Sigilli a beni al manager Di Paola. La società pubblica Aeroporti di Puglia avrebbe pagato la vigilanza della sua casa

Sigilli a beni al manager Di Paola. La società pubblica Aeroporti di Puglia avrebbe pagato la vigilanza della sua casa

Secondo la Procura “Di Paola segnalava minacce delle quali non c’era alcuna evidenza formale”

Schermata 2016-04-16 alle 12.48.12La società Aeroporti di Puglia ha speso 576 mila euro in otto anni (dal 2006 al 2013) per pagare la vigilanza privata all’abitazione dell’allora amministratore unico della società, Domenico Di Paola, nonostante – secondo la Procura di Bari –  non vi fosse “alcuna evidenza formale” di minacce ai danni del manager. Ha preteso un servizio di portierato e guardiania vicino alla sua abitazione, segnalando minacce “delle quali — scrive il pm Antonino Luponon vi è alcuna evidenza formale”, incarico, come hanno accertato gli uomini della Guardia di Finanza, è avvenuto peraltro senza che il consiglio di amministrazione venisse informato.

Secondo il pm Lupo, l’ ormai ex-amministratore di Aeroporti di Puglia avrebbe indotto in errore il management della società, creando i presupposti per l’attivazione di un servizio di portierato e guardiania alla sua abitazione nel centro cittadino. Ai suoi stretti collaboratori Di Paola avrebbe fatto credere che la protezione era necessaria anche per la delicatezza del suo ruolo.

Schermata 2016-04-16 alle 12.59.05

Per queste accuse il gip barese Sergio Di Paola, accogliendo la richiesta dell’accusa, ha disposto alla Guardia di Finanza di Bari di procedere al sequestro conservativo di quasi 253mila euro (il danno causato dalla truffa) sui conti di Di Paola e di Patrizio Summa, direttore amministrativo di Aeroporti di Puglia, che  consentì non solo l’ affidamento dell’incarico alla Isi Security Management e cioè all’agenzia amministrata da Giuseppe Italiano che con Aeroporti di Puglia aveva un contratto di consulenza., ma ha firmato anche i mandati di pagamento senza disporre un’indagine di mercato o una procedura per verificare l’esistenza di una offerta più vantaggiosa, e con un artificio contabile, ha consentito l’inserimento di questa spesa in un capitolo diverso, che avrebbe consentito di far passare inosservata la spesa. L’accusa ipotizzata, che chiaramente Di Paola respinge, è di truffa.

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