“Monnezzopoli”. La Guardia di Finanza sequestra beni e soldi per oltre 28milioni di euro

ROMA – I finanzieri Militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto guidati dal T.Col. Antonio Marco Antonucci, in applicazione delle norme sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti, hanno eseguito nella mattinata odierna un decreto di sequestro preventivo su quote sociali, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di 28 milioni e 300 mila euro.

Il Gip dr.ssa Vilma Gilli

Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. Dr.ssa Vilma Gilli del Tribunale di Taranto, , su proposta della Procura della Repubblica di Taranto rappresenta l’ulteriore sviluppo dell’operazione denominata “T-REX” che aveva già portato all’esecuzione di ordinanze cautelari nei confronti di sette persone, tra imprenditori e pubblici ufficiali, a vario titolo coinvolti in reati di corruzione e turbata libertà degli incanti ravvisati nelle procedure amministrative per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica sita in contrada Torre Caprarica del Comune di Grottaglie, gestita dalla società bresciana LINEA AMBIENTE srl.

Le indagini delle Fiamme Gialle avevano fatto emergere che l’ imprenditore Pasquale Lonoce, attivo con la sua società UNIVERSAL SERVICE snc, con sede a San Marzano di San Giuseppe (Taranto) nel settore dei rifiuti, aveva stipulato con la società lombarda LINEA AMBIENTE srl attraverso iil suo procuratore speciale Roberto Natalino Venuti dei contratti risultati poi gonfiati allo scopo di costituire fondi neri in parte da destinare ai pubblici ufficiali corrotti.

In tal modo la società proprietaria della discarica aveva ottenuto l’autorizzazione all’ampliamento illegittimo della discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto” grazie al quale aveva conseguito ricavi per poco meno di tre milioni al mese, per un ammontare complessivo pari a circa 26 milioni di euro in nove mesi.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”

La società UNIVERSAL SERVICE snc, aveva a sua volta incassato guadagni illeciti derivanti dai contratti parzialmente inesistenti con la LINEA AMBIENTE srl per un ammontare complessivo di circa due milioni di euro in poco più di anno.

I beni sequestrati costituisconol’illecito profitto derivante dai reati commessi dai legali rappresentanti pro-tempore e dagli altri indagati nell’interesse e a vantaggio delle due società UNIVERSAL SERVICE snc e LINEA AMBIENTE srl che sono state iscritte nel Registro degli indagati.



Le operazioni di sequestro sono state eseguite, oltre che nel territorio tarantino, anche nelle province di Milano e Brescia con la collaborazione dei rispettivi Nuclei di Polizia Economico Finanziaria.

Gli sviluppi investigativi odierni testimoniano la volontà della Guardia di Finanza, con il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, di aggredire gli illeciti profitti facendo leva anche sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti nell’ambito delle proprie prerogative di polizia economico-finanziaria a tutela dell’economia legale.

il comizio elettorale del sen. Vitali nell’azienda di Lonoce. Alla spalle Antonio Albanese, colui che secondo gli investigatori avvisò la “cricca” che erano intercettati dalla Finanza

Attese a breve anche le notifiche di fine indagine della Procura della Repubblica di Taranto sui tronconi paralleli all’inchiesta “T REX” , che coinvolgono anche l’indagato “eccellente” massafrese Antonio Albanese, patron della CISA spa di Massafra cioè colui che dagli atti investigativi risulta essere colui che informò la “cricca” di Tamburrano, Lonoce e Venuti sulle intercettazioni in corso da parte della Guardia di Finanza. Rivelazioni queste che costrinsero gli investigatori a chiedere ed ottenere le misure cautelari per evitare la fuga ed occultamento di prove da parte degli indagati.

Una “soffiata” grazie allo zampino di due finanzieri infedeli, Francesco  Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e  Giuseppe  Marzella (originario di Massafra) il quale prestava servizio in sala ascolto a registrare le intercettazioni, e risulta essere molto amico e frequentatore del cognato di Albanese, tenente colonnello della Guardia di Finanza che presta servizio Bari.

l’ ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

Coinvolto nel provvedimento di sequestro anche l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, al quale sono state poste sotto sequestro due abitazioni (una nel centro di Taranto ed una a Massafra) e due autovetture.




Prescrizione per l’ ex commissario Ilva, Enrico Bondi

ROMA – Il giudice monocratico del Tribunale di Taranto Loredana Galasso ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Enrico Bondi l’ex- commissario straordinario dell’ILVA  e dell’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Antonio Lupoli, imputati per getto pericoloso di cose e attività di gestione di rifiuti non autorizzata contestati fino all’1 agosto 2015.

Era stato il gip Vilma Gilli a disporre nuove indagini dopo due richieste di archiviazione,  ed a ordinare l’imputazione coatta ai pm. Dal procedimento era già stata stralciata la posizione dell’ex commissario straordinario Piero Gnudi e dell’ex direttore Ruggero Cola, per i quali il processo proseguirà il 19 febbraio dinanzi al giudice monocratico Chiara Panico.

Secondo l ’accusa rappresentata dai pm Epifani, Graziano e Buccoliero,  avrebbero così determinato come riportava il capo d’imputazione  “illecitamente  lo sversamento di una quantità imponente di emissioni diffuse e fuggitive, nocive in atmosfera, emissioni derivanti dall’area parchi, dall’area cokeria, dall’area agglomerato, dall’area altiforni, dall’area acciaieria, e dall’attività di smaltimento operata nell’area Grf, nonché dalle diverse torce dell’area acciaieria a mezzo delle quali (torce) smaltivano abusivamente una grande quantità di rifiuti gassosi”.

Gli imputati erano accusati, in concorso e accordo tra loro, nelle rispettive qualità e di non avere adempiuto compiutamente alle prescrizioni Aia (del 26 ottobre 2012) nonché alle prescrizioni del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria.




“Monnezzopoli”. Al via il processo a Tamburrano e la “cricca” dello smaltimento

TARANTO – E’ partito dinnanzi al Tribunale Penale di Taranto il processo  collegato all’inchiesta della Guardia di Finanza di Taranto sulle autorizzazioni ambientali “allegre” rilasciate dalla Provincia di Taranto, all’epoca della presidenza del “forzista” Martino Tamburrano. Puntuali ed attese le richiesta di costituzione di parte civile e  relativa istanza di risarcimento presentate dal Comune di Grottaglie rappresentato in udienza dall’ avv. Giuseppe Losappio, che ha presentato una richiesta di risarcimento per 10 milioni di euro, mentre il Comune di Sava assisto dall’ avvocato Francesco Nevoli si è limitata ad un milione di euro. L’ Amministrazione Provinciale di Taranto, difesa dall’ avv. Andrea Starace, non ha quantificato il danno ma ha avanzato una richiesta di provvisionale di 250mila euro .

I difensori degli imputati  a loro volta si sono opposti alle costituzioni avanzate ed  il collegio giudicante del Tribunale guidato dal giudice Patrizia Todisco , si è riservato per una decisione che verrà sciolta nella prossima udienza che si svolgerà l’ 11 novembre, giorno in cui per ironia della sorte, è anche l’onomastico del principale imputato Martino Tamburrano . Il giudizio immediato in corso dinnanzi al Tribunale di Taranto, riguarda  tutti gli imputati destinatari dell’ordinanza di misura cautelare disposta dal Gip dr.ssa Vilma Gilli, e quindi oltre a Tamburrano, l’imprenditore di San Marzano di San Giuseppe (Ta) Pasquale Lonoce, quale amministratore di fatto della società  2Lecologica s.r.l. società attiva nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti,  il procuratore speciale della società Linea Ambiente SrlRoberto Natalino Venuti,  e l’ ex dirigente del quarto settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto,  che sono tuttora sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

l’ ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

Tamburrano  viene accusato di aver preteso ed ottenuto, come emerge dalle intercettazioni delle Fiamme Gialle  una tangente di 5mila euro al mese, un Suv Mercedes del valore di oltre 50mila euro e un contributo di 250mila euro per finanziare la campagna elettorale di sua moglie, Maria Francavilla, candidatasi per Forza Italia  senza riuscire ad essere eletta al Senato in occasione delle Elezioni Politiche del 2018,  in cambio del rilascio dell’autorizzazione in favore della società Linea Ambiente Srl, all’ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie,  e pilotare la gara d’appalto gestita da Cangelosi e Natuzzi per la gestione dei rifiuti solidi urbani a Sava.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Le imputazioni a loro carico sono le stesse : due per  il reato di “corruzione” , una delle quale viene contestata ai quattro imputati  in concorso con i due figli del Lonoce ed un suo nipote; la seconda invece soltanto a carico a Martino Tamburrano e Pasquale Lonoce, una per  il reato di “turbativa d’asta” sempre a carico del Tamburrano e Lonoce, in concorso con Federico Cangialosi  ex -presidente dell’ AMIU TarantoCosimo (per tutti) Mimmo Natuzzi  direttore tecnico dell’AMIU Taranto, per il loro operato congiunto quali presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani nominata dal Comune di Sava

Con la richiesta di applicazione del rito immediato cautelare, la Procura di Taranto guidata dal procuratore capo Carlo Maria Capristo aveva così “blindato”  le prove acquisite e raccolte dalla Guardia di Finanza, a fondamento  delle accuse di concorso in corruzione per l’autorizzazione concessa, nell’area di Grottaglie, al sopralzo della discarica di Torre Caprarica, e per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, successivamente revocato in autotutela dall’Ente comunale.

A questi ultimi appalti si erano interessati sia Venuti che Lonoce, che avevano esercitato delle pressioni su Tamburrano e sull’ex dirigente della Provincia Natile.  La difesa degli imputati  dinnanzi alla richiesta di rito immediato della Procura , aveva scelto la via del giudizio diretto davanti al tribunale, per potersi difendere attraverso il dibattimento.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa

Attesi ulteriori sviluppi degli altri tronconi dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza che da tempo ha concluso le proprie indagini, depositando la propria relazione alla Procura di Taranto sulle evoluzioni degli affari “facili” e sporchi  che sarebbero stati intrapresi dai principali coinvolti in concorso con altri indagati eccellenti, indagine per la quale era stata ottenuta una proroga delle indagini. A breve verranno notificate le decisioni della Procura che riguarderebbero per il reato di “intralcio alla giustizia” anche un noto imprenditore massafrese, iscritto nel registro degli indagati, e cioè Tonino Albanese, proprietario del Gruppo CISA spa di Massafra, che sarebbe stato colui che tramite un colloquio con Roberto Natalino Venuti, avvisò la “cricca” che erano intercettati dalle Fiamme Gialle.




“Monnezzopoli”: ai domiciliari Tamburrano ex-presidente della Provincia di Taranto e la sua “cricca”

TARANTO – E’ stato disposta questa mattina la scarcerazione dalla casa circondariale di Taranto a seguito dell’ ordinanza disposta dal Gip di Taranto dr. Vilma Gilli, dell’ex presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano, insieme alla “cricca” composta dall’imprenditore Pasquale Lonoce, dall’ ex- dirigente del quarto settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto Lorenzo Natile e da  Roberto Venuti procuratore speciale della società Linea Ambiente Srl proprietaria della discarica di Grottaglie in località “La Torre Caprarica”, denominataIII lotto” , la cui detenzione carceraria è stata trasformata dal Gip  in arresti domiciliari, accogliendo la richiesta dal collegio dei difensori dei quattro indagati, “domiciliari”  ottenuti peraltro nonostante il parere negativo espresso dalla Procura di Taranto.

ADG Tamburrano DEF

La scarcerazione dei quattro indagati , posti agli arresti domiciliari, pare non essere stata presa molto bene dalla Procura, infatti negli ambienti giudiziari è trapelato qualcosa di incredibile, ilche spiega ancora meglio il perchè la Procura di Taranto si sia sempre opposta alla loro scarcerazione.

Cinque giorni dopo l’arresto avvenuto il 14 marzo, e per la precisione il 19 marzo scorso, data ed evento richiamati dal Gip Gilli nella sua ordinanza, dopo un colloquio avvenuto in carcere fra l’indagato Pasquale Lonoce (a lato nella fotografia) e sua moglie, gli agenti della Polizia Penitenziaria di Taranto  avevano scoperto il passaggio di un “papiello” (cioè degli appunti) che i due si erano scambiati con delle istruzioni del Lonoce (che peraltro in un lontano passato è stato anche un carabiniere) alla moglie che violavano le norme di Legge.

Mettere ai domiciliari i quattro indagati e mandarli a casa “liberi”  , cioè senza accompagnamento della Polizia Giudiziaria, non sembra essere stata una buona idea, in quanto  sembra essere alquanto rischioso farli uscire dal carcere, rischiando un possibile occultamento e manipolazione delle prove, sopratutto da parte coloro i quali avevano già provato in passato a farlo, grazie all’informazione “attenti vi stanno intercettando” ricevuta da Roberto Venuti da parte dell’imprenditore Antonio (per tutti Tonino) Albanese, attualmente indagato, che indusse proprio Lonoce a cambiare telefono per sviare i criptatori installati nei suoi telefoni dalle Fiamme Gialle.

Nel frattempo proseguono gli altri filoni dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Taranto, le cui indagini da qualche mese sta facendo dormire in tensione non pochi politici locali, dirigenti di enti pubblici ed imprenditori, consapevoli delle loro malefatte

 

 




Nuova condanna a Taranto per l’ex-finanziere Stabile ed i suoi complici

TARANTO – Il giudice per le udienze preliminari Giuseppe Biondi ha inflitto ieri pomeriggio quattro condanne inflitte dal  nei confronti dell’ex finanziere Piero Stabile e di altri tre imputati arrestati e finiti in carcere lo scorso anno in relazione al pesante stalking ed alle ripetute intimidazioni incendiarie nei confronti di un commerciante di Taranto.

pm Lucia Isceri

I quattro vennero arrestati il 17 aprile 2018 su ordine della Procura a seguito delle della Squadra Mobile della Questura di Taranto dalle quali era venuto alla luce che stavano per organizzare  dei nuovi attentati uno dei quali programmato per il 21 aprile, giorno in cui la povera vittima avrebbe festeggiato il suo 50esimo compleanno. La prima ritorsione richiesta dallo Stabile era stato compiuta nella notte tra il 17 e il 18 aprile utilizzando un’arma da fuoco ai danni del commerciante vittima di tutte le vessazioni del gruppo.

La sentenza ha visto infliggere pene più basse , conseguenti anche al rito abbreviato, rispetto a quelle richieste dalla Procura, ma ha condiviso e convalidato l’impianto accusatorio  del pubblico ministero Lucia Isceri. Il giudice per le udienze preliminari ha infatti condannato Piero  Stabile a 4 anni e 8 mesi di reclusione dimezzando di fatto la richiesta di 8 anni di carcere che era stata avanzata dalla Procura della Repubblica. Condannato a 5 anni Aldo (detto Alduccio) La Neve  per il quale erano stati richiesti 6 anni e 6 mesi di reclusione; Salvatore Stasolla a 4 anni e 8 mesi , e a 3 anni di reclusione, con rimessione in libertà, per l’avvocato Massimiliano Cagnetta .

Secondo l’impianto accusatorio il maresciallo Stabile, già degradato e sospeso dal servizio, aveva incaricato La Neve  di organizzare degli atti intimidatori nei confronti del commerciante tarantino, da tempo vessato dalle ritorsioni dell’ex-finanziere, compito che era stato assegnato a Stasolla, che per le spedizione “punitiva” aveva operato avvalendosi dell’avvocato Cagnetta che gli faceva incredibilmente da autista .

Per un episodio differente della stessa vicenda l’ex-finanziere era stato arrestato per estorsione dagli agenti della sezione Anticrimine della Squadra Mobile  in flagranza di reato,  il 18 giugno 2015  subito dopo aver ottenuto il denaro richiesto al commerciante.  I poliziotti  fermarono lo Stabile con in tasca la busta con i  5mila euro in contanti,  che  aveva preteso dalla vittima per aiutarlo a liberarsi dalle intimidazioni che da tempo subiva, fingendo di aiutarlo, quando invece le minacce subite in realtà erano effettuate notte tempore da lui.  Per questa vicenda lo scorso 31 maggio 2019Piero Stabile è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione in primo grado . Condanna che era stata preceduta da quella subita precedentemente nel  giugno 2017  ad 1 anno e 6 mesi, che è stata confermata anche in secondo grado dalla Corte d’Appello, sempre per degli altri episodi di “stalking” commessi nei confronti sempre del povero commerciante.

Sentenza Stabile PDF

I quattro condannati sono stati quindi ritenuti responsabili  come riportato nella convalida del fermo emessa dal gip Vilma Gilli , di una “insidiosa, pervasiva e sistematica intimidazione realizzata con concreti atti di violenza” della quale cui Piero Stabile era il mandante, La Neve l’organizzatore e Stasolla (che si avvaleva dell’assistenza di Cagnetta  come autista ) l’esecutore finale delle spedizioni punitive . Il Gup Biondi nella sua sentenza ha escluso il reato di “tentata estorsione” che era stato ipotizzato dalla procura ed è per questo che le pene inflitte sono state inferiori rispetto a quelle richieste dal pubblico ministero.

Il giudice ha disposto un separato giudizio civile per determinare il risarcimento nei confronti della vittima al quale Stabile dovrà però nel frattempo versare una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro.




“Monnezzepoli”. Martino Tamburrano resta in carcere: occorre tutelare le indagini in corso

TARANTO – Dopo il parere negativo della Procura della Repubblica  di Taranto rappresentata  dal procuratore aggiunto dr. Maurizio Carbone e il pubblico ministero dr. Enrico Bruschi, titolari dell’inchiesta della Guardia di Finanza, che hanno evidenziato la necessità di tutelare l’inchiesta in corso, in merito all’istanza di scarcerazione dell’ex-presidente della Provincia di Taranto  Martino Tamburrano, coinvolto nel procedimento sulle attività illegali che sarebbero state attuate dall’ex presidente della Provincia per controllare e “pilotare” le autorizzazioni in materia ambientale,  è arrivato il “no” anche dal Gip dr.ssa Vilma Gilli del Tribunale di Taranto, che ha pienamente accolto e condiviso le argomentazioni della procura, ed ha rigettato l’istanza della difesa avanzata dagli avvocati Giuseppe Modesti e Carlo Raffo, i quali puntavano almeno ad ottenere per Tamburrano la misura dei domiciliari in sostituzione della detenzione in carcere .

l’ ex Presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

La Procura aveva evidenziato nel suo parere negativo, confutando la tesi dei legali di Tamburrano, che verteva sulla tesi della presunta insussistenza delle ipotesi di corruzione, opposte dalla difesa dell’indagato, ed evidenziando la necessità di tutelare gli accertamenti investigativi in corso da ogni tipo di condizionamento ed inquinamento delle prove, che potrebbe avvenire in quanto vi sono altri  indagati liberi e quindi, di effettuare azioni di disturbo all’acquisizione delle Fiamme Gialle di ulteriori prove.

Il Gip dr.ssa Vilma Gilli

Il Gip Gilli  dopo aver valutato le argomentazioni della difesa e dell’ accusa,  sulla base degli atti in suo possesso , è arrivata al convincimento che non sarebbe stato possibile garantire la necessaria tutela per il prosieguo delle indagini, in caso di applicazione dell’eventuale rigettato beneficio degli arresti domiciliari. Il Giudice per le indagini preliminari  ha osservato che il quadro indiziario “non è mutato alla luce dell’alternativa lettura dei fatti offerta dalla difesa, nella propria istanza, posto che essa si basa non su dati probatori diretti, a confutazione di quelli indicati nell’ordinanza genetica ma su elementi presuntivi o deduttivi, non convincenti o difficilmente verificabili”   convenendo alle argomentazioni della Procura,  ha confermato la sussistenza esistenza di un “quadro cautelare immutato”.

Nella sua ordinanza il Gip ha motivato che la circostanza che Tamburrano non goda più di cariche politiche, non influisce minimamente in suo favore,  considerando che nel recente passato, anche dopo la sua decadenza di Presidente della Provincia di Taranto, aveva “proseguito a occuparsi di affari connessi con la materia dei rifiuti e delle discariche, vantando presso terzi di poter ottenere autorizzazioni e titoli” tutto ciò “in virtù della rete di relazioni personali e professionali che aveva intessuto durante l’esercizio delle sue funzioni pubbliche; rete che i fatti hanno dimostrato essere costituita anche da relazioni e attività illecite“. In pratica secondo il Gip la circostanza di assenza attuale di cariche istituzionali di Martino Tamburrano non assume alcun “carattere dirimente” e secondo la dottoressa Gilli, esiste il pericolo che possa reiterare analoghi reati,  e quindi una sua scarcerazione potrebbe arrecare danni e disturbo alle ulteriori acquisizioni probatorie degli inquirenti propedeutici alla conclusione delle indagini che proseguono senza alcuna sosta.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Analoga decisione è arrivata dal Tribunale del Riesame di Taranto , collegio presieduto dal Giudice Giovanni Caroli, che ha ha rigettato il ricorso avanzato dagli avvocati dell’imprenditore Natalino Venuti. accusato  di “concorso in corruzione” unitamente a Martino Tamburrano, l’imprenditore Pasquale Lonoce, Lorenzo Natile all’epoca dei fatti responsabile del 4° settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto,  per i rispettivi ruoli ricoperti nell’adozione della delibera di ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie, e per la ulteriore contestazione della Procura nei confronti di Tamburrano e Lonoce per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, dal quale potrebbero arrivate delle altre “sorprese”.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa, indagato dalla Procura di Taranto

Nel frattempo delle nostre fonti bene informate ci riferiscono che anche l’imprenditore massafrese Antonio (per tutti Tonino) Albanese, presidente della discarica della CISA spa di Massafra, sia molto agitato e preoccupato per la sua rischiosa posizione di “indagato”,  nello stessa indagine in corso della Guardia di Finanza sulla “monnezzopoli” tarantina , e per il blocco delle autorizzazioni concesse dalla Provincia di Taranto per il raddoppio del termovalorizzatore Appia Energy spa di Massafra, di cui è rappresentante legale e socio al 49%, che gli sono costate una recente richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Taranto.  E’ proprio il caso di dire: “E’ la monnezza, bellezza !

A volte non basta avere un parente ufficiale della Guardia di Finanza o ospitare nelle  strutture alberghiere i convegni dei magistrati…




Chiuse le indagini sui rimborsi ai consiglieri comunali di Taranto: la Procura chiede il processo per 13 indagati

TARANTO – Il pm Daniela Putignano della Procura della repubblica di Taranto che aveva già richiesto quale magistrato di turno il sequestro per equivalente di beni per 240mila euro, disposto dal Gip dr.ssa Vilma Gilli , equivalente all’importo che il Comune di Taranto ha liquidato nel periodo intercorrente tra il 2012 e il 2014 per rimborsare alle imprese, come previsto dalla Legge,  gli stipendi lordi dei consiglieri che sarebbero state intascate indebitamente dagli ex consiglieri comunali di Taranto, attraverso la notifica agli indagati, ha chiuso  l’indagine avviata dal pm Lanfranco Marazia (ora trasferitosi ed in servizio presso la Procura di Bari) nei confronti degli esponenti politici e delle società che di fatto, come accertato dalla Guardia di Finanza, avevano simulato l’esistenza di un contratto di lavoro.

Nei confronti di alcuni degli ex consiglieri comunali gravano due accuse:  quella di aver certificato un lavoro fittizio, o in alternativa di aver aumentato di proposito gli emolumenti contrattuali,  per accedere con maggiore ampiezza ai rimborsi che la legge riconosce ai lavoratori dipendenti che vengono eletti il consiglio comunale.

13 le persone indagate per truffa e concorso: gli ex consiglieri comunali Cosimo GiganteFilippo Illiano, Rosa Perelli, Giovanni Ungaro, l’attuale consigliere comunale Mario Cito, i quali a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ricevuto potranno presentare memorie, richiedere interrogatorio, ed eventualmente  previa legittima motivazione chiedere delle nuove indagini supplettive.

CdG ACI Comune di Taranto

Fra gli indagati compaiono anche i presunti datori di lavoro: Alessandro Gigante, amministratore unico della “Laboratorio Analisi dottor Ragusa“, e il 64enne Cosimo Gigante (cugino ed omonimo del consigliere comunale) , amministratore della società “Laboratorio Analisi Teresa Di Giacomo”  per il consigliere comunale Cosimo Gigante . Il commercialista Andrea Castellaneta e Francesca Allegretti, entrambi amministratori e rappresentanti legali nel corso degli anni della società  “Data Entry Oregon” che si occupa di elaborazione dati, in concorso con  Filippo Illiano.

Richiesto il processo anche a carico  di Isidora Fasano, rappresentante legale della “Fasano Ottavio & C. Srl”, e di  Giovanni Sollima quale socio ed amministratore della “Forniture Servizi Generali Snc“, in relazione alle due assunzioni di Giovanni Ungaro contestate dalla procura nelle due rispettive società. Contestata ad Angela Seprano rappresentante legale della «W&B srl» l’ assunzione a tempo indeterminato dell’ ex-consigliere Rosa Perelli, che secondo la Procura sarebbe stata fittizia ed esclusivamente finalizzata per ottenere dal Comune di Taranto,  rimborsi per circa 11mila euro.

Chiude l’elenco degli indagati per cui viene chiesto dal magistrato  il processo,  Giovanni Mastrovito, rappresentante legale della società “Telebasilicata Matera srl” che gestisce l’emittente televisiva Tbm, al quale vengono contestati i pagamenti degli stipendi erogati dal 2002 in contanti “anche per importi eccedenti la soglia prevista dalle norme antiriciclaggio” a Mario Cito,  ai quali vengono i contestano rimborsi erogati dal Comune di Taranto per un importo di circa 19mila euro.

Tutta la documentazione sull’indagine, come sempre, è stata pubblicata integralmente ( leggi QUI) sempre e soltanto dal CORRIERE DEL GIORNO sin dallo scorso 3 luglio 2018




La Guardia di Finanza sequestra area di 530mila metri quadri dell’ Ilva trasformate in discariche dai Riva

TARANTO – Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip Vilma Gilli, di alcuni siti  ubicati al confine nord dello stabilimento ILVA di Taranto che ricadono in agro dei comuni di Taranto (nelle adiacenze della Cava Mater Gratiae) e di Statte (Gravina Leucaspide), per una superficie complessiva pari a circa 530.000 metri quadrati, trasformati in discariche di rifiuti pericolosi.

L’attività investigativa eseguita dalle Fiamme Gialle ha consentito di individuare nelle suindicate aree circa 5 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale, in cumuli dell’altezza di oltre 30 metri sopra il piano campagna.

 

Nove le persone indagate tra responsabili amministrativi e tecnici pro-tempore dell’Ilva spa dal 1995 al 2012 (gestione Gruppo RIVA) che facevano parte del cosiddetto “Consiglio di famiglia“, considerata come scrive il gip nel suo provvedimento di sequestro  “una struttura occulta  retta da un Patto di famiglia, all’interno della quale erano prese tutte le decisioni più importanti che riguardavano la gestione degli stabilimenti”.

Il provvedimento di sequestro con avviso di garanzia è stato notificatoFabio ArturoClaudio, NicolaCesare Federico e Angelo Massimo Riva (che facevano parte del Consiglio di famiglia), a Luigi Capogrosso l’ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, Antonio Gallicchio (responsabile del Laboratorio Ecologia, Oli e Circuiti); Domenico Giliberti (redattore della rendicontazione del piano di caratterizzazione Ilva-Sanac) e Renzo Tomassini il responsabile  delle discariche per rifiuti industriali a servizio del centro siderurgico .

La richiesta di sequestro dell’ area contaminata, è stata avanzata dal pubblico ministero dr. Mariano Buccoliero, agli indagati ciascuno per il proprio incarico in azienda “non effettuando la dovuta ed obbligatoria attività di controllo e sorveglianza, nonché occultando il reale stato dei luoghi costituito da circa 5 milioni di tonnellate di cumuli di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale situati su tutto l’argine sinistro della Gravina Leucaspide sino al limite del confine con l’azienda agricola di proprietà della famiglia De Filippis, consentivano l’utilizzo e comunque mantenevano, senza metterle in sicurezza, diverse discariche abusive a cielo aperto dei rifiuti di cui sopra per le quali non era istituita alcuna documentazione contabile ambientale anche ai fini della tracciabilità e garanzie finanziarie per la fase di post-gestione“.

Così facendo  avrebbero determinatola realizzazione ed il mantenimento di grandi depositi costituiti dai suddetti rifiuti dall’altezza di oltre 30 metri sopra il piano campagna. Tutte opere prive di copertura e rimedi contro lo spandimento di polveri pericolose per la salute, frane (dei depositi di cui sopra) e dispersione in falda del percolato“.

Secondo la contestazione degli inquirenti, conseguentemente “a seguito di ripetute e prevedibili frane dei cumuli di rifiuti che precipitavano nella Gravina, determinavano il mutamento della morfologia della stessa con l’occupazione del fondo di essa ad opera dei suddetti rifiuti (su terreno demaniale e privato), cagionando la deviazione del corso d’acqua ivi esistente. Cosi inquinando l’ambiente circostante e le acque pubbliche torrentizie che scorrevano nel letto della Gravina, acque che insieme a quelle meteoriche, dilavavano i predetti cumuli, trasportando gli stessi e le sostanze nocive contenute per tutta l’estensione della Gravina, depositandoli, in ultimo, anche nei terreni dei De Filippis, nonché nella falda sottostante“.

Gli indagati non avrebbero proceduto neanchealla dovuta attività di bonifica, cagionando un grave disastro ambientale, alterando e distruggendo una zona di grande pregio paesaggistico e sottoposta alla relativa tutela“.

Appare evidente per il Gip dr.ssa Vilma Gilli,che la decisione di occultare la situazione delle cosiddette collinette, dato il suo enorme rilievo ambientale ed economico, sia stata assunta proprio all’interno di tale struttura”, a vario titolo, per i reati di disastro ambientale doloso, distruzione e deturpamento di risorse naturali, danneggiamento, getto pericoloso di cose e mancata bonifica dei siti inquinanti.

 

 

 




Ecco come i consiglieri comunali truffavano il Comune di Taranto

ROMA– Ancora una volta è la Guardia di Finanza a scoprire che nell’ Amministrazione Comunale di Taranto qualcosa non quadrava nei rimborsi pagati dall’ amministrazione comunale ai consiglieri eletti.

Gli accertamenti delegati dal pm dr. Lanfranco Marazia sono sfociati in una richiesta di  sequestro per equivalente richiesto dalla Procura di Taranto convalidata dal Gip del Tribunale di Taranto dr.ssa  Vilma Gilli ed eseguito oggi dai  militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del comando jonico che hanno sequestrato beni mobili e  immobili per un totale di 240.000 euro a 5 ex consiglieri comunali, Cosimo Gigante, Filippo Illiano, Rosa Perelli, Giovanni Ungaro e Mario Cito (quest’ultimo siede attualmente in Consiglio Comunale dopo essersi candidato a Sindaco nel corso delle ultime elezioni amministrative del 2017).

nella foto il primo da sx Cosimo Gigante, al centro Salvatore Mattia ed a dx Cisberto Zaccheo

I sequestri effettuati sono la conseguenza delle verifiche effettuate dai finanzieri sui rimborsi previsti per le assenze di un lavoratore dipendente per l’esercizio delle proprie funzioni di consigliere comunale.

GdF TARANTO.parte A

In pratica  un lavoratore eletto consigliere comunale (ma anche provinciale o regionale) viene comunque retribuito dal suo datore di lavoro per le giornate trascorse tra i banchi dell’ Ente in questione , il quale, su specifica richiesta documentata, viene successivamente rimborsato da parte dell’Ente civico.

Nel caso in questione dei 5 ex consiglieri del Comune di Taranto, invece, le indagini della Guardia di Finanza hanno condotto alle conclusioni condivise dal magistrato inquirente, e cioè che grazie alla complicità di titolari di imprese, il rapporto di lavoro funzionale alla richiesta di rimborso sarebbe stato simulato o “taroccato” in modo tale da gonfiare le somme dovute.

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nella foto Mario Cito

pm Lanfranco Marazia

Il Comune di Taranto a  seguito di questi escamotage illegali avrebbe pagato e rimborsato indebitamente nel periodo compreso tra il 2012 e il 2014, la somma 240.000 euro in loro favore. Un meccanismo accertato e svelato dai finanzieri coordinati dal Pm Marazia, che ha condotto al sequestro di beni disposto dal Gip Gilli, che ha conseguito la denuncia a piede libero per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico nei confronti dei cinque ex consiglieri . Insieme a loro sono stati coinvolti anche altre otto persone, e cioè dei datori di lavoro che avrebbero falsificato le varie rispettive posizioni lavorative, prestandosi quindi alla truffa nei confronti del Comune di Taranto.

Come sempre il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di rivelarvi i nominativi dei consiglieri, documentando attraverso la pubblicazione degli atti giudiziari notificati in data odierna alle varie banche ed istituti di credito.

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Ai lettori ogni debita considerazione. Per noi questa è “feccia politica“. Di cui purtroppo la città di Taranto è sin troppo piena.

 

P.S. ATTENZIONE: non credete a quanto riportato ONLINE dalla Gazzetta del Mezzogiorno ed Agenzia ANSA-Puglia da Taranto. I consiglieri comunali coinvolti sono 5 (4 ex ed 1, cioè Mario Cito ancora in carica n.d.r. ) e non 13 come hanno contrariamente al vero riportato alcuni giornalisti ! Succede quando si fotocopiano integralmente i comunicati stampa senza fare delle opportune verifiche…

 

 

 

 

 

 




Taranto. I Carabinieri arrestano la banda che per una guerra di spaccio uccise il pregiudicato Galeandro

Alle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, del nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Manduria e della Sezione di Polizia Giudiziaria dei  Carabinieri della Procura di Taranto, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari delle Compagnie Carabinieri di Taranto, Massafra, Francavilla Fontana, Casarano e Roma Trionfale, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri di Bari Palese ed unità cinofile antidroga ed antiesplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno, hanno dato esecuzione, nei comuni di Pulsano (Ta), Crispiano (Ta), Francavilla Fontana (Br), Taviano (Le) e Roma, a 6 provvedimenti cautelari (4 in carcere e 2 ai domiciliari) emessi dal GIP del Tribunale di Taranto dr.ssa Vilma Gilli, su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto

Gli arresti sarebbero in relazione all’omicidio di Francesco Galeandro, ( a destra nella foto)  pregiudicato 47enne ucciso in agguato il 22 luglio dello scorso anno in una stradina alla periferia di Pulsano (Taranto) in un agguato organizzato dai killer mentre rientrava nella sua villa di compagna alla periferia di Pulsano a pochi metri dalla sua abitazione. La sua Smart venne crivellata di colpi calibro 9×21.  Galeandro cercò di fuggire a piedi nel terreno accanto alla strada ma fu inseguito e colpito alle spalle in diverse parti del corpo , ma morì poco prima dell’arrivo dei soccorsi medici del 118.

Vi fu anche una risposta all’esecuzione di Galeandro  poco meno di due mesi dopo,  con il tentato omicidio di Maurizio Agosta ( a sinistra nella foto) e di suo nipote Francesco. Agguato questo al quale Mandrillo voleva reagire con una nuova azione armata,  ignaro di essere intercettato mentre parlava dai Carabinieri, ammettendo la sua partecipazione all’omicidio del rivale Galeandro. In occasione di un’altra telefonata intercettata Mandrillo sminuiva le capacità criminali dei rivali che non erano riusciti ad uccidere il suo capo Agosta, esaltandone il suo ruolo criminale e di “boss” dicendo. “Ha la malavita in testa e vuole avere le mani su tutto a Pulsano, dalla droga alle slot machines”. A casa del Mandrillo i Carabinieri  trovarono 7 grammi di cocaina e 9 proiettili di pistola. Mentre nella sua campagna, venne rinvenuta nascosta una pistola Bernardelli con la matricola abrasa .

Gli arrestati sono  Antonio Serafino , classe ‘44, residente a Pulsano (Ta), pensionato, pregiudicato; Giuseppe Giaquinto , classe ‘89, residente a Pulsano (Ta), operaio, con precedenti di Polizia; Vincenzo Caldararo, classe ‘71, residente a Crispiano (Ta), operaio, pregiudicato; Giuliano Parisi , classe ‘81, residente a Francavilla Fontana (Br), operaio, pregiudicato; Andrea Rizzo, classe ‘90, residente a Taviano (Le), commerciante, incensurato; Giovanni Rizzo , classe ‘68, residente a Taviano (Le), operaio, pregiudicato, ritenuti responsabili di concorso in omicidio premeditato aggravato, porto e detenzione in luogo pubblico di armi da sparo comuni e da guerra, ricettazione aggravata e favoreggiamento personale.

L’odierna attività è il risultato della prosecuzione delle indagini avviate a seguito dell’omicidio del pregiudicato Francesco Galeandro, avvenuto in Pulsano (TA) lo scorso 22 luglio 2016, e sulla scorta delle cui prime risultanze investigative, il P.M. inquirente della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto  aveva già emesso, in data 27 settembre 2016, un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di Vito Nicola Mandrillo , quale esecutore materiale dell’omicidio, di Maurizio Agosta ,detto “il biondo”, quale mandante e di  Giovanni Pernorio, quale favoreggiatore e custode delle armi, pertanto gli stessi erano stati catturati e trasferiti in istituto di pena, ove si trovano tuttora in carcere.

Dopo la convalida del provvedimento, a carico dei soggetti, era intervenuta l’applicazione di ordinanza cautelare. Nel corso delle citate attività di P.G. era stata inoltre rinvenuta e sequestrata una pistola semiautomatica calibro 7.65 parabellum con matricola abrasa e relativo munizionamento. Le indagini dei Carabinieri, tuttavia, non si sono concluse con il fermo dei tre inidiziati, ma sono proseguite allo scopo di individuare il secondo killer, la cui esistenza era apparsa da subito assai verosimile, atteso che Galeandro era caduto sotto il fuoco di una pistola cal. 9×21, ma anche di munizioni cal. 7.62 per Kalashnikov e che un agguato così efferato, posto in essere mentre la vittima era in movimento con la propria autovettura Smart, aveva sicuramente beneficiato di un sistema organizzativo più ampio. Gli approfondimenti investigativi condotti dai Carabinieri sotto la guida della Procura jonica hanno così consentito di delineare un quadro completo inerente all’organizzazione ed esecuzione del delitto, nonché di protezione dei killer nelle ore e giorni immediatamente susseguenti allo stesso, individuando, a carico degli odierni arrestati, ruoli ben specifici assunti nell’ambito del grave fatto di sangue, unitamente ai tre già fermati.

 

 

Gli inquirenti hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico del Parisi, quale secondo componente del gruppo di fuoco insieme a Mandrillo che, unitamente allo stesso, portò a termine l’agguato mortale a carico di Galeandro ; mentre Agosta,  MandrilloGiaquintoParisiCaldararo e Serafino cin concorso tra di loro, hanno causato la morte con premeditazione e per motivi abietti del Galeandro.  In particolare Maurizio Agosta l’ ideatore, mandante e finanziatore dell’omicidio voluto per il controllo criminale di Pulsano.

Secondo il teorema accusatorio, quindi Agosta  unitamente a SerafinoCaldararoGiaquintoMandrillo, procedeva ad organizzare l’omicidio effettuando sopralluoghi preventivi e riunioni organizzative riservate, fornendo ai “killer” le armi utilizzate per l’omicidio, che venivano detenute e trasportate . Giovanni Rizzo Andrea Rizzo,  rispettivamente padre e figlio, sono accusati,di aver aiutato i due sicari MandrilloParisi a sottrarsi alle investigazioni immediatamente avviate dopo l’esecuzione del delitto,  offrendo ospitalità ai due killer in fuga, presso la propria abitazione di Taviano al fine di evitare accertamenti tecnici per rinvenire addosso agli esecutori dell’omicidio tracce di polvere da sparo.

Le indagini, sotto la direzione della Procura tarantina, hanno quindi consentito di accertare l’esistenza di un vero e proprio “pactum sceleris”, finalizzato all’eliminazione fisica di Francesco Galeandro, diventato persona “scomoda” nella spartizione degli affari illeciti derivanti dallo spaccio di sostanze stupefacenti in Pulsano e comuni limitrofi, al punto tale che Agosta dette senza alcuna esitazione e con ferocia l’ “ordine” di eliminarlo,  con un omicidio eseguito dopo un’attenta ed accurata “fase organizzativa” condotta quasi  “militarmente” con incontri preparatori, individuazione e procacciamento delle armi e sopralluoghi sul posto ove si sarebbe eseguita l’azione di fuoco, condotta dai due sicari, dopo lunghe ore di attesa nascosti nella fitta vegetazione.

Gli arrestati sono stati tutti condotti presso la casa circondariale di Taranto ad eccezione dei Rizzo che sono stati posti agli arresti domiciliari.




Ancora una volta la “Giustizia” trionfa. Revocata la misura cautelare richiesta dalla Procura contro il Corriere del Giorno

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nella foto il Gip dr.ssa Vilma Gilli

Oggi il Gip del Tribunale di Taranto, dr.ssa Vilma Gilli, lo stesso giudice che ha condotto le udienze preliminari per il noto “processo Ilva- Ambiente Svenduto“, ha revocato con propria ordinanza la misura cautelare nei confronti del nostro Direttore, assistito brillantemene dagli avvocati Giuseppe Campanelli del foro di Roma e Gianluca Pierotti del foro di Roma,  che era stata disposta in precedenza dal suo collega, il Gip dr. Tommasino su richiesta dei pubblici ministeri Cannarile e Lo Palco con il divieto  di “avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla p.o. e segnatamente quello di dimora in Taranto, Via Massari 8, nonché quello ove la stessa p.o. presta la propria attività lavorativa e nelle zone immediatamente adiacenti, mantenendo una fascia di rispetto di almeno cinquecento metri., misura questa che faceva seguito alla misura interdittiva disposta sempre dal Gip Tommasino in precedenza, e successivamente annullata (e quindi revocata) dal Tribunale del Riesame (giudice relatore dr.ssa Elvia Di Roma,  giudice a latere  dr. Giovanni Caroli) presieduto dal giudice dr.   Michele Petrangelo ,  che per ironia della sorte è il giudice del processo ILVA in corso.

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Ad onor del vero va riconosciuto al dr. Tommasino l’onesta intellettuale di aver respinto la richiesta di arresto formulata dai pm Cannarile e Lopalco nei confronti del nostro Direttore, calpestando la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che all’art. 10 sancisce il fondamentale principio della libertà di manifestazione del pensiero statuendo che ogni persona ha diritto alla libertà di espressione, diritto questo che  ricomprende: “la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna da parte delle Autorità pubbliche senza riguardo alla nazionalità.

La Corte europea di Strasburgo ha già  condannato l’Italia per aver violato il diritto alla libertà d’espressione di un giornalista (Maurizio Belpietro, all’epoca dei fatti Direttore Responsabile del quotidiano Libero) e per questa ragione, lo Stato dovette versare al direttore di Libero 10mila euro per danni morali e 5mila per le spese processuali.  E presto questa stessa Corte, a cui si stanno per rivolgere i nostri legali,  sarà chiamata a decidere anche sulle vicende del nostro Direttore Antonello de Gennaro

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Ancora una volta la Giustizia vera  cioè quella indipendente esercitata con il Codice e le Leggi in mano, ha prevalso anche a Taranto. Adesso così come auspicavamo l’arrivo di un nuovo Procuratore capo come il dr. Capristo, cioè di un Procuratore con la “P” maiuscola in tutti i sensi,  non aspettiamo altro che scadano gli ultimi 100 giorni per qualcuno che dovrà presto fare le valigie ed andare a servire lo Stato altrove, lontano da Taranto, dove ne siamo certi quasi nessuno avvertirà la sua mancanza.




Il Tribunale di Taranto ha disposto il sequestro conservativo dei beni di 15 ex dirigenti dell’ ILVA spa

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nella foto il Gip Vilma Gilli

Il gip di Taranto Vilma Gilli ha disposto oggi un sequestro conservativo di 87 proprietà  cioè beni riconducibili ai 15 ex dirigenti dell’Ilva, 10 dei quali sono imputati nel processo per il presunto disastro ambientale provocato dal Siderurgico.  A rivalersi nei confronti degli ex dirigenti Ilva sono stati Angelo, Vincenzo e Vittorio Fornaro, i titolari della masseria Carmine, che hanno subito l’abbattimento dei capi di bestiame a causa dei veleni prodotti dall’adiacente stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto. L’ordinanza di sequestro conservativo, è stato disposto sui 29 beni nella disponibilità dei fratelli Nicola Riva, Fabio Arturo Riva (figli del defunto patron Emilio Riva), dell’ex-prefetto Bruno Ferrante ultimo presidente dell’ ILVA spa ,  dell’ex legale della famiglia Riva, avvocato Francesco PerliGiuseppe Casartelli, Cesare Corti, dell’ex responsabile delle relazioni esterne dell’ILVA, Girolamo Archinà, e di alcuni degli ex fiduciari della famiglia Riva, Salvatore D’Alò, Salvatore De Felice, Ivan Di Maggio,  Angelo cavallo, Adolfo Buffo, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli e del consulente della Procura della repubblica di Taranto Lorenzo Liberti.

Il gip dr.ssa Gilli, nell’ordinanza, ricorda come, essendo stata disposta in fase di udienza preliminare l’esclusione di ILVA spa, RIVA Fire e RIVA Forni elettrici dalla responsabilità civile, la parte lesa “non può che trovare soddisfazione del proprio credito nei patrimoni personali degli imputati, in caso di condanna“. Gli imputati, ognuno per il sequestro subito personalmente, sono stati nominati custodi giudiziari dei rispettivi immobili.

La prima udienza del processo denominato “Ambiente svenduto”  inizierà il 20 ottobre prossimo.




Sequestrato lo stabilimento balneare “Le Mareè” a Lama, sulla costiera tarantina

Il Giudice per le indagini preliminari  Dott.ssa Vilma Gilli ha emesso un  “decreto di sequestro preventivo” dietro richiesta del Pubblico Ministero, Dott. Lanfranco Marazia a seguito di una prolungata attività di indagine condotta dal personale militare del Nucleo Difesa Mare della Capitaneria di porto di Taranto, che si è avvalsa della collaborazione della Polizia locale di Taranto, nei confronti dello stabilimento balneare denominato “La Mareè” conosciuto anche   “Puerto Higo Chumbo” ( Localita’ “Lama” – Comune di Taranto) in relazione all’occupazione demaniale installata dallo stesso in quel tratto di costa.

FOTO-2Le attività di monitoraggio dell’area costiera, con ripetuti sopralluoghi presso lo  stabilimento balneare in questione, effettuati di concerto con gli agenti ed i tecnici dell’ Ufficio Tecnico del Comune di Taranto e del settore “Edilizia”  della Polizia Locale , hanno consentito di accertare la presenza su pubblico demanio marittimo di numerose opere illegali (strutture in legno e metalliche, una piattaforma avente superficie complessiva di  mq. 350 circa, dei camminamenti, delle pedane e delle passerelle in legno ancorate con struttura metallica infissa negli scogli, una discesa a mare  avente lunghezza di mt. 30 ed una larghezza di mt. 2 ecc., tutte strutture ed opere realizzate presso il citato stabilimento in un’ area che è sottoposta a vincoli paesaggistici e idrogeologici ben specifici ed in assenza ed in totale difformità dai prescritti titoli abilitativi, cioè le necessarie autorizzazioni.

FOTO-1Le opere e strutture “abusive” accertate, sono state realizzate dai titolari dello stabilimento balneare “La Mareè”, sia su area demaniale marittima che nella proprietà privata ricadente nella fascia di rispetto dei 30 mt dal confine demaniale marittimo, area sottoposta, come noto, tra l’altro, ai sensi del Codice della navigazione, ad appositi provvedimenti autorizzativi dell’Autorità marittima a fini di sicurezza della navigazione, per quanto attiene alla realizzazione di nuove opere. Quanto realizzato ha determinato un significativo pregiudizio in relazione ai vincoli  ambientali e paesaggistici a cui l’area in questione è sottoposta, in particolare a causa della realizzazione di diverse opere in conglomerato cementizio ancorate alla roccia, con perforazione degli scogli finalizzata all’installazione permanente delle stesse in prossimità del m




Retata all’alba a Taranto. Arrestati due avvocati e un medico, 139 indagati per truffa alle assicurazioni

Personale della Squadra di Polizia Giudiziaria della Sezione Polizia Stradale di Taranto, in collaborazione con i colleghi del Compartimento Polizia Stradale per la Puglia ha eseguito all’alba di questa mattina un blitz  battezzato “Tris” otto ordinanze di custodia cautelare di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Taranto dr.ssa Vilma Gilli su richiesta del sostituto procuratore Daniela Putignano,  nei confronti di persone appartenenti ad un’ organizzazione a delinquere “specializzata” nelle truffe alle compagnie assicurative.

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L’attività investigativa è stata svolta dalla Squadra di P.G. della Polstrada di Taranto, diretta dal vice questore aggiunto Dott. Giacomo Mazzotta e dal Sovrintendente Jacopo Miglietta, ha avuto inizio nel ottobre 2010  a seguito di una querela presentata dalla compagnia  Allianz Assicurazioni a seguito di  due incidenti denunciati all’assicurazione, come accaduti il 1° aprile e il 4 agosto 2009 ,  aventi entrambi esami della Tac risultati identici. Fra le  compagnie truffate compaiono le  Generali, Charti, Ubi, Augusta, Fondiaria Sai, Italiana Assicurazioni, GenyaLloyd, Axa, Milano Assicurazioni, Carige, Groupama, Sara, HDI-Inchiaro, Genertel, Assimoco e Assitalia. Nell”inchiesta, compaiono anche 139 inquisiti a piede libero,  che si erano viste costrette a risarcire pratiche per 25 sinistri che si sono rivelati essere inesistenti, cioè false

Nell’attività investigativa  venivano effettuati dalla Squadra di Polizia Giudiziaria numerosi servizi di osservazione e di pedinamento nei pressi, e all’interno, sia del Pronto Soccorso che del reparto di Radiologia dell’ Ospedale S.S. Annunziata di Taranto, che consentivano di documentare numerosi accessi di sodali impegnati nel procacciamento dei primi referti medici . L’attività di indagine “fotograva” in modo chiaro ed inequivocabile il modus operandi e tutti i meccanismi,  ampiamente collaudati, dell’organizzazione criminale, a conferma della sua operatività protrattasi da e per diverso tempo in modo “professionale” (così come amavano raccontare gli stessi soggetti intercettati).

Arrestato Saverio Palumbo, un tarantino 48enne, l’unico ad essere finito al momento in carcere, e sette ai domiciliari, che avrebbe contato in ospedale sulla complicità dell’ausiliario Cosimo Ruggieri, 42 anni, un portantino al Pronto soccorso, di Giuseppe Ax, 61 anni, dirigente tecnico radiologo dell’ Ospedale Santissima Annunziata di Taranto, in servizio nel reparto di radiologia dell’ospedale, il quale avrebbe predisposto esami diagnostici contraffatti (Tac ed Ecg) da utilizzare nell’evoluzione della pratica risarcitoria per attestare l’aggravamento della prognosi. Ad “associarsi” nell’ organizzazione truffaldina anche  i tarantini Girolamo Nodello, 45 anni e Vincenzo Aiello, 45 anni, all’epoca dei fatti dipendente di una nota farmacia di Taranto, che partecipavano in prima persona a numerose pratiche risarcitorie e procacciavano altri soggetti da utilizzarsi nei falsi sinistri stradali.

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Le compagnie assicurative truffate al momento risultato 17, mentra l’ammontare della truffa accertata è superiore a due milioni di euro, secondo quanto accertato al momento dagli investigatori della Polstrada . Fra i destinatari delle misure ristrettive disposte dalla Procura tarantina compaiono due cui avvocati del foro di Taranto, Andrea Tagliente, 42 anni, e Gianfranco Trani, 37 anni di Grottaglie.   Secondo quanto accertato dagli investigatori della Polstrada , i legali avrebbero gestito e coordinato per l “organizzazione”, le pratiche risarcitorie dei falsi sinistri ed “istruito”le persone coinvolte nei falsi sinistri  alle risposte da fornire agli investigatori nella fase culminante dell’attività investigativa durante l’iter risarcitorio   Contestata anche l’accusa di associazione per delinquere.

 L’ associazione a delinquere interloquiva al suo interno utilizzando un linguaggio “criptato”,  riferito al mondo del calcio, indicando con la parola  “partita di calcio” la data dell’accesso al Pronto soccorso, e con la parola “allenatore” il medico di turno il quale era preposto a rilasciare il referto medico, mentre con la parola “maglietta” veniva  indicava il referto medico.




I Carabinieri arrestano a Milano il terzo barese dell’agguato nella discoteca di Castellaneta del marzo 2014

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Milano, su attivazione dei colleghi del Nucleo Investigativo di Taranto, hanno rintracciato ed arrestato nel capoluogo lombardo  Pietro Ripoli, 32enne barese, latitante e destinatario di un mandato di arresto europeo, a seguito dell’emissione della misura restrittiva personale della Custodia Cautelare in Carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Taranto, Dr.ssa Vilma Gilli, su richiesta del Sost. Procuratore Dr. Remo Epifani, in quanto ritenuto responsabile, insieme ad altre due persone, già sottoposti alla medesima misura lo scorso settembre – di concorso nel tentato omicidio di quattro giovani, nonché di detenzione e porto illegale di pistola e di violenza privata continuata nei pressi di una discoteca di Castellaneta (Ta).

La mattina del 9 marzo 2014, Pietro Ripoli residente a Bari nel quartiere Japigia insieme a  Ferruccio Antonio Marino, di anni 33 e  Sergio Triggiani di anni 31, tutti e tre con precedenti di polizia e del capoluogo pugliese, aveva parteciparo al folle “raid” omicida avvenuto  con l’esplosione di numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo degli occupanti di una Toyota Yaris da poco usciti da una discoteca sita in agro di Castellaneta. L’attività investigativa posta in essere dai Carabinieri, attraverso l’esame dei filmati registrati dal sistema di videosorveglianza del locale e di videocamere presenti sui tratti stradali intercorrenti fra Castellaneta e Bari, nonché dalle dichiarazioni rese da testimoni dei fatti, consentiva di appurare che, alle 06.50 circa del tragico giorno,  una comitiva tarantina era stata avvicinata per futili motivi all’interno della discoteca, da un gruppetto di giovani dalla chiara inflessione dialettale barese, uno dei quali, successivamente identificato nel Triggiani, il quale cercò di colpire con calci e pugni uno dei tarantini.

Pochi minuti dopo, il tarantino già “puntato” senza motivo dai baresi, nel percorrere a piedi l’area parcheggio ubicata a pochi metri dall’uscita del locale, era stato nuovamente avvicinato da alcuni soggetti appartenenti allo stesso gruppo, tra cui il Triggiani, ma l’aggressione verbale non ebbe conseguenze, in quanto la provvidenziale recinzione metallica fra le due comitive evitò il peggio. I giovani tarantini, dopo aver raggiunto altri amici, chiaramente infastiditi e preoccupati, si allontanarono dalla discoteca a bordo della propria autovettura Toyota Yaris.

Contemporaneamente, il terzetto di delinquenti baresi, si mise al loro inseguimento, a bordo di due autovetture, una Opel Corsa ed una Volkswagen Tiguan, entrambe di colore bianco. Durante le fasi concitate dell’inseguimento, la Volkswagen Tiguan cercò addirittura di speronare in più occasioni  la Yaris che trasportava i ragazzi di Taranto, con l’evidente intento di bloccarla, riuscendovi dopo aver violentemente tamponato l’utilitaria, per poi fermarsi subito dopo, all’altezza dello svincolo per la SS 106.

Gli inseguitori,  erano stati riconosciuti dalle vittime negli aggressori della discoteca e quindi, temendo il peggio, il conducente della Toyota Yaris, proseguì la marcia cercando di guadagnare la fuga, ma  erroneamente imboccò una strada senza uscita. Errore che rivelò fatale. Le vittime, infatti, dopo aver percorso poche centinaia di metri ed aver cercato invano di effettuare inversione di marcia, venivano raggiunte dapprima dalla Opel Corsa e quindi dalla Tiguan, che, ponendosi trasversalmente sulla sede stradale, ostruivano l’unica via di fuga.

A questo punto, dall’Opel Corsa scese il Triggiani che, armato di una pistola calibro 7.65, si avvicinò alla Yaris che trasportava i ragazzi di Taranto,  esplodendo furiosamente tutti i colpi del caricatore dell’arma da fuoco automatica, nei confronti degli occupanti. L’intento omicida del soggetto emergeva chiaramente dall’aver continuato a premere il grilletto dell’arma, anche quando la stessa era già scarica, così denotando la totale e piena volontà di provocare la morte delle vittime, come ha evidenziato il G.I.P. nel provvedimento cautelare. L’azione violenta, durata solo pochi secondi, sorprese gli occupanti della Toyota Yaris che rimanevano impietriti e scossi dalla brutalità dell’evento.

A seguito della sparatoria, il 26enne occupante il sedile lato passeggero della Yaris ed il conducente 25enne riportarono gravissime lesioni e venivano trasportati, rispettivamente il primo presso l’Ospedale SS. Annunziata di Taranto ove veniva giudicato in “prognosi riservata” e sottoposto ad immediato intervento chirurgico, mentre il secondo presso l’Ospedale civile di Castellaneta per le cure mediche del caso. Gli altri tre occupanti del veicolo, una ragazza di 24 anni e due ragazzi rispettivamente di 28 e di 18 anni, rimasero, è proprio il caso di dirlo, miracolosamente illesi.

Subito dopo l’azione criminale, i delinquenti baresi si allontanarono precipitosamente dal luogo della sparatoria, a bordo delle loro autovetture, e cioè della Opel Corsa e della Volkswagen Tiguan

L’identificazione dei responsabili è avvenuta al termine di un’attività investigativa articolata ed approfondita, all’esito della quale venivano raccolti gravi, molteplici e convergenti indizi di colpevolezza a carico dei tre indagati, responsabili dei reati contestati, che collocavano il Marino  e il Ripoli all’interno della Volkswagen Tiguan, i quali vennero entrambi riconosciuti dia testimoni presenti sul luogo teatro degli eventi, ed il Triggiani, come colui con il quale il giovane tarantino (successivamente ferito in modo più grave), aveva avuto la lite all’interno della discoteca ed autore dell’esplosione dei colpi di arma da fuoco all’indirizzo delle vittime.

In particolare,  l’identificazione del Triggiani, è avvenuta grazie ad una minuziosa descrizione fatta dalle vittime nonché dai testimoni oculari presenti agli eventi, che lo collocavano, durante la serata trascorsa in discoteca, in più occasioni, proprio vicino al Marino . La genuinità delle dichiarazioni assunte, veniva corroborata dalle comparazioni fatte dagli inquirenti, sui fotogrammi estrapolati dal sistema di video sorveglianza della discoteca, che permisero di comparare le fattezze dei soggetti immortalati con quelle degli arrestati, all’esito di un accurato lavoro di analisi antroposomatica condotta dagli esperti di videografica della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Taranto. Il movimento delle macchine degli aggressori veniva poi immortalato da una serie di telecamere di sorveglianza presenti sull’itinerario che li riportò a Bari dopo la sparatoria nella strada “chiusa”.

Durante le fasi di cattura, svoltesi nel quartiere Japigia di Bari in data 23.09.2014, vennero rintracciati ed arrestati solo ilMarino ed il Triggiani, mentre il Ripoli, che per una pura coincidenza aveva trascorso la notte fuori casa, sicuramente avvisato da conoscenti comuni ai due arrestati, riuscì a sottrarsi alla cattura, rendendosi irreperibile.

Le attività di ricerca dell’uomo, immediatamente avviate e declinate mediante attività “tecniche” e metodi “tradizionali”, in particolare sottoponendo a sorveglianza persone a lui vicine, consentivano di prefigurare la presenza del soggetto, per il quale l’Autorità Giudiziaria aveva già emesso provvedimento di latitanza, in Olanda e precisamente nella città di Amsterdam, dove lo stesso aveva verosimilmente trovato rifugio e supporto per sottrarsi alla giustizia italiana, che nel frattempo, su richiesta dei Carabinieri di Taranto, aveva provveduto a far emettere un mandato di arresto valido in tutt’ Europa nei suoi confronti.

Nei giorni scorsi, avuta conferma della possibile intenzione del Ripoli di lasciare il territorio olandese per fare rientro in Italia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto, incentravano le indagini sulle possibili tratte e mezzi di trasporto alternativi che avrebbero potuto consentire al latitante di raggiungere il capoluogo barese e di sfuggire ai controlli di polizia su tratte non aeree, a lui evidentemente non consentite per l’inserimento del suo nominativo nelle black list.

Nell’ambito di queste attività, avuta contezza che il Ripoli potesse trovarsi all’interno della Stazione Ferroviaria di Milano, città da lui raggiunta dopo aver oltrepassato il confine nazionale attraverso il Brennero, ove riusciva ad eludere i controlli di frontiera per prendere un treno diretto in Puglia, i Carabinieri di Taranto attivavano i colleghi del Nucleo Investigativo di Milano, i quali raggiunta la stazione ferroviarie e identificato l’uomo, lo hanno bloccato e tratto in arresto, mentre cercava invano di sottrarsi alle ricerche confondendosi tra i viaggiatori a bordo di un treno “Freccia Bianca” diretto a Lecce. Il latitante, dopo le formalità di rito, è stato associato presso il carcere milanese di San Vittore, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria mandante, in attesa di essere trasferito con disposizione della magistratura competente a Taranto.

A tradire lo scaltro delinquente barese, è stato un suo unico momento di nervosismo che lo ha spinto, in prossimità del passo del Brennero, a confessare ad una conoscente le sue preoccupazioni di essere riconosciuto ed arrestato. Da lì l’intuizione dei Carabinieri che l’uomo fosse diretto a Milano ed intenzionato a rientrare a Bari con il treno. Durante la perquisizione personale a carico del soggetto, che non ha opposto resistenza, sono state rinvenute alcune schede telefoniche di compagnie olandesi che il latitante usava alternativamente durante tutto il periodo in cui è stato ricercato.

Sono in corso ulteriori indagini volte all’identificazione di eventuali fiancheggiatori che hanno favorito la latitanza del soggetto. La vicenda dei ferimenti della discoteca, con l’arresto di Ripoli, è invece definitivamente chiusa, in attesa che venga fatta giustizia.




I Carabinieri eseguono a Statte un provvedimento di aggravamento di misura cautelare per uno stalker

I Carabinieri della Stazione di Statte insieme ai colleghi della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Taranto, hanno eseguito un provvedimento di aggravamento di misura cautelare nei confronti di un 29enne di Taranto che, già sottoposto agli arresti domiciliari, è stato sottoposto alla misura più afflittiva della custodia cautelare in carcere.

Il giovane era stato arrestato a marzo dell’anno scorso, poiché responsabile di atti persecutori (stalking) nei confronti di una donna di Statte. In quell’occasione, aveva addirittura investito volontariamente, con la propria auto, la vittima, colpevole di rifiutare le sue avances, procurandole lesioni guaribili in 20 giorni, e rendendosi così responsabile anche del più grave reato di tentato omicidio.

L’individuo sebbene agli arresti domiciliari per le ragioni anzidette, invece di ravvedersi, perseverava nel tormentare la malcapitata, alla quale indirizzava innumerevoli squilli telefonici e comunicazioni minatorie. Lo stesso, inoltre, pubblicava su alcuni social network annunci a sfondo sessuale e foto riferite alla donna, arrivando anche ad attivare e/o modificare le condizioni di forniture di utenze domestiche intestate alla vittima, on-line o telefonicamente, facendo credere di essere la parte interessata. La donna, pertanto, oltre alle evidenti sofferenze morali e psicologiche subiva anche un danno economico.

In considerazione delle ulteriori condotte di stalking poste in essere dall’interessato ai danni della sua vittima, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Taranto dr.ssa Vilma Gilli, concordando con il pubblico ministero titolare delle indagini dr. Lanfranco Marazia e con gli ulteriori riscontri investigativi dei Carabinieri, disponeva l’applicazione della custodia cautelare in carcere, in sostituzione degli arresti domiciliari ritenuti non sufficienti ad infrenare la condotta criminosa del soggetto che, pertanto, veniva associato presso la Casa Circondariale di Taranto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 




Due arrestati dai Carabinieri per il tentato omicidio alla discoteca Cromie di Castellaneta

All’uscita dalla discoteca Cromie di Castellaneta, dopo un’insignificante lite all’interno del locale  avvenuta il 9 marzo 2014  furono sparati 11 colpi di arma da fuoco  contro due ragazzi di Taranto. Le operazioni investigative attivate dai dai Carabinieri del Nucleo Investigativo Reparto Operativo del comando provinciale di Taranto congiuntamente alla Compagnia di Castellaneta e con la collaborazione del Comando Provinciale di Bari,   i quali effettuando un attento esame dei filmati registrati dal sistema di videosorveglianza del locale e delle videocamere installate sui tratti stradali intercorrenti fra Castellaneta e Bari, e dalle dichiarazioni rese da testimoni dei fatti, hammo consentito di accertare la dinamica di quanto avvenuto ed individuare i due responsabili.

Si tratta di Antonio Marino Ferruccio  di 33 anni e di Sergio Triggiani  di 31 anni, con precedenti giudiziari entrambi  e residenti nel pericoloso quartiere Japigia a Bari. Dalle indagini che hanno condotto alla loro cattura dei due pregiudicati, si è arrivati alla ricostruzione dei fatti.   Una comitiva tarantina la sera del 9 marzo, venne avvicinata da un gruppo di baresi che per stupidi motivi, cercarono di aggredire a calci e pugni uno dei tarantini.

Questi ultimi, proprio per evitare il peggio (che invece accadde)  decisero di andare via dalla discoteca, ma mentre stavano raggiungendo il parcheggio vennero inseguiti e nuovamente aggrediti. Saliti a  bordo della propria auto, una Toyota Yaris, le due vittime furono inseguite addirittura da due autovetture, una Opel Corsa ed una Volkswagen Tiguan, di colore bianco entrambe  che cercarono ripetutamente  di speronare la Yaris per bloccane la fuga. Il conducente della  Toyota Yaris temendo giustamente  il peggio e nel tentativo di scappare imboccò sfortunatamente una strada senza uscita.

Errore questo che si rivelò fatale poichè le vittime, dopo aver cercato invano di effettuare un’  inversione di marcia, furono raggiunte dapprima dalla Opel Corsa e quindi dalla Tiguan, che chiuse loro l’unica via per una possibile fuga. Il Triggiani, a bordo dell’Opel Corsa era in possesso di una pistola calibro 7.65, e quindi avvicinò alla Yaris esplodendo furiosamente tutti i colpi dell’arma da fuoco che aveva nel caricatore.

La volontà omicida omicida del soggetto venne chiaramente fuori dall’aver continuato di cercare di sparare altri colpi, premendo inutilmente il grilletto dell’arma, nonostantela stessa fosse già scarica, manifestando in tal modo la evidente piena e  totale  volontà di uccidere le vittime. Il  ragazzo 26enne seduto sul lato passeggero della Yaris ed il suo amico conducente 25enne, a causa della brutalità dei baresi, hanno  riportato gravissime lesioni,tutt’oggi permanenti  per uno dei due. Gli altri tre passeggeri del veicolo, una ragazza di 24 anni e due ragazzi rispettivamente di 28 e di 18 anni  che erano con loro,  invece,  miracolosamente rimasero sani e salvi.

Dopo la fuga dei due delinquenti, si è arrivati all’ identificazione dei due soggetti, grazie ad un’ intensa e scrupolosa attività investigativa ben articolata e sopratutto approfondita, grazie alla quale sono stati raccolti molteplici e convergenti  gravi  indizi della loro  colpevolezza e responsabilità a carico dei due indagati, accusati dei reati contestati.

Fondamentali sono state le comparazioni fatte dagli investigatori, sui fotogrammi estrapolati dal sistema di video sorveglianza della discoteca, grazie ai quali è stato possibile analizzare la corporatura, faccia e particolari dei soggetti ripresi e presenti nel video,  che all’esito di un accurato lavoro di analisi antroposomatica condotta dagli esperti di videografica della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Taranto, coincidevano con quelle degli arrestati

E’ stato poi ripreso da una serie di telecamere di sorveglianza presenti sull’itinerario  anche il percorso delle loro macchine che li portava a Bari. Il Ferruccio ed il Triggiani  sono senza alcun dubbio da parte dei Carabinieri i responsabili del tentato omicidio di quattro giovani, nonché di detenzione e porto illegale di pistola e di violenza privata continuata.

Antonio Marino Ferruccio , dall’esito della perquisizione domiciliare avvenuta nella sua abitazione da parte dei Carabinieri, è stato trovato in possesso anche di 9 grammi di hashish che erano stati ben occultati, ma inutilmente . I due soggetti quindi, effettuate le formalità di rito sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Bari.  Anche un terzo uomo presente in una delle due auto degli aggressori al momento dell’efferatezza, è stato indagato. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Taranto, Vilma Gilli, su richiesta del pubblico ministero Remo Epifani che ha coordinato l’inchiesta, .