Condannato il consigliere comunale Fornaro ed alcuni pseudo-ambientalisti….per la protesta anti Ilva del 2014

TARANTO – E’ stato notificato all’ attuale consigliere comunale Vincenzo Fornaro ( ex allevatore)  candidatosi senza successo a sindaco per i Verdi alle ultime elezioni amministrative di Taranto,  un decreto penale di condanna a 30 giorni di carcere, convertiti in 3.800 euro di multa, insieme  ad  Ada Le Noci coportavoce dell’Associazione Verdi Taranto ad altri due cittadini Giovanni Carbotti dell’associazione  “Taranto Respira” e Giovanna Russo, per una protesta risalente all’1 agosto del 2014 quando un gruppo di persone, tra cui i destinatari del provvedimento, ostacolò  la manifestazione che Confindustria Taranto aveva organizzato per richiamare l’attenzione sulla crisi del sistema economico e produttivo della città, a cui parteciparono imprenditori e lavoratori dell’indotto di Ilva, Eni e Cementir.

Gli esponenti di Confindustria indossavano una maglietta con la scritta “No alla città dei no”. Alcune persone dei movimenti e associazioni  di protesta (più che ambientalisti veri e propri…) si sdraiarono sul tratto stradale del  ponte di pietra della città vecchia ed il corteo dei manifestanti autorizzato, venne bloccato per qualche minuto con uno scambio di accuse slogan tra i lavoratori dell’indotto ed appalto ILVA ed i soliti contestatori che urlavano “Taranto libera, noi vogliamo vivere”, in occasione del quale fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine presenti per evitare il peggio.

Con  un post su Facebook il consigliere comunale Vincenzo Fornaro commenta: “Alcuni  aspettano i dati prima di fare dei passi coraggiosi, altri si battono da anni e mai smetteranno di farlo per il bene di questa città. Ci è stata notificata una condanna per aver disturbato la manifestazione degli industriali nel 2014. Siamo stati condannati nel 2015 senza neanche essere avvisati e ora riceviamo la notifica della condanna: 30 giorni di carcere trasformati in 3.800 euro di multa. Portatemi le arance perché soldi non ne do“. Qualcuno gli spieghi come funziona la Legge…..




Cementir cede ad Italcementi tutti gli asset e le attivita’ in Italia

ROMA – Cementir Holding (Gruppo  Caltagirone)  “ha sottoscritto un  accordo con Italcementi, societa’ interamente controllata da  HeidelbergCement, per la cessione del 100% del capitale sociale  di Cementir Italia, incluse le societa’ interamente controllate  Cementir Sacci e Betontir (gruppo Cementir Italia)“.  Lo  comunicano, ognuno con una rispettivo comunicato stampa, Cementir ed  Italcementi.  “Il controvalore della transazione (enterprise value) e’ di 315  milioni di Euro su base cash and debt-free“.

A seguito di questa operazione – ha spiegato Francesco Caltagirone jr, presidente e amministratore delegato di Cementir holding l’indebitamento finanziario netto del gruppo a fine 2018 sarà prossimo a 0,5 volte il margine operativo lordo. Questo ci darà la possibilità di cogliere altre opportunità che si dovessero presentare in futuro, così come accaduto negli ultimi dodici mesì

nella foto Francesco Caltagirone jr

Nel 2016 i ricavi pro-forma delle vendite del gruppo Cementir Italia sono stati pari a 136 milioni (considerando Cementir Sacci per 12 mesi  acquisita in realtà a fine luglio 2016). L’idea di dismettere e cedere tutte le attività italiane era probabilmente già in maturazione in aprile, quando Caltagirone jr in occasione dell’assemblea di bilancio Cementir,  lamentò la lentezza del processo di concentrazione in Italia, un mercato ‘con una capacita’ produttiva di 40 milioni di tonnellate e una domanda stabile di 19 milionì . “La parola d’ordine in Italia per il cemento – disse Caltagirone parlando con i giornalisti in quell’occasione – è oggi diversificare all’estero e il tempo non sarà breve”. Le attività italiane pesano per circa il 12% sui ricavi del gruppo.

L’acquisto da parte di Italcementi delle attività italiane di Cementir, pari a una capacità produttiva installata di 5,5 milioni di tonnellate di cemento, “rappresenta per Italcementi un’importante opportunità di crescita nel mercato italiano dei materiali per le costruzionì”  commenta Roberto Callieri, amministratore delegato dell’azienda lombarda passata sotto il controllo di Heidelbergcement. “E’ un’operazione importante che presenta un’ideale combinazione nella qualità degli asset industriali e una perfetta distribuzione geograficà che consente a Italcementi di migliorare la propria presenza su tutto il territorio nazionale, in una logica di vicinanza al cliente per offrire soluzioni e prodotti innovativi e di qualità” ed aggiunge come l’acquisizione confermi ‘la volonta’ di investire in Italia, riaffermando la fiducia nel sistema-paese e nel nuovo management italiano che da un anno guida la nostra società. Italcementi è leader in italia, dove da oltre 150 anni è protagonista grazie alla sua esperienza, alla sua competenza industriale e alla capacità innovativa nei processi e nei prodottì”

Sulla base di  una stima preliminare, l’integrazione di Cementir Italia consentirà sinergie sui costi per almeno 25 milioni di euro entro il 2020. “Tutto il processo di acquisizione e integrazione – conclude Callierisarà gestito con apertura, responsabilità e trasparenza esclusivamente nel nome dell’interesse dell’Azienda. Lavoreremo risolutamente per tornare al più presto alla creazione di valore grazie a processi industriali efficienti e sostenibili e all’offerta di prodotti che sappiano unire la tradizionale qualità a performance innovative sempre più richieste dal mercato, auspicando che il settore dei materiali per le costruzioni torni alla sostenibilità economica e alla crescita“.

L’attività di Cementir Italia comprende 5 impianti di cemento a ciclo completo e 2 centri di macinazione di cemento, così come il network di terminali e le centrali di calcestruzzo in Italia. Il controvalore della transazione (enterprise value), aggiunge la nota, è di 315 milioni su base “cash and debt-free“.  Questi asset andranno ad aggiungersi alla struttura industriale Italcementi oggi formata da 6 cementerie a ciclo completo, un impianto per prodotti speciali, 8 centri di macinazione del cemento, 113 impianti di calcestruzzo e 13 cave per inerti. L’operazione  è condizionata all’autorizzazione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e il closing dell’operazione è previsto per l’inizio del 2018. Fino alla data della chiusura dell’operazione, prevista per l’inizio del prossimo anno, le due società continueranno a operare come “competitors” e pertanto saranno tra loro indipendenti.




Italia avvolta da smog, domenica primi blocchi a Roma e Milano.

Gas di scarico delle auto, riscaldamenti domestici, emissioni industriali, alta pressione. Una cappa di smog opprime la penisola e soffoca principalmente le città, complice anche il combinato tra cambiamenti climatici e ridotta disponibilità di spazi verdi che contribuiscono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi. Scattano allora in diverse città i primi blocchi alla circolazione per i mezzi più inquinanti. Da domani a Roma e Milano.

Roma, domani prima domenica ecologica
Nella Capitale tornano le domeniche ecologiche, mentre i limiti alle auto più inquinanti, da Euro 2 a scendere, nella cosiddetta fascia Verde sono scattati già l’8 dicembre dalle 7.30 alle 20,30. La prima delle quattro domeniche programmate dal Campidoglio prevede il divieto totale della circolazione ai veicoli con motore endotermico nella Fascia Verde dalle 7,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 20,30. Sono esentati dal blocco i veicoli con carburanti a basso impatto ambientale metano e GPL, oltre a quelli a trazione elettrica, ibridi ed Euro 6. L’allarme inquinamento a Roma ha fatto scendere in campo il Codacons che, puntando il dito sulle ”12 centraline su 13 che hanno superato i limiti massimi di Pm10 nell’aria”, ha annunciato per domani la presentazione di un esposto in Procura contro l’amministrazione comunale.

Milano, blocco alla circolazione domenica
Misure di blocco alla circolazione sono previste domani anche a Milano dal ‘Protocollo regionale sulla qualità dell’aria’. Nella città infatti è stato superato il limite giornaliero di PM10 di 50 microgrammi per metro cubo per sette giorni consecutivi. Stop quindi ai veicoli Euro 0 benzina e Euro 0, 1 e 2 diesel, anche nelle giornate di sabato, domenica e festivi, dalle ore 7,30 alle ore 19,30. Le auto private Euro 3 diesel senza filtro antiparticolato invece non potranno circolare in città dalle 9,00 alle 17,00, mentre i veicoli commerciali Euro 3 diesel senza filtro antiparticolato saranno bloccati dalle 7,30 alle 9,30. I provvedimenti saranno sospesi dopo due giorni consecutivi sotto i limiti di 50 microgrammi per metro cubo.

Torino, primi blocchi scatteranno da mercoledì 
Emergenza anche a Torino, dove da qualche giorno è già scattato il ‘semaforo giallo’ della Regione, che viene acceso quando la soglia di 50 mg/m3 viene superata per oltre 7 giorni. I primi blocchi scatteranno però da mercoledì prossimo.

Napoli, continuano i diviti alla circolazione previsti in alcuni giorni
Aria pesante pure a Napoli, dove è vietata da tempo la circolazione ad alcuni veicoli ad esclusione, fra gli altri, delle auto Euro 4 e successive e delle alimentazioni elettriche, a Gpl o metano. Al fermo già previsto per le giornate di lunedì, mercoledì e venerdì (dalle 9 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 16,30) si è aggiunto il martedì. In questa giornata il divieto di circolazione resterà in vigore fino al 31 dicembre 2016, mentre per tutti gli altri durerà fino al 31 marzo 2017.

A Taranto, città in cui tutti danno solo colpa dell’inquinamento all’ ILVA, dimenticando la Raffineria ENI e lo stabilimento Cementir, invece tutto tace. Per il Sindaco Stefàno va tutto bene. A lui basta scrivere una letterina al Ministro della Salute….




Cementir. Bellanova “individuare una soluzione fuori dalla procedura di mobilità”


La viceministra Bellanova

nella foto la  viceministra Teresa Bellanova

Si può riprendere a tessere un filo che consenta un approfondimento sul piano industriale e sugli esuberi, questioni che interessano l’azienda e che investono soprattutto il futuro dei lavoratori in una fase di passaggio così delicata”. Queste le parole della Vice Ministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova che, nell’ambito del tavolo Cementir (Gruppo Caltagirone) tenutosi in data odierna alla presenza dell’azienda e delle rappresentanze sindacali, ha chiesto alle parti di ragionare sugli strumenti a disposizione per individuare una soluzione al di fuori della procedura di mobilità già attivata.

La Vice Ministro Bellanova ha invitato quindi le parti a proseguire, con tempistica serrata, la fase sindacale del confronto, necessaria per mettere a punto percorsi condivisi tesi a salvaguardare i livelli occupazionali e a scongiurare il ricorso ai licenziamenti. Il  prossimo tavolo ministeriale è stato aggiornato al 14 novembre prossimo.

Lo stabilimento Cementir di Taranto, dove oggi lavorano 72 persone verrebbe fortemente ridimensionato con i licenziamenti annunciati. I rappresentanti dei sindacati contestano la decisione dell’azienda chiedendo giustamente che fine ha fatto  piano di investimenti annunciato tempo addietro da Cementir, ricordando che Taranto è una di quelle aree  che a seguito della decisione del Governo,potrà beneficiare di un ulteriore anno di proroga degli ammortizzatori sociali.

Al tavolo governativo la Cementir ha assicurato di essere in possesso già di un Piano industriale addirittura triennale che, ovviamente Cisl, Filca Cisl e Fisascat Cisl si aspettano di conoscere e di verificarne la credibilità, considerati alcuni precedenti impegni assunti dall’Azienda, come il promesso revamping del sito tarantino che però, mai è stato realizzato, con ciò determinando rischi concreti per la salute e sicurezza dei lavoratori che ancora vi operano e per il territorio esterno alla fabbrica.

Il sindacato nel rifiutare con decisione la logica degli esuberi strutturali ha pure chiesto ai rappresentanti aziendali l’elaborazione di un Piano sociale al fine di attribuirsi l’onere economico di eventuali mobilità volontarie. E’ stato preso atto della disponibilità del Gruppo Caltagirone a confrontarsi, dopo le prime chiusure manifestate e, al contempo, sono state apprezzate le dichiarazioni del Governo e della Regione Puglia concernenti l’ampia disponibilità di accesso ad eventuali ammortizzatori sociali a vantaggio di tutti i dipendenti diretti e dell’indotto operanti nel territorio ionico dichiarato area di crisi complessa.

A tal proposito Cisl, Filca Cisl e Fisascat Cisl ribadiscono la richiesta che in occasione dell’incontro del 14 novembre p.v. si pervenga ad un accordo complessivo che preveda il rilancio produttivo della Cementir nell’area ionica così scongiurando qualsivoglia ipotesi di licenziamento e sia sancito il diritto dei 47 lavoratori diretti e degli 11 nel sistema indotto a godere dei benefici previsti dagli ammortizzatori sociali.

CdG porto di taranto

Cementir ha peraltro richiesto all’Autorità Portuale di Taranto il rinnovo della concessione della radice del quarto sporgente e di un’area retrostante la calata 4 del porto, per altri venti anni. Ma dall’Authority fanno trapelate che in attesa che si concluda la riforma della portualità, trovandosi in una fase di transizione,  qualsiasi possibilità di concessione è temporaneamente bloccata per evitare correttamente che l’amministrazione uscente possa assumere delle decisioni che impegnino quella che subentrerà.

Chiedere altri venti anni di concessione da parte della Cementir dinnanzi ad un ridimensionamento o possibile dismissione dello stabilimento tarantino è un azzardo . A dir poco….

P.S. queste notizie non le leggerete mai sul Nuovo Quotidiano di Puglia, edito dallo stesso gruppo (Caltagirone) proprietario della Cementir.

 

CdG gruppo caltagirone




Non solo parole sul Porto. A Taranto lo Ionian Shipping Consortium cerca di far parlare i fatti

 di Valentina Taranto

Shipping, sicurezza nella navigazione commerciale, nuovi mercati e prospettive di sviluppo commerciale per Taranto. sono stati gli argomenti principali trattati nel corso delle giornate dello Ionian shipping days“, organizzati presso il Castello Aragonese di Taranto.

schermata-2016-09-17-alle-09-49-37Ad organizzare la manifestazione lo Ionian Shipping Consortium,  consorzio, costituito nel marzo del 2015 grazie alla coesione di intenti e vedute da parte di nove agenzie marittime, che riunitisi avevano presentato manifestazioni di interesse per la società Ilva Servizi Marittimi, e componente del consorzio Ulisse, unico gruppo in campo nell’ambito del bando per il terminal container per la concessione di parte della banchina del molo polisettoriale del Porto di Taranto .

Tra i relatori erano presenti Alessandro Oriolo, presidente di Saga Italia spa, società del Gruppo Bolloré, leader mondiale nel campo dei trasporti internazionali e della logistica integrata, Sergio Polito, presidente di Assomineraria e Vincenzo Cesareo presidente di Confindustria Taranto.

Bisogna essere innovativi e non pensare che in situazioni di crisi, come quella che vive Taranto – ha detto Rinaldo Melucci  presidente dello Ionian Shipping Consortium –  si può fare a meno della cultura e dell’internazionalizzazione . Questa due giorni serve a far luce su questi aspetti, a cominciare dal porto, uno degli assi principali di questa cittá”.

nella foto Rinaldo Melucci

Melucci si è soffermato sul recupero del senso e del valore della cultura del mare.”La cultura si fa approfondendo la realtà intorno a noi poiché le persone non sono isole ma interagiscono tra di loro e con il mercato.Il mercato è un fatto influenzato dalla geopolitica e dai fatti umani. Obbiettivo principale di queste due giornate – ha aggiunto Melucci – è quello di fare cultura del mare con l’ aiuto di esperti del settore. Taranto è un ‘ alternativa seria e sicura per i traffici nel Mediterraneo considerando le stragi e l ‘instabilità della Turchia e dell’ Algeria. Il legame storico e indissolubile tra la Marina Militare e la città che garantisce questa sicurezza attraverso infrastrutture già esistenti e personale preparato è di grande importanza

La riuscita manifestazione patrocinata dalla Marina Militare, Università di Bari, Autorità portuale di Taranto, Comune di Taranto, Camera di Commercio, Confindustria, fondazione Michelagnoli e «Propeller Club of Taras» ha visto  riuniti gli operatori economici dello shipping, provenienti da numerosi Paesi europei, oltre ai rappresentanti delle varie associazioni di categoria.  Unica nota stonata, la solita assenza del Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno.

Per andare oltre gli slogan – ha aggiunto Meluccibisogna  veramente pensare a fare cultura del mare, a ragionare sulla blu economy, che non significa soltanto aspettare che arrivino commesse e lavoro dai grandi player locali che operano nel porto di Taranto , come Ilva, Eni o Cementir. Bisogna iniziare a progettare il futuro del porto creando rete tra le imprese e facendo formazione per  elevare le professionalità presenti nel settore a Taranto“.

CdG Vincenzo CesareoVincenzo Cesareo,  presidente di CONFINDUSTRIA Taranto, nel suo intervento si è detto “molto fiducioso nel progetto che vede impegnate le migliori aziende del territorio riunitesi nel Consorzio con un unico obiettivo quello di innovarsi e superarsi, nonostante i problemi del dissesto e degli ultimi dati dell’ economia locale. Attraverso la bonifica del territorio e quindi con un industria ecosostenibile,l’  alleanza tra il consorzio e la Marina Militare, le imprese e le loro competenze possono ancora permettersi di sognare e quindi Taranto diventare da una città sul mare una città di mare“.  “Il Governo quindi – ha concluso Cesareodeve creare le condizioni e i nuovi strumenti introduttivi per agire e catturare i flussi provenienti da altre città influenti come Matera e Lecce e farli propri“.

CdG borse di studio consozio

Le due interessanti giornate si sono concluse con il conferimento di borse di studio agli studenti del dipartimento ionico in “Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo”, tra quelli che si sono particolarmente distinti nella redazione di tesi sull’economia portuale e la materia doganale alla presenza del Maginifico Rettore dell’ Università di Bari prof. Antonio Felice Auricchio, a cui ha fatto seguito  il convegno su “Oli e gas. Prospettive di sviluppo sostenibile per Taranto“.

Abbiamo voluto dedicare – spiega Rinaldo Melucciquesto dibattito e confronto di idee su uno dei progetti che in qualche maniera sta prendendo vita all’interno del porto e del molo polisettoriale che sarà e cioè la possibilità di creare un distretto di logistica del settore energetico Oil e gas. Non abbiamo voluto parlare di trivelle, e delle problematiche dal punto di vista della sostenibilità, ma bensì abbiamo voluto parlare di segmenti, un po’ come è stato  in passato per questa città per la Belleli, che richiedono molta manodopera qualificata. Noi crediamo che questa possa costituire un’importante alternativa “.




La Cisa, Tamburrano e la “macchina del fango”

di Antonello de Gennaro

Non è piacevole criticare un collega, ma a volte tocca farlo, nella speranza che la critica venga interpretata come “costruttiva” e non come un atto di presunzione. E’ il caso del giornalismo del Nuovo Quotidiano di Puglia “firmato” Michele Montemurro,  sulla vicenda della Cisa di Massafra.

Come non dare ragione al presidente della Provincia di Taranto quando parla di un “giornalismo vergognoso“, dopo aver letto le carte in questione ? Ci spiace constatarlo ma ha ragione proprio Tamburrano. Avere un figlio (vedi Donato Dilonardo) socio in una società  con Antonio Albanese sarebbe un conflitto d’interessi qualora questo figlio fosse socio nella Cisa. Ma così non è ! Ed è quindi un diritto di chiunque,  avere delle partecipazioni azionarie in altre attività che non sono quelle per cui l’ing. Martino Dilonardo era chiamato a dare il suo consenso, che risulta essere stato sottoscritto sulla base di documentazioni che sono state consegnate per conoscenza dalla Cisa anche alla Guardia di Finanza ed al Noe dei Carabinieri i quali, come confermato anche da Tamburrano e Dilonardo in conferenza stampa, e verificato direttamente dal sottoscritto, non hanno trovato alcun rilievo ostativo o violazione di Legge. Quindi di che conflitto parla Montemurro ?

CdG macchina fango

Sarebbe molto interessante vedere e leggere Montemurro ed i colleghi del Nuovo Quotidiano di Puglia all’opera “giornalistica” (e c’è tanto materiale di cui occuparsi….) anche sulla presenza della Cementir a Taranto, società di proprietà del suo editore e datore di lavoro Gruppo Caltagirone ed i suoi affari con l’ ILVA e l’ Autorità Portuale . O forse non se ne occupano, autocensurandosi , avendo paura di rischiare il posto di lavoro al Quotidiano ?

La determina dirigenziale firmata dall’ ing. Dilonardo, peraltro è un atto amministrativo che è cosa ben diversa da una delibera (come ha sostenuto nei giorni scorsi il Quotidiano) e nel caso in questione era un “atto dovuto”. Nel suo ennesimo attacco di ieri di Montemurro al Presidente della  Provincia di Taranto, non si legge nessun riferimento alla circostanza… che il Comitato consultivo è stato voluto proprio da Tamburrano, e che i suoi predecessori alla Presidenza della Provincia si erano ben guardati dal nominare !

Il “prode” eroico…. giornalista del Quotidiano peraltro stranamente si dimentica, e da tempi non sospetti… (appena 8 mesi) che nei corridoi della Provincia di Taranto “circola” senza alcun motivo e ruolo,  Luigi Romandini , accusato dalla Procura della Repubblica di Taranto, di aver intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio economico all’imprenditore Vito Fasano (condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione) l’ 84enne, napoletano trapiantato a Taranto molti anni fa,  in qualità di rappresentante legale della  RARE srl società che, secondo il dr. Pietro Argentino procuratore aggiunto della Procura di Taranto, avrebbe effettuato a suo tempo  “attività di raccolta recupero e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da materiale edile, da scavo ferroso, sabbia e fresato stradale per un quantitativo superiore a 85mila tonnellate in mancanza della prescritta autorizzazione” ottenendo in tal modo previa presentazione di documentazione “taroccata” alla Provincia di Taranto,  un illecito vantaggio economico.

Come mai Montemurro non si è mai occupato della responsabilità addebitata a Luigi Romandini  dalla Procura della Repubblica di Taranto e riconosciuta dal collegio giudicante del Tribunale che lo ha condannato (leggi QUI) per aver rilasciato alla società del Fasano, attraverso una determina dirigenziale “autorizzazione allo scarico delle acque meteoriche con il metodo della  subirrigazione“. Tutto ciò però presentava delle illegalità, in quanto “l’istanza di rinnovo fosse stata presentata oltre il termine previsto dalla normativa” e la circostanza non irrilevante (in realtà fondamentale) che l’impianto della società RARE srlnon fosse idoneo a a captare l’intera massa delle eventuali precipitazioni piovose” e che non tutta “l’aerea aziendale fosse dotata di di pavimentazione e di un idoneo sistema di canalizzazione a raccolta delle acque meteoriche, disattendo anche le prescrizioni del Comitato Tecnico“ ?

Schermata 2015-08-27 alle 00.06.14Caro Montemurro,  forse è più facile attaccare una persona per bene come l’ing. Dilonardo e dimenticare persone condannate e sospese dal ruolo e funzioni pubbliche come Luigi Romandini ? Come non definire a dir poco “equivoca” la presenza di Romandini alla conferenza stampa, ed inquietante vederlo parlottare nel corridoio con qualche giornalista sempre a caccia di “veline” e spifferi di corridoio ….?

Devo rendere onore alla cronaca giornalistica  di Francesco Casula (da me spesso “pizzicato” in passato) che nel suo resoconto sulla Gazzetta del Mezzogiorno ha raccontato esattamente quanto è accaduto. Senza faziosità. Riportando la dichiarazione eloquente di TamburranoContro di me la macchina del fango. Sono a posto con la coscienza per rispondere a tutte le ulteriori bufale“. E spiegato nel dettaglio la vicenda, confermando un’attenta oculata lettura delle documentazioni consegnate alla stampa dal Presidente della Provincia di Taranto. Devo solo rimproverargli di aver fermato, per ben due volte il suo “mentore” e collega Mazza, bloccandolo nella sua aggressione al sottoscritto. Se fosse stato fermo mi avrebbe consentito di avvalermi del diritto di legittima difesa e  di poterlo fare dinnanzi agli occhi dei Carabinieri. E così la Gazzetta del Mezzogiorno  avrebbe portato a casa finalmente  un’ “esclusiva”, e Di Leo avrebbe potuto esprimere una nuova “solidarietà”, questa volta al suo rappresentante sindacale…

Come si fa non essere capaci di leggere e capire che la determina dirigenziale firmata dall’ ing. Dilonardo era un atto “dovuto” in adempienza a quanto previsto da una Legge Regionale ed una Legge Nazionale, e puntualmente rispettato dalla Cisa di Massafra ? Se il collega Montemurro avesse letto meglio la determina e gli allegati e se li fosse fatti spiegare da qualcuno più competente di alcune “manine”….avrebbe potuto capire che la società di Antonio Albanese, ancora una volta ha rispettato “puntualmente” le norme di Legge. Infatti la Cisa una volta verificato attraverso i rivelatori radiometrici, l’eventuale presenza di materiale radioattivo, fra i rifiuti da smaltire,  grazie al monitoraggio effettuato dalla società specializzata “Nucleco“, quest’ultima provvederà a trasferire e consegnare gli eventuali rifiuti radioattivi ad altri impianti autorizzati a smaltire questi tipo di rifiuti. Che  quindi non vengono trattati all’interno degli stabilimenti della Cisa a Massafra.

CdG macchina_del_fangoE vogliamo parlare poi anche della presenza (inutile) del giornalista Angelo Di Leo, disoccupato in cassa integrazione, il quale  dopo aver fatto da “ventriloquo-portavoce” alla consigliera regionale Annarita Lemma (un’ ex Pd area Civati) , recentemente trombata alle ultime Regionali dal responso degli elettori, pur essendo la capolista, adesso cerca di fare il “capopopolino” illudendosi di scrivere su un giornale, utilizzando e scrivendo in realtà solo e soltanto su una “paginetta” (dal nome infelice che ricorda non pochi suicidi) su Facebook. Così come inutile a dir poco… (non ha scritto una sola parola !) era la presenza alla conferenza stampa del giornalista-sindacalista-novello ambientalista Mimmo Mazza, il quale invece di limitarsi a fare il giornalista, ed il sindacalista di poco successo….come comprovano le vicende del  Corriere del Giorno di Puglia e Lucania (che non ha alcun collegamento alla nostra testata storica) , di Studio 100, di Taranto Oggi, ha ben pensato all’uscita del Palazzo della Provincia, di aggredirmi e diffamarmi in presenza di una pattuglia di Carabinieri  venendo ripreso dalle telecamere della Prefettura, continuando nella sua reiterata attività di diffamatore seriale e stalker nei miei confronti, comportamenti dei quali risponderà dinnanzi alla Magistratura di Taranto e di Roma.

Concludendo, una domanda ai colleghi di Quotidiano: a chi vi riferite quando parlate di “quelli delle interviste inginocchiate, non sono giornalisti ma più volgarmente lacchè. Sarebbe più corretto fare i nomi ed i cognomi. Troppo facile fare allusioni… anche se vi confesso che abbiamo in molti un’idea (o meglio, quasi una certezza) sull’identità del “lacchè” in questione !




Cesareo riconfermato per il prossimo triennio alla guida di Confindustria Taranto

Confermata oggi dall’ Assemblea dei soci di Confindustria di Taranto tenutasi presso la Cittadella delle Imprese alla Camera di Commercio di Taranto  la rielezione per il triennio 2015/2018 di Vincenzo Cesareo, cioè l’attuale presidente in carica ed uscente.  Una conferma che premia il suo impegno in un momento di gravi difficoltà per l’economia tarantina che patisce le svariate crisi aziendali, una situazione occupazionale a dir poco “esplosiva”, conseguente alla mancanza di lavoro conseguente alla crisi delle aziende, sopratutto quelle impegnate nell’ indotto ILVA. Nel suo intervento, Cesareo ha detto “sappiamo di non poter pretendere – né abbiamo la voglia – di sostituirci alla politica e tantomeno alle istituzioni, perché il nostro ruolo è un altro. Continueremo tuttavia con la nostra azione di stimolo, di proposta, di forte impulso nei confronti dei decisori territoriali per far sì che questo territorio esca dal profondo torpore in cui è sprofondato da oramai troppi anni!”

CdG ilva_stabilimento taranto

Nel suo intervento Cesareo si è soffermato sull’attuale crisi stagnante nell’economia tarantina,  ricordando che “negli ultimi trent’anni non si registra una situazione come quella che al momento investe l’area nella sua totalità: le grandi realtà –Ilva, Porto, Arsenale– sono interessate da crisi oramai conclamate, che raggiungono livelli di eccezionalità nel caso del centro siderurgico. Altri pezzi dell’economia, sia di tradizione che di più recente costituzione, stanno rimettendo in discussione la loro permanenza sul territorio, stravolgendo i livelli di produzione, di occupazione, di ritorno economico- finanziario sull’intera area jonica. E parliamo – ha aggiunto Cesareo  di Teleperformance, di Cementir, di vertenze che investono grandi catene commerciali come Auchan. Parliamo di realtà imprenditoriali, come Vestas, che hanno ridimensionato gli insediamenti sul nostro sito, altre, come Miroglio e Marcegaglia, che lo hanno definitivamente abbandonato, cancellando ogni tipo di prospettiva non solo di rilancio ma di permanenza e continuità”.

CdG confindustria_tarantoIl Presidente di  Confindustria Taranto ha reso noto, nel corso della sua relazione agli associati “di aver sottoscritto con i sindacati un documento” – che verrà presentato nei prossimi giorni – “che ci consentirà di imprimere maggior forza e senso di unitarietà al pressing che d’ora in avanti – giocoforza – andremo ad esercitare nei confronti del governo centrale e delle istituzioni regionali e locali per fronteggiare le troppe criticità presenti sul territorio. Con il documento – una vera e propria road map anticrisi – riprendiamo la concertazione con i sindacati sui temi che ci accomunano e sulla necessità, condivisa, di risolvere i problemi della crisi industriale, così come sta avvenendo anche a livello regionale fra il governatore Emiliano e le parti sociali”.

Cesareo ha aggiunto che “Taranto deve ritrovare la capacità di fare sistema: è necessario però che tutti i protagonisti dell’economia, della politica e della società civile si impegnino, con consapevolezza e realismo, per definire insieme una politica industriale che restituisca competitività al territorio. Sono convinto che ricchezza e profitto, se coniugati con lo sviluppo sociale, con la creazione di posti di lavoro, con un corretto rapporto con le organizzazioni sindacali e con tutte le istituzioni, nel rispetto dei lavoratori e, più in generale, di tutti i portatori di interesse, costituiscano elementi fondamentali per la crescita del bene comune

confindustriaConcludendo Cesareo ha parlato del nuovo ruolo della “squadra” ai vertici dell’associazione degli imprenditori di terra jonica, perchè  la Confindustria Tarantodeve diventare un luogo di elaborazione di idee e di proposte in cui i vicepresidenti, la Giunta, il comitato di Presidenza, siano elementi di mediazione fra le varie esigenze delle aziende associate e di collegamento con i soggetti istituzionali esterni“.

Al riconfermato Presidente di Confindustria Taranto è arrivato il messaggio di congratulazioni dell’ on. Michele Pelillo, vice presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati: “Rivolgo il mio personale augurio di buon lavoro ad Enzo Cesareo, che è stato confermato alla presidenza di Confindustria Taranto. Sono convinto che continuerà a lavorare bene per le imprese di Taranto e la provincia ionica, oggi più che mai bisognose di una guida e di una voce forte e autorevole, per affrontare la grave crisi economica e sociale che attanaglia in particolare la nostra realtà. A Cesareo va il mio plauso per l’avvenuta rielezione, con l’impegnoche il dialogo interistituzionale proseguirà nell’interesse del territorio e dello sviluppo, convinto, come lui, che sia necessaria la concertazione”.

Questo il nuovo vertice per il prossimo triennio:

Presidente:  Vincenzo Cesareo

Vice Presidente Vicario: Antonio Marinaro (presidente ANCE Taranto)

Vice Presidenti: Antonio Albanese (delega all’ Ambiente), Luca Amoruso ( ENI – delega per l’ energia), Emanuele Di Palma (BCC S.Marzano di S.Giuseppe – marketing) , Domenico Nardelli (Internazionalizzazione)

Componenti di diritto

Luigi de Filippis (Presidente Piccola Industria), Luigi de Francesco (Presidente Gruppo Giovani), Giuseppa Ancona (delegato di zona)

Consiglieri Delegati

Angelo Bozzetto (Rigenerazione Urbana), Michele De Pace (Marketing Associativo), Domenico Cassalia ( Bonifiche) , Michele Dioguardi (Credito e Finanza)  Lorenzo Ferrara (Credito e Università), Antonio Galeone (Progetti speciali)




Commercianti, imprenditori e faccendieri sotto inchiesta: le denunce e le inchieste del “Corriere del Giorno

di Antonello de Gennaro

Nelle ultime ore i nostri lettori si saranno accorti che il nostro quotidiano online, ha rallentato la frequenza degli aggiornamenti e delle notizie pubblicate. Non lo abbiamo fatto per scarsezza di informazioni, anzi. Ne abbiamo sin troppe. Abbiamo provveduto a denunciare in data odierna alle Magistrature competenti ed all’ Autorità Giudiziaria, alcune manovre diffamatorie messe in atto a nostro danno, ed in particolare mio personale, sulla falsariga dell’ormai noto “metodo Boffo“: diffamare l’avversario, cioè colui che fa il suo lavoro onestamente e correttamente, per delegittimarlo, per fargli perdere credibilità. Stanno solo perdendo tempo.

A cercare di delegittimare il nostro lavoro di giornalisti, alla ricerca della massima trasparenza nella vita economica, politica ed istituzionale della città di Taranto, un gruppo di “furbetti” che approfittando di vari ruoli ricoperti in associazioni, istituti di credito ed aziende di famiglia ereditate, fanno il bello ed il cattivo tempo dividendosi la “torta” pubblica , cioè i soldi dello Stato, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, e tutto ciò alle spalle della povera gente.

CdG stella

Nella sua recente storia, e cioè negli ultimi 30anni la stampa tarantina, e basta guardare gli archivi dei vari giornali per verificarlo, si è ben guardata dal fare inchieste, dal raccontare quello che succede dietro le quinte della vita politica, economica ed imprenditoriale. Eppure sapeste quante cose avrebbero potuto raccontare….! Il giornalismo d’inchiesta, mi dispiace dirlo,  non è nel DNA della stragrande maggioranza dei  giornalisti che scrivono e lavorano nella città dei due mari, come è facilmente evincibile da chiunque sia abituato a leggere i quotidiani in edicola. Ed infatti, non è un caso il crollo dei lettori a Taranto e provincia dove le vendite di giornali in edicola sono scese al minimo storico.

Il “clone” Corriere del Giorno di Puglia e Lucania miseramente fallito (la liquidazione coatta amministrativa è una procedura fallimentare), il quotidiano Taranto Sera chiuso per debiti, Taranto Oggi sempre in vendita ma nessuno lo compra (neanche in edicola…), la Gazzetta del Mezzogiorno colpita da un grosso crollo di vendite e quindi economica, ha dovuto da poco rinnovare i contratti solidarietà per i propri giornalisti e dipendenti. Al momento si salva il Nuovo Quotidiano di Puglia, ma ciò avviene solo e soltanto grazie alla solidità economica-finanziaria del suo editore, e cioè il costruttore-finanziere romano Franco Caltagirone proprietario fra le varie cose della Cementir , la cui famiglia e gruppo imprenditoriale che oltre al quotidiano pugliese, è editrice dei quotidiani Il Gazzettino (Veneto) Il Messaggero (Lazio e Molise) il Corriere Adriatico (Marche), il Mattino (Campania).

Anche il panorama televisivo tarantino non se la passa bene, basta vedere la situazione di  Blustar TV emittente prossima alla chiusura dei programmi, e Studio 100 che sopravvive grazie alle capriole economiche dei suoi editori, i fratelli Cardamone.

Eppure, nonostante questa crisi mostruosa nel panorama dell’informazione locale e non solo, il nostro giornale online, quello che è sotto i vostri occhi, sta compiendo da 8 mesi un autentico miracolo. Informare senza padroni e senza padrini. E sopratutto senza fare sconti a nessuno, come i nostri lettori che crescono ogni giorno di più e ci seguono attraverso la rete internet, ben sanno. Le minacce, i complotti, le cordate di qualche “salottino” tarantino in collaborazione con qualche “bottegaro“,  i soliti “prenditori” di commesse pubbliche, ed i frequentatori di lobby ecclesiastiche (alcuni persino in divisa militare !) non ci preoccupano minimamente. Così come non mi preoccupano colo i quali cercano negli archivi di Google, vicende processuali sulla mia persona, dalle quali sono uscito vincitore a testa alta, e qualcuna è in corso per le quali non vi è stata ancora alcuna sentenza.

CdG Tronchetti condannatoNon mi sono preoccupato quando ero “parte lesa“, cioè vittima delle intercettazioni abusive degli hackers del “Tiger Team” di Telecom Italia al servizio di Marco Tronchetti Provera (nella foto di sinistra)  allorquando costui era presidente della compagnia telefonica, gruppo delinquenziale (tutti arrestati e condannati ! )  con la complicità di alcuni appartenenti “corrotti” delle forze dell’ordine (arrestati !) cercarono senza riuscirci di introdurre materiale pedo-pornografico da remoto nei miei computer per denunciarmi e farmi arrestare.  Com’ è finita lo sanno tutti: Tronchetti Provera è stato condannato (leggi QUI) .

CdG woodcockCosì come non mi sono preoccupato della taglia che pendeva sulle mie gambe allorquando circa 10 anni fa, feci esplodere dai miei articoli la nota inchiesta “Vallettopoli” diretta dal pubblico ministero Henry John Woodcock (nella foto a destra) in servizio all’epoca dei fatti presso la Procura della Repubblica di Potenza, inchiesta che ha messo definitivamente la parola “fine” (leggi QUI alle attività criminose e delinquenziali dell’ accoppiata (persino di fatto !) Lele Mora-Fabrizio Corona. Le mie gambe sono perfettamente sane, ed in  carcere sono finiti prima Mora ed ora Corona.

Non saranno quindi oggi  le squallide volgari e ridicole minacce  dirette nei mie confronti da qualche “affarista” tarantino,a preoccuparmi.  Anzi radicano in me, in noi del Corriere del Giorno, la certezza di essere sulla strada giusta. La convinzione che stiamo facendo quello che gli altri , giornalisti e non, non hanno mai fatto: raccontare ai lettori quello che succede dietro le quinte, a Taranto,  nei “salottini” degli affarucci, dove alcuni noti “furbetti”si spartiscono le torte di denaro pubblico, e qualche “poltrona” di apparente potere.

Bene, per queste persone la festa è finita. Adesso iniziamo a farli ballare noi ma a modo nostro: attraverso l’informazione libera ed indipendente, quella che questa gentaglia vorrebbe sottomettere, ma invece non potrà mai nè comprare nè condizionare. Figuriamoci metterci a tacere……

Vi annuncio le imminenti inchieste documentali giornalistiche che stiamo preparando n queste ore, e che nei prossimi giorni leggerete su questa pagine. Come nel nostro stile, a puntate:

PROCESSO ILVA “AMBIENTE SVENDUTO”, TUTTO QUELLO CHE NON VI HANNO RACCONTATO…

IL PROCESSO AL PM DI GIORGIO CONDANNATO A 15 ANNI. IL “MONDO DI MEZZO” SU CUI NESSUNO PARLA…

I “FURBETTI DEL SALOTTINO”. ECCO CHI SONO E COME PROSPERANO ALCUNI PERSONAGGI IN VISTA DI TARANTO…

Buon divertimento quindi ai nostri lettori. Qualcun’altro invece, ve lo garantiamo, nelle prossime avrà ben poco da ridere e da divertirsi…




La Provincia di Taranto produce “stracci” e lamenti pre-primarie nel centrosinistra

 “The day after” (il giorno dopo)  il voto delle elezioni provinciali di Taranto, genere un tutti contro tutti nel centrosinistra che si appresta a celebrare le proprie elezioni primarie per scegliere il candidato Governatore del Pd alla guida della Regione Puglia. Chiaramente quale migliore strumentalizzazione, l’avvenuta elezione a presidente della Provincia di Taranto  il sindaco di Massafra Martino Tamburrano, (Forza Italia) che è stato eletto anche con i voti del centrosinistra, sconfessando la debole candidatura di Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza.

Dopo gli attacchi alla componente “renziana” del Pd di Taranto coalizzato intorno all’ On.Michele Pelillo adesso  in molti attribuiscono strumentalmente cui responsabilità più o meno direttamente, al segretario regionale Michele Emiliano. Il quale cerca di difendersi promettendo un repulisti a livello locale tarantino. Piccolo particolare: non ha i poteri statutari. «Io ho mantenuto un indirizzo politico chiaro. Pur sapendo che sarebbe stata durissima per Lopane. Ho fatto una battaglia di principio. Senza tener conto di essere nel pieno di una battaglia per le primarie» dice l’ex-sindaco di Bari –  facendo i conti senza l’oste: vice presidente della Provincia di Taranto sarà Gianni Azzaro, capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Taranto , come ha annuncia lo stesso neo-presidente Tamburrano .

CdG Pd sottoventoAd approfittare di questa situazione, sono guarda caso proprio i “rivali” di Emiliano nelle primarie del centrosinista.  A Michele Emiliano, segretario regionale del Pd, va la responsabilità di quello che è accaduto ieri a Taranto. Un pezzo degli amministratori del partito, da lui guidato, che votano per il candidato di Forza Italia a discapito di quello del Pd, è una pagina opaca di brutta politica, uno scivolamento verso un passato che non vuole passare”  dice Guglielmo Minervini, candidato alle primarie contro Emiliano, che fa la voce grossa.

Se – prosegue – questo è un tentativo per riportare il Pd pugliese al 15% e per perdere non solo la credibilità, ma anche le prossime regionali, il segretario regionale ha imboccato la strada giusta. Siamo davanti a un inciucio di dimensioni massicce e organizzate, che mostra dove conduce la linea di allegro trasversalismo praticato da Emiliano e rivela il modo con cui lui intende la politica: un partito che fa accordi sottobanco mentre silura i suoi migliori amministratori. E siamo solo ai titoli di testa: non vogliamo immaginare cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane tra primarie ed elezioni regionali. Magari non ci stupiremmo di assistere a pezzi del centrodestra, altrettanto organizzato, in fila ai nostri gazebo per rendere la cortesia”.

E secondo voi poteva mancare l’altro candidato-avversario di Emiliano, cioè il senatore di Sel (ex UdC) Dario Stefàno ? Quest’ultimo pur non essendo iscritto al Pd, cerca di attrarre la minoranza interna al Pd jonico ed attacca. “Il voto delle provinciali a Taranto sembra l’esito di ambiguità che incautamente sono state alimentate in queste settimane. Quelle, per capirci, richiamate appena qualche giorno fa da Antonio Polito in un editoriale pubblicato sulla prima pagina del Corriere della Sera. Spesso – scrive Politoqueste alleanze scatenano lotte interne ai partiti, come è accaduto in Puglia, dove Emiliano ha dovuto sconfessare l’intesa raggiunta dal Pd con i berlusconiani a Taranto e Brindisi, per non compromettere le sue primarie alla Regione’. Oggi, la domanda che tutti si pongono è semplice: è accaduto quello che era nelle intenzioni sin dall’inizio, nonostante smentite pubbliche, o siamo chiamati a commentare un’elezione sfuggita totalmente dalle mani delle segreterie politiche? Il voto di Taranto è un atto di sfiducia nei confronti del segretario regionale del Pd, una lotta interna a quel partito che i dirigenti di quel partito devono risolvere, o il compimento di un’intesa che solo a parole è stata smentita, cioè siamo di fronte a una lotta interna alla coalizione, che deve essere affrontata da tutti noi per non compromettere irresponsabilmente le Primarie prima e le elezioni regionali poi?

Schermata 2014-09-30 alle 23.15.54

Gli stracci fra Sel e Pd. La Provincia di Taranto ? Macchè vogliano solo fare il Governatore !

A muovere le accuse anche Michele Losappio, capogruppo di Sel in Regione, apertamente, diffida  delle rassicurazioni degli “alleati” Pd. “Non ci convinceranno mai gli autorevoli esponenti del Pd che l’elezione di un importante rappresentante di Forza Italia a presidente della Provincia di Taranto sia solo un fatto tecnico, connesso alle particolari procedure del nuovo sistema elettorale”. La colpa, per Sel, è di Emiliano. “Evidentemente il segretario regionale è troppo impegnato come candidato alle primarie per dedicarsi ad evitare un simile sfregio al centrosinistra pugliese”.

CdG Stefano_Lenoce

Non una sola parola sul coinvolgimento dell’ (ex) on. Ludovico Vico nell’inchiesta “Ambiente Svenduto , in cui compaiono le telefonate del Governatore uscente Nichi Vendola leader di Sel, (vedi – ed ascolta qui – le intercettazioni pubblicate nella sezione inchieste del quotidiano La Repubblica ed il settimanale L’ Espresso ) . Non una sola parola sulla fuoriuscita del sindaco di Taranto dalle file di Sel al “gruppetto dei fuoriusciti” messo in piedi da Michele Emiliano. L’ultimo degli aderenti al correntone “pro-Emiliano” cioè il sindaco tarantino Ippazio Stefàno,   sa molto bene che senza i suoi voti personali, il centrosinistra a Taranto non ha i numeri , ed allora Stefàno lancia la sua sfida: “Ho pronte le dimissioni. Se qualcuno della maggioranza me lo chiedesse sono pronto ad una verifica politica. Entro 20 giorni da tale richiesta deciderei se andare o meno a casa”. Ridicola la pagliacciata politica messa in atto da due consiglieri del PD (Cotugno e Brunetti) che hanno preso in maniera esibionistica le distanze dai loro colleghi di partito scegliendo di sedersi in una posizione defilata.  

LE MINACCE DI EMILIANO: “PRENDEREMO PROVVEDIMENTI” – Emiliano contrattacca. “Noi non abbiamo vinto le elezioni, ma abbiamo aggregato una grande massa di persone che conoscono bene fatti e circostanze degli accordi politici che sono dietro l’elezione di Tamburrano, ed io sono contento di aver condotto questa battaglia di principi e di valori e di essere a capo dell’energia pulita di Taranto. Chi dice il contrario oggi mente sapendo di mentire. I tarantini e gli esponenti del Pd sanno che ho tentato in tutti i modi di contrastare l’elezione di Tamburrano. Chi afferma il contrario, non potendo dimostrarlo, mi chieda scusa. Quello che è accaduto a Taranto è grave: la direzione del Pd, che convocheremo al più presto, a valutare le condotte dei consiglieri che hanno sostenuto Tamburrano e ad adottare i provvedimenti conseguenti».

Ma alla fine di questo squallido patetico circo equestre, non una sola parola, iniziativa, progettualità sulla crisi economica della provincia jonica, economicamente dipendente dall’indotto siderurgico (ILVA), da quello petrolifero (ENI) ed industriale (Cementir). Non una sola parola sulla tentata strumentalizzazione  degli “amici di Vendola” della pineta Cimino ove si chiede una variante al piano regolatore, per costruite case, che nessuno ha a Taranto i soldi per comprare ?   Non una sola parola sul risanamento della città vecchia di Taranto, ove ha sede la segreteria dell’ assessore (nominato) regionale Fabrizio Nardoni , ma non c’è una sola farmacia e guardia medica !

Se questo è il Pd ed il centrosinistra di Puglia ora capiamo perchè questa regione ed alcune città come Taranto non contano nulla nel panorama della politica nazionale. Ora capiamo come mai Raffaele Fitto ha un consenso così elevato. Ora capiamo come mai questa terra sarà sempre territorio di conquista e sfruttamento della povera gente.




Esiste una nuova Taranto che vuole rinascere con i valori e la bellezza della città.

di Antonello de Gennaro

Taranto non è solo il “mostro” (cioè l’ ILVA), a Taranto non ci sono solo ciminiere (ENI, Cementir) , Taranto è la città che vuole e può tornare ai fasti di un tempo, la città che non si vuole rassegnare alle logiche del “ce me ne futt a mè !” che ci ha condotto lungo il corso degli ultimi vent’anni verso la crisi totale che vive la città ed i tarantini. In realtà vi è, esiste anche una parte sana della città e della sua provincia, che ha già iniziato il conto alla rovescia per un riscatto sociale, economico, politico, con nuove iniziative, progetti e sopratutto voci fuori dal coro (e se permettete noi ne siamo una valida testimonianza).

In alcune componenti della città si respira una nuova aria, ed è un valido e rappresentativo esempio la Città Vecchia, dove un gruppo di giovani talenti organizza ogni anno degli eventi , delle manifestazioni che coinvolgono non solo tutta la città e la provincia, ma vedono anche la crescente presenza di turisti piacevolmente colpiti dalla ricerca di nuove bellezze e culture.

Un valido esempio è il progetto associativo “Made in Taranto” che si prefigge lo scopo di promuovere e diffondere un nuovo modello di sviluppo economico, non più basato sull’ assistenzialismo statale (come è sempre accaduto a Taranto)  ma bensì imperniato sui concetti della sostenibilità ambientale, della eco-compatibilità e delle reti di imprese. Nella sua presentazione online, l’associazione “Made in Taranto” si propone di “aggregare le tante aziende, negozi e professionisti operanti in Taranto e provincia che, supportando progetti innovativi, sono dichiaratamente orientati al cambiamento“. In questo modo scrive l’associazione Made in Taranto sul loro sito ” cominceremo a diffondere l’idea di un tessuto produttivo unito nel tentativo di emergere da una tradizione caratterizzata da sole grandi industrie“.

Grazie a “Made in Taranto” abbiamo scoperto un’iniziativa dell’ associazione Selva Cupina  nata  a San Giorgio Jonico , in provincia di Taranto, le cui radici provengono dalla tradizione e  ricerca storico-musicale della provincia ionico-salentino. Il presidente, Aurora Abatemattei, e i 4 componenti del gruppo, Natascia , Tony e Maikol, si prefiggono di portano avanti la loro passione riproponendo i brani che caratterizzano le nostre radici culturali, dallo Jonio al Salento,  per arrivare al Gargano, con pizziche, tammurriate, stornelli e tarantelle per la riscoperta dei suoni e delle voci della nostra cara e amata Terra Puglia.  Il video che vedete di seguito è stato realizzato a cura di Cataldo Albano:

E allora, cosa c’è di più bello che danzare su questa grande rivoluzione culturale in cui convergono nuove sensibilità, colori, armonie ed energie? E’ proprio la danza a raccontare al mondo queste struggenti emozioni che possono essere colte passeggiando tra le note di felicità di una Taranto che vuole ripartire, costi quel che costi. E’ la danza infatti lo strumento scelto dall’associazione Selva Cupina per raccontare il bello di questa città, con le sue contraddizioni, le sue tradizioni, i suoi valori. Una danza speciale, talmente speciale da averne fatto subito un videoclip perchè il mondo finalmente sappia quanto di bello sta accadendo qui.

Ecco, questa è la Taranto che vogliamo, una città che la smetta di sfogare solo rabbia, di lamentarsi, di piangersi addosso, di bere una birra per moda credendola tarantina, quando invece è di proprietà sudafricana, prodotta ed imbottigliata a Roma . Taranto deve diventare una nuova città, i cui cittadini diventino protagonisti del cambiamento, che può prendere luce anche senza l’assistenzialismo dello Stato, e senza l’indotto industriale siderurgico. Abbiamo molti esempi da imitare. Si, da imitare, perchè prendere spunto da chi ha saputo fare di meglio non deve essere squalificante, ma un incentivo a fare di meglio e di più.

CdG festival martinaGuardiamo a Matera, guardiamo allo sviluppo turistico del Salento, e prendiamo esempio da chi è stato capace di fare meglio di noi. Non a caso anche a Lecce e Matera non ci sono aeroporti, ed arrivarci in treno dal centro nord è una vera e propria odissea. Un altro buon esempio viene anche dalla Valle d’ Itria sempre più visitata ed apprezzata dai turisti di mezzo mondo, nonostante sia senza stazioni ed aeroporti vicini.

Quindi gli imprenditori, operatori economici, commercianti di Taranto se vogliono possono farcela e dimostrare di non essere solo buoni a criticare e lamentarsi accampando sempre scuse e giustificazioni delle volte a dir poco patetiche. E’ arrivato il momento del “fare“. Senza se e senza ma. Bisogna fare qualcosa e sopratutto per le nuove generazioni, per le prossime, per quei bambini che meritano una vita migliore.

Furnari e Labriola i due "truffatori" elettorali

Furnari e Labriola i due “truffatori” elettorali eletti con il M5S

Così come è arrivato il momento di cambiare passo, di formare una nuova generazione politica, diversa da quella attuale buona solo ad andare a braccetto con pseudo imprenditori, che l’ amico Francesco Divella  noto imprenditore nel settore alimentare,   ex presidente della Fiera del Levante ed  ex-deputato, chiama “prenditori” di commesse e denaro pubblico, denaro che viene ancora oggi destinato in parte a finanziare le attività politiche (e non solo…) del “protettore” di turno.

Questa gente deve andarsene a casa, così come la città di Taranto ed i suoi cittadini-elettori deve smettere di fare ponti d’oro (che poi si dimostra non esserlo) ai “forestieri” di turno come la Sen. Finocchiaro (Pd) che calano nella nostra provincia ad estorcere la fiducia dei tarantini per i propri fini elettorali e poi svanire nel nulla. Così come la città deve smettere di credere ai soliti capi-popolo e qualunquisti che si annidano in alcune associazioni ambientali o in movimenti politici.

Schermata 2014-09-07 alle 14.39.50E parlo di alcune persone come gli on. Furnari e Labriola, eletti con il Movimento 5 Stelle con la promessa di accontentarsi di 2.500 euro al mese , salvo poi mettersene in tasca più di 15 mila euro al mese ! E la Labriola si era presentata precedentemente alle elezioni amministrative per il Comune di Taranto prendendo solo 1 voto !

CdG bari notte biancaTaranto può e deve cambiare da sola, senza le proteste (ridicole) in piazza della Confindustria di Taranto, senza le feste stradali ed in piazza della Confcommercio di Taranto che servono solo a fare incassare bar e ristoranti del centro. Anche in questo caso un buon esempio di creatività, di organizzazione, di impegno “privato” viene dalle feste in bianco organizzate a Bari e persino nella nostra provincia a Castellaneta.  Senza soldi pubblici.

Forza Taranto, dimostra di esserci, rialzati. Credici. Niente è impossibile.




“Chi ama Taranto non vuole la rottamazione dell’ Ilva”.

La forte manifestazione on the road organizzata dalla Confindustria di Taranto il 1° agosto – cui hanno partecipato 2.000 fra imprenditori e loro dipendenti con centinaia di automezzi da lavoro portati in piazza per testimoniare le gravi difficoltà di tutto l’indotto Ilva, Eni, Cementir e dell’Arsenaleè stato un segnale di gravissimo allarme non più ignorabile da Governo e Istituzioni locali: e non è solo e soprattutto la pesante situazione debitoria dell’Ilva che determina preoccupazioni ormai ai limiti dell’incontrollabilità in città e in Italia, ma anche il sistematico e irriducibile, estremismo ambientalista che ha trovato durissima ed esplicita opposizione, anche se del tutto composta, da parte dei manifestanti confindustriali.

Chi ha svolto lavori per l’Ilva, ma non incassa il maturato per pagare salari e stipendi ai propri dipendenti; chi temesse di non lavorare per il progetto Tempa Rossa, che pure assegnerebbe le commesse in logiche di mercato; chi infine avesse preoccupazione per il futuro della propria azienda ha ormai deciso di scendere in piazza (e di rimanerci a lungo) sin quando la ingarbugliata matassa dell’industria locale non incomincerà a sbrogliarsi in una logica di ecosostenibilità, ma anche di crescita e di sviluppo.

Il corteo, conclusosi con la consegna da parte del Presidente della Confindustria ionica Vincenzo Cesareo Ilva, Eni, Cementir e dell’Arsenaleal Prefetto di un documento di proposte da inoltrare al Governo, di tanto in tanto è stato aggredito (per fortuna solo verbalmente) da una cinquantina di ambientalisti che chiedono ormai da tempo la chiusura dell’Ilva, e non solo della sua area a caldo, dichiarando peraltro il loro no perentorio al progetto Tempa Rossa e ad altri investimenti previsti in città ritenuti inquinanti.

Il giorno prima era scomparso il piccolo Lorenzo Zaratta, un bimbo di 5 anni colpito da un tumore al cervello all’età di tre mesi che si è spento fra lo strazio dei suoi genitori, dell’intera cittadinanza – nessuno escluso – e di tutti noi che eravamo informati della sua grave malattia. Il padre due anni orsono aveva dichiarato in una manifestazione che, pur non essendovi alcuna certezza scientifica di un nesso fra l’inquinamento generato dall’Ilva e la patologia della sua creatura, aveva affermato tuttavia di temerlo, esprimendo l’auspicio pienamente condivisibile che in città i bambini (e gli adulti) potessero vivere senza la minaccia di patologie da emissioni nocive. La scomparsa del bimbo, com’era prevedibile, ha radicalizzato ancor più le posizioni di coloro che insistono nell’affermare – sulla scorta anche delle risultanze dello studio Sentieri dell’Istituto superiore di sanità – che, essendovi maggiori probabilità di contrarre patologie da inquinamento a Taranto rispetto ad altre zone, bisogna eliminarne radicalmente le cause dismettendo le fabbriche nocive.

Ora, la morte di un bimbo di soli 5 anni è un evento straziante che associa nel lutto ogni genitore e che deve contribuire a rilanciare con forza (e subito) il grande impegno finanziario, tecnologico, scientifico e gestionale contro le emissioni nocive non solo dello stabilimento siderurgico, ma degli altri impianti industriali esistenti a Taranto: e sotto questo profilo, purtroppo, i ritardi si sono accumulati, generando sfiducia anche in chi aveva creduto alla possibilità di far convivere industria, lavoro, ambiente e salute.

Questo è il punto dirimente, non ci stancheremo di ripeterlo, richiamandoci anche alla sentenza della Consulta che aveva dichiarato lo scorso anno costituzionale la legge 231/2012, consentendo la prosecuzione dell’esercizio del Siderurgico classificato come “impianto di interesse strategico nazionale”, la cui area a caldo era stata invece posta sotto sequestro senza facoltà d’uso dalla Gip di Taranto il 26 luglio del 2012.

Ma è bene anche sapere che chiedere la dismissione coatta dell’Ilva non inciderebbe soltanto (e drammaticamente) sui livelli occupazionali della città e della sua provincia – con un abbattimento pesantissimo del reddito pro capite e senza avere prospettive certe a breve di rioccupazione degli 11.514 addetti diretti dello stabilimento e degli oltre 6.000 occupati nel suo indotto di primo livello – ma determinerebbe gravi effetti sulle stesse condizioni psicofisiche dei suoi dipendenti, generando in loro stati ansiogeni forse incontrollabili da disoccupazione improvvisa, privazioni materiali per le rispettive famiglie molto pesanti, patologie di varia natura per gravissime carenze di quanto strettamente necessario all’esistenza quotidiana, con l’abbandono probabilmente inevitabile di un numero crescente di ex operai alle spirali dell’usura che a Taranto è stata storicamente fiorente.

Allora, non ci sono alternative: bisogna accelerare tutti i provvedimenti, i progetti, gli interventi e le misure previste sotto il profilo progettuale, ma non ancora realizzate per carenza di fondi, finalizzate alla radicale bonifica del Siderurgico, continuando ad assicurarne l’esercizio, contenendone prima ed abbattendone poi al massimo l’impatto sull’ecosistema e sulla salute di operai, tecnici, quadri, dirigenti e cittadini.

Non ci sono, lo ripetiamo, strade alternative, ma solo improbabili scorciatoie propagandistiche proposte forse anche in buona fede da chi le avanza. La sfida per coniugare lavoro, ambiente e salute è una sfida epocale. Altrove è stata vinta e deve esserlo anche a Taranto. A questo ci sprona e ci incoraggia la scomparsa del piccolo Lorenzo. Questo è l’impegno che tutti devono assumere dinanzi alla sua piccola bara bianca. Dal Presidente Renzi al Commissario dell’Ilva Gnudi, dal Sindaco di Taranto al Presidente della Confindustria locale Cesareo con i suoi iscritti

di Federico Pirro  – Università di Bari – Centro Studi Confindustria Puglia

(commento tratto dal sito www.formiche.net )




La Confindustria tarantina manifesta. Ma contro chi ?

La manifestazione si è svolta lungo alcune  vie della città con un sit in davanti alla sede Prefettura, ma è stata quasi impercettibile in tutto il resto della città.  A sfilare erano incredibilmente gli  imprenditori e lavoratori delle aziende di Taranto colpite dalla crisi. Più che veri e propri industriali, si trattava di fornitori dell’indotto di Ilva, Eni e Cementir , che si sono riuniti davanti al piazzale del porto mercantile. Gli operai delle aziende, in tuta da lavoro, hanno mostrato i cartelli con le scritte:  “Oggi manifestiamo domani chiudiamo“, “Una città che non produce è una città che muore“,  “Indotto Ilva risorse esaurite“, “No alla desertificazione industriale“,  “No alla città dei no“, “Tempa rossa + lavoro + sviluppo per il porto“.

Gli imprenditori, i dipendenti dell’indotto Eni e dell’Arsenale della Marina Militare e gli altri partecipanti si sono presentati direttamente davanti all’entrata del porto mercantile per unirsi agli altri manifestanti. La manifestazione era stata chiamata “Industria ultima fermata“, si è allungata sino alla sede della Prefettura in centro, dove una delegazione ha consegnato al Prefetto, Umberto Guidato, un manifesto indirizzato al Governo.

Resta da capire come mai nella manifestazione e negli slogan degli imprenditori (e presunti tali) non ci sia stato nessun riferimento alla classe politica locale, regionale, ai parlamentari eletti alla Camera e Senato, completamente assenti sia nella gestione della crisi, che nello svolgimento della manifestazione. Rivolgersi al Prefetto altro non è che una boutade, un colpo d’effetto i cui risultati sono pressochè inutili.

I mezzi pesanti e leggeri degli imprenditori che hanno manifestato si sono concentrati nel piazzale antistante l’ingresso C dello stabilimento Ilva per proseguire lungo la Strada Statale 7 sino ad arrivare al punto di stazionamento del porto. I lavoratori dell’indotto del Siderurgico hanno raggiunto la ‘portineria imprese‘ e poi sono stati condotti in autobus al punto del raduno.

Tra le contestazioni fatte proprie dal presidente di Confindustria Taranto, Enzo Cesareo, ci sono la crisi dell’Ilva, che si ripercuote sulle imprese dell’indotto e dell’appalto per i ritardi nei pagamenti; il mancato sviluppo del porto e il rischio di chiusura e ridimensionamento degli stabilimenti Eni e Cementir.

Ma quello che Confindustria Taranto dovrebbe porsi in realtà è un altro problema: può l’economia tarantina vivere solo sull’indotto di 3 aziende ? Qualche voce maligna aggiunge che proprio Cesareo dovrebbe tacere, in quanto da quando è presidente della Confindustria Taranto   le sua attività ed appalti sarebbero cresciuti.

Durante lo svolgimento del corteo Un gruppo di cittadini ha inscenato una protesta . In piazza Fontana nella città vecchia vi è stato un accesso scontro verbale tra manifestanti e contestatori che hanno urlato ‘Taranto libera. Assassini. I nostri figli muoiono come i vostri figli, è una guerra tra poveri”. Gli industriali ed i loro dipendenti  hanno continuato a marciare al grido “Lavoro, lavoro“. I due gruppi erano divisi da un cordone di polizia e carabinieri. Il questore, Enzo Mangini, nella serata di ieri aveva emesso un’ordinanza con la quale ha vietato per presunti motivi di ordine pubblico, in maniera poco democratica secondo noi,  la contromanifestazione annunciata dal Comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” di cui fanno parte numerosi operai dell’Ilva ed associazioni ambientali che il 2 agosto del 2012 bloccarono, in piazza della Vittoria, l’inutile comizio dei leader sindacali della “triplice” CGIL, CISL, UIL, Camusso, Bonanni ed Angeletti, pochi giorni dopo il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva. Però bisogna riconoscere la verità dei fatti, e cioè che questo movimento trasversale non ha mai cercato lo scontro fisico, ed ha sempre manifestato civilmente.