Sì del Senato al decreto Ilva. 168 voti a favore, 102 no e 2 astenuti. E’ legge.

CdG Ilva newL’Aula senatoriale di Palazzo Madama ha approvato oggi il decreto Ilva con 168 sì, 102 no e 2 astenuti. Il Senato ha confermato il testo della Camera, il provvedimento che ora è legge.  Oltre ai gruppi di maggioranza, anche Ala (gruppo Verdini) si è espressa per la fiducia. Il provvedimento, approvato nel testo arrivato dalla Camera, modifica alcune disposizioni contenute in precedenti decreti legge sull’azienda siderurgica riguardanti l’attuazione del piano di tutela ambientale e sanitaria e i diritti e gli obblighi degli acquirenti o affittuari del complesso industriale.

Una delle novità è quella si pone a carico della amministrazione straordinaria e non più dell’acquirente l’onere del rimborso dei 300 milioni erogati dallo Stato; si consente una proroga non superiore ai 18 mesi del termine del 30 giugno 2017 per l’attuazione del piano ambientale; si posticipa al 2018 il termine per il rimborso degli importi finanziati da parte dello Stato al Gruppo al fine esclusivo di attuare il piano di tutela ambientale e sanitaria (entro un tetto complessivo di 800 milioni di cui 600 quest’anno e 200 nel 2017).

Questi i principali contenuti del decreto:

  • Priorità del piano ambientale rispetto a quello relativo alla sostenibilità economica.
  • Istituzione di un Comitato degli esperti, selezionato dal Ministero dell’Ambiente tra le migliori professionalità impegnate su temi ambientali e siderurgici, i cui curricula saranno resi pubblici, con un ruolo cruciale e vincolante nel processo di acquisizione dell’impianto a garanzia delle tutela e salvaguardia ambientale.
  • Rafforzamento sul versante dei controlli: Arpa Puglia potrà assumere personale a tempo indeterminato per assicurare le necessarie attività di vigilanza, controllo e monitoraggio a garanzia dell’attuazione del Piano ambientale.
  • Parità di condizioni nell’ambito dell’intero settore relativamente all’utilizzazione all’esterno dello stabilimento delle scorie derivanti dal processo produttivo.
  • Tavolo di coordinamento permanente tra Regione Puglia, Ministeri competenti e Comuni interessati per facilitare lo scambio di informazioni sull’attuazione del Piano ambientale e sanitario.
  • Corsia preferenziale per i crediti prededucibili delle imprese fornitrici Ilva, in presenza di risorse disponibili e previa autorizzazione del giudice delegato alla procedura.
  • Obbligo per gli aggiudicatari di una relazione semestrale sull’attività relativa al piano ambientale e al rispetto delle obbligazioni contrattuali.
  • Consultazione pubblica lanciata sul sito del Ministero dell’Ambiente perché i cittadini possano intervenire con proposte sul tema ambientale. Obiettivo: pieno coinvolgimento della popolazione nell’individuazione di soluzioni condivise per la tutela della salute e la salvaguardia ambientale.

I tecnici del servizio Bilancio di Palazzo Madama chiedevano al Governo  proprio sulla restituzione dei fondi allo Stato,   “rassicurazioni sulla capacità dell’amministrazione straordinaria di fare fronte alla restituzione del finanziamento e sui tempi in cui tale restituzione avrà luogo“.

nella foto il viceministro Teresa Bellanova

nella foto il viceministro Teresa Bellanova

Con questo decreto si sancisce un cambio di paradigma” afferma Teresa Bellanova Viceministro allo Sviluppo economico , a seguito dell’approvazione definitiva in Senato del decreto-legge 9 giugno 2016 n.98 “Disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo ILVA”, “ponendo le basi per il definitivo rilancio di ILVA, quale realtà trainante per il panorama industriale italiano. Troppo spesso dimentichiamo che l’Ilva è anche un luogo di competenze assolute e straordinarie. Noi lo abbiamo ben in mente” aggiunge.

 Il Decreto e tutti gli atti su cui siamo impegnati parlano chiaro, senza ombra di dubbio e senza fraintendimento: il siderurgico di Taranto – spiega Bellanova – deve e può riprendere la strada dello sviluppo e oggi vede riconfermato il suo ruolo strategico globale, forte allo stesso tempo di nuove tutele ambientali e sanitarie. Questo è il fondamento del nostro lavoro e di ogni dettaglio tecnico. Le modifiche contenute nel testo – spiega la Viceministro – legano infatti indissolubilmente piano industriale e piano ambientale, fissando una scala di valori per noi fondamentale: prima si approva il piano ambientale, poi quello relativo alla sostenibilità economica”.

nella foto lo stabilimento siderurgico dell' ILVA di Taranto

nella foto lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto

Un chiarimento – aggiunge – sul cosiddetto scudo penale e amministrativo per l’acquirente: il buon senso ci dice che chi applica una norma non può essere, al contempo, punito per l’adempimento della stessa. Nel corso delle varie fasi, d’altra parte, continueranno a trovare applicazione tutte le norme riferite alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Questo, va da sé, costituirà garanzia di trasparenza e applicazione delle norme”.

Come si evince dal numero di decreti cui si è ricorsi per sanare il pregresso e le troppe-tante distrazioni del passato, abbiamo dovuto governare una situazione molto complessa. Ciò nonostante, in questi mesi la gestione commissariale non ha perso tempo sul fronte ambientale: dalle rilevazioni Ispra e Arpa risulta infatti una interessante riduzione dell’inquinamento. Ciò è dovuto in primis alla realizzazione di buona parte degli interventi di ambientalizzazione previsti dal Piano ambientale, poi all’applicazione delle prescrizioni che hanno prodotto una riduzione della produzione – del tutto programmatagarantendo al contempo i livelli occupazionali e reddituali. Il cammino del risanamento non si è fermato, nemmeno in questi mesi di pianificazione del definitivo rilancio”.

CdG Pelillo CameraDeputatiFra tutti gli interventi legislativi che ci sono stati sull’ ILVA – dichiara il deputato tarantino Michele Pelillo   capogruppo del Pd nella commissione finanze della Camera dei Deputati  – questo sicuramente è quello che mi è piaciuto a meno, per la semplice ragione che il sogno di vedere ambientalizzata la grande fabbrica viene ancora una volta dilatato nel tempo. Questa legge ha però alcuni pregi: il primo è quello di essere intervenuti sull’ ARPA, e l’altro è quello di aver ribadito ancora una volta che l’aspetto ambientale è quello che l’aspetto ambientale è quello che sta più a cuore al legislatore nazionale e che l’ AIA rimane la nostra stella polare

 




Mise, precisazione su decreto Ilva: nessun effetto sulla bolletta elettrica

di Marco Ginanneschi

Riguardo ai timori di un possibile rischio di aumento delle bollette elettriche, il Ministero dello Sviluppo Economico con una nota ufficiale ha precisato che il decreto-legge 98/2016 (decreto ILVA), attualmente in fase di conversione, non comporta alcun effetto sui prezzi.

CdG Ilva newLa norma in discussione prevede infatti un prelievo temporaneo di 400 milioni di euro sui fondi gestiti dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea)  per rafforzare il sostegno statale  al Piano di tutela ambientale e sanitaria dell’Ilva. La stessa norma prevede che questo prestito sarà regolarmente rimborsato, in un termine posticipato al 2018, ovvero successivamente, per tener conto dei tempi della procedura.

L’effetto che si può imputare a questo prelievo temporaneo è una altrettanto temporanea riduzione delle giacenze di cassa disponibili, come dichiarato anche dalla stessa Cassa nell’audizione parlamentare del 23 giugno e confermato dalla segnalazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas del 7 luglio.  Non sono stati evidenziati altri effetti né alcun automatismo sulle bollette, la cui dinamica è frutto peraltro non di una singola voce ma di più voci che vengono aggiornate periodicamente dall’Autorità per l’energia.

A questo proposito, si ricorda  il grave recente fenomeno di aumento anomalo degli oneri di dispacciamento,  su cui anche il Governo ha chiesto all’Autorità di fare completa chiarezza al più presto.




Ordine Medici Taranto: “Registro tumori e decreto Ilva, un equazione che non covince

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Riteniamo doveroso, in quanto medici e cittadini, esprimere alcune considerazioni su due novità in tema di tutela del diritto alla salute in rapporto ai determinanti ambientali.

Da un lato la recente pubblicazione dei dati del Registro Tumori, che evidenziano un ulteriore incremento delle patologie ambiente-correlate a Taranto e provincia, proiettando peraltro un’ombra inquietante sulle aspettative, tutt’altro che rassicuranti, per gli anni a venire.
Dall’altro, l’entrata in vigore del DL 96 del 9 giugno scorso, che sembrerebbe spostare in avanti di ben 18 mesi, al 31 dicembre 2019, il termine per l’adozione del piano di risanamento ambientale per gli eventuali acquirenti dell’ILVA, e introdurre incomprensibili deroghe all’esercizio dell’azione penale in caso di inadempienze.
Schermata 2016-06-15 alle 07.25.25Pur non volendo entrare nel merito tecnico del decreto, su cui non abbiamo competenza, stridente appare il contrasto fra un allarme opportunamente evidenziato dai colleghi del Registro Tumori e dalla Asl in merito alle ricadute in termini di salute degli insediamenti industriali e di trattamento dei rifiuti insistenti sul nostro territorio, e l’impianto almeno apparentemente dilatorio di un decreto che sembra più preoccupato dei destini di un’azienda, per quanto questo sia importante a garanzia dei livelli occupazionali, che non della salute dei cittadini di una città e di una provincia già duramente colpite da patologie da inquinamento ambientale.
A corollario di tutto questo, un’offerta sanitaria sul territorio che poggia al momento sostanzialmente sulle spalle di medici e altri operatori sanitari a fronte di un’inadeguatezza strutturale e di dotazioni strumentali e di organico che recenti provvedimenti regionali non solo non risolvono, ma addirittura potrebbero aggravare.
Bene ha fatto, a nostro avviso, il Presidente Emiliano ad esprimere, dall’alto della sua autorevolezza ed esperienza, pesanti riserve sul decreto legge; altrettanto impegno auspichiamo per scongiurare ulteriori penalizzazioni per la sanità tarantina, ed anzi un suo rilancio.
Non ci è sembrato invece di udire, ma potremmo sbagliarci, interventi da parte di politici e amministratori locali sulla drammaticità dei dati del Registro Tumori, né sul decreto.
Noi invece crediamo sia questo il momento per dire di no alla ineluttabilità della cessione di un diritto fondamentale, per unire le forze e chiedere a gran voce la massima attenzione per  i cittadini di un territorio che ha già dato tanto al progresso del Paese ricevendo in cambio il frutto amaro della sofferenza e dell’abbandono.
Se l’alternativa fra salute e lavoro non trova altro espediente che la reiterazione di decreti che non risolvono, e spesso aggravano o quanto meno prolungano nel tempo il necessario rilancio civile ed economico della nostra città, profondamente ferita nella sua dignità di comunità, il nostro dovere professionale non può che vederci schierati in difesa del diritto alla salute, nella prevenzione come nella cura, ad altri competendo la soluzione del nodo occupazionale.
Per questo auspichiamo un virtuoso concorso di quanti, ad ogni livello, hanno responsabilità nella pianificazione e adozione di interventi legislativi ed organizzativi, perché a questa comunità sia finalmente restituita una visione di futuro sostenibile sia in termini di economia di sistema, sia soprattutto nelle aspettative di qualità della vita.


Dr. Cosimo Nume

Presidente dell’ Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Taranto




Emiliano: impugneremo decimo decreto Ilva. E’ scontro con il Governo Renzi

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia  ha dato mandato all’Avvocatura regionale di valutare se ricorrono i presupposti per impugnare il decimo decreto Ilva davanti alla Corte Costituzionale. Lo rende noto l’ufficio stampa della presidenza della Regione   con una nota. “La misura infatti è colma. La pazienza dei tarantini e dei pugliesi è finita. Siamo stanchi – afferma Emilianodi vedere i bambini di Taranto ammalarsi di tumore nella misura del 30% in più rispetto agli altri bambini italiani“. Secondo Emiliano  “Il decimo decreto Ilva è l’ennesimo errore dei vari Governi italiani succedutisi nel tempo sulla vicenda dell’acciaieria Ilva di Taranto. Si ritiene ingenuamente da parte del Governo in carica – aggiunge Emilianodi facilitare la vendita a privati dello stabilimento, concedendo l’immunità dal diritto penale oltre che ai commissari, anche agli acquirenti dello stabilimento per le attività di esecuzione della Autorizzazione Integrata Ambientale“.

CdG Carlo CalendaUna posizione questa però molto contestata da Palazzo Chigi e del nuovo ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. “Il decreto ribalta l’articolazione della gara ponendo al centro della valutazione il Piano ambientale degli offerenti. La precedente impostazione della gara prevedeva infatti in via preliminare  l’individuazione dell’aggiudicatario e solo successivamente l’approvazione delle proposte di modifica del Piano ambientale. La nuova norma prevede invece la verifica preliminare del contenuto ‘ambientale’ delle offerte che diviene presupposto dell’aggiudicazione stessa. La modifica è dunque coerente alla centralità del tema ambientale nell’ambito della procedura relativa alle imprese del gruppo Ilva“.

È una decisione molto forte quella però di garantire, di fatto, una sorte di immunità penale a chi compra. “Ma il regime è lo stesso – spiegano dal Misegià riconosciuto ai Commissari. In pratica, il Piano ambientale, approvato con tutte le garanzie  procedimentali previste dalla legge, costituisce il binario lungo il quale Commissari, affittuario e acquirente devono muoversi per non incorrere in responsabilità. Ed è da ribadire che nel periodo necessario per dare esecuzione alle misure ambientali, i Commissari, l’affittuario e l’acquirente devono rispettare (come oggi rispettano)  vincoli e obblighi concernenti i limiti di emissione“. Il Ministero dello Sviluppo Economico difende quindi la sua norma. Ed i possibili acquirenti sembrano gradire, con in testa la multinazionale franco-indiana di Arcelor Mittal, che in cordata con il Gruppo Marcegaglia, hanno spiegato nei giorni scorsi alla Commissione industria del Senato quali sarebbero i loro piani se riuscissero a superare la concorrenza dei turchi di Edermir, oggi favoriti: nessun ridimensionamento della forza lavoro, assicurano, ma un cambio dell’Aia con un no alla possibilità di utilizzare i forni elettrici.

Arcelor è in grado – hanno detto in Commissione – di risanare e di riposizionare sul mercato, italiano ed europeo, il gruppo Ilva, che attualmente realizza perdite per 400 milioni di euro l’anno in termini di margine operativo lordo. L’intenzione è quella è di invertire il trend industriale e di riportare l’azienda, nel volgere di qualche anno, a valori economici positivi. La legge ha cambiato radicalmente le condizioni relative a debiti, pendenze processuali, costi di risanamento ambientale, che hanno così determinato una nuova base di partenza. Dal punto di vista dell’Aia chiederemo un aggiornamento rispetto a nostre metodologie e tecnologie diverse che permetterebbero comunque il rispetto delle prescrizioni ambientali”. 

“Nel caso di Taranto  – hanno spiegato – sarebbe economicamente vantaggioso continuare a produrre acciaio con altoforni invece che con forni elettrici. In Europa, infatti, questi ultimi scontano un alto costo sia dell’energia elettrica sia dei rottami di acciaio e offrono peraltro, soprattutto nel caso di impiego di preridotto, una produzione di acciaio di minore qualità”.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, commentando le ultime critiche espresse dal governatore pugliese all’ultimo decreto Ilva, ha replicato “Penso veramente che il governatore Emiliano, quando leggerà bene il decreto, si renderà conto che è esattamente il rovescio di come lui lo ha interpretato: la preoccupazione chiave del decreto è esattamente l’ambiente”.  De Vincenti ha spiegato inoltre il reale motivo della proroga concessa all’attuazione del piano ambientale e l’immunità per nuovi acquirenti: “La proroga  è eventuale perché il punto chiave è fare bene le cose e non farle comunque, il piano ambientale deve essere tale da risanare in modo definitivo quell’area e proprio perché il piano ambientale significherà una nuova Ilva in una nuova Taranto, la nuova gestione non potrà che avere responsabilità a se stanti che riguardano quel piano ambientale e non riguardano l’inquinamento del passato, di cui saranno responsabili le vecchie gestioni”.




Palazzo Chigi assicura: “La Ue ha detto sì ai lavori per le bonifiche all’ ILVA e tutelare la salute”

nella foto il sottosegretario Gozi

nella foto il sottosegretario Gozi

di Marco Ginanneschi

L’Italia può proseguire i lavori per tutte le misure che riguardano le bonifiche ambientali e a tutela della salute pubblica. E deve farlo celermente. E’ stato deciso nella riunione tecnica sull’ILVA che si è tenuta a Bruxelles” – che ha aggiunto il sottosegretario Gozi –  “è’ stato anche riconosciuto che questi lavori, necessari per chiudere la procedura di infrazione ambientale sul siderurgico di Taranto aperta nel 2013 nei confronti dell’Italia, non possano che essere effettuati dal governo“.


Gozi ha poi fatto presente con soddisfazione 
che il risultato si è raggiunto  grazie ad un lungo lavoro di colloqui e trattative con la Commissione Concorrenza guidata da Margarethe Vestager.

Sede-Parlamento-europeoIl commissario Vestager ha detto Goziha specificato che l’avvio di un indagine sul eventuali aiuti di Stato nei confronti dell’ILVA è un atto dovuto” pin quanto ci sono state delle segnalazioni da parte di concorrenti dell’ILVA e di altri Paesi (in particolare Regno Unito e Belgio), che sono anche loro nel mirino dell’ Unione Europea per aiuti di stato alla siderurgia. Quindi non si tratta di conseguenze alla continua sterile valanga di lettere, letterine ed esposti inviate dai soliti “noti” (si fa per dire) ambientalisti e grillini tarantini.

Sempre secondo quanto riferito dal sottosegretario, l’Italia dovrà trasmettere a Bruxelles entro un mese, tutta le documentazione relativa all’indagine per evitare che  sulla base della normativa Ue, la Commissione possa sospendere parte delle norme contenute nell’ultimo decreto ILVA che si trova attualmente in conversione in Legge al Senato.




L’ ANCE interviene sull’ azzeramento della Giunta Comunale di Taranto

L’ultima vicenda comunale non può lasciare indifferente il sistema produttivo ionico. Per queste motivazioni, l’Ance sottolinea la necessità che al più presto si possa dirimere una situazione che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, i difficili frangenti nei quali si dibatte la politica cittadina. Dall’ultimo azzeramento dell’esecutivo e dalle dichiarazioni del sindaco Ezio Stefano emerge l’immagine, ma anche la sostanza, di un’amministrazione comunale non più capace di gestire la complessità di una situazione indubbiamente pesante. Oggi avremmo bisogno di ben altre iniziative per rilanciare Taranto, di interventi seri e radicali, di pianificazioni finanziabili e di intercettare fondi europei utili a rianimare una città ed un centro storico unico.

CdG comune di tarantoAll’indomani della trasformazione in Legge del decreto Ilva, sollevò soddisfazione la presenza di un articolo che prevede per Taranto cospicui finanziamenti , tra l’altro, per un progetto di riqualificazione urbanistica e di rilancio culturale della città vecchia con la presentazione di progetti qualificati che possano davvero cambiare il volto del nostro centro storico ponendo le basi, in una ritrovata e indispensabile cornice di legalità, per uno sviluppo alternativo nei settori culturali e turistici. Il tutto connesso anche ai prevedibili e inevitabili progetti tesi alla riqualificazione di tutto il borgo della città nuova che necessita di interventi rapidi ma anche di una visione complessiva del modello di città prossimo venturo. Taranto ha bisogno da una parte di salvaguardare e rivitalizzare interi quartieri dove il tempo fa sentire il peso di un complessivo decadimento , dall’altra di dare avvio ad opere di riqualificazione e di innovazione urbanistica, aprendo spazi e offrendo più moderni livelli di vivibilità in aree urbane sempre più marginalizzate.

 Ebbene, proprio in questo momento, topico e complesso, a Taranto viene a mancare una giunta comunale nel pieno delle proprie funzioni e addirittura un consiglio comunale che riesca a riunirsi e decidere, a svolgere fino in fondo il ruolo istituzionale di competenza. Questa situazione inevitabilmente trascina alla deriva quel che resta di un tessuto economico e della sua capacità di proposizione ed investimento. Ed a ciò si aggiunge le problematicità politiche e tecniche ancora irrisolte in un settore assolutamente strategico come quello dell’urbanistica che, proprio in virtù, dell’interesse del Governo Centrale dovrebbe invece svolgere un ruolo di assoluto primo piano nel determinare le sorti cittadine.

 In questa situazione, dunque, con una economia a pezzi ed imprese condotte sul lastrico, rinviare e non sbloccare quei pochi investimenti privati che ancora resistono alle inefficienze ed inadempienze comunali appare irresponsabile ed inaccettabile. L’Ance  Taranto auspica che al più presto, mai il fattore tempo fu più nemico di Taranto, il Comune imbocchi una strada precisa, con obiettivi concreti e perseguibili, e superi questi marosi in modo che si possa finalmente cominciare a “lavorare” sodo per la città.




Ecco tutti i progetti per la città vecchia di Taranto. Una nuova “isola” da vivere

di Valentina Taranto

Il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno ha  presentato mercoledì scorso a Palazzo Chigi  un programma oggetto della delibera approvata in Comune a Taranto il giorno precedente,  che prevede il recupero, la riqualificazione e valorizzazione della città vecchia, per un totale di interventi previsti per l’Isola di oltre 67 milioni di euro. La strategia del progetto è quanto si vuole attuare per dare seguito ma sopratutto concretezza alla “Legge Salva Taranto“, attenendosi alle “direttrici” previste del decreto 1 del 2015. Sulle fondamenta dell’ultimo “decreto Ilva“, che includeva anche delle prospettive di sviluppo per la città , l’ufficio Risanamento Città vecchia aveva tenuto lo scorso 20 gennaio una prima riunione con i rappresentanti dei partiti componenti la maggioranza comunale per  ricevere delle indicazioni necessarie ad  attuare il piano degli interventi promosso dal Governo.

Si è avviata quindi una serie di confronti, con enti pubblici, gruppi privati, associazioni ed operatori economici operanti nel borgo antico, svolgendo un’attività che si è protratta sino all’8 aprile. “Un serrato confronto con i partners individuati  – ha ricordato il sindaco Ippazio Stefànoha permesso di elaborare una strategia di azione che, se pure di grande respiro, risponde anche in forma puntuale alle richieste della legge“.

Progetti ed interventi per i quali,è stato chiesto il finanziamento al Governo, sulla base degli studi di fattibilità elaborati e su dei progetti definitivi. Intento comune, e noto, quello di bloccare il crescente degrado e disagio sociale nella città vecchia e predisporre un nuovo ambiente urbano, risanare gli immobili pubblici e privati, per incrementare la residenzialità nel borgo antico, attraendo degli investitori per avviare ed esercitare nuove attività economiche e commerciali, ma sopratutto sviluppando il “business” mare.

CdG crolli citta vecchia

Il “sistema pubblico”nel “piano città vecchia prevede tre grandi direttrici :  opere di urbanizzazione, sicurezza dei luoghi, valorizzazione dei palazzi nobiliari. Questi i progetti previsti nel piano:  3 milioni e mezzo di euro per un progetto definitivo per arrestare degrado e l’ emergenza con il presidio statico in città vecchia. 2 milioni e mezzo di euro  previsti per la pubblica illuminazione e la video-sorveglianza. Il progetto più dispendioso è quello che, da solo, prevede un importo di 10 milioni di euro per la raccolta delle acque meteoriche .

Numerosi gli investimenti previsti  le opere di urbanizzazione:  2 milioni e 400 mila euro per l’adeguamento della rete idrica , 1 milione e 600 mila euro per l’adduzione idrica condotta sottomarina , e 2 milioni e 400 mila euro per l’adeguamento della rete per le acque nere. Un  progetto ambizioso è quello che prevede per una spesa di 4 milioni e 700 mila euro una nuova pavimentazione in tutta la città vecchia, con la rimozione dell’asfalto e degli altri materiali impropri che coprono e nascondono il selciato originale, che tornerebbe quindi a rivivere.

Il progetto preliminare da 3 milioni di euro tondi prevede la viabilità in zone in cui attualmente è impedita. Previsto uno studio di fattibilità di 2 milioni e 700 mila euro per valorizzare gli ipogei contribuendo alla valorizzazione delle risorse culturali e ambientali. Ma il progetto definitivo ed approvato, che è il più oneroso fra tutti,  è quello per il patrimonio residenziale diffuso. Prevede la realizzazione di sedici blocchi edilizi di proprietà del Comune di Taranto  per residenze sociale, con un costo dell’opera stimato in  15 milioni di euro.

A completare il risanamento previste le seguenti opera:  previsti 2 milioni di euro per il patrimonio pubblico in vico Nove Lune che diventerà “Casa dello studente“. Previsto anche il risanamento di palazzi nobiliari che includono Palazzo De Bellis (per 1 milione e mezzo di euro), Palazzo Troilo (3 milioni di euro), Palazzo Carducci (3 milioni di euro), Palazzo D’Ayala (5 milioni e mezzo di euro ), Palazzo Delli Ponti (1 milione e mezzo di euro), Palazzo Amati (1 milione e 800 mila di euro).




Dioguardi (Interfidi): “La nuova legge dà respiro all’economia di Taranto”

Per  Michele Dioguardi  presidente di Interfidi Taranto   la conversione in legge del decreto Ilva è “un risultato importante per Taranto. Il lavoro dei parlamentari tarantini che hanno perfezionato, con gli emendamenti, la struttura del Decreto darà la possibilità alla nostra economia di uscire dalla situazione emergenziale nella quale si trova. Inoltre il lavoro di Governo e Parlamento assegna finalmente all’ ILVA le risorse necessarie ad affrontare la sfida dell’ambientalizzazione che resta un’azione prioritaria per rispettare la vita e la salute dei tarantini”.

CdgG panoramica ILVA

Adesso, aggiunge Dioguardi, “si tratta di dare continuità agli impegni. La città deve saper rispondere positivamente alle nuove possibilità che nascono con l’ingente mole di finanziamenti disponibili. Per questo, diventa indispensabile da una parte il raccordo interistituzionale e dall’altra la velocizzazione di tutte le pratiche burocratiche”.

Interfidi Taranto, conclude Dioguardi,  si “mette a disposizione delle aziende locali con l’attività istituzionale di consulenza specialistica nel settore dei finanziamenti e della mediazione creditizia“.




Ilva, una storia di straordinaria inconcludenza

di Vittorio Cogliati Dezza

Presidente nazionale di Legambiente

Il Senato discute in questi giorni la conversione in legge dell’ultimo decreto legge sull’ Ilva. Il settimo emanato da quando gli impianti sono stati sequestrati dalla magistratura jonica nell’agosto 2012. Tutti presentati con annessa promessa di soluzione definitiva; questo, a detta del presidente del Consiglio Matteo Renzi, con l’obiettivo di salvare “i bambini di Taranto“.

Per decenni si è deliberatamente chiuso occhi e orecchie per non infastidire il “colosso”, fino all’intervento della magistratura a sottolineare che quell’impresa, seppur strategica, non poteva continuare a produrre a costi sanitari e ambientali così alti.

Finora, però, sul fronte ambientale e sanitario, in più di due anni, nessun passo avanti è stato fatto, se non quello di aggiudicarci una procedura d’infrazione europea. Nonostante le nomine di un garante, due commissari straordinari, due sub commissari addetti al Piano ambientale, tre esperti e per ultimo tre super commissari straordinari, tra continui rinvii delle prescrizioni Aia, non un ettaro di mare e di terra è stato bonificato.

La vicenda, industriale e ambientale, è sicuramente complessa e onerosa, ma dobbiamo constatare che neanche questo settimo decreto inverte la rotta per gli aspetti ambientali e sanitari. Criteri fondamentali per valutare il provvedimento sono, infatti, a nostro avviso: la certezza dei tempi di attuazione delle prescrizioni Aia assunte dal Piano Ambientale; la disponibilità delle risorse economiche e finanziarie per attuarle; gli strumenti di monitoraggio e la capacità di controllo dell’efficacia degli interventi sulle matrici ambientali oltre che dei tempi di attuazione; l’uso della Valutazione del danno sanitario.

Rispetto ai tempi, il decreto Renzi prevede che il Piano ambientale s’intende attuato se al 31 luglio 2015 saranno state realizzate l’80% delle prescrizioni in scadenza per quella data, mentre la definizione del termine ultimo per l’attuazione di tutte le altre prescrizioni si demanda a un successivo, e indefinito, decreto del presidente del Consiglio dei Ministri. Facile prevedere che scompaiono le scadenze degli interventi più costosi e importanti. A tanta vaghezza si aggiunge la garanzia dell’impunibilità penale e amministrativa: nessuno sarà chiamato a dar conto della realizzazione del Piano Ambientale.

Per le risorse disponibili, la speranza è nelle somme sequestrate ai Riva dalla magistratura di Milano (1,2 miliardi da destinare al risanamento). Il decreto, però, ne complica l’utilizzo secondo i magistrati milanesi, che hanno sollecitato una modifica della norma. Dice il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco: “Il decreto legge sull’ Ilva, così come è stato approvato, rischia di bloccare il rientro dalla Svizzera di capitali per un miliardo e 200 milioni […] non siamo riusciti a capire in molti perché si fanno le leggi in questo modo, forse per un problema di gestione di potere“. Un po’ più di chiarezza aiuterebbe a non perdere altro tempo.

Solo ora, inoltre, viene inserita nel decreto la disponibilità di 150 milioni di euro, una somma già segnalata a ottobre 2012 dalla stampa che dava risalto alla “scoperta” di un fondo rischi di 140 milioni accantonato da Fintecna destinato agli “effetti inquinanti” del siderurgico nel periodo in cui era pubblico, disponibili per le bonifiche.

Sui controlli, ci si aspetterebbe una norma di buon senso che però non è prevista: disporre per l’Arpa Puglia una deroga ai divieti di nuove assunzioni per adeguare gli organici già sottodimensionati. Chi verificherà l’efficacia dell’investimento di una tale quantità di denaro? Quanto agli effetti positivi sulla salute, si evita di utilizzare metodiche internazionali di proiezione dei risultati attesi per la Valutazione del danno sanitario e si rimanda il tutto all’attuazione completa dell’Aia.

Quello che è certo, è che non si intravede l’ombra di una strategia per l’industria di base sorta nel secolo scorso. L’investimento per ridurre fortemente l’impatto ambientale e sanitario è strategico se vogliamo che continui a esistere un’industria di base al servizio della nostra manifattura. Considerare l’ambiente un vincolo, da aggirare il più possibile, è segno di arretratezza e di poca lungimiranza industriale.

* articolo tratto dall’ Huffington Post




Il governo stanzia un milione di euro per i Vigili del Fuoco di Taranto

Dario Iaia coordinatore provinciale di Taranto  del Nuovo Centrodestra per Area Popolare  ha annunciato con una nota l’arrivo di importanti risorse per i Vigili del Fuoco di Taranto . Si tratta di un milione di euro che il Ministro Maurizio Lupi ha fatto inserire nello “sblocca Italia” e destinato al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Taranto  .

CdG vigili-fuoco-tarantoGrazie alla firma del Ministro Lupi,  di qualche giorno addietro ,  importanti risorse arrivano sul nostro territorio per intervenire su infrastrutture pubbliche. Questi interventi avranno un impatto significativo e positivo rispetto anche al personale meritevole di operare in un ambiente di lavoro qualificato .  Sin dall’inizio della nostra presenza all’interno del governo nazionale” afferma Iaia ” abbiamo cercato di coinvolgere i nostri Ministri rispetto alle problematiche concrete che attanagliano il nostro territorio . I risultati cominciano a vedersi : a partire dal decreto ILVA, pubblicato alcuni giorni addietro, che ha sbloccato, di fatto, il gravissimo stato di crisi finanziaria verso il quale la grande azienda siderurgica stava viaggiando , scongiurando gli inevitabili licenziamenti e garantendone l’ambientalizzazione . Certo le  critiche , spesso strumentali, non sono mancate . ma la politica dei NO , non può impedire che le decisioni vengano assunte da chi ha posizioni di responsabilità , così come è stato fatto . “

Ora – conclude la nota di Iaia – , l’arrivo di risorse economiche rilevanti,  per i Vigili del Fuoco di Taranto rappresentano il prosieguo di questa politica del fare , soprattutto nei confronti di quelle istituzioni, come i Vigili del Fuoco appunto ,  che per la loro professionalità ed abnegazione costituiscono l’eccellenza del nostro territorio. Il coordinamento provinciale di Taranto non può che esprimere soddisfazione per l’interesse concreto espresso dal ministro Lupi rispetto al nostro territorio ” .