Taranto. I Carabinieri arrestano la banda che per una guerra di spaccio uccise il pregiudicato Galeandro

Taranto. I Carabinieri arrestano la banda che per una guerra di spaccio uccise il pregiudicato Galeandro

I Carabinieri del Comando Provinciale di Taranto hanno eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare a Pulsano (Ta), Crispiano (Ta), Francavilla Fontana (Br), Taviano (Le) e Roma, per concorso e favoreggiamento in omicidio volontario premeditato ed aggravato. TUTTI I NOMI, LE FOTOGRAFIE ED IL VIDEO DELL’OPERAZIONE.

Alle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, del nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Manduria e della Sezione di Polizia Giudiziaria dei  Carabinieri della Procura di Taranto, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari delle Compagnie Carabinieri di Taranto, Massafra, Francavilla Fontana, Casarano e Roma Trionfale, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri di Bari Palese ed unità cinofile antidroga ed antiesplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno, hanno dato esecuzione, nei comuni di Pulsano (Ta), Crispiano (Ta), Francavilla Fontana (Br), Taviano (Le) e Roma, a 6 provvedimenti cautelari (4 in carcere e 2 ai domiciliari) emessi dal GIP del Tribunale di Taranto dr.ssa Vilma Gilli, su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto

Gli arresti sarebbero in relazione all’omicidio di Francesco Galeandro, ( a destra nella foto)  pregiudicato 47enne ucciso in agguato il 22 luglio dello scorso anno in una stradina alla periferia di Pulsano (Taranto) in un agguato organizzato dai killer mentre rientrava nella sua villa di compagna alla periferia di Pulsano a pochi metri dalla sua abitazione. La sua Smart venne crivellata di colpi calibro 9×21.  Galeandro cercò di fuggire a piedi nel terreno accanto alla strada ma fu inseguito e colpito alle spalle in diverse parti del corpo , ma morì poco prima dell’arrivo dei soccorsi medici del 118.

Vi fu anche una risposta all’esecuzione di Galeandro  poco meno di due mesi dopo,  con il tentato omicidio di Maurizio Agosta ( a sinistra nella foto) e di suo nipote Francesco. Agguato questo al quale Mandrillo voleva reagire con una nuova azione armata,  ignaro di essere intercettato mentre parlava dai Carabinieri, ammettendo la sua partecipazione all’omicidio del rivale Galeandro. In occasione di un’altra telefonata intercettata Mandrillo sminuiva le capacità criminali dei rivali che non erano riusciti ad uccidere il suo capo Agosta, esaltandone il suo ruolo criminale e di “boss” dicendo. “Ha la malavita in testa e vuole avere le mani su tutto a Pulsano, dalla droga alle slot machines”. A casa del Mandrillo i Carabinieri  trovarono 7 grammi di cocaina e 9 proiettili di pistola. Mentre nella sua campagna, venne rinvenuta nascosta una pistola Bernardelli con la matricola abrasa .

Gli arrestati sono  Antonio Serafino , classe ‘44, residente a Pulsano (Ta), pensionato, pregiudicato; Giuseppe Giaquinto , classe ‘89, residente a Pulsano (Ta), operaio, con precedenti di Polizia; Vincenzo Caldararo, classe ‘71, residente a Crispiano (Ta), operaio, pregiudicato; Giuliano Parisi , classe ‘81, residente a Francavilla Fontana (Br), operaio, pregiudicato; Andrea Rizzo, classe ‘90, residente a Taviano (Le), commerciante, incensurato; Giovanni Rizzo , classe ‘68, residente a Taviano (Le), operaio, pregiudicato, ritenuti responsabili di concorso in omicidio premeditato aggravato, porto e detenzione in luogo pubblico di armi da sparo comuni e da guerra, ricettazione aggravata e favoreggiamento personale.

L’odierna attività è il risultato della prosecuzione delle indagini avviate a seguito dell’omicidio del pregiudicato Francesco Galeandro, avvenuto in Pulsano (TA) lo scorso 22 luglio 2016, e sulla scorta delle cui prime risultanze investigative, il P.M. inquirente della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto  aveva già emesso, in data 27 settembre 2016, un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico di Vito Nicola Mandrillo , quale esecutore materiale dell’omicidio, di Maurizio Agosta ,detto “il biondo”, quale mandante e di  Giovanni Pernorio, quale favoreggiatore e custode delle armi, pertanto gli stessi erano stati catturati e trasferiti in istituto di pena, ove si trovano tuttora in carcere.

Dopo la convalida del provvedimento, a carico dei soggetti, era intervenuta l’applicazione di ordinanza cautelare. Nel corso delle citate attività di P.G. era stata inoltre rinvenuta e sequestrata una pistola semiautomatica calibro 7.65 parabellum con matricola abrasa e relativo munizionamento. Le indagini dei Carabinieri, tuttavia, non si sono concluse con il fermo dei tre inidiziati, ma sono proseguite allo scopo di individuare il secondo killer, la cui esistenza era apparsa da subito assai verosimile, atteso che Galeandro era caduto sotto il fuoco di una pistola cal. 9×21, ma anche di munizioni cal. 7.62 per Kalashnikov e che un agguato così efferato, posto in essere mentre la vittima era in movimento con la propria autovettura Smart, aveva sicuramente beneficiato di un sistema organizzativo più ampio. Gli approfondimenti investigativi condotti dai Carabinieri sotto la guida della Procura jonica hanno così consentito di delineare un quadro completo inerente all’organizzazione ed esecuzione del delitto, nonché di protezione dei killer nelle ore e giorni immediatamente susseguenti allo stesso, individuando, a carico degli odierni arrestati, ruoli ben specifici assunti nell’ambito del grave fatto di sangue, unitamente ai tre già fermati.

 

 

Gli inquirenti hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico del Parisi, quale secondo componente del gruppo di fuoco insieme a Mandrillo che, unitamente allo stesso, portò a termine l’agguato mortale a carico di Galeandro ; mentre Agosta,  MandrilloGiaquintoParisiCaldararo e Serafino cin concorso tra di loro, hanno causato la morte con premeditazione e per motivi abietti del Galeandro.  In particolare Maurizio Agosta l’ ideatore, mandante e finanziatore dell’omicidio voluto per il controllo criminale di Pulsano.

Secondo il teorema accusatorio, quindi Agosta  unitamente a SerafinoCaldararoGiaquintoMandrillo, procedeva ad organizzare l’omicidio effettuando sopralluoghi preventivi e riunioni organizzative riservate, fornendo ai “killer” le armi utilizzate per l’omicidio, che venivano detenute e trasportate . Giovanni Rizzo Andrea Rizzo,  rispettivamente padre e figlio, sono accusati,di aver aiutato i due sicari MandrilloParisi a sottrarsi alle investigazioni immediatamente avviate dopo l’esecuzione del delitto,  offrendo ospitalità ai due killer in fuga, presso la propria abitazione di Taviano al fine di evitare accertamenti tecnici per rinvenire addosso agli esecutori dell’omicidio tracce di polvere da sparo.

Le indagini, sotto la direzione della Procura tarantina, hanno quindi consentito di accertare l’esistenza di un vero e proprio “pactum sceleris”, finalizzato all’eliminazione fisica di Francesco Galeandro, diventato persona “scomoda” nella spartizione degli affari illeciti derivanti dallo spaccio di sostanze stupefacenti in Pulsano e comuni limitrofi, al punto tale che Agosta dette senza alcuna esitazione e con ferocia l’ “ordine” di eliminarlo,  con un omicidio eseguito dopo un’attenta ed accurata “fase organizzativa” condotta quasi  “militarmente” con incontri preparatori, individuazione e procacciamento delle armi e sopralluoghi sul posto ove si sarebbe eseguita l’azione di fuoco, condotta dai due sicari, dopo lunghe ore di attesa nascosti nella fitta vegetazione.

Gli arrestati sono stati tutti condotti presso la casa circondariale di Taranto ad eccezione dei Rizzo che sono stati posti agli arresti domiciliari.

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