Tragedia di Rigopiano: “fu una dirigente della Prefettura ad ignorare lʼallarme dell’ albergo”

Quella voce femminile  che nel tardo pomeriggio di mercoledì rispose alla chiamata di  Marcella Quintino con l’l’allarme sulla slavina all’hotel Rigopiano, arrivata tramite il 113, e ritenuta come una “bufala”  , sarebbe stata una dirigente di turno della Prefettura di Pescara . A identificarla sono stati i militari dell’ Arma.Il prefetto di Pescara, Francesco Provolo ha dichiarato  “Se sono stati commessi errori, saranno corretti. Se c’è altro, si vedrà: ognuno si assumerà le proprie responsabilità“.

Marcella fu la prima persona a lanciare l’allarme su quanto stava accadendo a Farindola. A informarla era stato l’amico, sopravvissuto alla strage, Giampiero Parete, e  anche lui  chiamò subito il 113. La richiesta di soccorso venne transitata dall’operatore (un altro genio…)  della sala operativa del 113 della Questura di Pescara  alla prefettura di Pescara, ma qui, incredibilmente, la risposta fu molto evasiva ed incredibilmente falsa: “Ancora questa storia? Abbiamo sentito l’albergo, hanno smentito“.

Secondo quella voce femminile che rispose dalla Prefettura quindi sarebbe stata tutta una “bufala” . Una voce che  oggi ha un nome, quello di una dirigente della prefettura, una professionista preparata per gestire un’emergenza come quella dell’Hotel Rigopiano e che adesso dovrà fornire spiegazioni sul suo comportamento. “Oltre alla telefonata in questione, sulla quale per correttezza non faccio commenti a indagine in corso – racconta il prefetto Provolo – quel pomeriggio altre segnalazioni sul crollo di un albergo a Rigopiano sono state rimbalzate alla nostra sala operativa dal 118 e da altri centralini del soccorso pubblico. L’intervento, insomma, si è attivato rapidamente“. Ma non dice dopo quante ore si sono attivati i soccorsi. Lo accerterà l’inchiesta della Procura.

Per ricostruire il flusso delle richieste di aiuto da Farindola e la risposta della macchina dei soccorsi sarà fondamentale e decisiva anche l’analisi dei cellulari dei clienti dell’albergo. Tra i primi arrivati nelle mani degli investigatori c’è quello di Sebastiano Di Carlo, che mando un messaggio alla sorella chiedendo aiuto. Quei dati ora insieme ai tabulati degli altri telefoni,  contribuiranno a chiarire il quadro per capire se davvero ci fu un ritardo nelle operazioni di soccorso. E ci auguriamo che chi ha sbagliato paghi. E che sia reso noto il suo nome, cognome e la sua faccia. Al momento le ipotesi di reato per cui si procede contro ignoti, sono quelli omicidio plurimo colposo e disastro colposo.

Ma è stato accertato anche dell’ altro. E cioè  che la turbina finita nel mirino degli investigatori era rotta dal 6 gennaio scorso. Il mezzo in realtà è un Unimog. Ieri i magistrati  titolari dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Cristina Tedeschini e il pm Andrea Papalia della procura di Pescara accompagnati dai Carabinieri che svolgono le indagini delegate, hanno effettuato un sopralluogo tecnico sul posto della tragedia. Sono state fatte foto e filmati. Al vaglio della procura anche  l’ipotesi se lo sfruttamento boschivo della zona possa aver inciso sulla potenza della valanga. Sempre oggi, i Carabinieri Forestali hanno ascoltato quattro persone in qualità di persone informate sui fatti. In particolare, l’audizione ha riguardato il “Piano neve” della Provincia di Pescara, che è stato acquisito ieri dai militari dell’ Arma. “Io penso che, entro una settimana, saremo in grado ragionevolmente di fare un primo punto sulle indagini“, dice il procuratore aggiunto di Pescara,annunciando che entro fine gennaio, insieme all’altro magistrato che si occupata delle tragedia di Rogopiano, il sostituto procuratore Papalia, tireranno le somme, benché parziali, sul materiale raccolto in questi giorni. Diversi faldoni con testimonianze, licenze edilizie dell’albergo, rilievi cartografici, fotografie dei luoghi, tabulati telefonici, piano neve e bollettini meteo. Poi c’è l’aspetto che riguarda la possibile sottovalutazione dell’allarme.

 

Acquisiti anche i bollettini Meteomont il  servizio nazionale di prevenzione neve e valanghe che erano stati puntualmente  trasmessi alla Prefettura di Pescara che indicavano il livello 4 su una scala di 5 nella zona del Gran Sasso.

In questo quadro investigativo sono emerse alcune mail inviate dall’amministratore unico dell’hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso, e ricevute dal Presidente della Provincia di Pescara attraverso la Polizia Provinciale, mercoledì 18 gennaio alle ore 15:44, prima del disastro: “Vi comunichiamo che a causa degli ultimi eventi la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d’accesso, dal cancello fino alla Ss42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro”, aveva scritto la direzione dell’albergo, come ha documentato e scritto  il quotidiano abruzzese il Centro.

Secondo quanto risulterebbe  la Provincia di Pescara era a conoscenza dei problemi di Rigopiano già dalle 7 del mattino venendo stata informata del fatto che per raggiungere l’ Hotel Rigopiano era necessaria una turbina. “A Rigopiano non si va”, viene riferito da un dirigente nella Sala Operativa. Gli spazzaneve erano al lavoro dalle 3,00 e si erano dovuti fermare ad un bivio che porta all’hotel. A questo punto scatta la ricerca di una turbina. Una si trovava proprio vicino a Farindola. Per tutta la mattina e il pomeriggio del 18 gennaio, come racconta il quotidiano La Repubblica, ha viaggiato tra i comuni di Penne e Guardiagrele, triturando migliaia di tonnellate di neve. Ma nessuno l’ha inviata in tempo su Farindola. E quando è stata rintracciata probabilmente è  stato troppo tardi. E qualcuno ci ha rimesso la vita.

L’ora della slavina. Finora è stato è sostenuto che l’orario della slavina era le 17.40. Ma gli investigatori dei Carabinieri Forestali, dopo le prime testimonianze, ritengono però di poterla anticipare tra le 16.30 e le 17. Quale che sia il momento esatto, l’albergo isolato inizialmente non è avvertito dalle autorità come un’emergenza. In quel momento una vasta area alle pendici del Gran Sasso si trova senza luce e con le strade bloccate, e a Villa Celiera ci sono due anziani intossicati dal monossido di carbonio. Nel frattempo la sorella di Roberto Del Rosso, il proprietario dell’hotel, si reca nel palazzo della Prefettura di Pescara, dove si coordinano i soccorsi, per chiedere informazioni sullo sgombero della provinciale. Ma non accade nulla: la Prefettura di Pescara lascia la turbina a lavorare lungo la statale 81.

Il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco sostiene di aver visto materialmente la mail dell’hotel Rigopiano delle 14.00 (come ha fatto non si sa…. avendo ricevuto la comunicazione alle 15:44) nelle quali si chiedeva l’intervento ‘pesantè per liberare i clienti, il giorno dopo, 19 gennaio. “Nessuno l’ha sottovalutata per il semplice motivo che io alle 14,00 avevo incontrato la sorella dei proprietari e avevo dato loro rassicurazioni che entro la serata sarebbe andata una turbina a liberare la strada. Era superata – dice Di MarcoMa ai fini dell’emergenza io alle 13,30 avevo già spedito la lettera al Governo nella quale richiedevo aiuto e mezzi per liberare anche quelle zone. Per me è una mail ininfluente: non ci siamo mai fermati. Quanto alla turbina dell’ Anas di Penne, quella che poi ha materialmente liberato la strada di Rigopiano nella notte, nel pomeriggio non era ferma ma stava ripulendo la ss 81 che è di competenza dell’ Anas, così come la seconda turbina Anas in quelle ore era a Villa Celiera per salvare anziani intossicati dal monossido di carbonio”, sostiene il presidente della provincia. E qui inizia il solito “valzer” dello scambio di responsabilità della maledetta burocrazia italiana.

Il lavoro incessante dei soccorritori. I vigili del fuoco che hanno salvato i quattro bambini tirandoli fuori dalle macerie, spinti dall’euforia, hanno continuato ad operare all’Hotel Rigopiano per tutta la giornata di ieri, rifiutandosi di scendere alla fine del loro turno. “Certe volte è così, e anzi bisogna dire loro di fermarsi e riposare – spiegano i soccorritori – d’altra parte, però, si tratta di squadre che ormai hanno familiarità con l’ambiente in cui operare, che è un vantaggio rispetto ad altri”. Diversi vigili hanno perciò dormito vicino all’hotel Rigopiano, in tende igloo. Le vie di comunicazioni verso l’albergo sono difficili: tra ieri e oggi pochi elicotteri hanno potuto volare, e anche i mezzi che trasportano cibo e materiale per i soccorritori sono rallentati dalle condizioni della strada, dove si procede a senso unico alternato.

C’è una sesta vittima, si tratta di un uomo, ritrovata sotto le macerie dell’hotel Rigopiano. All’inizio si pensava che si trattasse di Faye Dame, 22enne senegalese che lavorava come lavapiatti nella struttura, ma in seguito la notizia è stata smentita. I dispersi sono 23, mentre prosegue il lavoro dei soccorritori, e non si perdono le speranze di trovare qualcuno ancora in vita. Per gli uomini impegnati nelle ricerche il fatto che non si sentano voci non vuol dire che qualcuno degli occupanti dell’albergo non sia riuscito a salvarsi. “Abbiamo speranze di trovare persone vive“, ha dichiarato ieri pomeriggio  Luca Cari, responsabile comunicazione dei Vigili del Fuoco.

Ricerche su due fronti. Le ricerche procedono su due fronti: da un lato i vigili del fuoco avanzano all’interno della struttura lungo il percorso che ha consentito il ritrovamento dei 9 superstiti, ma le difficoltà consistono nella necessità di aprire varchi attraverso murature molto spesse per accedere ai locali successivi. Parallelamente stanno operando sul fronte nevoso esterno per consentire l’apertura di ulteriori varchi sul lato opposto della struttura, per raggiungere i locali e ispezionarli più rapidamente.

Radar antivalanghe e sonde a vapore. È un ‘radar doppler’ il sistema di monitoraggio che da sabato controlla i movimenti sulla montagna intorno all’hotel per proteggere i soccorritori. Se una massa di neve o roccia dovesse muoversi, scatterebbero una sirena e un segnale luminoso e avrebbero un minuto di tempo per allontanarsi. Da oggi vengono impiegate entrambe le sonde a vapore caldo inviate dai Vigili del fuoco dell’Alto Adige: riescono a inserirsi tempestivamente nelle masse di neve e di ghiaccio, nel foto viene calata una telecamera per individuare il tipo di ostacolo.




“Taranto città sicura” ? Rubate 5 auto in due garage del centro cittadino

Schermata 2016-06-10 alle 15.47.07Dopo l’incredibile furto effettuato la scorsa settimana all’interno di un garage di via Pitagora, dove ignoti malviventi hanno rubato una vecchia (ma preziosa) Fiat 500, i ladri la scorsa notte hanno nuovamente agito indisturbati   in centro. I malviventi questa volta si sono introdotti in  un garage di via Cagliari ed in pochi minuti sono riusciti a portare via quattro auto che erano custodite nella rimessa. Poi così come erano entrati in azione sono fuggiti rapidi indisturbatamente .

Soltanto questa mattina all’alba è scattato l’allarme e sul posto sono arrivate (inutilmente) le volanti del 113. Gli agenti della Polizia di Stato hanno acquisito le immagini registrate da alcune telecamere per cercare di risalire ai responsabili del furto.

Schermata 2016-06-10 alle 17.23.50L’ultimo segnale tracciato dall’allarme satellitare dell’antifurto di una delle macchine rubate ha consentito agli Agenti della Sezione Volante, di rivolgere le proprie ricerche in direzione del Quartiere Paolo VI.

Infatti solo così, cioè grazie all’elettronica ed al rilevamento via Gps degli antifurti,  gli uomini della Questura di Taranto sono  riuscite a recuperare tre delle quattro auto rubate nella precedente notte

Una ”LanciaY” è stata ritrovata in piazza Pertini, mentre le altre due, una Ford Focus ed una Fiat Punto Evo  sono state ritrovate in piazza Vittorio regolarmente parcheggiate e chiuse a chiave.  Le autovetture, dopo i rilievi ed accertamenti di rito sono così state riconsegnate ai legittimi proprietari. Continuano  le indagini sia per risalire agli autori del furto sia e ritrovare la quarta macchina, una Suzuki Swift color oro che era priva di satellitare. Dalla Fiat 500 (modello storico) nessuna traccia….

Schermata 2016-06-10 alle 17.25.46

Schermata 2016-06-10 alle 17.36.31La Questura di Taranto nelle ultime ore, brancolando nel buio, si è affidata ai social network per cercare di rintracciare l’auto rubata, chiedendo ai naviganti su Internet di segnalarla in caso di avvistamento e di condividere sui socialnetwork il loro appello. Come se fosse un minore scappato o rapito, o un pericolo evaso fuggito dal carcere. Ecco cari lettori, come funziona…. e lavora la Polizia di Stato a Taranto, città ormai di frontiera, ma che per qualcuno … sarebbe “la città più sicura di Puglia“.




Numerosi i soccorsi degli Agenti della Polizia di Stato agli automobilisti bloccati nelle strade di Taranto sommerse dall’acqua.

Schermata 2015-10-18 alle 01.54.06Venerdì  è stata una giornata di eccezionale lavoro per tutti i poliziotti della Questura di Taranto. Anche gli operatori del Sala Operativa sono stati impegnati sia nella gestione delle numerosissime richieste d’intervento, con il costante colloquio con i tanti utenti, soprattutto anziani, spaventati oltremodo dall’inconsuete precipitazioni sia con il coordinamento dei tanti equipaggi presenti sul territorio.I poliziotti della Volante anche loro in prima linea impegnati nell’emergenza hanno prestato ausilio e soccorso numerosi automobilisti intrappolati nelle proprie auto.

Schermata 2015-10-16 alle 15.07.17Già intorno alle 9.00 il primo intervento, che ha permesso di salvare una signora cardiopatica, residente nella provincia Jonica, giunta in città per delle visite mediche. La donna era rimasta intrappolata nella sua autovettura nel sottopassaggio di Viale Magna Grecia. la situazione critica non sfuggiva ad un equipaggio delle Volanti che si trovava nella zona. E così mentre uno dei poliziotti soccorreva il marito della donna che era riuscito ad uscire dalla macchina, l’altro si precipitava nel sottopasso e traeva in salvo la signora prendendola in braccio e conducendola sul bordo della carreggiata. Dopo pochi minuti la coppia di anziani veniva assisiti dai sanitari del 118 nel frattempo arrivati sul posto.

Poco distante, in Viale Virgilio, un altro equipaggio della sezione Volanti accorreva in soccorso di un anziano signore di 80 anni fermo al centro della carreggiata all’interno di una piccola utilitaria sommersa da quasi 80 cm. d’acqua. Gli agenti riuscivano a spingere a mano l’auto per alcune centinaia di metri fino una vicina stazione di servizio dove provvedevano a mettere in sicurezza l’auto e l’anziano conducente.

Schermata 2015-10-16 alle 15.10.08Intorno all’una ,un altro intervento degli agenti ha scongiurato il peggio. In via Gorizia i poliziotti accorrevano in soccorso di una donna poliomielitica e con gravi insufficienze respiratorie, che aveva chiesto ausilio alla Sala Operativa 113 in quanto i macchinari utilizzati per la respirazione assistita poggiati sul pavimento, iniziavano a non funzionare bene causa l’ingente quantità d’acqua entrata nell’appartamento. Anche in questo caso gli Agenti riuscivano a ripristinare la situazione mettendo in sicurezza la donna ed i macchinari medici e provvedendo a raccogliere l’acqua entrata nella casa.

Al Quartiere Tamburi gli Agenti delle Volanti sono stati impegnati in altre operazioni di salvataggio. Una intera famiglia, con due bambini, è stata tratta in salvo da due poliziotti che ,visto l’alto livello dell’acqua raggiunto e la conseguente impossibilità di aprire le portiere dell’auto, come unica soluzione hanno spinto l’auto fin dove il livello dell’acqua ha permesso agli occupanti di uscire e mettersi in salvo.

Questa è la “vera” Polizia di Stato, accanto ai cittadini a cui tutti quanti dobbiamo dire “grazie” !




Evade dai domiciliari e rapina un supermercato. Arrestato dalla Polizia

Nella tarda mattinata di oggi gli Agenti della Polizia di Stato hanno tratto in arresto per evasione e rapina impropria, il pregiudicato tarantino  Antonio D’Ippolito di 31anni. Gli agenti della volante intorno alle ore 13.00 si sono recati presso un supermercato di Viale Magna Grecia , dove era stata segnalata una rapina. Sul posto i poliziotti notavano immediatamente il D’Ippolito,  a loro già conosciuto per specifici precedenti, che era stato bloccato dai responsabili dell’esercizio commerciale, i quali raccontavano che avevano notato il pregiudicato prelevare dagli scaffali alcuni tranci di formaggio sottovuoto, ed occultarli all’interno di una borsa nera dopo aver staccato l’etichette relative al prezzo. L’uomo giunto alla barriera delle casse cercava di pagare altra merce con il suo bancomat e visto che la transazione non andava a buon fine con la scusa di prendere del contante dalla sua autovettura usciva dal supermercato.

polizia-volante-Quest’ultimo veniva però bloccato dai responsabili della struttura che avevano seguito tutti i suoi movimenti. Il D’Ippolito per tutta risposta li aggrediva fisicamente con calci e pugni cercando di fuggire. Nonostante la sua violenta reazione il 31enne veniva bloccato in attesa dell’arrivo delle volanti della Polizia di Stato. Gli Agenti dopo aver raccolto tutte le testimonianze, conducevano il D’Ippolito negli Uffici della Questura dove accertavano che lo stesso era sottoposto al regime degli arresti domiciliari, per lo stesso reato commesso in un supermercato di via Sibari lo scorso 8 maggio, nel quale aveva cercato di rubare altri pezzi di formaggio per un valore di 90 euro. Pertanto dopo quanto accertato il D’Ippolito veniva tratto in arresto.




La Polizia salva un’anziana e tutto il Palazzo da una possibile esplosione del gas

Verso le 22 di ieri sera, gli Agenti della Sezione Volanti della Questura di Taranto si sono recati nei pressi di uno stabile di via Mannarini, al Quartiere Tamburi dove era stata segnalato un forte odore di gas proveniente da un appartamento sito al primo piano, abitato da una anziana donna che vive da sola. Dato il forte odore di gas, gli agenti hanno  immediatamente fatto sgomberare l’ intero edificio, prestando anche la massima attenzione a che nessuno dei presenti potesse accendere qualsiasi interruttore che avrebbe potuto provocare una scintilla.

CdG 118_TarantojpgIn attesa dell’arrivo dei Vigili del Fuoco gli agenti ispezionavano l’esterno della casa nel tentativo di trovare un possibile varco d’ingresso, e quindi, individuato la camera da letto dove la signora, assolutamente ignara di quanto stesse accadendo stava riposando, gli agenti del 113 affiancati dai Vigili del Fuoco hanno dovuto rompere il vetro della finestra per potervi entrare. I poliziotti con grande prontezza di riflessi notavano che l’anziana signora svegliatasi dal rumore, stava per alzarsi dal letto ,  e quindi per evitare che la stessa potesse accendere la lampada posta sul comodino, con le immaginabili conseguenze e rischi di esplosione, si catapultavano dentro la stanza immobilizzandola.

Nonostante l’aria resa irrespirabile dal gas che fuoriusciva dalla cucina , gli agenti riuscivano a portare in alvo l’anziana la donna mentre i Vigili del Fuoco si preoccupavano  di chiudere immediatamente la valvola principale del contatore del gas.

Dopo aver affidato l’anziana signora alle cure dei sanitari del 118, i poliziotti sono tornati nell’appartamento per aprire tutte le finestre al fine di far arieggiare gli ambienti e scoprivano che i due fornelli della cucina, posta all’interno di una veranda, erano stati inavvertitamente lasciati aperti dalla donna che  era poi andata a dormire. Quest’ultima, per fortuna in buono stato di salute, accompagnata anche dai familiari giunti nel frattempo presso lo stabile, veniva trasportata  in ospedale per i necessari accertamenti.  E quindi ripristinata la necessaria sicurezza all’interno dello stabile, che avrebbe potuto rischiare di esplodere, è stato permesso a tutti gli inquilini di far rientro nelle proprie abitazioni.




Scovato nella facoltà di economia uno zaino con dentro una pistola

Nella tarda mattinata di oggi, gli Agenti della Sezione Falchi della Squadra Mobile, a seguito di segnalazione giunta sulla linea “113”, sono intervenuti presso un locale della Facoltà di Economia, sita in via Lago Maggiore, ove era stata notata la presenza di uno zaino sospetto.

Giunti all’interno della stanza segnalata gli Agenti hanno trovato lo zaino oggetto della segnalazione al cui interno hanno rinvenuto una pistola cal.38, modello Cobra, con due cartucce dello stesso calibro, nonché un bossolo per pistola cal.32. Quanto rinvenuto è stato sottoposto a sequestro. Sono in corso indagini per fare luce sull’episodio.




Bimbo nasce in auto. Ad aiutare la mamma due “angeli” poliziotti

E un’iniezione di amore la storia di cuore che arriva finalmente da Taranto, dove un bimbo di nome Giuseppe è nato da poche ore grazie a due angeli custodi  in divisa. Sono i poliziotti che hanno aiutato la mamma a partorirlo nel cuore della notte  in auto, perchè  il bambino non voleva aspettare di arrivare in ospedale per venire al mondo.  La mamma quarantenne è stata quindi costretta ad un parto super rapido in macchina, con due angeli-agenti della Squadra Volante di Taranto che l’aiutavano, facendole da ostetrici. Poliziotti che sono stati eccezionali, provvidenziali, per freddezza ma soprattutto per il proprio gran cuore. Sono state le loro divise a dare il benvenuto al mondo a quel bimbo appena nato che strillava come un matto,sul sedile posteriore della macchina di papà.

CdG polizia-notteIl tutto è avvenuto fra le due della notte tra sabato e domenica, in viale Unità d’Italia a Taranto.  Una notte cominciata come tante, per i due assistenti capo della Polizia di Stato che erano in servizio di pattugliamento in città, tra il gracchiare della radio di bordo ed i soliti interventi , ma destinata a rimanere indimenticabile nel loro cuore. La pattuglia del 113 stava percorrendo passo d’uomo viale Unità d’Italia, quando ha incrociato una vettura che gli ha  subito lampeggiato con i fari. I poliziotti si sono fermati ed hanno immediatamente compreso subito che c’era alcun secondo da perdere.

il papà con il tono stravolto dall’emozione ha detto tutto al volo “Vi prego accompagnateci in ospedale, mia moglie sta partorendo” . I poliziotti sono saltati sulla loro Volante ed hanno aperto la strada a sirene spiegate per fare strada, ma hanno potuto percorrere pochi chilometri, perché il papà da dietro ha ricominciato a lampeggiare insistentemente con gli abbaglianti. Nuovo stop della pattuglia e  questa volta “vitale”. “Mia moglie sta già partorendo non ce la fa.”  ha detto il marito l’uomo. Ed ai poliziotti è bastato un secondo per intuire che aveva assolutamente ragione. I due poliziotti hanno quindi chiesto immediatamente l’intervento del 118, ma L’ambulanza non è riuscita ad arrivare in tempo,  e quindi i due agenti hanno capito che toccava proprio a loro fare da ostetrici, ed i due agenti non si sono tirati indietro. Indossato i guanti di lattice in dotazione alle pattuglie della Volante, si sono messi accanto alla neo-mamma, che urlava dal dolore.

Il bimbo, era già pronto per venire alla luce e sul sedile macchina del suo papà aveva già tirato fuori la propria testolina, guardando con i propri occhi le luci della notte di una Taranto che dormiva inconsapevole del lieto evento. Il parto è avvenuto in pochi minuti e Giuseppe è nato tra le braccia dei suoi due angeli in divisa che lo hanno accolto al mondo, avvolgendolo subito con una copertina, che il papà del bimbo aveva con se dal bagaglio che la moglie aveva preparato per il lieto evento, che immaginavano entrambi ben diverso da come è avvenuto

Il piccolo è stato messo fra le braccia della mamma e si è immediatamente tranquillizzato smettendola di strillare così come la donna che aveva appena partorita, che dopo il dolore forte ed improvviso è riuscita anche a sorridere. Nel frattempo sono arrivati sul posto i medici del 118 che ha provveduto a tagliare il cordone ombelicale in ambulanza, e l’ambulanza è ripartita subito di corsa verso l’ospedale Santissima Annunziata, dove la mamma ed il bimbo sono stati subito visitati.

In ospedale sono arrivati anche i due agenti che hanno incontrato ed abbracciato il papà del bimbo,  il quale per forte emozione vissuta non riusciva neanche a trovare le parole per ringraziarli. E, poco dopo, hanno rivisto quel bimbo che hanno aiutato nascere in auto, e sono tornati in servizio con la propria Volante in una notte di lavoro nelle strade di Taranto che non dimenticheranno mai




Rave Party: denunciati gli organizzatori ed identificate 500 persone

La sera del 18 agosto  si è svolto in zona campestre dall’interno di una gravina della zona nord di Taranto, denominata località Casabianca/Giranda, adiacente a  via del Tratturello nel  quatiere paolo VI, )un  “Rave Party” che ha richiesto non pochi sforzi agli uomini della Polizia di Stato ed in particolar modo agli Agenti della DIGOS, i quali durante  hanno effettuato una capillare ed efficace attività di prevenzione su tutto il perimetro esterno della zona interessata del raduno , soprattutto per garantire un immediato intervento per qualsivoglia intervento di soccorso.

La location prescelta  infatti, oltre ad essere impervio ed attraversato dall’acquedotto, è anche alberato e quindi a forte pericolo di incendio, con grave rischi  per l’incolumità dei partecipanti, in quanto difficilmente raggiungibile dai mezzi di soccorso.

Gli stessi agenti della Polizia di Stato i, al termine di una paziente azione di monitoraggio sono riusciti ad identificare circa 500 giovani partecipanti, tra i quali gli organizzatori, nei cui confronti saranno accertate le responsabilità penali in ordine ai reati di invasione di terreni, danneggiamento e quant’altro e quindi sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria competente.

L’ opera svolta dagli investigatori della DIGOS si è rivelata fondamentale a seguito di una richiesta di aiuto da parte dei genitori di una giovane ragazza di nazionalità etiope, preoccupati perché la stessa da alcuni giorni non dava notizie di se ed irraggiungibile al cellulare. La richiesta, giunta alla sala operativa “113” della Questura di Taranto, è stata subito diramata agi agenti operanti, che, pur in presenza delle notevoli difficoltà rappresentate dal vasto numero di partecipanti intenti ad ascoltare l’assordante musica techno, sono riusciti ad individuare la giovane ragazza, ponendola in contatto con i genitori.

Gli stessi genitori ieri, con apposita lettera, hanno espresso al Questore di Taranto, e per il suo tramite agli uomini della DIGOS, il loro vivo compiacimento per l’assistenza loro prestata e per la tempestività dell’intervento.