Perquisizioni in casa Lega per il riciclaggio dei 49 milioni scomparsi

Perquisizioni in casa Lega per il riciclaggio dei 49 milioni scomparsi

L’ordine di perquisizione è arrivata dalla Procura della repubblica di Genova, che è titolare del fascicolo d’indagine più pericoloso, e cioè quello sull’ipotesi di riciclaggio di parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali.

ROMA   Anche la nuova Lega di Matteo Salvini non prende pace. Dopo la notizia dell’indagine sul finanziamento illecito in corso a Bergamo pubblicata dal quotidiano La Stampa , c’è un’altro rischio che potrebbe causare non pochi problemi e tensioni al vicepremier-ministro dell’Interno. Secondo quanto pubblicato al settimanale L’ Espresso, la Guardia di Finanza coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dall’aggiunto Paola Calleri della Procura di Genova ,ha effettuato una serie di perquisizioni a Bergamo presso lo studio di due commercialisti di fiducia del partito di Salvini. L’ordine di perquisizione è arrivata dalla Procura della repubblica di Genova, che è titolare del fascicolo d’indagine più pericoloso, e cioè quello sull’ipotesi di riciclaggio di parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali.

Rispetto al filone sui presunti fondi riciclati, alcune settimane fa la Corte d’Appello di Genova aveva confermato la condanna per truffa allo Stato diUmberto Bossi e Francesco Belsito, compresa la confisca dei 49 milioni per quei rimborsi non dovuti dal 2008 al 2010. Nel settembre scorso il tesoriere leghista Giulio Centemero e la Procura di Genova avevano raggiunto un accordo per spalmare il debito con rate da 100 mila euro ogni due mesi. I rimborsi avvengono con i versamenti dei parlamentari su un conto ad hoc.

Quasi 50 milioni oggetto di sequestro dopo la condanna in appello di Umberto Bossi e Francesco Belsito, l’ex tesoriere del Carroccio, colpevoli di truffa ai danni dello Stato. L’operazione in corso coordinata dai magistrati della procura ligure è stata concordata con i colleghi della procura di Bergamo, che a loro volta indagano sul finanziamento illecito all’associazione culturale leghista che sarebbe stata utilizzata (secondo un’ipotesi investigativa) come schermo per incamerare donazioni senza farle passare dai conti correnti bancari del partito, finiti nel radar dei giudici per il sequestro milionario.

 

Lo studio in via Maj, a Bergamo, dei commercialisti Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni

“Il fascicolo è attualmente a carico di ignoti”, ha precisato il procuratore capo di Bergamo Walter Mapelli. Resta il fatto che anche la procura di Bergamo si sta occupando dei conti della Lega: l’ipotesi sulla quale lavorano gli inquirenti è “finanziamento illecito“. L’attenzione è rivolta a un finanziamento di 250 mila euro finito nelle casse dell’associazione, usata – secondo l’ipotesi degli inquirenti – come schermo per incamerare donazioni senza farle passare dai conti del partito finiti nel radar dei giudici. Il filone principale dell’inchiesta resta quello in mano alla procura di Genova, che da gennaio indaga per riciclaggio. Nel capoluogo ligure è stata infatti condannata la vecchia guardia del Carroccio, tra cui l’ex leader Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito, ed è stata disposta l’ormai famosa confisca dei 49 milioni ‘rateizzabili’.

Le perquisizioni odierne compiute dalle Fiamme Gialle si inseriscono proprio nello sviluppo di quest’ultima inchiesta coordinata dai magistrati e dalla Guarda di Finanza di Genova. Questa mattina gli investigatori della finanza  si sono presentati in  via Angelo Maj 24, a Bergamo, per sequestrare i documenti della Dea Consulting, lo studio dei commercialisti Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni. due consulenti fiduciari del partito, che ricoprono anche  incarichi in società della Lega e ruoli di controllo nei gruppi parlamentari del Carroccio.

Nel 2015 Insieme all’attuale tesoriere della Lega Centemero, con i commercialisti Di Rubba e Manzoni hanno costituito  l’associazione Più Voci, cioè proprio quella al centro dell’ipotesi di finanziamento illecito secondo due procure, quella di Bergamo e di Roma. Nella Capitale il tesoriere della Lega per Salvini nel 2015  è stato indagato per i soldi ricevuti dalla Più Voci tra il 2015 e il 2016 dal costruttore romano Luca Parnasi (250 mila euro) e da Esselunga (40 mila euro).

 

 

Anche i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano si sono attivati recandosi a loro volta ieri  presso la sede della Sevenbit srl, in via Cappuccini 2, a Milano, dove però si sono trovati di fronte un portinaio cingalese annoiato, ed hanno constatato la sede fantasma della società al centro dell’inchiesta della procura di Genova.

Una vicenda giudiziaria esplosa grazie all’ inchiesta giornalistica nell’aprile 2018 del settimanale L’ ESPRESSO L’associazione Più Voci ha la propria sede in via Angelo Maj, domiciliata presso lo studio Dea Consulting oggi interamente intestato a Di Rubba al quale il socio Manzoni ha ceduto tutte le quote poco dopo l’  inchiesta giornalistica ). È in quesa sede che le Fiamme Gialle si sono recate per reperire materiale utile che possa aiutarli nel prosieguo dell’indagine sul riciclaggio.

I legami fra l’ associazioni Più Voci e l’ex “andreottiano” Antonio Maria Rinaldi passato alla “corte” del governo gialloverde

Dallo stesso studio fiscale prendono vita le strutture societarie che via Svizzera portano in Lussemburgo : sette aziende italiane controllate da una holding  la Ivad Sarl,che fa capo a una società fiduciaria del Granducato . Praticamente impossibile accertare il reale proprietario delle sette aziende italiane domiciliate presso lo studio dei commercialisti di “fiducia” della Lega. E forse il “blitz” della Guardia di Finanza potrebbe rivelarsi utile per cercare di capire tanti misteri nascosti. Le fiamme gialle hanno fatto tappa anche in alcune località della provincia bergamasca. Di sicuro a Boltiere e Clusone, ma anche in altri domicili legati alle numerose società che orbitano attorno all’inchiesta.

L’interesse degli investigatori genovesi si sta concentrando non solo su via Angelo Maj anche nei confronti di un manager bergamasco  Angelo Lazzari, di stanza in Lussemburgo. E’ lui  l’uomo che ha fondato anni fa  la Ivad, la cui quota di controllo è stata successivamente ceduta alla Prima fiduciaria Spa e quindi “schermata”. Tutte notizie queste che il settimanale L’Espresso aveva pubblicato in due servizi di copertina usciti tra aprile e giugno 2018. Articoli ed informazioni che evidentemente hanno attirato l’attenzione dei magistrati delle procure di  Roma, Bergamo e Genova.

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