Perquisizioni da parte della Guardia di Finanza al ministero della Difesa, Rfi, Terna e Polo Strategico Nazionale nell’ambito di una indagine condotta dai dei magistrati Giuseppe Cascini (procuratore aggiunto) , Giuseppe De Falco, Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Gallo della Procura di Roma, è conseguente a quella su Sogei, per la qualesi ipotizzano i reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio oltre alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite. L ‘ indagine, coordinata dal pubblico ministero Lorenzo Del Giudice, verte su presunte irregolarità negli appalti informatici. Complessivamente 26 gli indagati. Fra le persone perquisite anche generali della Difesa, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori.
Sono una quindicina gli indagati nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma che ha delegato le perquisizioni al Nucleo di polizia economico e finanziaria della Guardia di Finanza. Un’operazione scattata in seguito alle indagini,su Sogei e sugli appalti informatici che vede fra gli indagati l’ufficiale della Marina Militare, Antonio Angelo Masala. il quale avrebbe manipolato la gara d’appalto diretta a stabilire il contenuto del catalogo dei servizi del Polo Strategico Nazionale e asservito “la propria funzione agli interessi della società Innovery spa” in vari modi. Ma indagata anche la moglie, Valentina Patrignani ,che avrebbe ricevuto (in concorso con altri) somme di denaro per altra gara manipolata. Un ruolo a sé avrebbe poi giocato Antonio Spalletta, ritenuto dagli investigatori, uomo chiave nell'”addomesticamento” dei vertici dei vari enti pubblici titolari delle gare d’appalto.

Tra gli indagati compare il manager Riccardo Barrile dirigente di Rfi (Gruppo Ferrovie dello Stato) che avrebbe condiviso con un imprenditore “la bozza del capitolato tecnico di gara in data antecedente alla pubblicazione della stessa, allo scopo di consentire a Dattola stesso (Francesco Dattola, imprenditore, ndr) di apportare ulteriori modifiche al fine di renderlo adatto alle esigenze e capacità tecniche della società di Dattola”. “Tu devi capire una cosa, che noi senza Dattola in Tim non siamo niente“, diceva un manager della statunitense Red Hat impegnata nel garantirsi appalti informatici con la pubblica amministrazione.
Tra gli obiettivi ci sarebbe stato quello di ottenere gli appalti sui “sensori per il rilevamento di scariche elettriche atmosferiche“. Vi sarebbe sempre Dattola dietro la gara d’appalto della rete ferroviaria “ad evidenza pubblica”. Secondo le ricostruzioni investigative l’imprenditore sarebbe stato in grado di orientare la gara suggerendo e ottenendo “modifiche e integrazione alla bozza” e potendo disporre “di un’informazione riservata e privilegiata inerente la tipologia di prodotto richiesto nel bando”. Dattola, in cerca di liquidità, viene soccorso dall’amico Stefano Tronelli specializzato in compravendite. Assieme rivendono orologi Rolex “a terzi soggetti sul mercato parallelo del lusso”, con profitti che ammonterebbero a 590 mila euro.
Sotto inchiesta sono finiti, inoltre, il generale Francesco Modesto, il collega Antonio Lanzillotti, il colonnello Fabio Cesare più una serie di imprenditori fra i quali lo stesso Dattola della Nsr srl e Stefano Tronelli amministratore della Tron Group Holding srl. che è accusato di riciclaggio di somme provenienti da alcuni illeciti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori uno degli indagati, Pier Francesco Coppola, ai vertici dell’Aeronautica Militare, avrebbe conseguito ll grado di generale grazie ai buoni uffici di Spalletta e di “un importante esponente politico e rappresentante istituzionale“.

Secondo indicrezioni circolanti “l’importante esponente politico e rappresentante istituzionale“. sarebbe l’onorevole Giorgio Mulè (esponente di Forza Italia) . Il deputato Mulè, che è bene precisare, non risulta indagato, ha replicato immediatamente: “Il ruolo che ho svolto da Sottosegretario alla Difesa e quello attuale in Commissione Difesa mi ha portato e mi porta a fare un numero imprecisato di segnalazioni per trasferimenti o promozioni. Lo pretende il mio ruolo, sempre rispettando regole e procedure. Aver fatto uscire il mio nome che non compare negli atti di perquisizione e sequestro, non essendo ovviamente indagato ne’ mai coinvolto rappresenta uno sfregio del quale la Procura di Roma, che si è dimostrata incapace di tutelare un cittadino estraneo all’indagine, sarà chiamata a dare giustificazioni. Ovviamente è del tutto casuale che ciò sia avvenuto subito dopo il referendum che mi ha visto fieramente opposto al capo di quella Procura protagonista dell’inchiesta“.
Nell’ambito del filone principale di indagine, l’ex dg di Sogei, Paolino Iorio, arrestato nell’ottobre 2024 per corruzione impropria mentre intascava una tangente da 15mila euro da un imprenditore, ha patteggiato una pena tre anni. A casa dell’ex dg, tornato poi in libertà, erano stati trovati oltre centomila euro, denaro poi sequestrato dalla Guardia di Finanza.





