I dubbi delle imprese sui tempi lunghi e burocrazia per ottenere i prestiti garantiti dallo Stato

ROMA –  Il bazooka che  vale 400 miliardi esaltato del premier Giuseppe Conte, al momento è un bazooka ad acqua che convince solo a metà la platea degli imprenditori. Mentre il decreto liquidità per sostenere il sistema produttivo cercando di accelerare l’erogazione dei prestiti delle banche alle imprese, al momento sembra non offrire le garanzie sui millantati rapidi tempi di erogazione del credito. In concreto si profilano in salita i tempi necessari per le richieste creditizie sopra i 25 mila euro per i quali è prevista infatti la valutazione da parte delle banche dei bilanci delle aziende che, legittima e doverosa, conseguenzialmente rallenterà la corsa alla liquidità garantita parzialmente dallo Stato. Non a caso  i commercialisti sollevano molti  dubbi anche sui termini per la restituzione dei prestiti. Nel frattempo l’Abi l’associazione delle banche italiane insieme alla Sace, società pubblica controllata da Invitalia, con il proprio “ombrello” finanziario di 200 miliardi  hanno avviato un gruppo di lavoro per rendere al più presto operative le nuove disposizioni,  occupandosi di assicurare le necessarie garanzie sui prestiti alle imprese medio grandi .

Resta il fatto che le imprese che avranno necessità di richiedere linee di credito bancario per a importi superiori a 25 mila euro dovranno affrontare in banca i consueti esami di sostenibilità economico-finanziaria per fronteggiare il prestito, per il quale concretamente lo Stato è semplicemente fidejussore. E considerati i lunghi tempi che normalmente sono necessari per queste analisi esami, è da valutare attendibile il rischio che il prestito arrivi quando di fatto per l’azienda richiedente potrebbe essere troppo tardi. Un problema che rende necessario che le procedure interne agli istituti, relativamente alle richieste legate al decreto Liquidità, vengano in qualche modo evase velocemente attraverso canali privilegiati

 

Le piccole e medie imprese fanno osservare anche chenel decreto approvato dal governo c’è troppa burocrazia, i prestiti dovrebbero essere in parte a fondo perduto, perché collegati al mantenimento occupazionale, con la restituzione a 10-15 anni anziché sei“. Un’esigenza che si basa anche nella circostanza fondata che i prestiti andranno a sopperire i mancati ricavi conseguenti al blocco governativo delle attività produttive: ne consegue che una restituzione in tempi così brevi rischia di diventare  insostenibile per molte piccole e medie aziende. Motivo per cui è molto probabile e prevedibile che il decreto venga emendato in sede di conversione in legge.

In relazione alle procedure di assegnazione per i prestiti fino a 25 mila euro non è prevista alcuna istruttoria: basta una dichiarazione alla banca per ottenerlo. Per quelli compresi tra 25 e 800 mila euro, garantiti dallo Stato e controgarantiti dai Confidi regionali, sarà necessaria una valutazione di merito del credito. Per quelli che superano la soglia degli 800 mila euro la garanzia statale si riduce al 90% e scende sempre di più via via che l’ammontare del prestito cresce. Da evidenziare che, onde evitare che del prestito si avvalgono società che si trovavano già in perdita prima del blocco provocato dal virus, vi potranno ricorrere solo le attività che al 31 dicembre dello scorso anno non avevano procedure di concordato in corso o che comunque si autofinanziavano.

Quindi alla luce delle restrizioni cautelari inserite dal Governo, è molto probabile che il flusso  di liquidità annunciato da dal premier, atteso dalle imprese,  non arriverò tanto velocemente dai forzieri bancari. Ne sono molto convinti i tributaristi, secondo i quali “allarmano le tempistiche con cui le imprese riusciranno a entrare in possesso dei prestiti” che inoltre contestano che le imposte di aprile e maggio per quanto rinviate a fine giugno, vanno infatti saldate entro novanta giorni da oggi. “I 400 miliardi messi in campo sono sicuramente una cifra molto importante, uno sforzo sul fronte della liquidità che non può che essere apprezzato. Ora bisognerà però vedere se e quando le risorse arriveranno davvero alle aziende. Purtroppo da questo punto di vista l’esperienza fatta con l’erogazione dei fondi stanziati con il decreto Cura Italia non è stata positiva!” sostiene Massimo Miani presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti che aggiunge “Anche i termini per la restituzione non ci convincono: due anni per il preammortamento e sei anni per la restituzione ci appaiono insufficienti”. 

Nel frattempo il Governo e le opposizioni parlamentari del centrodestra divergono sempre di più  sul decreto Cura Italia  di marzo, che per passare in Parlamento ha indotto il Governo ancora una volta, l’ennesima, a porre la fiducia. Giorgia Meloni attacca sostenendo che “è stata smascherata la farsa”. ricordando che Fratelli d’Italia aveva presentato un pacchetto di emendamenti che andavano dalla sospensione del decreto Dignità, fino a un bonus da 1.000 euro alle famiglie con disabili a carico, passando per la restituzione delle rette scolastiche per nidi e scuole dell’infanzia. Ma il Governo le ha disattese, ignorando le condivisibili proposte in favore delle fasce più deboli del Paese.

Dalla Lega mettono in evidenza in poche parole una volta ottenuto un prestito lo Stato diventa creditore delle imprese, e per le tasse che altrimenti non si riuscirebbero a pagare, si fa da “garante” con un prestito che in realtà eroga  la banca, finalizzato a non farti fallire per poter continuare a pagare i debiti e le tasse. Piccolo particolare, il debitore rimane sempre e comunque l’impresa, società.  Quindi, se alla fine si pagherò coi soldi propri il rientro dal prestito, e quindi non si deve dire grazie a nessuno (anche perché le banche non regaleranno niente e chiederanno pure un tasso d’interesse tra 0,2 e 0,5% !

Infine qualora le società e le imprese non dovessero riuscire a rientrare del prestito, lo Stato avendo fatto da “garante”pagherà il debito alla banca, e si surrogherà nel credito vantato.  Non occorre necessario ricordare i canali privilegiati di cui gode lo Stato nella riscossione dei crediti, compresa l’applicazione di incredibili sanzioni ed interessi di mora in caso di inadempienza, o potendo mettere direttamente le mani nel tuo conto corrente o ignorando quote, immobili, automezzi.  In realtà altro che “bazooka” del Governo Conte in quanto lo Stato sta “consentendo” di indebitarsi senza troppi ostacoli e vincoli. È una sorta di vampiro che non può ucciderti e ti imbocca anche se sei moribondo per poter continuare a dissanguarti, perché col tuo sangue lui sopravvive.
Tu ti indebiti ancora e sempre più, in un contesto di gravissima crisi e recessione, mentre lo Stato continuerà a spendere e spandere come niente fosse, regalando soldi a pioggia a sfaticati, privilegiati e maneggioni.
Questa la mia personale sintesi.
Questa sarebbe la “potenza di fuoco 🔥 come non si era mai vista?” …ma fatemi il piacere!!!

E sul premier Conte aleggia sempre di più l’ombra di un Governo “tecnico” a guida Mario Draghi che traghetti il Paese lontano possibile dal rischio di default, grazie alle proprie capacità finanziarie ed all’autorevolezza di cui gode l’ex governatore della BCE, la Banca Centrale Europea, il quale a differenza di Conte non ha certamente bisogno della “consulenza” di uno come Rocco Casalino proveniente dal “Grande Fratello” o di farsi intervistare da Barbara D’ Urso e Mara Venier !




La “ricetta” di Mario Draghi piace ai mercati finanziari

ROMA – Cresce il consenso alla  soluzione proposta da Mario Draghi. Il consenso arriva innanzitutto dai mercati finanziari, ma rive il plauso di molti politici e dell’imprenditoria italiani concordi ed allineati con l’analisi dell’ex presidente della Banca Centrale Europea  pubblicata ieri dal Financial Times .

Sono in molti adesso ad invitare l’Unione Europea a percorrere una strada diversa dalle rigidità del Patto di stabilità. A partire dalla necessaria flessibilità sui conti pubblici. Ma anche con un massiccio intervento di Stato e delle banche a sostegno del “sistema Italia“.

“Ci troviamo di fronte a una guerra – scrive Draghie dobbiamo muoverci di conseguenza. La sfida è come agire con sufficiente forza e velocità per prevenire che una recessione si trasformi in una prolungata depressione, resa ancora peggiore da una pletora di default che lasciano danni irreversibili”. Secondo l’economista italiano la pandemia è “una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Molti oggi vivono nella paura per la propria vita o in lutto per i propri cari. Le azioni intraprese dai governi, per evitare che i nostri sistemi sanitari vengano travolti, sono coraggiose e necessarie. Devono essere supportati”.

Secondo Draghi le azioni a sostegno dei sistemi sanitaricomportano anche un costo economico enorme e inevitabile. Mentre molti affrontano una perdita di vite umane, molti altri affrontano una perdita di sostentamento. Giorno dopo giorno, le notizie economiche stanno peggiorando. Le aziende affrontano una perdita di reddito nell’intera economia. Molti stanno già ridimensionando e licenziando i lavoratori. Una profonda recessione è inevitabile”.

la sede della BCE – Banca Centrale Europea

Per ex presidente della Banca Centrale Europea la risposta deve comportare un aumento significativo del debito pubblico: “La perdita di reddito sostenuta dal settore privato – e qualsiasi debito accumulato per colmare il divario – deve alla fine essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato”. 

“Fondamentale è il ruolo corretto dello Stato nel distribuire il proprio bilancio per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire. Gli Stati l’hanno sempre fatto di fronte alle emergenze nazionali. Le guerre sono state finanziate da aumenti del debito pubblico”.  Draghi porta l’esempio del Primo conflitto mondiale: “In Italia e Germania tra il 6 e il 15% delle spese di guerra in termini reali fu finanziato dalle tasse. In Austria-Ungheria, Russia e Francia, nessuno dei costi continui della guerra furono pagati con le tasse. Ovunque, la base imponibile è stata erosa dai danni di guerra e dalla coscrizione. Oggi è a causa dell’angoscia umana della pandemia e della chiusura“.

Palazzo Chigi

“La domanda chiave non è se, ma come lo Stato dovrebbe mettere a frutto il proprio bilancio. La priorità non deve essere solo quella di fornire un reddito di base a coloro che perdono il lavoro – aggiunge Draghi –  Dobbiamo innanzitutto proteggere le persone dalla perdita del lavoro. In caso contrario, emergeremo da questa crisi con un’occupazione e una capacità permanentemente inferiori, poiché le famiglie e le aziende lottano per riparare i propri bilanci e ricostruire le attività nette”. Per Mario Draghi è fondamentale “proteggere l’occupazione e la capacità produttiva in un momento di drammatica perdita di reddito” con “i sussidi per l’occupazione e la disoccupazione e il rinvio delle tasse“: “Ciò è essenziale per tutte le imprese per coprire le proprie spese operative durante la crisi, siano esse grandi aziende o ancora di più piccole e medie imprese e imprenditori autonomi. Diversi governi hanno già introdotto misure di benvenuto per incanalare la liquidità verso le imprese in difficoltà. Ma è necessario un approccio più completo”.

L’ economista sostiene ancora cheMentre diversi Paesi europei hanno diverse strutture finanziarie e industriali l’unico modo efficace per entrare immediatamente in ogni falla dell’economia è di mobilitare completamente i loro interi sistemi finanziari: mercati obbligazionari, principalmente per grandi società, sistemi bancari e in alcuni Paesi anche le poste sistema per tutti gli altri. E deve essere fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici. Le banche in particolare si estendono in tutta l’economia e possono creare denaro istantaneamente consentendo scoperti di conto corrente o aprendo linee di credito.

Per Draghi le banche devono prestare rapidamente fondi a costo zero alle società disposte a salvare posti di lavoro, perché in questo modo stanno diventando un veicolo per le politiche pubbliche, il capitale necessario per svolgere questo compito deve essere fornito dal governo sotto forma di garanzie statali su tutti gli ulteriori scoperti o prestiti. “Né la regolamentazione né le regole collaterali – aggiunge – dovrebbero ostacolare la creazione di tutto lo spazio necessario nei bilanci bancari a tale scopo. Inoltre, il costo di queste garanzie non dovrebbe essere basato sul rischio di credito della società che le riceve, ma dovrebbe essere zero indipendentemente dal costo del finanziamento del governo che le emette”.

“Le aziende non attingeranno al supporto di liquidità semplicemente perché il credito è economico – mette in evidenza Draghi – . In alcuni casi, per esempio le aziende con un portafoglio ordini, le loro perdite possono essere recuperabili e quindi ripagheranno il debito. In altri settori, probabilmente non sarà così”. Quindi così facendo queste società potrebbero essere ancora in grado di assorbire questa crisi per un breve periodo di tempo e aumentare il debito per mantenere il proprio personale al lavoro.  “Ma le loro perdite accumulate rischiano di compromettere la loro capacità di investire in seguito. E, se l’epidemia di virus e i blocchi associati dovessero durare, potrebbero realisticamente rimanere in attività solo se il debito raccolto per mantenere le persone impiegate in quel periodo fosse infine cancellato” evidenzia Draghi .

Per l’ex presidente della Bce, “o i Governi compensano i mutuatari per le loro spese, o quei mutuatari falliranno e la garanzia sarà resa valida dal governo. Se il rischio morale può essere contenuto, il primo è migliore per l’economia. Il secondo percorso sarà probabilmente meno costoso per il budget. Entrambi i casi porteranno i Governi ad assorbire una grande parte della perdita di reddito causata dalla chiusura, se si vogliono proteggere posti di lavoro e capacità“.

E’ inevitabile secondo Mario Draghi chei livelli del debito pubblico saranno aumentati. Ma l’alternativa – una distruzione permanente della capacità produttiva e quindi della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia e infine per il credito pubblico. Dobbiamo anche ricordare che, visti i livelli attuali e probabili futuri dei tassi di interesse, un tale aumento del debito pubblico non aumenterà i suoi costi di servizio“.

In conclusione da Draghi arriva una annotazione rassicurante: “Per alcuni aspetti, l’Europa è ben equipaggiata per affrontare questo straordinario shock. Ha una struttura finanziaria granulare in grado di incanalare i fondi verso ogni parte dell’economia che ne ha bisogno. Ha un forte settore pubblico in grado di coordinare una risposta politica rapida. La velocità è assolutamente essenziale per l’efficacia”, ma “di fronte a circostanze impreviste, un cambiamento di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra” 

“Lo shock che stiamo affrontando non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di nessuno di coloro che ne soffrono. Il costo dell’esitazione può essere irreversibile. Il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni ’20 è abbastanza una storia di ammonimento. La velocità del deterioramento dei bilanci privati ​​- causata da una chiusura economica che è sia inevitabile che desiderabile – deve essere soddisfatta della stessa velocità nello schierare i bilanci pubblici, mobilitare le banche e, in quanto europei, sostenersi a vicenda nel perseguimento di ciò che è evidentemente una causa comune.




Salvini al premier Conte: “Fuori tutti i soldi necessari o in Italia scatta la rivolta”

ROMA –  Il Coronavirus sta letteralmente mettendo in ginocchio non solo gli italiani ma anche l’economia del nostro Paese. E’ quello che pensa Matteo Salvini che mette al primo posto un’altra emergenza, quella sanitaria. “Quando ci sono mille morti al giorno niente viene prima. È un problema enorme, reale e urgente”, spiega il leader della Lega in una lunga intervista al quotidiano La Stampa, con la quale si rivolge al governo affinché spenda tutto quello che c’è da spendere. “Servono cento miliardi? Mettiamo cento miliardi” dice Salvini.

E sui soldi ricevuti dall’Unione Europea, il leader della Lega aggiunge: “Il problema sono i tempi. L’Europa si è mossa tardi e male. Il timore di Salvini è che i mille miliardi della Bce (Banca Centrale Europea), i 400 della Bei (Banca Europea Investimenti) e quelli altrettanti messi dalla Commissione Europea potrebbero non arrivare mai alle imprese.

Analogo pensiero, quello dell’ex ministro dell’Interno, anche per gli Eurobond, definiti “inutili“. “Basterebbe che la banca centrale sottoscrivesse titoli italiani . Chi parla del meccanismo europeo di stabilità, poi, rischia di infilarci in un tunnel da cui non usciremmo più. Dobbiamo solo garantire i titoli di Stato e i risparmi degli italiani. Tutto qui”. continua Salvini.

Matteo Salvini e Giuseppe Conte: faccia a faccia

Quella che l’ Italia sta attraversando è un’emergenza mai vista, che avrà ripercussioni disastrose sull’economia. Motivo per cui bisogna dare ai cittadini garanzie: “La gente si sta comportando in maniera eccezionale, però potrebbe stancarsi. A partire dall’occupazione. Parlando con lavoratori, imprenditori, commercianti, liberi professionisti, abbiamo sempre la stessa risposta: siamo pronti a fare sacrifici, ma il Governo deve coprirci le spalle. Se così non fosse la rabbia monterebbe. I soldi promessi devono arrivare. Ora, non tra due mesi“. In sintesi il messaggio di Matteo Salvini è “spendiamo tutto quello che serve“.




Da lunedì partono i controlli sui depositi e sui prelievi oltre 10 mila euro

ROMA – Partono da domani i nuovi controlli su chi movimenta, fra prelievi e versamenti sui conti correnti, oltre 10 mila euro in un mese, con i movimenti anomali di contante in prima fila,   operazioni che possono costituire riciclaggio ed evasione fiscale. Un nuovo meccanismo di controllo che entra in servizio proprio mentre si discute su come incentivare gli strumenti di pagamento tracciabili per rafforzare la lotta all’evasione.

Da settembre quindi l’Unità di informazione finanziaria (Uif) istituita presso la Banca d’Italia, che costituisce  l’autorità centrale anti-riciclaggio,  di fatto  operativa dal 2008, potrà utilizzare di un nuovo strumento di analisi e controllo per dare la caccia agli evasori fiscali ed ai patrimoni della criminalità organizzata. I controlli sono presenti nel decreto legislativo varato nel 2017 che recepiva con un ritardo di due anni  una direttiva europea che ha come scopo quello di “impedire l’utilizzo del sistema finanziario dell’Unione per fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo“.

Il nuovo strumento che entra in funzione dopo una consultazione con gli operatori, funziona così: banche, Poste e istituti di pagamento dovranno comunicare periodicamente all’Unità della Banca d’Italia i nominativi di chi supera quel tetto di 10 mila euro al mese, anche con più operazioni da oltre mille euro. La “comunicazione oggettiva” , questo il nome ufficiale della segnalazione, dovrà essere effettuata su base mensile, non comporterà l’automatica attribuzione di “movimento sospetto” ma chiaramente allerterà le autorità di vigilanza.

L’ Uif l’ Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, precisa che le operazioni, dovranno essere individuate considerando “tutte le movimentazioni di denaro effettuate dal medesimo soggetto, in qualità di cliente o di esecutore; le operazioni effettuate dall’esecutore sono imputate anche al cliente in nome e per conto del quale ha operato”. Il primo invio dovrà essere effettuato entro il 15 settembre 2019 e riguarderà i dati riferiti ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio.

Resta ancora dominante in Italia l’uso dei contanti , anche se negli ultimi anni l’utilizzo della moneta di plastica (carte di credito e bancomat) è cresciuto, costituendo uno valido strumento per limitarne l’utilizzo. Le percentuali sul totale delle transazioni restano molto basse, stanno guadagnando negli ultimi tempi anche i pagamenti fatti attraverso i dispositivi mobili. Secondo l’indagine più recente della Banca centrale europea, il 79% degli acquisti nei negozi di Eurolandia viene eseguito in contanti, il 19% con carte e il 2% con altri strumenti (come bonifici e pagamenti via internet).

La stesso ricerca evidenzia che  le banconote sono state lo strumento più utilizzato nei punti vendita in Italia: “l’85,9 per cento delle transazioni è stato regolato in contanti, per un valore pari al 68,4 per cento del totale“. La distribuzione territoriale mostra poi come l’uso della moneta cartacea resti prevalente in tutte le regioni italiane, anche se leggermente meno utilizzato al Nord e più diffuso al Centro e al Sud. Una tendenza confermata anche da uno studio dell’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia da cui emerge “che l’utilizzo di contante è negativamente correlato con il grado di sviluppo economico locale e con il grado di finanziarizzazione. Al contrario, l’utilizzo del contante risulta correlato positivamente con le dimensioni dell’economia sommersa“.




Toto-Governo: Belloni in pole, sale Rossi al Tesoro

ROMA -Un riferimento alle tensioni di queste ore, e alla delusione per il comportamento delle forze politiche, è arrivato dal Capo dello Stato  Sergio Mattarella con una sua frase pronunciata durante l’incontro con i giocatori del Milan e Juventus, protagonisti oggi della finale di Coppa Italia allo Stadio Olimpico di Roma rivolgendo loro un discorso sulla correttezza del comportamento di chi fa sport. Poi ricorda di essersi paragonato a un arbitro nel discorso di insediamento, nel 2015.

 “I vostri discorsi – ha detto il capo dello Stato rivolgendosi ai capitani delle due squadre  Buffon e Bonucci – mi hanno fatto pensare alle squadre che concorrono e si rispettano, avendo a cuore la correttezza. Questo mi ricorda gli arbitri, i miei colleghi: nel mio discorso di insediamento mi sono paragonato agli arbitri assicurando la mia imparzialità, guadagnandomi un applauso, poi ho detto che i giocatori lo devono aiutare con la loro correttezza” e anche qui è scattato un applauso con qualche segno di sorpresa. “L’arbitro può condurre bene un incontro se ha un buon aiuto, correttezza e impegno leale. Un buon arbitro spera sempre di non essere notato e può non essere notato se i giocatori sono corretti”, ha detto il Presidente della Repubblica.
Intanto, sembrano allungarsi i tempi per il conferimento dell’incarico. Mattarella  da un lato deve sondare i possibili candidati alla “premiership” e i potenziali ministri per un esecutivo chiamato a rimanere in carica fino a dicembre, nell’ipotesi più ottimistica, o poche settimane in caso di mancata fiducia; dall’altro deve cercare di capire quanto siano concrete le voci di un passo di lato da parte di Silvio Berlusconi, che potrebbe ridare vigore alla trattativa tra M5S e Lega.

Ma alle otto di ieri sera è arrivata con una nota dai toni secchi il secco “rifiuto” di Berlusconi  che mette un punto alle voci che circolavano negli ambienti politico-parlamentari: “Silvio Berlusconi – si legge – smentisce fermamente le indiscrezioni secondo le quali sarebbe pronto a dare un appoggio esterno ad un governo guidato da M5s e Lega. Dopo due mesi di tentativi per dare vita a un governo espressione del centrodestra, prima forza politica alle elezioni del 4 marzo, Forza Italia non può accettare nessun veto“.

Matteo Renzi intervistato in serata da Giovanni Floris a Di Martedì, ha annunciato: “Io non correrò alle primarie che decideranno il prossimo leader del Pd. Secondo me il candidato naturale è Gentiloni, ha aggiunto rispondendo a Floris che gli domanda chi sarà secondo lui il candidato premier del Pd. “C’è qualcuno che sta giocando sulla pelle del Paese, sono i 5Stelle e il centrodestra”. “Io Salvini l’ho visto, siamo entrambi senatori. Sono curioso di come spiegherà all’operoso Veneto che andranno a pagare il reddito di cittadinanza a chi sta sul divano. Secondo me i due si amano, ma le famiglie non sono d’accordo. Quello che mi colpisce di Di Maio è la straordinaria capacità di cambiare idea. E’ molto simile a Marx, ma non a Karl, a Groucho: ‘questi sono i miei valori, se non vi piacciono li cambio’“, ha detto l’ex segretario dimissionario dei Democratici.

 “Tenere bloccato un paese è assurdo, Di Maio, se non è in grado di fare un governo con il centrodestra, lo deve dire e deve consentire di riscrivere le regole del gioco”, ha aggiunto Renzi. “E’ una soap opera, ogni giorno c’è una cosa nuova. Il referendum che mi ha mandato a casa serviva a evitare questa buffonata“.

Per azzardare un pronostico bisogna partire dal profilo generale impostato da Sergio Mattarella nei giorni scorsi. Le certezze sono poche: il premier deve avere una standing internazionale ed essere riconosciuto in Europa (il Consiglio europeo di fine giugno viene considerato cruciale); nella squadra ci devono essere competenze di gestione economica visto che l’obiettivo è scongiurare l’aumento dell’Iva grazie all’approvazione della Legge di Bilancio 2019; i componenti dell’esecutivo non devono essere politici, anche perché il Presidente gli chiederà di non essere candidati alle prossime elezioni. I profili devono essere inattaccabili dal punto di vista etico e giudiziario. Non poco, quindi. Paletti questi che presuppongono una decisione difficile anche da parte di chi dovesse essere chiamato dal Colle ad entrare in questo nuovo Governo.

L’incarico per formare quel governo di “garanzia” annunciato due giorni prima, potrebbe quindi slittare alla giornata di giovedì, per poi sciogliere la riserva nella giornata di sabato, dopo oltre sessanta giorni, tre giri di consultazioni e un appello alla “responsabilità”, essendosi esaurita anche l’ennesima attesa delle convulsioni del centrodestra. Dopo il giuramento il nuovo Governo si presenterà alle Camere prevedibilmente alla metà della prossima settimana, quando sarà già trascorsa la prima metà di maggio sul calendario .

I partiti concederanno la fiducia ? Tra il frequentatori del Colle viene manifestata una sicurezza serafica: “Bene Mattarella, come ha spiegato nel suo discorso, si dirà pronto a sciogliere le Camere in due giorni, se è questo che vogliono“. Toccherà quindi poi ai partiti assumersi la responsabilità davanti ai cittadini che non sembrano così entusiasti e disgustati in molti dall’ inconcludenza dei partiti di questi mesi e poco disposti ad annullare le ferie per andare a votare. Toccherà spiegarlo agli albergatori, agli operatori del settore turistico la cui preoccupazione sulla stagione è stata già recapitata ai rispettivi parlamentari dei vari territori

Il Parlamento per fortuna non è Facebook, cioè un social network. Potrebbe  accadere per esempio che, dopo una non auspicabile bocciatura da parte dei due rami del Parlamento del Governo di tregua, vengano alla luce gli elementi per un nuovo giro di consultazioni che il Presidente Mattarella, che le sta provando tutte senza interferire minimamente, non potrebbe rifiutare. A quel punto un nuovo giro di colloqui renderebbe impossibile lo scioglimento in tempo utile per poter votare il prossimo 22 luglio.

In definitiva se il tentativo del presidente Mattarella fosse destinato ad andare a vuoto, un Governo “neutrale” è pur sempre un passaggio politico, e un passaggio politico non è mai neutro, produce sempre degli effetti, anche in questa epoca di messaggi semplificati e di ubriacatura da ritorno al voto. E, a dirla parole povere, il “messaggio” sarà che Mattarella avrà fatto un governo di persone competenti e oneste, dopo mesi di chiacchiere, puntigli e veti. E potrebbe succedere che qualcuno dica: “perché non lo facciamo lavorare?“. Può anche accadere che questo Governo, una volta vista la composizione “tecnica”, possa piacere all’opinione pubblica. Ma sopratutto ai molti parlamentari neo-eletti che non hanno alcuna certezza di essere rieletti, e dovrebbero affrontare una nuova dura e costosa campagna elettorale.

E nel riserbo totale del Quirinale impazza il toto-nome. Rumours parlamentari alla vigilia danno in pole per l’incarico di premier Elisabetta Belloni, la prima donna a ricoprire il delicato ruolo di segretario generale della Farnesina. Molto forti anche le voci intorno a Salvatore Rossi, barese, dal 2013 direttore Generale della Banca d’Italia , il quale verrebbe indicato come Ministro dell’ Economia.

Prima fila da SX: Enzo Moavero Milanesi, Lucrezia Reichlin, Salvatore Rossi, Anna Maria Tarantola. Seconda fila da SX: Elisabetta Belloni, Giampiero Massolo, Marta Cartabia, Carlo Cottarelli

Si tratta infatti di un Governo a vita limitata e, probabilmente, limitatissima se i partiti lo bocceranno sul nascere. Insomma, la prospettiva eutanasica non invoglia certo a partecipare. Nella “rosa” del presidente  Mattarella, che gira negli ambienti del Quirinale, oltre ad Elisabetta Belloni (persona “bipartisan” gradita anche al M5s), è entrata Marta Cartabia. Milanese, 54 anni, vicepresidente della Corte Costituzionale  la più giovane  componente della Consulta nominata nel 2014 da Giorgio Napolitano, che è molto stimata dall’attuale presidente della Repubblica. Dagli uomini del Colle viene analizzato anche il profilo di Lucrezia Reichlin, romana, economista figlia di due comunisti storici (Alfredo Reichlin e Luciana Castellina), attualmente docente di Economia alla London Business School, direttrice generale alla Ricerca alla Banca Centrale Europea la quale ha sicuramente tutte le competenze e le carte in regola per ricoprire un ruolo di prestigio.

Circola anche il nome anche di Giampiero Massolo, ambasciatore di lungo corso con grandi conoscenze internazionali, che sarebbe perfetto al Ministero degli Esteri. E poi si prosegue da giorni con i nomi di Carlo Cottarelli, 64 anni, già commissario alla spending review a Palazzo Chigi, di Anna Maria Tarantola, una vita in Bankitalia ed ex presidente della Rai, di Enzo Moavero Milanese, grande esperto dei meccanismi dell’Unione Europea e già ex ministro del Governo Letta. Ma non si escludono sorprese dell’ultima ora




Partono in 34 Paesi europei i bonifici bancari “istantanei”, ogni giorno ad ogni ora

ROMA – I bonifici potranno essere eseguiti 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno all’interno di 34 Paesi del vecchio continente – la cosiddetta area Sepa – con accredito istantaneo. E’ la fine dei vecchi “tempi bancari”: Massimo 10 secondi, anche per operazioni internazionali, e la somma verrà prelevata dal conto di addebito e resa disponibile su quello del beneficiario. Tutto grazie a un progetto caldeggiato dalla Banca Centrale Europea, supportato dai maggiori istituti e pronto a entrare da domani nella fase operativa .

Sono diciotto gli istituti di credito  che offriranno questo servizio per primi tra i quali compaiono  tre gruppi bancari italiani: Intesa San Paolo e Unicredit, (compresa la controllata  Hypovereinsbank in Germania ) , ed il gruppo Banca Sella.  La somma massima inviabile per il momento sarà di 15 mila euro, ma il limite e anche la tempistica di esecuzione dei bonifici potranno essere modificati con semplici accordi bilaterali tra banche. Inoltre, al servizio sarà applicata una tariffa differenziata indicata in autonomia da ciascun istituto ma il tratto comune è un lieve sovrapprezzo.

Il progetto europeo ha iniziato a prendere piede nel 2014 attraverso la società Eba Clearing, detenuta dalle maggiori 51 banche europee,  fondata per promuovere network di pagamento accettati nello spazio economico dell’Unione Europea, analizzando il mercato delle transazioni e sostenendo che questo beneficerebbe di un approccio sovrannazionale e della disponibilità dei servizi 365 giorni l’anno.  Nello stesso tempo la Bce raccomandava l’istituzione di almeno un sistema di pagamento istantaneo operativo nello spazio dell’Ue. Un gruppo di venti soggetti specializzati si mise al lavoro, elaborando un modello di massima e fissando una road map triennale. Da gennaio del 2017 iniziò la fase di sperimentazione.

L’esperimento ha datto buoni risultati e il sistema di pagamento istantanei denominato Rt1, basato sulla tecnologia messa a punto dall’azienda italiana Sia, è pronto a partire, offerto da un primo nucleo di istituti bancari di nove Paesi europei. Eba clearing stima che oltre cinquanta banche europee saranno pienamente operative dalla metà del 2018. Per la fine dell’anno prossimo l’ipotesi è che i pagamenti istantanei siano resi disponibili da una rete bancaria cui fa capo circa l’80% del volume globale delle transazioni in area Sepa.

Una delle caratteristiche del progetto è l’ampiezza dell’area interessata. Servizi di bonifico istantaneo sono infatti attivi nel Regno Unito, in Polonia, Turchia, Svizzera, Svezia e Danimarca, ma ciascuno marcia su binari separati. A partire da questo mese le operazioni potranno progressivamente essere eseguite in tutti i Paesi dell’ area Sepa (Single Euro Payments Area), l’area unica dei pagamenti in euro che comprende 34 Paesi e abbatte i confini bancari, un po’ come Schengen ha abbattuto le frontiere. All’interno dell’area Sepa ci sono 19 Stati che hanno adottato la moneta unica, altri 9 che accettano pagamenti in euro, e 6 Paesi esterni all’area Ue, che però collaborano sul fronte bancario.

Ulteriori banche dovrebbero aggiungersi e offrire il bonifico istantaneo nell’arco del 2018. A partire da quelle che hanno sostenuto il progetto dalle prime battute: le italiane Banca Popolare di Milano e Monte dei Paschi di Siena e alcuni gruppi esteri fra i quali Deutsche Bank, Credit Agricole e Ing Bank.




La lezione che arriva dai due spioni: investire in cybersecurity

di Riccardo Luna* 

La vicenda dei fratelli Occhionero che avrebbero spiato ventimila italiani è seria ma forse non grave. Nel senso che nell’enfasi dei due arresti molti si sono fatti prendere la mano. Infatti dalla lettura dell’ordinanza emerge per esempio che tutto inizia dall’invio di una email con un virus ad un dirigente dell’Enav, l’ente che controlla il traffico aereo; ma il dirigente se ne accorse subito denunciando la cosa senza che i dati dell’Enav, e quindi la nostra sicurezza, finissero in mani sbagliate.

Ed emerge che gli spioni avevano sì la password di 1793 persone, che non sono poche, ma non sono le ventimila di cui si è parlato. Anzi le 18 mila 327 presenti nell’archivio degli Occhionero. E soprattutto nell’archivio c’erano sì le email di Matteo Renzi, Mario Draghi e Mario Monti, per citare i più noti. Ma di costoro, come spiega Matteo Flora, gli spioni non avevano le password. Che vuol dire? Che insomma, ci hanno provato, in qualche caso più e più volte, a infettare le email del presidente del consiglio e del capo della Banca Centrale Europea, usando un virus attraverso il quale prendere il controllo dell’account.

Ci hanno provato ma non ci sono riusciti. O meglio, alla stato non risulta che ci siano riusciti. Non perché la sicurezza abbia funzionato, probabilmente, ma soltanto perché i destinatari dei messaggi sono stati abbastanza accorti da non cliccare sull’allegato di quel messaggio che sembrava innocuo e invece poteva essere letale. (è in corso una rogatoria internazionale per sequestrare i server degli Occchionero negli Stati Uniti. Solo una volta esaminati i dati conservati sui server sarà probabilmente possibile fare completa luce sulla vicenda…).

Se le cose stanno così diventa meno arbitraria la scelta del capo della Polizia Postale di non informare i suoi vertici dell’indagine in corso, scelta per la quale è stato immediatamente cacciato. Perché vista con le giuste proporzioni questa è soltanto la storia di un massone spregiudicato che con l’aiuto della sorella mette su un sistema rudimentale per spiare alcuni studi legali, alcuni parlamentari e i suoi fratelli di loggia. Un affarista. Eppure la vicenda resta seria e può diventare utile se servirà a farci prendere consapevolezza dell’importanza, della centralità della cybersecurity. Delle sicurezza digitale. Non è un tema da specialisti, come dimostrano le vicende che hanno portato Trump alla Casa Bianca con il sostegno di qualche hacker russo.

E’ lo snodo da cui passano la nostra libertà e la nostra sicurezza. Che non possono essere violate dal primo Occhionero che passa.

*direttore dell’ Agenzia Italia




Romani Prodi al processo Standard & Poor’s : “Nostro sistema debole su rating”

Schermata 2015-11-20 alle 08.30.04Quello che mi preoccupava e che mi preoccupa è la debolezza del nostro sistema di fronte a questo giudizio (cioè quello delle agenzie di rating, ndr) che deve essere inserito in un più robusto quadro normativo perché ha delle conseguenze sulla vita di un Paese“. E’ quanto ha dichiarato l’ex premier Romano Prodi deponendo dinanzi al Tribunale di Trani al processo per manipolazione del mercato ad analisti e manager di Standard & Poor’s. L’ex premier Romano Prodi è comparso in Tribunale a Trani per deporre come testimone al processo per manipolazione del mercato a Standard & Poor’s Corporation che è una società privata con base negli Stati Uniti che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari e obbligazioni, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings

Non so perché mi ha chiamato il magistrato – ha detto Prodima sono ligio al mio dovere di cittadino: se un magistrato chiama, io vado a rispondere”. L’ex premier che è arrivato puntuale in aula nell’orario concordato, si è risentito con il pm Michele Ruggiero per l’udienza non ancora cominciata e, soprattutto, dopo aver saputo che la sua testimonianza sarebbe stata resa come ultima sulle quattro previste. Ha quindi lasciato visibilmente seccato il Tribunale dove ha fatto ritorno successivamente. Prodi, che ha parlato in generale sulle agenzie di rating, ha però aggiunto di ritenere “che il giudizio di rating sia ancora molto serio”.

La deposizione e durata un quarto d’ora.. In precedenza era stata ascoltata il dirigente del Mef, Maria Cannata:”La chiusura del derivato con Morgan Stanley, con il pagamento di 3,1 miliardi di euro, – ha detto Cannata – non è intervenuta per il declassamento del rating. La clausola era indipendente dal rating“. La vicenda riguarda la clausola di estinzione anticipata (‘early termination’) dei contratti derivati, tramite la quale il ministero dell’Economia italiano, nel 2011, versò 2,5 miliardi di euro (ma Cannata ha detto oggi che furono pagati 3,1 miliardi) alla banca d’affari americana Morgan Stanley dopo il declassamento del rating italiano (da A a BBB+) da parte di S&P. Il pagamento era previsto da una clausola del contratto di finanziamento tra il Mef e la banca d’affari americana. Secondo la procura di Trani, il pagamento rappresenta “un forte elemento indiziario” a carico di S&P, che nel 2011 decise “illegittimamente e dolosamente” il declassamento “al solo fine di danneggiare l’Italia“.

Mario Draghi, attuale presidente della BCE la Banca Centrale Europea come risulta dal verbale, venne sentito sul pericolo di contagio del sistema finanziario italiano dopo un report di Moody’s, la cui posizione è stata archiviata. Tra le altre cose il governatore sottolineava che “la reputazione delle agenzie di rating è stata completamente screditata dall’esperienza del 2007-2008” e “una delle dichiarazioni del Financial stability board è trovare il modo per cui sia gli investitori sia i regolatori potranno farne a meno, comunque potranno avere meno bisogno delle agenzie di rating e dei loro giudizi”. Nell’udenza dello scorso 24 settembre, Giulio Tremonti l’ex ministro del governo Berlusconi, , affermò che “quello (il 2011) era un periodo di grande turbolenza che non è nemmeno venuta meno dall’intervento salvifico del governo Monti. Lo spread, infatti, rimarrà alto fino al luglio 2012. Difficile dire cosa abbia prodotto quel downgrade” deciso da Standard &Poor’s. “Sarò provinciale – concluse ironizzando, Tremontima se Angela Merkel mi dice che per l’Italia va tutto bene, per me questo è più importante di qualsiasi outlook”.

L’inchiesta, condotta dal pm  Ruggiero, è partita da una denuncia di Adusbef e Federconsumatori. La Procura ha invece rinunciato alla citazione di Mario Draghi come teste ritenendo che le dichiarazioni rese dall’attuale presidente della Bce durante l’interrogatorio del 24 gennaio 2011 siano sufficienti.

Morgan Stanley – contesta il pm Michele Ruggiero –  infatti è tra gli azionisti di Mc Graw Hill, il colosso che controlla Standard & Poor’s. Sulla stessa vicenda dell’estinzione anticipata dei contratti derivati, la procura di Roma ha ritenuto che la clausola è stata “in origine legittimamente apposta” ed è stata “legittimamente esercitata da Morgan Stanley nell’ambito delle sue facoltà contrattuali“. Per questo motivo la procura della capitale ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. “La mancanza di coerenza delle metodologie sul rating italiano da parte di S&P fu segnalata all’Esma dalla Consob perché si riteneva che vi fosse una possibile violazione del regolamento europeo. L’Esma però fu di diverso avviso e archiviò il procedimento“. Lo ha detto  Giuseppe Vegas, il presidente della Consob,  deponendo dinanzi al Tribunale di Trani al processo per manipolazione del mercato ad analisti e manager di Standard & Poor’s. Il rilievo – è emerso in udienza – fu però apprezzato dall’Esma che, successivamente, modificò il regolamento.

Il pm Michele Ruggiero ha annunciato che nella prossima udienza, il 10 dicembre, deporrà il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ed è prevista la presenza dell’ex premier Mario Monti.