Corriere dello Sport titola in prima pagina “Black Friday”. Roma e Milan vietano l’accesso ai giornalisti del giornale sportivo romano ai centro sportivo

ROMA – Il razzismo dilaga nel mondo del calcio, ed incredibilmente pochi giorni dopo la lettera aperta indirizzata “a chi ama il calcio” sottoscritta dai 20 club calcistici di Serie A che si si sono schierati attivamente per lanciare un messaggio forte, ha suscitato molteplici proteste e polemiche la prima pagina di oggi del Corriere dello Sport.

Il quotidiano sportivo romano ha aperto la sua edizione con la foto di Lukaku e Smalling, ex compagni al Manchester United ed ad esso protagonisti della prossima partita  fra Inter e Roma che si terrà domani venerdì sera, ha titolato”Black Friday”, facendo riferimento al colore della pelle dei due calciatori, giocando anche sul nome dell’iniziativa commerciale per gli acquisti a prezzi scontati.

Una scelta giornalistica che quasi nessuno ha apprezzato e  non a caso sui social si è alzato subito un vibrante oceano di protesta contro il giornale sportivo diretto da Ivan Zazzaroni, Nell’editoriale si specifica subito il significato del titolo: “Alla faccia degli scemi che fanno “buu”, domani tutti dovremmo fare “ooh””, ma tutto ciò non è bastato a fermare lo sdegno e le proteste della rete dove è scoppiata immediatamente la polemica, ed il titolo fuoriluogo e vergognoso del CORRIERE DELLO SPORT, è stato riportato con dure critiche da numerosi siti online stranieri, tra i quali i popolarissimi quotidiani Daily Mail, Guardian e  che la  BBC ha pubblicato in home page, facendo divampare la protesta e provocando attacchi velenosi dall’estero e dall’Inghilterra, nei confronti del calcio italiano.

Smalling e Lukaku: ”Titolo sbagliato”

Hanno preso posizione anche Smalling e Lukaku, i due giocatori pubblicati in sulla prima pagina del quotidiano sportivo romano. Il difensore della Roma Smalling su Twitter ha scritto : “Avrei voluto passare la giornata concentrandomi sulla partita di domani, e devo confessare che quel che è avvenuto stamattina è stato sbagliato e altamente insensibile. Spero che i responsabili coinvolti nella redazione di questo titolo si prendano la responsabilità e capiscano il potere che hanno attraverso le parole, e l’impatto che queste parole possono avere”. Secondo Lukaku quello del Corriere dello Sport è “il titolo più stupido che io abbia mai visto nella mia carriera, dovreste fare un lavoro migliore“.

Anche l’Inter  ha preso posizione sull’episodio lanciando un messaggio contro il razzismo: “Il calcio è passione, cultura e fratellanza. Siamo e saremo sempre contro ogni forma discriminazione”, scrive il club milanese che ha preferito non citare il Corriere dello Sport solo per per non dare ulteriore visibilità ad una prima pagina considerata di pessimo gusto.

Roma e Milan vietano accesso ai centri sportivi a giornalisti del Corriere dello Sport

La Roma ha preso subito posizione, ed ha twittato dal suo canale inglese contro la prima pagina del giornale: “No one, absolutely nobody. Not a single soul”  cioè “Nessuno. Assolutamente nessuno. Non anima viva. Il titolista del Corriere dello Sport“, con riferimento a coloro che avrebbero scritto o solamente pensato a quell’apertura in un momento delicato come questo su un tema del genere.

In serata la Roma ed il Milan hanno diramato una nota in cui hanno reso noto la decisione di negare l’accesso ai rispettivi centri sportivi ai giornalisti del Corriere dello Sport per il resto dell’anno e hanno stabilito che i rispettivi giocatori non svolgeranno alcuna attività mediatica con il giornale durante questo periodo. Entrambi i club sono consapevoli che comunque l’articolo di giornale associato al titolo “Black Friday” contenga un messaggio antirazzista ed è questa la ragione per la quale sarà vietato l’accesso al Corriere dello Sport solo fino a gennaio“.

Zazzaroni: ”Piattaforme digitali? Direi pattumiere”

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha ulteriormente difeso la sua scelta con un nota pubblicata sul sito del giornale: “Piattaforme digitali? Direi pattumiere. Truccate da rancori nobili. Sdegno a buon mercato. Un bel pensiero al giorno toglie il medico di torno. Eserciti di benpensanti di questi tempi affollano il web per tingersi di bianco le loro anime belle. Individuato il razzista di turno, vai, due colpi alla tastiera e via la macchia, ti senti un uomo migliore in un mondo migliore. Bianchi, neri, gialli. Negare la differenza è il tipico macroscopico inciampo del razzismo degli antirazzismi. La suburra mentale dei moralisti della domenica, quando anche giovedì è domenica. “Black Friday“, per chi vuole e può capirlo, era ed è solo l’elogio della differenza, l’orgoglio della differenza, la ricchezza magnifica della differenza. Se non lo capisci è perché non ce la fai o perché ci fai. Un titolo innocente, peraltro perfettamente argomentato da Roberto Perrone, viene trasformato in veleno da chi il veleno ce l’ha dentro“.




La Champions League è dei Reds: Liverpool-Tottenham 2-0

MADRID – Jurgen Klopp è appena diventato per la sua prima volta l’allenatore campione d’Europa. Subito dopo il fischio finale, queste le sue parole a Sky Sports. “Una lotta incredibile, una notte fantastica. Non è stata forse la partita più bella del mondo, ma dovevamo soltanto vincere e i ragazzi ci sono riusciti, ed è il giusto coronamento di una stagione fantastica, molto intensa. Pazzesco quello che hanno fatto i ragazzi. Dedico il successo alla mia famiglia, che era seduta in tribuna: ho sofferto molto, questa vittoria è per loro e anche per tutti coloro che fanno parte di questo club“.

Una stagione intera per rincorrere la Champions26 secondi per metterla sotto ipoteca. O, vedendola dall’altra parte del campo, per perderla. La Champions League 2019 e’ del Liverpool ma soprattutto di Jurgen Klopp, che finalmente ha sfatato il tabù delle finali dopo averne perse sei.  La storia si fa con i titoli, e questo conta per le migliaia di tifosi di Liverpool che hanno chiuso la serata con un maestoso “you’ll never walk alone“.

La maledizione di Klopp finisce nella notte dello stadio Wanda Metropolitano di Madrid. Al tecnico tedesco per sei volte  era toccato incamminarsi a testa bassa per ricevere la medaglia d’argento. Sia che si trattasse Champions, Europa League o una coppa nazionale, con il Borussia Dortmund o con il Liverpool, da favorito o da underdog, il finale era stato sempre lo stesso. Ma questa volta no. Klopp aveva confessato alla BBC, cosa gli avrebbe ordinato papà Norbert prima della sfida con il Tottenham, se fosse ancora vivo (è morto prima che diventasse un allenatore di calcio ndr). “Vincila stavolta, Jurgen“. Un dialogo immaginario, a cui mister Jurgen Klopp ha obbedito ugualmente.

Il Liverpool è campione d’Europa, Jurgen Klopp è il tecnico campione d’Europa. Il migliore di tutti, senza se e senza ma. I tifosi delle sue squadre lo hanno sempre adorato. Per i suoi atteggiamenti istrionici in campo, per le sue interviste che hanno finito per conquistare persino quelli dei rivali. Difficile trovare qualcuno a cui Klopp stia antipatico. “Forse perché non avevo ancora cominciato a vincere sul serio”, obietterebbe lui accompagnando la frase sibillina con la solita risata da mezzo matto.

Ecco, se avete un dubbio sulla questione, quel sorriso sotto l’immancabile ciuffo biondo e gli occhi vispi, ve lo toglierebbe. No, caro mister Klopp, non ce la faresti proprio a stare antipatico. Nemmeno oggi che sei lì dove tutti ti invidiano. Sul tetto d’Europa, così in alto che quasi puoi ascoltare le parole di papà Norbert.




Quando il fair play vale più di una promozione

ROMA Dean Smith  manager dell’Aston Villa dai microfoni della Bbc, ha raccontato: “Ho detto a Bielsa che avrebbero dovuto farci pareggiare, perché era un gol disonesto” ed ha reso omaggio, a fine partita, al gesto di estremo fair play fatto dal collega Bielsa `el Loco´ ex ct dell’Argentina, attualmente alla guida del Leeds: Marcelo Bielsa ha tutto il mio rispetto, e oggi ha dato una bella dimostrazione di cosa sia il concetto di sportività“.

Ieri Leeds e Aston Villa si sono affrontati ad Elland Road,  in un match importante e quantomai decisivo per il torneo cadetto inglese, considerato che entrambe le squadre sono in corsa per la promozione in Premier League, quando Bielsa ha ordinato ai suoi di farsi fare un gol dopo che a loro volta erano passati in vantaggio in modo molto controverso, in quanto la squadra di casa aveva segnato a 18 minuti dalla fine grazie con Klich, “colpevole” di aver continuato l’azione mentre era a terra Jonathan Kodjia dell’ Aston Villa, il quale  poco prima aveva subito un `fallaccio´ dal giocatore Cooper del Leeds.

I giocatori dell’Aston Villa avevano chiesto agli avversari di mettere il pallone fuori, ma gli avversari del Leeds aveva continuato a giocare nonostante i giocatori dell’ Aston Villa si fossero fermati e così era arrivata la rete di Klich. Tutto ciò aveva provocato una vera e propria furibonda rissa in campo, con espulsione di El Ghazi del Villa per una presunta gomitata sferrata a Bamford del Leeds. Un altro calciatore dell’ Aston Villa,  Kodija lo aveva poi seguito negli spogliatoi perché non in grado di riprendere dopo l’infortunio, così gli ospiti erano rimasti a giocare in nove.

 

Bielsa a questo punto dopo aver `confabulato´ a bordo campo con Smith e il suo assistente John Terry ci ha pensato ed al 77′ ha ordinato ai suoi giocatori di restare fermi, ad eccezione del difensore Pontus Jansson che non ha preso bene la decisione del proprio allenatore,  l’unico che la storia del fair play non se la voleva bere e ha cercato di fermare l’ attaccante Adomah dell’Aston Villa , che è andato a segnare la rete del pareggio a porta spalancata, con tutti gli avversari fermi .

Il risultato è che il match è finito con questo risultato, il Leeds è rimasto terzo e ad essere stato promosso assieme al Norwich capolista è stato lo Sheffield United. Leeds ed Aston Villa si affronteranno nuovamente,  probabilmente nei playoff a Wembley.

A fine partita mentre Klich si scusava per avere segnato e Smith applaudiva il collega il señor Marcelo Bielsa ha tagliato corto: “C’è poco da dire, le cose sono andate come avete visto, mi sembra tutto chiaro. Più fair play o intento di placare gli animi? Non vedo la differenza… E comunque il calcio inglese è da sempre famoso per la sua nobiltà”. Da oggi, grazie al “loco” (il pazzo) argentino, lo è ancora di più.

Se il Leeds avesse vinto contro l’Aston Villa, sarebbe rimasta a tre punti dalla seconda, giocando l’ultima giornata contro l’Ipswich Town ultimo in classifica. Una situazione che rende ancora più onore al gesto di Bielsa: “Abbiamo soltanto restituito un gol – ha commentato il tecnico argentino nel post gara – il calcio inglese è noto per la sportività. Playoff? Penso che questa prestazione contro quella che è la migliore squadra del campionato in questo momento ci dia maggiore convinzione nei nostri mezzi“. Nessun dramma quindi .

Marcelo Bielsa ha vinto comunque, dimostrando di essere un “vero” uomo di sport, ed ora è pronto ad una nuova battaglia. Una delle persone più intelligenti, originali e spesso provocatorie della storia del gioco.  Che ama vincere con correttezza.

 

 




Tim Cook ( n .1 di Apple) : “i social media vengono usati per manipolare l’opinione pubblica”

ROMA –  L’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ormai da tempo mostra di avere a cuore il tema del ruolo della tecnologia nel progresso della civiltà. Infatti alcuni pochi giorni fa, in un incontro con gli studenti italiani a Firenze, aveva toccato temi di ampio respiro come l’immigrazione, l’odio in Rete e la minaccia posta dalle fake news nei confronti del dibattito politico interno agli Stati Uniti e non solo. Proprio in queste ore il CEO, in un’intervista alla NBC, è tornato sull’argomento manifestando in particolare tutta la sua preoccupazione per il tema delle bufale alimentate e diffuse ad arte a mezzo social.

La natura dei social network purtroppo non ostacola questa attività: nate come piattaforme di condivisione, si sono trasformate nel corso degli anni  in luoghi di svago e soprattutto di sfogo, dove è diventato sin troppo facile diffondere e far risuonare contenuti ad alto tasso di coinvolgimento emotivo come “fake news” e discorsi di incitamento all’odio. E’ compito quindi dunque delle aziende che gestiscono i socialnetwork, intraprendere adesso un profondo percorso di rinnovamento, una modifica al proprio DNA costitutivo che permetta loro di sopravvivere pur schermando contenuti così dannosi per le comunità. Secondo Tim Cook, queste aziende “a partire dalle ultime elezioni hanno già imparato molto a riguardo” e non sono tutte da biasimare: pilotate  da “modelli di business, valori e obbiettivi differenti“, non vanno tutte accomunate; il loro potenziale di fare sempre meglio per risolvere una situazione così complessa dipenderà in larga parte da questi fattori.

Ecco come funzionava la fabbrica dei “troll”  del Russiagate

Un giornale russo ha ricostruito l’attività di un’azienda di San Pietroburgo che avrebbe influenzato le elezioni americane sfruttando i social network.  Tutto inizia con degli hot dog. Nella primavera del 2015 – un anno e mezzo prima delle elezioni americane – una delle “fabbriche di troll” russe fece un esperimento. Volevano capire se riuscivano ad attrarre delle persone a un evento inesistente a New York, senza muoversi da San Pietroburgo. “Chi si presenterà avrà in omaggio un hot dog”, scrissero sul socialnetwork Facebook.

 In tanti credettero all’annuncio ma rimasero delusi nel constatare che dei panini non c’è nessuna traccia. Non sapendo di essere osservati. Per la “fabbrica dei troll”, la scena venne tenuta d’occhio grazie a una webcam, e fu la la prova che si potevano influenzare le persone a distanza, semplicemente condividendo delle notizie false.

Lo svelò il giornale russo Rbc che in un’inchiesta molto dettagliata ricostruè come è nata l’ Ira (Internet research agency), una delle principali “fabbriche di troll” russe a San Pietroburgo, e il modo in cui – sempre secondo il giornale – si è poi mossa per influenzare le presidenziali americane. Per riuscirci avrebbe speso più di due milioni di dollari, stipendiando centinaia di impiegati che durante la campagna elettorale avevano il compito di alimentare la disinformazione sui social media. Lo scopo principale era di diffondere l’odio razziale nel contesto di campagne come Black lives matter”. Ma potevano anche sposare altre cause, come quella per la diffusione delle armi.

 Il quotidiano Rbc ha stilato un elenco di quasi 120 comunità e gruppi tematici di questo tipo diffusi in Facebook, Instagram e Twitter, attivi fino all’agosto 2017 e collegati alla “fabbrica dei troll”. Il giornale ha chiesto la consulenza di alcuni esperti di linguistica, fra cui Ronald Meyer della Columbia University. Hanno provato che in una buona parte dei post gli errori nell’inglese erano quelli tipici dei madrelingua russi. Secondo le stime di Rbc, la fabbrica è stata in grado di condividere fra i 20 e 30 milioni di post e altri contenuti nel solo settembre 2016. Arrivando ai 70 milioni nell’ottobre.

 Per di più, secondo Rbc alcune delle storie condivise dalla “fabbrica” sarebbero state costruite e rese così credibili al punto tale da venire poi ripubblicate o citate dai media internazionali come Bbc, Usa Today e Al Jazeera. Secondo fonti interne alla “fabbrica”, in questo periodo sarebbero stati spesi mensilmente quasi 200.000 rubli (circa 3.000 euro al mese)  per tecnologie informatiche, fra cui server proxy, nuovi indirizzi ip e sim telefoniche.

Nonostante le dichiarazioni poco credibili di Facebook, molte sue pagine collegate a Twitter, utilizzate dai russi sono ancora attive (fonte: John Elswick – Associated Press)

 Come ha scritto Thing Progress, le campagne internet non supportavano direttamente Donald Trump, ma avrebbero poi di fatto favorito la sua campagna elettorale alimentando tematiche sociali controverse. Questo scopo poteva però non essere chiaro ai dipendenti della “fabbrica dei troll”, organizzati come in una qualsiasi azienda.  Il quotidiani Rbc ha spiegato come gli impiegati rispettassero dei turni, con giorni di pausa e salari differenziati sulla base delle competenze. Un troll di primo livello poteva guadagnare 55.000 rubli ogni mese (quasi 810 euro), ma erano previsti dei premi in caso di reazioni forti alle storie condivise. Secondo le stime, in questo periodo avrebbero lavorato per la “fabbrica” fino a 250 persone.

 Ma è difficile però accertare il numero degli “attivisti” che hanno sposato le campagne architettate a San Pietroburgo, senza neppure sospettarne l’origine russa. Convincerli non sarebbe stato difficile. Il sistema d’influenza non era poi molto diverso da quel primo rudimentale esperimento che aveva portato decine di persone in una piazza di New York, in cerca di un hot dog gratuito.




Referendum, vince il No. Renzi si dimette

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Il premier Matteo Renzi  dopo la sconfitta nel referendum costituzionale, poco prima di incontrate la stampa, ha telefonato al Presidente della Repubblica.  Arrivato per una dichiarazione alla stampa a Palazzo Chigi dopo l’esito del referendum ha detto:  “Si può perdere un referendum, ma non si perde il buon umore. Io ho perso e lo dico a voce alta, nella politica italiana non perde mai nessuno. Io credo nella democrazia, andiamo via senza rimorsi . Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta e dico agli amici del Sì che ho perso io, non voi. Tutto il Paese  – ha aggiunto – sa di poter contare su un guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella. Il Governo – ha dichiarato il premier – sarà al lavoro nei prossimi giorni per assicurare l’iter della legge di bilancio e seguire i provvedimenti sul post sisma. Qui in questa sala saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare”.

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Il premier Matteo Renzi annunciando le proprie dimissioni dopo la sconfitta nel referendum costituzionale ha detto: “Ho perso e a saltare è la mia poltrona. L’esperienza del governo è finita e nel pomeriggio salgo al Colle per dimettermi. Volevo tagliare le poltrone della politica e alla fine è saltata la mia”

Cdg renzi_agneseRenzi ha ringraziato la propria famiglia .Grazie ad Agnese, per aver sopportato la fatica di questi mille giorni e per come ha splendidamente rappresentato il nostro Paese” – ha detto Renzi, davanti alla moglie che era presente alla conferenza stampa – “Grazie ai miei figli. Sono stati mille giorni che sono volati, ora per me è tempo di mettersi in cammino”.  

Renzi visibilmente emozionato durante la conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi intorno a mezzanotte,  sotto lo sguardo della moglie Agnese,  presente in sala per accompagnarlo come ha  fatto spesso nei momenti più importanti del suo mandato ha fatto quello che aveva annunciato all’inizio della campagna elettorale, in caso di vittoria del No.

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 “Domani pomeriggio convocherò il consiglio dei ministri – ha detto il premier – ringrazierò i miei colleghi e salirò al Quirinale, dove consegnerò le dimissioni nelle mani del presidente Mattarella” ringraziando tutto coloro che hanno lavorato perché le riforme andassero avanti  . “L’esperienza del mio governo finisce quiIn questa sala saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare“.

Hollande, omaggio a Renzi: “Riforme coraggiose” Il presidente della Repubblica francese, Francois Hollande, “prende atto con rispetto della decisione del presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi di dimettersi in seguito al risultato negativo del referendum in Italia“. Hollande, in un comunicato diffuso in nottata dall’Eliseo, “rende omaggio al dinamismo” di Renzi e alle “sue qualità messe al servizio di riforme coraggiose per il suo paese“.

La maggioranza di Renzi non esiste, né sui territori né nel Paese e forse neppure in Parlamento. La minoranza Pd nella società italiana è ininfluente. Il partito ridotto negli ultimi tempi a comitato elettorale dell’americano Jim Messina, il “guru” che ha fatto perdere tutti i suoi clienti, ha perso ogni contatto con la realtà. Eppure tocca al Pd ed a Renzi indicare una strada. Perché nell’azzardo politico del referendum c’è un Senato che rivive ma è privo di legge elettorale. Una Camera con l'”Italicum“, fino a quando durerà. E un governo da mettere in piedi, se non si vuole portare il Paese allo sfascio. Perché questo è il risultato delle scommesse renziane, e non si può dare la colpa dei cittadini che hanno votato no: non c’è legge per eleggere il Senato, forse non ci sarà neppure quella per la Camera, non c’è un governo. La tempesta perfetta che si temeva è arrivata.

Renzi se ne va, travolto da un’ondata di piena. Il  negli ultimi giorni appariva in rimonta , anche si attendeva una sconfitta, ma sicuramente non di queste dimensioni: una vera disfatta. Il trionfo renziano del 2014, il 40 per cento conquistato nelle elezioni europee, si capovolge nel suo opposto: il SI resta inchiodato al 40, come una maledetta beffa, il NO sfiora il 60, venti punti di differenza. Un baratro che si spalanca in tutte le regioni, tranne il Trentino Alto Adige: il 61 per cento dei no in Veneto, il 57 in Lombardia, il 72 in Sardegna, il 69 in Campania. Il NO arriva al 70%  nella Napoli di Luigi De Magistris ed incredibilmente nella Bari “renziana” di Antonio Decaro. Vince ad Agropoli, la città salernitana “regno” di Vincenzo De Luca.

Renzi ha perso, ma non ha vinto l’Accozzaglia che incredibilmente già da stanotte litiga. La corsa tra i capi della destra a occupare i primi minuti televisivi per mettere la firma sulla vittoria è il prologo di quello che sta per succedere tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi e dentro Forza Italia. I big del Movimento 5 Stelle si presentano come “vincitori” per  chiedere le elezioni subito.

Il presidente Mattarella riceverà Matteo Renzi già oggi per valutare con lui i passi da compiere. Subito dopo dopo la riunione del Consiglio dei ministri, il premier salirà al Quirinale e a quel puntole strade possibili  saranno due . Se Renzi, nonostante la propria ferma volontà annunciata, ascolterà l’invito del Capo dello Stato a rifletterci e a verificare l’esistenza di una maggioranza, almeno per completare l’iter della legge di bilancio e riformare la legge elettorale, il premier sarà rinviato alle Camere per chiedere una nuova fiducia. Mattarella infatti non ritiene che una bocciatura a una consultazione referendaria comporti la caduta del governo. Ma tale ipotesi sembrerebbe a questo punto da escludere. Se Renzi intende confermare, come ha detto chiaramente stanotte dopo il voto, le sue dimissioni irrevocabili, a quel punto il Capo dello Stato non potrà che prenderne atto e si aprirà ufficialmente una crisi di governo.

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Le decisioni di  Mattarella.  In questo caso il Capo dello Stato dovrebbe avere sul suo tavolo  tre ipotesi da verificare in tempi rapidi. La prima ipotesi , calibrata sulla necessità di arginare i rovesci dell’economia, sarebbe quella di affidare la guida del governo al ministro dell’economia  Padoan, che avrebbe dalla sua la solidità dei rapporti intessuti con le autorità di Bruxelles e l’appoggio di Renzi, disponibile, sebbene non ufficialmente, a questa possibilità. Anche se è inutile nascondersi che un governo Padoan in diretta continuità con quello uscente, e senza alcuna novità consistente  nella sua composizione, non verrebbe mai accettato dal fronte del No , del quale serve la collaborazione per definire una nuova legge elettorale.

Nasce da questa ipotesi la possibilità che il Presidente della Repubblica, capovolgendo letteralmente questa impostazione,  innanzitutto cerchi di far cadere i veti alla nascita del nuovo Governo indicando, com’è avvenuto altre volte, una personalità al di sopra delle parti e di rilievo istituzionale per metterlo in condizione di poter gestire un  negoziato che si presenta molto difficile sul sistema elettorale con cui si dovrà andare al voto. Padoan in questo scenario alternativo, potrebbe anche restare alla guida del Ministero dell’ Economia per garantire la continuità dei rapporti con l’Unione europea.

E’ ritornato a circolare il nome del presidente del  Senato Pietro Grasso. I suoi rapporti con Renzi, notoriamente  non sono idilliaci, ma l’ex-procuratore nazionale antimafia Grasso ha alcuni punti a suo favore: ha condotto con equilibrio la riforma che per i senatori significava tagliare il ramo sul quale erano seduti, portandola all’approvazione finale. Inoltre ha  una quarantennale carriera di apprezzato magistrato alle spalle ed una preparazione giuridica a 360° che gli consentirebbe di muoversi tra i meandri complicati dei sistemi elettorali. Grasso inoltre  gode di un solido rapporto con Mattarella, che nasce dai giorni tragici dell’assassinio mafioso del fratello del Capo dello Stato. Infine è bene ricordare che Grasso è stato eletto sullo scranno più alto di Palazzo Madama anche con i pochi significativi voti del Movimento 5 Stelle, che farebbe fatica a dirgli di “no”.

Le dimissioni di Renzi breaking news nel mondo. Le dimissioni annunciate dal premier Matteo Renzi dopo la sconfitta al referendum diventano immediatamente “breaking news” nel mondo. “Renzi si dimette dopo la dura sconfitta“, scrive l’inglese  Bbc. mentre il Guardian titola  “Il premier lascia“, il Washington Post dà la notizia delle dimissioni dopo la “sonora sconfitta al referendum“. Anche El Pais, The Telegraph  riportano in apertura la notizia delle dimissioni di Renzi .

 

Altissima l’affluenza al voto. Il voto di oggi ha visto un’affluenza altissima, quasi al 70%, ma anche l’esplosione del caso delle matite cancellabili, che ha scatenato una vera e propria psicosi in tutto il Paese, di cui adesso il M5S stranamente… non parla più.

Affluenza al 68,48%, si è votato di più al Nord E’ del 68,48% l’affluenza al referendum costituzionale. Questo il dato definitivo reso noto dal Viminale. All’estero, quando sono disponibili i dati di 199 sezioni su 1.618, l’affluenza è al 26,43%. Il dato finale conferma che nelle Regioni del Nord c’è stata una partecipazione massiccia mentre al Sud è stata sotto la media. La maggiore partecipazione è stata registrata in Emilia Romagna con il 75,93%, fanalino di coda la Calabria con il 54,44%.

Farnesina: Ha votato il 30,89% degli italiani all’estero Il ministero degli Esteri rende noto che dei 4.052.341 di italiani all’estero aventi diritto al voto, hanno partecipato alla consultazione referendaria 1.251.728 elettori. Il dato corrisponde a un’affluenza del 30,89%

Euro in picchiata, più che dopo Brexit. Immediate le reazioni sui mercati finanziari dopo l’annuncio di dimissioni di Renzi,  con l’euro che scivola ai suoi minimi da 20 mesi, perdendo di più di quanto lasciò sul terreno dopo la Brexit.  L’euro in apertura di contrattazioni alla Borsa di  Tokyo si deprezza di oltre l’1,2% al cambio con lo yen,  e subito dopo il risultato del referendum in Italia. La valuta nipponica, considerata un bene rifugio nelle fasi congiunturali di instabilità finanziaria, avanza fino a quota 119,50 nei confronti della moneta unica, da valori di 120,20 di venerdì scorso, per poi stabilizzarsi intorno a quota 120. A Wall Street gli indici future – secondo quanto riporta la Cnbc – hanno aperto leggermente in calo dopo la sconfitta e le dimissioni annunciate da Renzi. Le Borse cinesi aprono la seduta in territorio negativo, subito dopo il risultato del referendum in Italia: l’indice Composite di Shanghai cede l’1,23% e si attesta a 3.203,78 punti, mentre quello di Shenzhen perde l’1,03%, fermandosi a quota 2.063,07.

Da oggi saranno numerose le incognite che attendono l’Italia, che ora appare indebolita nei suoi rapporti con i partner dell’Unione. Dallo spread ai tassi d’interesse sui titoli di Stato, dalla ricapitalizzazione delle banche ai conti pubblici, dall’ instabilità politica alla gestione dell’emergenza migranti, la strada per il Paese si annuncia in salita. Il primo test a Bruxelles sarà tra poche ore, quando  il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alle 10 sarà all’ Eurogruppo per spiegare la manovra dell’Italia per il 2017. A lui spetterà il compito di tenere la barra dritta, nonostante il voto, nonostante tutto, per spiegare ai colleghi come e con quali misure il governo intende raggiungere gli obiettivi indicati per il prossimo anno dopo che la Commissione, a metà novembre, ha classificato «a rischio» di violazione del Patto di stabilità il programma italiano.

CdG matteo renzi dimissioniQuesto il testo integrale del discorso di Matteo Renzi :

Oggi il popolo italiano ha parlato, ha parlato in modo inequivocabile. Ha scelto in modo chiaro e netto e credo che sia stata una grande festa per la democrazia. Le percentuali di affluenza sono state superiori a tutte le attese. È stata una festa che si è svolta in un contesto segnato da qualche polemica in campagna elettorale, ma in cui tanti cittadini si sono riavvicinati alla Carta costituzionale, al manuale delle regole del gioco, e credo che questo sia molto bello, importante e significativo.  

Sono orgoglioso dell’opportunità che il Parlamento, su iniziativa del governo, ha dato ai cittadini di esprimersi nel merito della riforma. Viva l’Italia che non sta alla finestra ma sceglie. Viva l’Italia che partecipa e che decide. Viva l’Italia che crede nella politica. 

Il No ha vinto in modo netto, ai leader del fronte del No vanno le mie congratulazioni e il mio augurio di buon lavoro nell’interesse del Paese, dell’Italia e degli italiani. Questo voto consegna ai leader del fronte del No oneri e onori insieme alla grande responsabilità di cominciare dalla proposta, credo innanzitutto dalla proposta delle regole, della legge elettorale. Tocca a chi ha vinto, infatti, avanzare per primo proposte serie, concrete e credibili.  

Agli amici del Sì, che hanno condiviso il sogno di questa riforma, una campagna elettorale emozionante, vorrei consegnare un abbraccio forte, affettuoso, vorrei uno per uno. Ci abbiamo provato, abbiamo dato agli italiani una chance di cambiamento semplice e chiara. Ma non ce l’abbiamo fatta, non siamo riusciti a convincere la maggioranza dei nostri concittadini; abbiamo ottenuto milioni di voti, ma questi milioni di voti sono impressionanti ma insufficienti. Volevamo vincere, non partecipare e allora mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta e dico agli amici del Sì che ho perso io, non voi. 

Chi lotta per un’idea non può perdere. Voi avevate un’idea meravigliosa, in particolare in questa stagione della vita politica europea. Volevate riavvicinare i cittadini alla cosa pubblica, combattere il populismo, semplificare il sistema e rendere più vicini cittadini e imprese. Avete fatto una campagna elettorale casa per casa, a vostre spese, senza avere nulla da chiedere ma solo da dare. Per questo voi non avete perso. Stasera andando a risposare o domani andando a lavorare sentitevi soddisfatti dell’impegno, della passione, delle idee. Intendiamoci, c’è rabbia, c’è delusione, amarezza e tristezza ma vorrei foste fieri di voi stessi. Fare politica andando contro qualcuno è molto facile, fare politica per qualcosa è più difficile ma più bello. Siate orgogliosi di questa bellezza. Non smettete mai di pensare che si fa politica pensando che si fa politica per i propri figli e non per le alchimie dei gruppi dirigenti.  

Arriverà un giorno in cui tornerete a festeggiare una vittoria e quel giorno vi ricorderete delle lacrime di questa notte. Si può perdere il referendum ma non si può perdere il buonumore. Si può perdere una battaglia ma non la fiducia che questo è il Paese più bello del mondo e quella bandiera rappresenta gli ideali di civiltà, educazione e bellezza che ci fano grandi e orgogliosi della nostra civiltà. Io invece ho perso.  

Nella politica italiana non perde mai nessuno, non vincono ma non perde mai nessuno. Dopo ogni elezione resta tutto com’è. Io sono diverso, ho perso e lo dico a voce alta, anche se con il nodo in gola. Perché non siamo robot. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria. Vi prego di credermi quando vi dico che veramente ho fatto tutto quello che penso si potesse fare in questa fase. Io non credo che la politica sia il numero inaccettabile di politici che abbiamo in Italia. Io non credo che si possa continuare in un sistema in cui l’autoreferenzialità della cosa pubblica è criticata per decenni da tutti e poi al momento opportuno non venga cambiata. Ma credo nella democrazia e per questo quando uno perde non fa finta di nulla, fischiettando e andandosene sperando che tutto passi in fretta nella nottata.

Credo nell’Italia è per questo credo sia doveroso cambiarla. Nei mille gironi e nelle mille notti passati in questo palazzo ne ho viste le possibilità straordinari, uniche al mondo. ma perché queste possibilità si realizzino, le uniche chance che abbiamo è scattare, non galleggiare, è credere nel futuro, non vivacchiare. La democrazia italiana di oggi si basa su un sistema parlamentare. Quando abbiamo chiesto la fiducia abbiamo chiesto di semplificare il sistema, di eliminare il bicameralismo, abbassare i costi della politica, allargare gli spazi di democrazia diretta. Questa riforma è quella che abbiamo portato al voto. Non siamo stati convincenti, mi dispiace, però andiamo via senza rimorsi, perché se vince la democrazia e vince il no, è anche vero che abbiamo combattuto la buona battaglia con convinzione e passione.

Come era evidente e scontato dal primo giorno, l’esperienza del mio governo finisce qui. Credo che per cambiare questo sistema politico in cui i leader sono sempre gli stessi e si scambiano gli incarichi ma non cambiano il Paese, non si possa far finta che tutti rimangano incollati alle proprie consuetudini prima ancora che alle proprie poltrone.

Volevo cancellare le troppe poltrone della politica: il Senato, le Province, il Cnel. Non ce l’ho fatta e allora la poltrona che salta è la mia. Domani pomeriggio riunirò il Consiglio dei ministri, ringrazierò i miei colleghi per la straordinaria avventura, una squadra coesa, forte e compatta, e salirò al Quirinale dove al presidente della Repubblica consegnerò le mie dimissioni. Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda quale quella del Presidente Mattarella.

In questi giorni il Governo sarà al lavoro per completare l’iter di una buona legge di Stabilità, che deve essere approvata al Senato e per assicurare il massimo impegno ai territori colpiti dal terremoto. Lasceremo a chi prenderà il nostro posto il prezioso progetto di Casa Italia. Come sapete vengo dall’associazionismo, dal mondo scout e il fondatore dello scoutismo, Baden-Powell, diceva che bisogna lasciare i posti meglio di come si sono trovati. Lasciamo la guida dell’Italia con un Paese che è passato dal -2% al +1% di crescita del Pil, che ha 600mila occupati in più con una legge, quella sul mercato del lavoro, che era attesa da anni, con un export che cresce e un deficit che cala.

Lasciamo la guida del Paese con un’Italia che ha finalmente una legge sul terzo settore, sul dopo di noi, sulla cooperazione internazionale, sulla sicurezza stradale, sulle dimissioni in bianche, sull’autismo, sulle unioni civili. Una legge contro lo spreco alimentare, contro il caporalato, contro i reati ambientali. Sono leggi con l’anima, quelle di cui si è parlato di meno ma a cui tengo di più. Lasciamo infine l’Italia con un 2017 in cui saremo protagonisti in Europa a marzo con l’appuntamento di Roma per i sessant’anni dell’Unione. Saremo protagonisti a Taormina a maggio per il G7. Saremo protagonisti con la presidenza de consiglio di sicurezza dell’Onu a novembre. Aver vinto le sfide organizzative dell’Expo e del Giubileo non è merito del governo am di una struttura straordinaria di professionisti a cui va la mia rinnovata gratitudine. In particolar modo alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate di questo Paese che ho imparato a conoscere per una dedizione e una professionalità straordinaria alla bandiera e al Paese. Davvero grazie.

In questa sala, infine, attenderò di salutare con amicizia istituzionale e con un grande sorriso e un abbraccio il mio successore, chiunque egli sarà. Gli consegnerò la campanella simbolo della guida del governo e tutto il lungo dossier delle cose fatte e da fare.

Grazie ad Agnese per aver sopportato la fatica di mille giorni e grazie per come ha splendidamente rappresentato il nostro Paese. Grazie ai miei figli e grazie anche a tutti voi, anche se ringraziare i giornalisti alla fine, vero Filippo ?  ( Sensi il suo portavoce n.d.r.), è quasi una cosa impossibile. Sono stati mille giorni che sono volati, ora per me è il tempo di rimettersi in cammino, ma vi chiedo nell’era della post-verità, nell’era in cui in tanti nascondo quella che è la realtà dei fatti, di essere fedeli e degni interpreti della missione importante che voi avete e per la vostra laica vocazione.

Viva l’Italia, in bocca al lupo a tutti noi.

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Estradato dal Sudan ed arrestato dalla Polizia il boss delle tratte umane dalla Libia sulle coste italiane

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nella foto il “trafficante” di persone Mered Medhanie

L’eritreo Mered Medhanie Yehdego, 35 anni, ritenuto dalla Procura di Palermo uno dei più grossi trafficanti di uomini, era nascosto in Sudan dove lo scorso 24 maggio, la polizia locale su indicazione delle autorità italiane ed inglesi l’aveva fermato. Medhanie  ieri sera è giunto a Roma, estradato a tempo record, scortato dagli uomini dello S.C.O. il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Un risultato sicuramente molto importante, e senza precedenti, in quanto  il Sudan non aveva mai concesso un’estradizione all’Italia.

L´operazione è frutto di una lunga, proficua e riservata collaborazione tra i servizi di intelligence del Sudan, supportati da elementi della National Crime Agency del Regno Unito, la Procura Distrettuale di Palermo e l´apposito gruppo di lavoro della Polizia di Stato (costituito da investigatori del Servizio Centrale Operativo, nonché dalle Squadre Mobili di Agrigento e Palermo) che, da alcuni anni, opera nel contrasto al traffico di migranti nella Sicilia Occidentale.

Mered Medhanie Yehdego è il primo grande trafficante di uomini a finire in una prigione europea. Accusato dal procuratore capo Francesco Lo Voi,  dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia  e dal sostituto procuratore Geri Ferrara, di aver organizzato decine di viaggi dalla Libia verso la Sicilia, alcuni conclusi con diverse vittime in mare. Il trafficante, l ‘anno scorso, era stato intercettato mentre diceva al telefono: “Ho lavorato bene, ho fatto partire 7.000, 8.000 persone. Io ho lo stile di Gheddafi, non potrà esserci mai nessuno più forte di me”. La sua unica preoccupazione era mettere al sicuro il tesoro accumulato: “Meglio investire in America o in Canada – diceva – lì non ti chiedono la provenienza dei soldi”.

CdG Renato Cortese SCO

nella foto da sinistra, Renato Cortese, capo dello S.C.O.

Lo scorso 10.4.2015, nell´ambito dell´inchiesta “GLAUCO 2“, la Procura Distrettuale di Palermo aveva emesso 24 provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti cittadini stranieri, tra i quali Mered Medhanie Yehdego, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, nonché di favoreggiamento dell´immigrazione e della permanenza clandestine, aggravati dal carattere transnazionale del sodalizio malavitoso. Successivamente l’ otto  maggio 2015, è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti de lMered, provvedimento esteso a livello internazionale. Tenuto conto del ruolo da lui ricoperto nel network criminale transnazionale dedito al traffico di migranti, nei suoi confronti è proseguita l´attività investigativa ai fini della cattura, anche dopo l´arresto degli altri sodali.

Elemento di vertice del network criminale transnazionale, ha diretto non solo le attività nel continente africano, ma ha anche mantenuto costantemente aggiornati i fiancheggiatori operanti in Italia sugli arrivi dei natanti, al fine di far proseguire i migranti nel viaggio per le destinazioni finali. Mered, nel corso dell´inchiesta, ha altresì intrattenuto conversazioni con altri sodali operanti in diversi Paesi del Nord Europa, dalle quali sono emersi incontrovertibili elementi in ordine al ruolo apicale del cittadino eritreo in un network criminale ramificato su più continenti. Le indagini, infatti, attestano il coordinamento da lui eseguito personalmente con i trafficanti responsabili della “rotta terrestre” africana ed i contatti con i complici operanti in Europa (in particolare nei Paesi Bassi e in Scandinavia), nonché gli ingenti profitti derivanti dalla sua attività criminale ed il disprezzo della vita umana dei migranti, apparendo cinico e spregiudicato.


Schermata 2016-06-09 alle 10.51.22Il trafficante eritreo ha gestito migliaia di migranti
, organizzando il successivo viaggio verso le coste italiane. Tale attività si è svolta ininterrottamente ed incessantemente dal 2012 fino alla sua cattura. Nel medesimo contesto investigativo, sono state captate diverse conversazioni telefoniche che hanno evidenziato come il Mered si sia particolarmente adoperato nel fare evadere, in diverse occasioni, numerosi migranti arrestati in Libia, previo pagamento di somme di denaro a cittadini libici in servizio presso le strutture carcerarie di quel Paese, al fine di trarne profitto, richiedendo poi un ingente compenso ai parenti degli stessi migranti.

Schermata 2016-06-08 alle 22.56.08Mered andava in giro in Sudan, a bordo di un mezzo un blindato e si lamentava con i suoi complici rimasti in Libia: “Sono davvero stressato, tutta colpa del lavoro”. E poi, rideva: “Dicono di me che ne faccio salire sempre troppi sui barconi… ma sono loro che vogliono partire subito”. Le intercettazioni in possesso dei migliori investigatori della Polizia di Stato  lo descrivono come un uomo cinico e spregiudicato quando parla dei migranti, ma che diventa estremamente gentile e premuroso quando si occupa dei figli che si trovano in Svezia con la moglie.

La complessiva attività svolta ha messo in luce il ruolo di primaria importanza dell´eritreo nel traffico di esseri umani. Sono state ascoltate numerose conversazioni concernenti le proiezioni in Italia del sodalizio criminale capeggiato dal Mered, nonché i viaggi via mare organizzati dal trafficante. In alcuni casi, Mered ha indicato ai sodali italiani la partenza e l´eventuale arrivo; in altre occasioni, i parenti dei migranti lo hanno contattato per avere contezza dell´esito della traversata intrapresa dai loro congiunti.

Schermata 2016-06-08 alle 22.56.25Obiettivo del network criminale capeggiato dal Mered è quello di ottenere il massimo guadagno da ciascun migrante, costringendo i loro familiari al pagamento di ingenti somme di denaro, suddivise in varie “fasi”. Il compenso viene corrisposto in merito alla prima fase del viaggio in Africa, successivamente per il trasporto via mare, a bordo di imbarcazioni fatiscenti ed, infine, per il raggiungimento dei Paesi del Nord Europa. La partenza verso la destinazione intermedia o finale viene “autorizzata” dall´organizzazione criminale solo dopo aver ricevuto il denaro. La preoccupazione principale era mettere al sicuro il tesoro accumulato. Il ruolo ruolo apicale ricoperto da Mered in seno al network criminale ramificato su più continenti è emerso da numerose conversazione, nelle quali il trafficante è stato definito un “Generale….visto che controlla diverse zone“.

A questo punto, gli inquirenti sperano in una sua collaborazione, per cercare di individuare la rete di trafficanti che continua a gestire l’ondata di sbarchi dalla Libia verso la Sicilia o quando vengono intercettai dalle navi della Marina Militare, Guardia Costiera e Guardia di Finanza arrivano nei centri di accoglienza delle coste pugliesi, e quindi all’ hotspot di Taranto. Il Servizio Centrale Operativo della Polizia, diretto da Renato Cortese, e le squadre mobili di Palermo e Agrigento, guidate da Rodolfo Ruperti e Giovanni Minardi, hanno già individuato altri trafficanti di uomini che operano a Tripoli. L’ultimo nome emerso dai racconti dei migranti arrivati in Italia è quello di “Osama“, persona al momento “misteriosa” a capo di un’organizzazione con base operativa sulla spiaggia di Sabratha.

AGGIORNAMENTO (09.06.2016 – h. 10:05)

Schermata 2016-06-09 alle 10.55.52L’eritreo estradato ieri in Italia dal Sudan potrebbe non essere Mered Medhanie, il boss del traffico internazionale di migranti. Secondo amici dell’arrestato, che hanno parlato con la ‘Bbc‘, l’uomo sarebbe vittima di uno scambio di persona e il suo vero nome sarebbe Mered Tesfamariam. Per il momento le autorità appaiono molto prudenti su queste affermazioni. Il portavoce della National Crime Agency (Nca), l’ agenzia britannica coinvolta nell’operazione contro il trafficante, ha commentato che si è trattato “di una complessa operazione con molteplici partner ed è troppo presto per fare speculazioni”.

Secondo la Bbc, la polizia italiana ritiene che l’uomo arrestato sia effettivamente il boss del traffico di migranti. Un funzionario della polizia italiana ha detto alla ‘Bbc‘ di non essere a conoscenza di indagini che mettano in dubbio la sua identità. L’Nca ha spiegato di aver seguito la traccia del sospetto fino ad un indirizzo a Khartoum, dove poi è stato arrestato.

Hermon Berhe uno degli amici di Mered Tesfamariam,  ha riferito alla polizia di essere cresciuto con il giovane arrestato: “Non credo possa essere coinvolto in niente del genere. E’ una persona buona”, ha detto. Un altro eritreo racconta di aver condiviso una casa in Sudan con l’arrestato. E una giornalista svedese di origine eritrea, che lo scorso anno intervistò Mered, sostiene che il giovane delle foto non è lui, ma un ragazzo con lo stesso nome. “E’ solo un rifugiato che si trovava a Khartoum“, ha detto al quotidiano svedese Aftonbladet.




Le app come spie: rubano i nostri dati senza permesso

Le App per i dispositivi iOS e Android condividono con le piattaforme connesse – come Google, Apple e Facebook – una valanga di informazioni personali degli utenti anche senza averne la necessaria autorizzazione. Tutto ciò emerge da una ricerca del Mit e degli atenei di Harvard e Carnegie-Mellon che è stata condotta su 110 applicazioni presenti disponibili su Google Play e App Store. La classifica delle società  che ricevono il maggior numero di dati,  vede al primo posto Google, seguito da Apple e Facebook.

Schermata 2015-11-08 alle 15.54.52La ricerca ha evidenziato che le applicazioni per Android di Google sono più inclini di quelle per la piattaforma iOS di Apple a condividere informazioni personali come  ad esempio il nome e l’indirizzo di posta elettronica (73% delle app Android contro il 16% di iOS). Sui dati di localizzazione, il dato invece si inverte, venendo condivisi più dalle app iOS (47%) che di quelle Android (33%).

Nel caso specifico delle informazioni mediche i ricercatori hanno scoperto e rilevato che 3 applicazioni di salute e fitness su 30 analizzate condividono con terzi ciò che gli utenti cercano online e i dati immessi nelle app. L’associazione Privacy International ha affermato alla tv inglese Bbc che in questo modo i nostri dispositivi “ci tradiscono“. Questa ricerca è in linea con un altro recente studio, dell’Università della Pennsylvania, secondo il quale a condividere informazioni personali degli utenti a vantaggio di terze parti, senza che i consumatori ne siano consapevoli, sono ben 9 siti web su 10.