Il gip di Milano, Domenico Santoro, ha disposto la custodia cautelare in carcere per il poliziotto Carmelo Cinturrino, indagato per l’omicidio dello spacciatore Abderrahim Mansouri freddato con un colpo di pistola il 26 gennaio al boschetto Rogoredo. Il giudice ha convalidato il fermo ritenendo sussistente il pericolo di fuga contestato dalla procura di Milano nei confronti dell’assistente capo della polizia.
Le “specifiche modalità e circostanze dei fatti” e “la negativa personalità” di Carmelo Cinturrino “rendono evidente il concreto ed attuale pericolo che, ove non sottoposto a misura, l’indagato possa commettere ulteriori gravi reati della stessa specie di quello per cui si procede, ovvero con l’uso di armi o di altri mezzi di violenza personale, se non di criminalità organizzata”. sottolinea il gip Santoro, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Tra gli elementi contro Cinturrino, difeso dall’avvocato Piero Porciani, il giudice evidenzia il fatto che “ha esploso un colpo d’arma da fuoco nei confronti di un soggetto che, di fatto, si trovava in posizione di fuga e che non costituiva una effettiva fonte di pericolo o anche solo di minaccia” e di avere conseguito” dopo aver ordinato al suo collega di andare in commissariato a prendere la valigetta contenente la replica a salve di una pistola, “i mezzi necessari al fine di alterare la scena del delitto, onde simulare la sussistenza di un’ipotesi di legittima difesa”.

L’ammissione di Cinturrino
“Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto”. Con queste parole Carmelo Cinturrino ha ammesso la messinscena. Il pusher ucciso non ha mai preso in mano la presunta pistola (che poi si è scoperto essere solo una replica a salve di una Beretta 92) con la quale avrebbe minacciato gli agenti: al contrario, Mansouri non era neanche in possesso di un’arma arrivata sul luogo del delitto in un secondo momento. Sarebbe stato lo stesso assistente capo del commissariato di Mecenate a mandare un giovane collega a recuperare una borsa contenente la pistola, poi piazzata accanto al corpo del 28enne. Versione confermata anche dal poliziotto mandato a prendere la finta Beretta e da altri colleghi che, dopo aver inizialmente assecondato la prima versione di Cinturrino, hanno iniziato a raccontare quanto era realmente accorso.
Sono ancora in corso degli approfondimenti su un altro episodio . È l’aggressione al pusher ucraino V.P., con cui il poliziotto “spesso si sfogava. Era in carrozzina, ogni tanto stava su un materasso“. Ma l’ucraino raccontava balle. Ed a Cinturrino non andava giù. “Gli alzava le mani. È capitato anche che abbia usato il martello con lui. Gli chiedeva soldi e droga. E dato che mentiva, se la prendeva con lui. Martellate. Schiaffi“. In zona si dice di un successivo ricovero. Al momento non ci sono riscontri. Uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso ha confermato: “Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici”, ha detto riferendosi a Cinturrino che è stato descritto come un “violento poco raccomandabile”.
In questa sua «guerra» personale, fatta di comportamenti borderline, se va bene, ben oltre i limiti, a sentire le voci, Mansouri sembra avesse un ruolo speciale per Cinturrino. Gli era sfuggito già una volta. E “so che lui lo voleva prendere“, ha testimoniato un collega 28enne. “Molto spesso parlava di voler prendere Zack”. Di lui, il poliziotto 41enne sapeva tanto. Anche quando trovarlo. “L’orario lo sapeva: 17-17.30“. Come in quel 26 gennaio. “Mi ha chiamato per dirmi d’aver visto qualcuno che si stava avvicinando — ricostruisce il vice ispettore — e che s’era accorto che era Zack. Gli ho detto di lasciar stare. Voleva che andassimo lì, ma gli ho ribadito che avevamo già un arrestato, e di lasciarlo stare“. Alle 17.46, quando il corpo di Mansouri era già a terra agonizzante, “Luca” inviava al collega tre messaggini: “È arrivato in fondo Zac“, “Zio“, “Vieni che è lì”. È l’inizio della messinscena. Solo in seguito comunica che “è successo un casino: Ho sparato a Zack. L’ho preso in testa“.

Cinturrino come Thor
Gli altri poliziotti presenti sono al momento accusati di favoreggiamento e di omissione di soccorso. Nei primi momenti dopo lo sparo e nei giorni successivi hanno fatto quello che Cinturrino gli aveva detto, confermando la sua versione dei fatti. Probabilmente per timore di ripercussioni. “Era persona significativamente aggressiva e violenta – hanno riferito gli agenti coinvolti – abituato a percuotere le persone che frequentavano il bosco di Rogoredo anche avvalendosi di un martello”. Da qui, dall’utilizzo del martello, Cinturrino si è guadagnato il soprannome di Thor come il personaggio Marvel. Ora il poliziotto è accusato di omicidio volontario.
In uno dei verbali dei quattro agenti indagati per favoreggiamento, un collega ha parlato così di Cinturrino: “È un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. Io correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola”. Parlando con gli inquirenti, l’agente ha rivelato che l’assistente capo – noto tra i colleghi come “fenomeno” – aveva ribadito più volte di «voler prendere Zack» (Mansouri). Dopo aver fatto fuoco contro il 28enne, continua la testimonianza del collega poliziotto. Ai colleghi, l’assistente capo Cinturino avrebbe anche detto di aver chiamato i soccorsi, ma non era vero.

Cinturrino destituito dalla Polizia
Il capo della polizia prefetto Vittorio Pisani, ha reso noto di aver ordinato al questore di Milano la nomina del funzionario istruttore per il procedimento disciplinare volto alla destituzione di Cinturrino. E questo senza attendere l’esito del procedimento penale: “Sì, perché chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo, mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato”, spiega Pisani.
Legale Cinturrino: “ha ammesso sue responsabilità”
“Voglio che faccia chiarezza. Lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia. Ha ammesso le sue responsabilità: è tristissimo, è pentito di ciò che ha fatto, soprattutto della fase successiva. E che ha sparato perché ha avuto paura”, ha dichiarato l’avvocato Piero Porciani difensore di Cinturrino, secondo cui “non ha mai preso un centesimo da nessuno” ed infine, ha commentato le dure parole pronunciate ieri dal capo della polizia, Vittorio Pisani sul suo assistito: “Che Cinturrino venga cacciato sono d’accordo, ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga“.





