“Operazione Tabula Rasa”. La Finanza arresta 11 persone a Taranto per associazione mafiosa

“Operazione Tabula Rasa”. La Finanza arresta 11 persone a Taranto per associazione mafiosa

Arresti operati dalla Guardia di FInanza per associazione mafiosa, traffico di droga, e scambio di voto politico-mafioso L’operazione appena conclusa testimonia come la Finanza nonostante l’attuale contesto emergenziale, continui a dedicare la massima attenzione al contrasto delle organizzazioni criminali, anche di matrice mafiosa, a tutela dell’ economia legale della provincia tarantina. Tutti i politici ed i dirigenti comunali coinvolti e collusi con la mafia tarantina. ALL’INTERNO LA 1a PUNTATA CON GLI ATTI DEL BLITZ DELLE FIAMME GIALLE – AGGIORNAMENTI

ROMA – Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Taranto guidate dal Tenente Colonnello Marco Antonucci , a conclusione di indagini di polizia giudiziaria coordinate dal pm Milto De Nozza  Procura della Repubblica di Lecce – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito nella mattinata un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone indagate, di cui 8 sono state tradotte in carcere, ed 1 posto agli arresti domiciliari, e 2 con obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

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la 1a parte dell’ordinanza cautelare

Il provvedimento, emesso dal G.I.P. dr. Edoardo D’Ambrosio del Tribunale di Lecce, rappresenta l’epilogo dell’operazione “Tabula Rasa” che ha consentito di sgominare un sodalizio criminale di stampo mafioso, operante nella provincia jonica, dedito al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, al contrabbando di sigarette estere, attività perpetrate anche attraverso la detenzione illecita di armi e munizioni.

Gli arresti sono stati eseguiti a Taranto, principalmente nei quartieri Tamburi e Tramontone. Nel corso delle indagini è stata accertato che due fratelli tarantini, Antonio e Cataldo Sambito rispettivamente di 49 e 51 anni anni,  (difesi dall’ avv. Salvatore Maggio del foro di Taranto) già appartenenti allo storico sodalizio criminale pugliese di stampo mafioso denominato “Sacra Corona Unita”, hanno proseguito negli ultimi anni l’azione delittuosa nell’area tarantina unitamente ad altri sodali, avvalendosi di una nuova forma di intimidazione, non più predatoria e violenta, ma silente e simbiotica rispetto al contesto sociale di riferimento.

Oltre ai fratelli Sambito, sono stati arrestati i pregiudicati Claudio Pugliese. 48 anni, ed Angelo Lupoli, (ai quali viene contestato il reato associativo 416-bis.), Giuseppe Gentile di 42 anni,  Giovanni Giuliani di 53 anni, Luca Guarino di 44 anni, Emanuele Raffo di 44 anni, Domenico Salamina di 31 anni. Agli arresti domiciliari Cosimo Simonetti.

L’associazione mafiosa aveva dimostrato di saper imporre la propria presenza anche nei confronti di esponenti di altri clan storici del capoluogo ottenendone il riconoscimento, anche in maniera violenta, nei casi in cui alcuni comportamenti erano stati valutati come irrispettosi . L’attività investigativa svolta dalla Fiamme Gialle ha consentito poi di svelare come la compagine criminale, capeggiata dai due fratelli Sambito, grazie alla loro incontrastata egemonia malavitosa esercitata nel quartiere Tamburi di Taranto, esercitasse un significativo controllo sulle attività lecite del territorio jonico preservando così l’egemonia dell’associazione mafiosa di origine.

In tale direzione è stato infatti accertato, in un caso, che la compagine criminale aveva imposto alla società di produzione cinematografica “Fandango” del produttore Domenico Procacci di origini pugliesi, in occasione delle riprese del film “Il grande spirito” di Sergio Rubini,  che aveva effettuato per alcune settimane le riprese di un film a Taranto – la guardiania dei mezzi e delle attrezzature utilizzate a cura dei propri sodali malavitosi . Al gruppo malavitoso era stato affidato, inoltre, il compito di controllare le aree comunali ove effettuare le riprese, individuare le aree di parcheggio, interloquire con gli abitanti dei condomini interessati dalle esigenze di scena pattuendo i compensi da erogare a titolo di ristoro per evitare contrattempi per la produzione.

Domenico Procacci, fondatore della Fandango si difende: “Di tutto questo noi non sapevamo nulla. Abbiamo sempre rispettato e chiesto che le regole si rispettassero. Non abbiamo pagato nulla sotto banco tanto che quelle persone erano state assunte per cifre basse tra l’altro. C’erano state indicate, uno lavorava come netturbino, non sapevamo che fossero alla criminalità“.

nella foto il Gip del tribunale di Lecce dr. Edoardo D’Ambrosio

Il Gip nella sua ordinanza scrive che:   “La casa di produzione e tutto il personale ad essa collegata sono state, di fatto, sottomesse alla gestione del clan Sambito, ovviamente per quanto attiene la dei rapporti con la locale società, per mezzo dell’opera prestata da Pugliese che di esso ne rappresenta il  sul territorio”.  Il pregiudicato Claudio Pugliese non si preoccupava minimamente per il timori dei responsabili della produzione cinematografica: “Vabbè non ti preoccupare di chiedere o non chiedere!! Andiamo e le giriamo, capito? Non c’è problema là”.

Secondo il Gip dr. Edoardo D’Ambrosio è evidente come “il gruppo Sambito si sia sostituito alle Amministrazioni statali nella gestione di attività ad esse istituzionalmente demandate e la cui surrogazione costituisce certamente un atto di abuso ma allo stesso tempo un’affermazione di  potere soprattutto agli occhi della popolazione residente che così ne può riconoscere l’autorevolezza”. Il clan aveva a disposizione a suo piacimento abitazioni private facendo leva “sull’ampia disponibilità del territorio su cui esercitano la propria forza”.

A fronte di tali servigi il clan riceveva compensi in danaro nonché il controllo monopolistico del reclutamento delle comparse, cosa che sortiva l’effetto di accrescere il prestigio e la fama del sodalizio sul territorio tarantino. In un’altra occasione, nel 2017, invece è stato acclarato il procacciamento di voti in occasione delle consultazioni elettorali indette per le elezioni comunali del capoluogo jonico a sostegno dell’ex-consigliere comunale Filippo Illiano (vicino al gruppo politico che faceva capo all’ ex-presidente della Provincia Martino Tamburrano) che risulta iscritto nel registro degli indagati.

Il clan mafioso tarantino, Sambito alle ultime elezioni amministrative 2017 si era notoriamente “speso” ed attivato anche per sostenere le liste del consigliere comunale Pietro Bitetti, che si era candidato inutilmente a Sindaco di Taranto, dopo alle precedenti elezioni regionali del 2015 i mafiosi arrestati avevano appoggiato l’attuale assessore comunale di Taranto Gianni Cataldino (esponente del gruppo Bitetti)

nella foto Bitetti e Melucci con alle spalle il giornalista Mimmo Mazza e la “staffista” Doriana Imbimbo, recentemente entrata nell’ Assostampa di Puglia

Ma il clan mafioso spaziava ad ampio raggio ed alle successive elezioni Politiche del 2018 aveva deciso di sostenere elettoralmente due candidate di Forza Italia: la dipendente del Gruppo CISA di Massafra, Stefania Fornaro candidatasi alla Camera, e Maria Francavilla la moglie di Martino Tamburrano, ex presidente della Provincia di Taranto. Entrambe le candidate, che potevano contare sul sostegno economico del patron della CISA, Tonino Albanese, nonostante un ampio consenso in numero di voti ricevuti dalle famiglie mafiose nel quartiere Paolo VI, non riuscirono ad essere elette.

Maria Francavilla moglie di Martino Tamburrano

La forza dell’associazione ha trovato evidenza anche nel vedere il capo indiscusso assunto all’ AMIU società municipalizzata del Comune di Taranto nonostante i rilevantissimi precedenti penali, ricoprendo, di fatto, mansioni superiori a quelle spettanti in modo da poter ottenere, in soli 10 anni, una progressione dal I al VI livello, assumendo potere anche nei confronti delle società private di cui condizionava le scelte in forza dell’incarico ricoperto, oltre che della riconosciuta pericolosità criminale.

il sindaco di Taranto Melucci, azionista unico di controllo dell’ AMIU
(ora ribattezzata Kyma Ambiente)

Numerosi sono stati i reati contestati al sodalizio criminale. In particolare, hanno gestito la movimentazione di sostanze stupefacenti del tipo “cocaina” ed “hashish“, maturando dei crediti che, in taluni casi, venivano riscossi anche mediante l’uso delle armi e della forza. Con riferimento a tale traffico illecito, nel corso dell’indagine sono stati effettuati numerosi sequestri, soprattutto nella fase della cessione in “panetti” a svariati clienti, alcuni dei quali tratti anche in arresto.

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto guidati dal comandante provinciale Col. Dell’ Anna, hanno effettuato poi consistenti sequestri di sigarette di contrabbando sia in un deposito gestito dal sodalizio, che a carico di taluni clienti ai quali gli stessi erano stati ceduti ; nel corso delle indagini è stata rinvenuta e sequestrata dalle Fiamme Gialle anche una pistola con matricola abrasa. Sono state infatti accertate la detenzione illegale di armi comuni da sparo, l’esplosione di colpi di arma da fuoco in luogo pubblico e la detenzione illecita di
munizionamento.

Stefania Fornaro, dipendente Gruppo CISA

E’ stato registrato anche un episodio di danneggiamento di linee ferroviarie finalizzato a screditare l’operato di una società di vigilanza che aveva ottenuto l’appalto sulla linea ferroviaria Martina Franca – Taranto a discapito della società in cui era impiegato un membro del clan.

Le attività investigative hanno portato alla segnalazione
complessiva all’Autorità Giudiziaria di 46 soggetti che risponderanno con diversi livelli di responsabilità di vari reati, in primis, nei casi più gravi, del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, finalizzata oltre che al traffico di sostanze stupefacenti ed al contrabbando di sigarette estere, anche alle estorsioni in danno di piccoli imprenditori locali e all’imposizione di servizi di guardiania.

Gli interrogatori di garanzia si svolgeranno in audio-video conferenza a partire dalle 9 di domani venerdì 5 giugno.

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