburi, della città vecchia e per il porto, e anche per le tutele occupazionali” ha dichiarato Stefàno, riferimendosi a dei programmi di sostegno per la rigenerazione urbana di alcune zone di Taranto.

Nel decreto sono presente quattro voci importanti per il futuro della città tarantina con circa 2 miliardi di interventi finanziati per Taranto.  Dallo sblocco di alcuni investimenti strutturali necessari per il porto e le bonifiche per cui sono già disponibili 800 milioni di euro, il finanziamento di 30 milioni di euro alla Regione Puglia per programmi di riqualificazione dell’ospedale  riqualificare l’ospedale di Taranto e aprire un centro di ricerca contro i tumori in particolare per i tumori dei bambini, e persino per lo sviluppo di nuove attività culturali per il Museo di Taranto.

Adesso, dopo le annunciate dimissioni dell’attuale commissario Piero Gnudi, che ancora una volta ha dato dimostrazione di lavorare con il vero “senso” dello Stato, c’è grande trepidazione e curiosità attenzione sui nomi dei tre “super-commissari”. Ma almeno Taranto ha un progetto su cui contare e la forza finanziare per rialzarsi.

Con l’intervento pubblico nell’ ILVA –  ha affermato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, al termine del Consiglio dei Ministri  – si apre una fase nuova e decisiva per il risanamento ambientale, il rilancio produttivo dello stabilimento e il futuro della città di Taranto. C’era bisogno di una scelta forte, che garantisse l’assoluto rispetto delle prescrizioni del piano ambientale, ponendolo al centro di un ambizioso piano industriale in grado di rilanciare una realtà strategica del Paese. Con questo decreto  il governo si fa carico delle tante questioni aperte, ambientali e occupazionali, che affliggono la comunità tarantina  – ha spiegato  Galletti – e raccoglie una grande sfida: risanare l’ Ilva in tempi brevi e con procedure trasparenti, per poi riportarla sul mercato in condizione di essere competitiva, anche grazie alle performance ambientali, con i giganti mondiali della siderurgia. Il governo  si prende questo impegno- ha concluso Galletti – con la consapevolezza che restituire un’ ILVA completamente risanata a Taranto e all’Italia sia una necessità economica ma soprattutto una responsabilità etica”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, incontrerà a Roma il 29 dicembre alle ore 14  presso il Ministero i rappresentanti sindacali  nazionali metalmeccanici della Fim, Fiom e Uilm. per un confronto sul decreto ILVA

 




10 milioni in pagamento per le imprese dell’indotto ILVA

Ancora una volta la gestione commissariale da prova di serietà e rispetto per i lavoratori, con l’annuncio fatto al Ministero dello Sviluppo Economico dal commissario Pietro Gnudi , che ha comunicato di aver destinato una prima tranche di 10 milioni di euro, prelevato dal  secondo prestito ponte ricevuto dalle banche, per pagare le imprese dell’indotto ILVA che lavorano in appalto per lo stabilimento siderurgico, le quali soffrono conseguenzialmente la crisi di liquidità dello stabilimento siderurgico tarantino.

A questa prima ondata di pagamenti, farà seguito una seconda fase con altrettanti 10 milioni di euro che verranno pagati all’inizio del prossimo anno. Questi pagamenti daranno una grossa mano  all’indotto siderurgico tarantino che sino ad oggi attendeva pagamenti stimati intorno ai 20 milioni di euro.

Abbiamo già ripetutamente sollecitato e fatto presente, anche ai parlamentari tarantini – ha dichiarato Enzo Cesareo presidente della Confindustria jonica – che questa crisi. è insostenibile Le aziende dell’indotto siderurgico senza gli incassi dei propri crediti dall’ ILVA, infatti, non avrebbero potuto corrispondere gli stipendi e pagare anche le tredicesime. Si rischiava quindi di creare una discriminazione tra i lavoratori dipendenti dell’ ILVA e quelli dell’indotto, costretti ad un Natale critico nonostante lo sblocco della seconda rata del prestito ponte“.

Gli scenari  più probabili per lo stabilimento siderurgico tarantino negli ultimi giorni portano direttamente ad un intervento del Governo con il ritorno all’acciaio di Stato, anche se  per un tempo limitato .

Enzo Cesareo

nella foto, Enzo Cesareo

“Il commissario – ha aggiunto Cesareoritiene l’indotto e l’appalto di Taranto strettamente funzionali alle attività dello stabilimento siderurgico. Dovremmo quindi essere garantiti in un eventuale riassetto della società e non subire alcuna incertezza”. Valutazioni queste che sono dir poco imbarazzanti. Come si fa ad avere incertezze in presenza dell’intervento diretto dello Stato ?

Ma forse Cesareo è un pò preoccupato per le sue attività imprenditoriali personali, che secondo voci circolanti lo avrebbero portato a ridimensionare fortemente le sue attività in Brasile, vivendo nello stesso tempo una profonda crisi per la sua azienda tarantina.




La CGIL e CISL snobbano la Confindustria Taranto

Le organizzazioni sindacali della CGIL e della CISL di Taranto ha inviato una nota di risposta alla lettera con la quale la Confindustria Taranto  invitava le segreterie sindacali, per il prossimo 15 novembre, a discutere sulla crisi ILVA, in quanto secondo loro  “pare opportuno evidenziare che, secondo il nostro punto di vista, tale appuntamento risulta intempestivo considerando che le OO.SS. di Categoria, proprio ieri, hanno avuto un incontro con il dottor Gnudi, Commissario straordinario, per discutere degli scenari che si prospettano intorno alla vicenda“.

Tale occasione – continua la nota sindacale – è servita, per quel che ci riguarda, ad esprimere, da un lato alcune delle preoccupazioni che anche Lei evidenziava nella lettera, dall’altro le esigenze di intervento che si rendono necessarie per gestire la complessa vicenda e che vedono un sempre più consistente coinvolgimento statale. A tal proposito, condividiamo con Lei la necessità di individuare un luogo di confronto nel territorio per discutere di tali questioni ma riteniamo che debba essere un luogo istituzionale, in stretta connessione con l’attività di governo nazionale, affinché sia realmente foriero di azioni condivise e finalizzato a soluzioni concrete

“Invitiamo dunque la Vs. Associazione – concludono i sindacati – a considerare insieme con noi l’opportunità di ripristinare all’interno della Consulta Provinciale la funzione di raccordo e di elaborazione, per affrontare i temi dello sviluppo a Taranto” 




I soldi per gli stipendi ILVA non sono finiti, come racconta qualche giornalista…

Un disinformato giornalista del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno ha letteralmente seminato il panico fra i lavoratori dell’ ILVA, a seguito di un suo “articoletto” in cui sostiene che l’azienda commissariato dal Governo, non abbia i soldi per pagare gli stipendi di dicembre, circostanza contraria al vero, in quanto la gestione commissariale può contare sulla seconda tranche del prestito ponte messo a disposizione dalle banche, ed ottenuto certamente non sulla parola, come si usa fare nelle piccole banche paesane con cui qualcuno… è solito interloquire.

Schermata 2014-11-12 alle 02.44.34Queste notizie distorte provengono dai sindacalisti tarantini e da alcune associazioni pseudo-ambientali specializzate esclusivamente nel cercare del facile protagonismo mediatico, peraltro senza avere alcun titolo di rappresentanza istituzionale, nonostante si siano più volte candidati alle elezioni senza alcun risultato.

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Il quotidiano barese (ma in realtà ora di proprietà di un gruppo editoriale siciliano n.d.r.) sostiene che “La Commissione europea ritiene che il trasferimento dei soldi da Milano a Taranto costituisca un indebito aiuto di Stato e che aiuto di Stato sia addirittura anche il prestito ponte concesso da un pool di banche a Gnudi l’estate scorso. Il commissario trattò un prestito di 250 milioni di euro, incassando soltanto la prima tranche da 125 milioni, servita per pagare stipendi e fornitori. L’erogazione della seconda rata del prestito non è più così scontata e così probabilmente sarà lo stesso Gnudi nell’incontro con i sindacati metalmeccanici convocato per mercoledì prossimo a illustrare la situazione che allo stato, senza l’arrivo di soldi freschi, non assicura il pagamento a dicembre dello stipendio di novembre, della tredicesima mensilità e della quota parte del premio di produzione“.  

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A dire il vero non è la Commissione Europea a sostenerlo, ma bensì la solita associazione pseudo-ambientalista tarantina guidata da dilettanti allo sbaraglio e “professorini” di scuole medie, specializzata in comunicati stampa e dissertazioni di ogni e qualsiasi genere !  In realtà la Commissione Europea a seguito dei soliti esposti dei soliti ben noti “agitatori” di professione, ha chiesto come giusto che sia alla gestione commissariale dell’ ILVA semplicemente dei chiarimenti cioè di ricevere una risposta entro il 20 novembre, atto che è ben altra cosa da un’ingiunzione al Governo italiano di fornire le informazioni richieste . Solo in mancanza dei “chiarimenti” richiesti in via formale, si potrebbe aprire una procedura d’investigazione formale, che allo stato attuale non esiste !

Degli stretti collaboratori del commissario Gnudi, infatti smentiscono quanto sostenuto dalla Gazzetta del Mezzogiorno,  in quanto la decisione del Tribunale di Milano non è quella di un organismo governativo e quindi statale, ed infatti il Gip Fabrizio D’Arcangelo ha garantito che i soldi vengano utilizzati con tutte le cautele del caso a seguito di una causa ancora in corso con il Gruppo Riva.

I soldi (un miliardo e 200 milioni di euro) sequestrati ai Riva,  serviranno per un aumento di capitale vincolato all’adeguamento dello stabilimento pugliese alle prescrizioni del piano ambientale di luglio, che ha ampliato il range di interventi già previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), ovvero le norme da seguire per evitare che l’acciaieria continui a inquinare. E non solo ! Questi interventi sono imprescindibili per riportare in piena operatività il grande stabilimento pugliese e poter consentirne la vendita ad uno dei gruppi che si sono candidati per l’acquisto.

Tribunale di Milano

nella foto il Tribunale di Milano

Le azioni derivanti dall’aumento di capitale saranno intestate al Fondo unico giustizia e, per esso, a Equitalia Giustizia. La cura prescritta dal piano ambientale supera gli 1,8 miliardi di euro: 250 milioni sono già stati investiti, i 1,2 miliardi trasferiti oggi ne copriranno gran parte . La possibilità di usare nell’ambientalizzazione i soldi sequestrati ai Riva era già prevista dalla legge Ilva-Terra dei Fuochi dello scorso febbraio ed è stata poi confermata nell’ultima Legge dell’estate scorsa.

Come abbiamo già scritto, e lo spieghiamo nuovamente, con 1,2 miliardi a disposizione, il commissario Gnudi è ora nelle condizioni di affrontare più agevolmente l’enorme partita del risanamento del siderurgico dell’ ILVA di Taranto considerato che l’azienda non aveva in cassa i soldi per i costi dell’ Aia pari a 1,8 miliardi di euro. Quindi non si tratta di aiuti di Stato, ma semplicemente di utilizzare i soldi sequestrati per effettuare i risanamenti che i Riva hanno sempre omesso di attuare.! 


Qualcuno della redazione di Taranto della Gazzetta del Mezzogiorno ignora, o meglio non capisce tali accortezze previste del Tribunale di Milano, e quindi poverino….dimentica di dire che il gip del Tribunale di Milano ha rigettato “per manifesta infodatezza” le eccezioni di incostituzionalità mosse nell’udienza del 17 ottobre dai difensori di Adriano Riva – fratello dell’industriale Emilio Riva scomparso qualche mese fa – e ha proceduto a disporre ed ordinare il trasferimento delle somme. 

Sarebbe interessante anche che qualcuno spiegasse all’estensore dell’articolo-terroristico  (dal punto di vista psicologico per i dipendenti) sull ‘ ILVA ed ai suoi ormai sparuti lettori le ragioni e le fonti che lo inducono ad azzardare affermazioni campate in aria e prive di alcun fondamento, sulla circostanza che “l’erogazione della seconda rata del prestito non è più così scontata“. Ha per caso il giornalista in questione contattato le banche ? Perchè se così non fosse,  tali affermazioni potrebbero configurare una violazione del “segreto bancario” previsto dalle nostre Leggi.

Ciliegina sulla torta….il solito ventaglio di opzioni annunciate sull’esito delle trattative in corso fra il commissario Pietro Gnudi ed i gruppi che hanno manifestato interesse per rilevare lo stabilimento siderurgico tarantino. Ma che grande novità…

Schermata 2014-11-12 alle 02.57.39Evidentemente poverini, alla redazione tarantina della  Gazzetta del Mezzogiorno non sanno più come riempire le pagine del loro giornale, sempre più in crisi, e dove attualmente i giornalisti che vi lavorano in redazione, scrivono ancora soltanto grazie all’ applicazione del contratto di solidarietà, che permette di evitare i licenziamenti individuali e collettivi, distribuendo il risparmio di ore lavorate sulla totalità della forza-lavoro, con il cosiddetto “lavorare meno per lavorare tutti”. Uno strumento contrattuale per evitare la chiusura o la delocalizzazione. Come è possibile quindi a leggere lezioni di imprenditorialità, politica e gestione manageriale, da chi a sua volta non è capace di attrarre lettori,  di far vendere copia del proprio giornale. Tutto ciò non è solo imbarazzante, ma è dir poco ridicolo !




Ilva, il prezzo che Taranto non può e non deve pagare

di Antonello de Gennaro

Il “caso ILVA” è costato sin troppo alla città di Taranto, sia in termini economici, che sociali ma sopratutto ambientali . Le ferite procurate e lasciate, in questi ultimi due anni e mezzo, rappresentano uno dei casi più drammatici complessi della storia dell’industria italiana: I dipendenti dell’ ILVA, ed i cittadini di Taranto non sono mai stati messi nelle condizioni di poter lavorare e vivere con tranquillità non soltanto occupazionale, ma sopratutto per la loro salute.  Sono stati i tarantini  a pagare per primi i rischi e le conseguente dell’inquinamento ambientale.  Non è giusto nè legittimo che circa 200mila abitanti italiani e cioè il numero dei cittadini a Taranto, debbano convivere quotidianamente da troppi anni in una situazione poco salubre e sopratutto di crisi e rischio occupazionale.

ILVAQuanto è sinora successo, ha creato non pochi danni anche all’industria ILVA che ha visto diminuire di circa un terzo la propria attività produttiva a vantaggio dei concorrenti internazionali, e crollare il proprio patrimonio netto  di 2,5 miliardi di euro. Con lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto in mano al Gruppo Riva, l’ economia italiana,  ha potuto contare sull’ottavo gruppo siderurgico al mondo,  mentre adesso si assiste al tentativo di salvataggio di quel che ne resterà. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, nelle ultime ore ha accennato ad un’ipotesi di un salvataggio comune per il “sistema” siderurgico italiano.

Chi rileverà, se ciò accadrà, lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto, avrà a disposizione degli impianti industrialmente efficienti, ma dovrà fare i conti anche con situazioni poco “allegre” (una valanga di processi e richieste risarcitorie)  e con un gap di quote di mercato ormai in mano alle aziende straniere  concorrenti da riconquistare. Arrivati a questa situazione, è necessario che il Governo Renzi riesca a mettere in piedi e concludere un rapporto chiaro, forte e fermo, con qualsiasi cordata estera-italiana si faccia avanti.E’ necessario tutelare la capacità di produzione specialistica  industriale dell’ ILVA che vanta un’importante produttiva siderurgica , cioè la capacità di realizzare nell’impianto siderurgico con la produttività più elevata d’Europa, nove milioni di tonnellate di acciaio

CdG famiglia RIVAEscludendo le inconfutabili ed accertate responsabilità della famiglia Riva, che la magistratura sta man mando accertando, va ricordato con oggettività che tutte le leggi speciali create “ad hoc” e la loro reale interpretazione ed applicazione in un concentrato di interpretazione  politica, legislativa e giudiziaria e  non sempre coerenti ed in linea fra di loro , hanno sinora prodotto dei risultati contrastanti fra di loto. Qualcuno, in ambiente confindustriale nazionale, sostiene che l’interpretazione ed applicazione letterale dei codici di legge da parte della magistratura di Taranto sembra avere tenuto poco conto della fisiologia industriale e finanziaria dell’impresa. Ma è giusto e corretto che sia  così. Infatti, contrariamente non si può chiedere alla magistratura di adattare delle leggi, ed interpretarle “ad personam” (cioè ad una precisa vicenda giudiziaria-societaria)

Il Sole 24Ore , quotidiano della Confindustria,  parla ieri in suo articolo di “commissariamento trasformato in una sorta di spossessamento – per non usare la parola “esproprio” – dei proprietari. Con l’esito paradossale che, in questi ultimi mesi, i Riva – coinvolti in un procedimento, “Ambiente Svenduto” (91 i morti imputati dai magistrati all’acciaieria), di cui è appena iniziato il processo – sono stati tagliati fuori da ogni negoziato. Tanto che, adesso, il Governo, si appresta a vendere l’Ilva – quasi che fosse una società pubblica – senza coinvolgere né loro né gli Amenduni, titolari del 10% del capitale ed estranei al procedimento giudiziario. In più, i magistrati di Milano, dopo un’altra legge speciale, hanno scelto di girare a Taranto i soldi sequestrati a trust dei Riva per presunti reati fiscali e monetari che non c’entrano con le accuse di disastro ambientale per l ‘ILVA, in una inchiesta di cui non si sono ancora concluse le indagini“.

Il quotidiano confindustriale che a Taranto può contare anche sulla presenza e “posizione” del proprio corrispondente locale, che è anche il capo servizio della locale redazione della Gazzetta del Mezzogiorno (il più diffuso quotidiano regionale, anch’esso in stato di crisi) , dimentica però di dire tante cose. Dimentica tutte le operazioni fraudolente che sarebbero state messe in opera dalla famiglia Riva (come sostengono ben due procure: Taranto e Milano) la quali ha fatto scomparire e sottratto alla tassazione ingenti capitali provenienti dai profitti dell’ ILVA di Taranto. Dimentica i contrasti interni, i voti contrari e le azioni legali intraprese proprie dalla famiglia Amenduni nei confronti della famiglia Riva, che emergono anche dalle inchieste giudiziarie.

E’ semplicemente ridicolo nonchè vergognoso leggere chi scrive (Il Sole24Ore – n.d.r.) quando parla di “mancato rispetto sostanziale dei diritti di proprietà e l’ingarbugliarsi di percorsi processuali distinti ledono il profilo di una società liberale e, nella forma mercato del capitalismo occidentale, compromettono ogni ipotesi di razionalità economica. Esattamente quello che – in ogni settore – non piace ad alcun investitore, italiano o straniero che sia. Un danno inaccettabile per il Paese“. Il giornale della Confindustria dovrebbe parlare di mancato rispetto del diritto al lavoro degli operai vessati e minacciati dagli “uomini di fiducia” dei Riva , del mancato rispetto da parte del del Gruppo ILVA (sotto la gestione Riva) delle norme di legge ambientali, del mancato rispetto della famiglia Riva nei confronti della salute dei cittadini di Taranto, del loro  mancato rispetto delle normative fiscali ( milioni e milioni di euro) di tasse non pagate, cioè evase dai loro cari “amici” della famiglia Riva. E questo non sono opinioni personali. Sono tutti fatti accertati dagli organismi competenti per Legge, cioè Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, Magistratura e tribunali di Taranto e Milano

Il giornalista del SOLE24ORE ignora (o fa finta di non sapere ?)  che la famiglia Riva nello scorso 2011 aveva chiuso un contenzioso da quasi 100 milioni di euro con l’Agenzia delle Entrate, somma che aveva fatto quasi triplicare i debiti tributari del gruppo Riva Fire, ed ignora ( evidente il corrispondente da Taranto, non glielo ha comunicato…. )  che il Comune di Taranto, attende dall’ ILVA, altri 2 milioni e 300mila euro di Ici dovuti per l’anno 2007,  oltre a quella già versata. Come rivelato dal sito  LINKIESTA.IT   “pendono infatti due richieste di pagamento notificate nel 2012 – avvisi n. 150 e 2210 –  e che si riferiscono all’ex imposta comunale su fabbricati e terreni entrata in vigore a partire dal 1993 e sostituita lo scorso anno dall’ormai famosa IMU (imposta municipale unica) che nella “città dei due mari” ha portato un gettito di 53 milioni e mezzo di euro. Sull’ ICI qualcosa è andato storto nei calcoli del 2007: in quell’anno, stando almeno ai dati dell’azienda, l’ ILVA ha versato nelle casse comunali poco più di 3 milioni e 600 mila euro (3.616.000 euro), ma secondo gli ultimi rilievi dell’ufficio Programmazione economico finanziaria del Comune la più grande industria della città dovrebbe tirarne fuori altri 2 milioni e 300mila (2.286.117 euro, 202.479 euro nel primo avviso e 2.083.638 euro nel secondo)”. E questi che vedere cari lettori, sono documenti, non fumose parole o editti confindustriali al vento !

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Infatti non a caso, è proprio il corrispondente tarantino del SOLE24ORE, in suo articolo pubblicato però sulla Gazzetta del Mezzogiorno  , a parlare di rischi, di fretta, formulando insieme a qualche collega delle ipotesi campate in aria e basate su supposizioni personali o su imbeccate sindacali o aziendali. La  Gazzetta del Mezzogiorno parla di Possibilità. Che si incrociano con un dato di fondo: non c’è più molto tempo per salvare l’ ILVA. L’azienda ha ormai esaurito la liquidità che gli hanno trasferito le banche con la prima rata del prestito ponte (125 milioni) e quindi si deve accelerare nella costruzione di un nuovo assetto societario che assuma tra le sue priorità il risanamento ambientale, la tutela dei posti di lavoro e il rilancio industriale“. Niente di più sbagliato. Il prestito-ponte (garantito dal Governo) messo a disposizione dalle banche alla gestione commissariale dell’ ILVA è di 250 milioni di euro, non solo di 125 ! E con l’arrivo della domma di  1 miliardo e 200 milioni di euro, sequestrati alla famiglia Riva, che è stata disposta dal Gip del tribunale di Milano, le banche sono molto ma molto più serene. La fretta negli affari, nelle trattativa è il peggiore consigliere, ma i giornalisti che scrivono certe cose vanno capiti e giustificati: loro probabilmente non hanno mai fatto un affare o condotto una trattativa economica, se non quella del proprio stipendio (attraverso quella specie di sindacato giornalistico da cui si fanno rappresentare !)  per ottenere qualche euro in più in busta paga.  Probabilmente, invece, a preoccuparsi adesso sono coloro i quali pensavano di potersi impossessare dell’ ILVA senza dover sborsare un solo euro. Ipotesi-proposta questa che il commissario Gnudi ha di fatto già rispedito al mittente.

Piero Gnudi

Piero Gnudi

Il Commissario governativo dell’ ILVA, Pietro Gnudi , nominato dal premier Renzi, ha le spalle “larghe”,  gode di una consolidata esperienza istituzionale ed industriale. E di una cosa siamo certi, insieme a chi lo conosce bene: Gnudi non svenderà mai l’ ILVA, sopratutto ora che è arrivata la decisione del Gip del Tribunale di Milano che come dicevamo prima, ha assegnato  il miliardo e 200 milioni di euro alle casse alla gestione commissariale governativa dell’ ILVA, con tutte le tutele del caso,   per attuare il piano di risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Emma Marcegaglia

nella foto, Emma Marcegaglia (ex presidente di Confindustria) 

Non è un caso infatti, che all’improvviso, quando tutte le ipotesi giornalistiche davano quale unica proposta concreta quella del gruppo franco-indiano Arcelor Mittal in cordata con il gruppo italiano Marcegaglia , all’improvviso è ritornato in ballo il gruppo Arvedi di Cremona, ed infatti è più di una ipotesi che  la Cassa Depositi e Prestititi ed il controllato Fondo strategico possano sostenere Giovanni Arvedi, l’industriale siderurgico lombardo interessato ad acquisire l’ ILVA . Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti (sinora silente),  ha indicato la strada in cui  l’istituto finanziario pubblico potrebbe muoversi e cioè il sostegno ad un’impresa italiana che entri nell’azionariato dell’azienda siderurgica.  “L’ ILVA – ha dichiarato Gorno Tempininon è investibile per statuto da Cdp, nè dal Fondo strategico, ma questo non significa affatto che noi non si guardi alla siderurgia come a uno dei settori importanti dell’economia italiana”. E  Gorno Tempini ha confermato che “è in corso un dialogo con gli operatori del settore per vedere se non ci siano le condizioni per il Fondo strategico per investire in una di queste aziende. Un possibile coinvolgimento nell’ ILVA non ci vedrebbe contrari” . Non è un dettaglio ininfluente che per statuto, Cdp e Fondo strategico possono investire  solo in aziende che hanno una “stabile condizione di equilibrio finanziario“.  Resta arduo definire tale il Gruppo Marcegaglia, (alleato dei franco indiani) che proprio l’ anno scorso ha chiuso lo stabilimento Marcegaglia di Taranto che produceva pannelli coibentati e di pannelli fotovoltaici, cessando la sue attività, con la chiusura  avvenuta lo scorso 31 dicembre 2013 ed il licenziamento di 134 dipendenti,. 

Ma questi dettagli nè ilSole24Ore, nè la Gazzetta del Mezzogiorno lo ricordano. Chissà perchè…

P.S. Per la cronaca il Comitato Fondo Antidiossina Onlus di Taranto ha spedito a mezza raccomandata per il deposito alla Procura della Repubblica di Taranto,  del nuovo materiale sulle reiterate attività inquinanti dello stabilimento ILVA di Taranto, postando un filmato su Youtube. (guarda QUI)

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Il ritorno di Renzi (a Taranto) e le solite ridicole analisi giornalistiche tarantine sull’ ILVA

Palazzo Chigi ha reso noto che il presidente del consiglio Matteo Renzi, come promesso sarà di ritorno a Taranto, la prossima settimana, e dovrebbe arrivare venerdì o sabato  prossimo con l’intento di visitare insieme al commissario Pietro Gnudi lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA, sul quale l’attuale governo in carica ha dimostrato un impegno sicuramente maggiore di quello dei suoi predecessori. Un giornalista tarantino, di un quotidiano di proprietà extra-pugliese, questa mattina ancora una volta ci ha fatto ridere a crepapelle, pubblicando le sue “analisi” campate in aria, prive di alcuna competenza giuridica e societaria, scrivendo che lo sblocco dei fondi per un 1miliardo e 200milioni di euro sequestrati dalla Procura di Milano  alla famiglia Riva ed assegnati dal Gip del tribunale del capoluogo lombardo all’attuale gestione commissariale dell’ ILVA  ,  che “Il nodo resta quello dei soldi: perchè se è vero che il Gip di Milano ha sbloccato le risorse sotto sequestro non è automatico nè immediato il trasferimento dei fondi“.

Il disinformato giornalista (ah…quanto ci costa definirlo tale) ignora che per aver sequestrato i fondi della famiglia Riva, sono già stati trovati dalla Guardia di Finanza, ed il sequestro dei conti ove giacevano è stato già effettuato dalla magistratura lombarda, avvalendosi delle normative internazionali che purtroppo pochi in provincia di Taranto conoscono o hanno mai studiato. Ed è certo il trasferimento dei fondi sui conti della gestione commissariale dell’ ILVA che dovrà utilizzarli nelle forme e modi indicate dal provvedimento del Gip milanese.

L’altra fesseria o inesattezza, definitele come meglio preferite, è che la seconda tranche bancaria del prestito ponte di 125 milioni di euro (che è garantito dal Governo n.d.a.) “è stata vincolata dalle banche. In pratica gli istituti di Credito hanno promesso che ritorneranno ad aprire i cordoni della borsa per l’ Ilva, soltanto quando ci sarà qualcosa più di concreto nella trattativa con i big player (toh ! ha pure imparato l’inglese – n.d.a.) internazionali interessati all’ingresso in società” , in quanto in realtà il credito bancario è basato su leggi italiane e comunitarie molto chiare e che non permetterebbero mai una simile negoziazione che sa molto di mercatino rionale o sagra paesana, dove evidentemente qualcuno si trova a suo agio,  ed inoltre non si tratta di ingresso in società, ma bensì in acquisizione della società che è ben altra cosa. Il prestito ponte all’ ILVA, infatti è stato garantito dal Governo Renzi, e non da qualche banchetta cooperativa di campagna !

Quello che il disinformato “analista” non è capace di spiegare, o non può, ignorando il diritto societario, è invece che è proprio grazie ai soldi  sequestrati all’ ILVA che presto verranno  trasferiti alla gestione commissariale di Gnudi, che la trattativa con alcuni operatori internazionale del settore ,  Accor-Mittal in testa, sarà più agevole per il Commissario che non avrà più l’acqua alla gola e potrà quindi negoziare al meglio con i potenziali acquirenti ed investitori. Lo stabilimento siderurgico di Taranto è bene ricordare è il più grosso ed importante d’ Europa. E non è detto anche che il Governo Renzi possa decidere di far ritornare l’ ILVA sotto il controllo dello Stato. Anche perchè soto la gestione Riva , di profitti ne ha fatti anche tanti, come i soldi sequestrati dimostrano. Peraltro, quando c’è di mezzo la politica, quella nazionale, e non quella fatta a Taranto…, tutto è possibile. Anche l’imprevedibile. Ma tutto questo nelle campagne della provincia tarantina difficilmente lo si apprende….




Ilva, le bonifiche ambientali gli stipendi sono salvi. Arrivano dal Tribunale di Milano i soldi sequestrati ai Riva

Con una decisione che non appariva non del tutto scontata, e che molti “guru” del giornalismo giudiziario tarantino davano per pressochè impossibile, il gip del tribunale di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha concesso il trasferimento  dei soldi sequestrati alla famiglia Riva, in favore della gestione commissariale guidata da Pietro Gnudi della non irrilevante somma di 1,2 miliardi di euro,  fondamentali e necessari per riprendere le bonifiche del più grande stabilimento siderurgico d’Europa (secondo l’ex subcommissario Edo Ronchi)  vale complessivamente circa 1,8 miliardi di euro. e far fronte al pagamento degli stipendi senza dover ricorrere ad ulteriori prestiti bancari, con il denaro riconducibile ai Riva occultato e depositato in larga parte sui conti delle banche svizzere Ubs e Banca Aletti (gruppo Banco Popolare) e che risultavano  formalmente intestati a otto trust domiciliati sull’isola di Jersey, noto paradiso fiscale della manica inglese. “Accertata la manifesta infondatezza” delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla difese, “occorre rilevare – si legge nel provvedimento del GIP  – come sussistano nel caso di specie tutti i presupposti per procedere al trasferimento previsto dalla norma”

Nel provvedimento, si indica che in caso di una sentenza positiva  per gli indagati nel processo , verranno riconsegnate loro azioni di nuova emissione dell’ ILVA spa, ottenute con la conversione dei beni sequestrati. Infine ha sottolineato che “la lamentata compressione del diritto di proprietà sui beni originariamente attinti dal sequestro preventivo non è costituzionalmente illegittima quando si rilevi preordinata a consentire il soddisfacimento contestuale di una pluralità di interessi costituzionalmente rilevanti e di rilievo superiore a quello del diritto inciso“.

Schermata 2014-10-11 alle 15.42.34Non appena i soldi saranno nella  piena disponibilità del commissario straordinario Piero Gnudi, che ne aveva chiesto il trasferimento,  verranno utilizzati innanzitutto per un aumento di capitale vincolato al necessario adeguamento dello stabilimento pugliese alle prescrizioni del piano ambientale di luglio, che ha esteso il raggio di intervento secondo quanto  già indicato e previsto dall’ Aia ( l’Autorizzazione integrata ambientale ), cioè delle norme e precauzioni da rispettare per evitare che l’ILVA continui a inquinare la città. Il gip milanese D’Arcangelo ha ritenuto di rigettare “per manifesta infodatezza” tutte le eccezioni di incostituzionalità  dei difensori di Adriano Riva , fratello dell’industriale Emilio Riva scomparso qualche mese prima  – addotte  e sostenute nell’udienza del 17 ottobre,  e ha quindi disposto affinchè si proceda al trasferimento dei soldi che arriveranno direttamente all’ ILVA in applicazione  di un decreto legislativo ad hoc che era stato emanato inizialmente nel giugno del 2013, e poi riveduto ed integrato nel febbraio di quest’anno per iniziativa del governo Renzi.

CdG Ilva gasometroUna cosa è certa. E’ urgente partire con la bonifica dello stabilimento di Taranto, affinchè la società possa recuperare tutta la sua potenzialità produttiva. Le quote azionarie conseguenti dall’aumento di capitale sociale dell’ ILVA, saranno intestate al Fondo unico giustizia rappresentato da Equitalia Giustizia. Gli interventi previsti dal piano ambientale superano di gran lunga l’importo di 1,8 miliardi di euro.  250 milioni sono già stati investiti, e quindi i 1,2 miliardi che arriveranno grazie al trasferimento disposto dal Tribunale di Milano copriranno gran parte degli investimenti necessari, mentre la parte mancante sarà carico dei nuovi eventuali compratori, che attendevano l’arrivo dei soldi nelle casse dell’ ILVA prima di formalizzare le offerte al commissario. I nomi che circolano come ben noto sono i franco-indiani ArcelorMittal in cordata con il gruppo Marcegaglia, l’indiana Jindal e il gruppo Arvedi di Cremonaquest’ultimo entrato nelle trattative  in parnership di investitori esteri – o forse della Cassa Depositi e Prestiti. Ma a questo punto, con i soldi in cassa, potrebbero spuntare fuori anche altri gruppo interessati all’ ILVA di Taranto.

CdG tribunale milano corridoiLa decisione del gip del Tribunale di Milano mette fine ad un percorso complicato che ha inizio nel maggio del 2013, quando lo stesso Gip aveva disposto il sequestro a seguito della richiesta presentata dai pubblici ministeri della Procura di Milano Stefano Civardi e Mauro Clerici, durante il corso di un’indagine fiscale effettuati nel confronti dei fratelli Riva., i quali in realtà si erano già messi nei guai da loro. I due fratelli avevano deciso di “scudare” i denari custoditi nei trust nel 2009 , aderendo al rientro fiscale ideato per far rientrare in Italia i soldi degli italiani trasferiti all’estero dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti . Un’escamotage più che conveniente anche per la coppia di industriali, che non avevano però eseguito la manovra di sdoganamento in maniera pressaochè ineccepibile: secondo le indagini della procura milanese, Emilio Riva aveva chiesto il rimpatrio dei soldi nella sua disponibilità, ed era quindi soggetto ben diverso  da chi invece aveva costituito i “trust” ( cioè suo fratello Adriano Riva-  n.d.r) e quindi il primo non poteva attivare lo scudo.

Nel motivare la sua decisione il gip D’Arcangelo ha voluto sottolineare che, come in questo caso, “nel conflitto tra i diritti proprietari dei soggetti attinti da trasferimento coattivo e gli interessi costituzionalmente rilevanti al diritto all’ambiente salubre, al lavoro e alla salute, i primi debbano assumere una valenza necessariamente”secondaria” osservando e ricordando che non è la prima volta che “l’interesse strategico di determinate attività economiche induce il legislatore ad interventi straordinari e urgenti ed, in tali contesti normativi (…) (in tema di amministrazione delle grandi imprese in stato di insolvenza) gli interessi patrimoniali (come quello dei creditori delle imprese di grandi dimensioni) devono recedere di fronte a quello alla conservazione delle risorse produttive e dei livelli occupazionali”.

Nell’inchiesta,  erano finiti anche Franco Pozzi ed Emilio Gnech, professionisti dello studio Biscozzi Nobili che da molti anni è vicino agli industriali, con la pesante accusa di riciclaggio a proprio carico. Nei confronti i due fratelli Riva, invece le accuse erano quelle di truffa ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni. I soldi, attraverso triangolazioni di facciata, erano infatti finiti all’estero attraverso alcune operazioni effettuate fra l’ ILVA spa , la sua capogruppo Riva Fire e le loro società basate in Olanda e Lussemburgo, strumenti o meglio sponde che aveva consentito loro di accumulare ed occultare profitti economici al Fisco italiano in barba alla legge, svuotandole successivamente fino allo stato attuale.

Cdg Fabio Riva_ArchinàL’inchiesta milanese,  col tempo com’è noto, si è espansa e ne ha prodotte altre, come quella per  “truffa ai danni dello stato”  e per  “frode fiscale” in relazione ai fondi ottenuti grazie alla legge Ossola, con un processo che  in primo grado si è concluso con una condanna a Fabio Riva ( figlio di Emilio)  a 6 anni e mezzo di carcere, il quale  si trova dopo la sua latitanza a Londra, ancora in stato di fermo, ed il prossimo imminente 3 novembre si terrà l’udienza decisiva per la sua richiesta estradizione in Italia.

Il Commissario Straordinario dell’ ILVA , Piero Gnudi, ha appreso con soddisfazione della decisione del GIP del Tribunale di Milano, Fabrizio D’Arcangelo, che ha accolto la sua richiesta di trasferire a ILVA i beni sottoposti a sequestro nel procedimento penale a carico della famiglia Riva, in linea con quanto previsto dalle Leggi “Terra dei Fuochi” e “Competitività”. “Questa decisione è un passo importante per l’attuazione del piano ambientale previsto dall’AIA che dalle nuove risorse potrà avere un rinnovato impulso e faciliterà la gestione dell’impresa e la soluzione del “problema ILVA” per il coinvolgimento di nuovi azionisti”.