MATTARELLA CONVOCA DRAGHI:”L’EMERGENZA RICHIEDE GOVERNO DI ALTO PROFILO”

MATTARELLA CONVOCA DRAGHI:”L’EMERGENZA RICHIEDE GOVERNO DI ALTO PROFILO”

“Le elezioni rappresentano un esercizio di democrazia. – ha detto Mattarella “Ma ho il dovere di sottolineare, come il lungo periodo di campagna elettorale, e la conseguente riduzione dell’attività di governo, coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia”.

di ANTONELLO de GENNARO

Il capo dello Stato Sergio Mattarella dopo l’incontro al Quirinale con il presidente della Camera Roberto Fico, al termine di una giornata fallimentare per le trattative nella ex maggioranza, è stato molto chiaro: “Serve un governo di alto profilo, darò presto un incarico non politico“. Ed infatti il presidente della Repubblica ha già convocato al Colle per domani alle 12 il professore Mario Draghi, 73 anni,  ex presidente della Banca Centrale Europea .

Il presidente della Camera, Roberto Fico ha avuto un colloquio al Colle con Mattarella che è durato circa 40 minuti. “Allo stato attuale permangono distanze alla luce delle quali non ho registrato l’unanime disponibilità di dare vita ad una maggioranza tra le forze che sostenevano il precedente governo“, ha dichiarato il presidente della Camera uscendo dal Quirinale.

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Il presidente Mattarella ha spiegato davanti alle telecamere le motivazioni della sua scelta, escludendo il voto anticipato. “Dal momento in cui si sciolgono le Camere devono passare 60 giorni, poi altri 20 giorni per insediare le nuove Camere, che poi devono formare i propri uffici di presidenza” ha detto il capo dello Stato . “Poi bisogna formare il governo, che deve ottenere la fiducia delle Camere e poi organizzare i propri uffici. Nel 2013 passarono 4 mesi, nel 2018 5 mesi. Si tratterebbe di tenere a lungo il Paese senza un governo in pienezza di funzioni”.

“Le elezioni rappresentano un esercizio di democrazia. – ha detto ancora MattarellaMa ho il dovere di sottolineare, come il lungo periodo di campagna elettorale, e la conseguente riduzione dell’attività di governo, coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia”.

Il Presidente Mattarella convoca Mario Draghi

Il governo che Draghi sarà chiamato a formare non è “il governo di tutti”, si vedrà quanto tecnico, quanto politico, quanto misto. È un governo istituzionale, che nasce su iniziativa del Capo dello Stato e si rapporta con il principe della democrazia italiana, il Parlamento.

La decisione di Mattarella è una “sfida” ai partiti: alla destra che può e vuole liberarsi del gioco sovranista, nell’ambito di una maggioranza europea. Ma è una sveglia anche per il Pd dopo lo scacco politico di questi mesi: la governabilità per la governabilità, il politicismo sopra il paese. Ma è anche un’occasione di riflessione, perché mai si era visto il principale partito della sinistra italiana subire due governi fila, da parte di chi se ne è andato. È  stato Renzi a rendere possibile il Governo Conte 2 ed anche il futuro Governo Draghi 1, mentre lo stato maggiore del Pd obbedirà in silenzio.  

Conseguentemente l’ipotesi di un Governo Conte Ter è uscito definitivamente di scena ed ora a Conte, Casalino non resta altro che preparare i cartoni e tornare a casa.

Chi è Mario Draghi

Romano, laurea in Economia all’Università “La Sapienza”, professore ordinario di Economia internazionale a Firenze tra il 1981 e il 1991, fino al 1990 è stato direttore esecutivo presso il Consiglio di amministrazione della Banca Mondiale e per 10 anni, fino al 2001, direttore Generale del Tesoro, alla regia delle cessioni pubbliche effettuate dallo Stato nell’era delle grandi privatizzazioni. È stato Governatore della Banca d’Italia dal 2005 al 2011 e presidente della Banca centrale europea dal 2011 al 2019, ma il suo curriculum è infinito.

Mario Draghi è l’uomo che ha salvato l’Europa, quando nel 2011 ha visto coagularsi sulla sua candidatura anche il consenso dei Paesi più attenti ai conti pubblici, Germania compresa. Il suo debutto è stato fulminante con il ‘whetever it takes’, tre parole in inglese (“tutto ciò che serve“), in grado di fermare i mercati e di fare da scudo al Paesi in tensione per l’andamento dei tassi sui titoli di Stato. Parole alle quali sono seguiti fatti, in un’accorta gestione di parole e decisioni, culminate nel quantitative easing: l’impegno della Bce – e delle banche centrali dei diversi Paesi europei – a sostenere i loro titoli sul mercato. Di fatto ha cambiato la ‘cassetta degli attrezzi’ della Bce senza snaturarne il ruolo.

“Grazie, faccio da solo” fu una delle sue prime frasi che ha pronuncia nel 2005 quando arriva nei saloni d’onore di via Nazionale di fronte a un commesso che cerimoniosamente vuole aiutarlo a togliere la giacca. E “faccio da solo” potrebbe essere in qualche modo un motto che segna la sua indipendenza di giudizio, che si accompagna a una forte inclinazione al pragmatismo. Una frase di John Maynard Keynes che lo stesso Draghi ama ripetere recita così: «Quando i fatti cambiano, io cambio le mie idee. Lei che fa, signore?» Ma Draghi non «fa da solo», invece – assicurano i suoi collaboratori – quando c’è da mobilitare le forze in campo per raggiungere obiettivi comuni. Sono casi come quello della crisi finanziaria del 2008, quando è proprio l’iniziativa dell’allora Governatore della Banca d’Italia a spingere il G20 a un approccio assai più attivo alla crisi finanziaria che si annuncia come una catastrofe con pochi precedenti. 

Forbes nel 2019 lo ha inserito Draghi tra i 20 uomini più potenti del Mondo, si racconta che l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ad ogni problema serio diceva ai suoi collaboratori: “Chiamate Mario”. È anche un uomo di sport: segue calcio (tifa Roma), tennis e soprattutto basket, giocava nella squadra del liceo Massimo a Roma e aveva Bill Bradley come campione preferito. Nel 2009 è stato il vincitore del prestigioso premio “Retina d’Oro”, ideato da Unicredit, proprio per la sua passione per la palla a spicchi.

Assolutamente defilato rispetto alla politica, Draghi ha la capacità di mantenere grande equilibrio, senza nascondere la sua opinione. “Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza“, ha detto rompendo il silenzio dopo l’uscita dalla Bce con un intervento pubblicato lo scorso marzo sul Financial Times. “Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile”, ha quindi aggiunto, con un monito che appare in piena sintonia con l’urgenza e i timori espressi ieri sera dal presidente Mattarella.

L’ultimo suo messaggio sulla sfida che l’Italia deve adesso affrontare, quella del Recovery Fund. “La sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation Eu”, una frase accompagnata da un monito ai Paesi sull’utilizzo delle risorse: “Se saranno sprecate il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita“.

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