“Non credo che il Presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto” riguardo alla proposta di inserire un tetto ai bambini stranieri nella scuola, «la nostra è una misura di buonsenso ed è giusto portarla avanti». Lo dice la premier Giorgia Meloni, ospite di ‘Cinque minuti’ su Raiuno, rispondendo a una domanda del conduttore Bruno Vespa. “Non leggo le frasi del Presidente della Repubblica come un’iniziativa contro il governo, la scuola deve superare i tetti, creando una distribuzione più equa delle classi”, ha affermato la premier.
“Quando il Presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti”, ha aggiunto la premier.
La circolare di Mattarella citata dalla Meloni
Meloni si è affidata alla circolare n.205 del 1990 dell’attuale capo dello Stato e allora ministro che raccomandava di distribuire gli studenti stranieri tra le classi e di non superare cinque alunni dello stesso gruppo linguistico. “Il presidente della Repubblica – ha spiegato la premier Meloni – parla di superare l’incomunicabilità e qual è la base per superare l’incomunicabilità? È la lingua. Tant’è che noi parliamo appunto di una migliore distribuzione dei ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua”

Dal Quirinale nulla trapela sulla “chiamata in causa” del capo dello Stato da parte della premier. Ma per chi conosce il presidente, mettere sullo stesso piano le due misure è un po’ azzardato. Innanzitutto perché una circolare (in cui le espressioni utilizzate sono «ove possibile» e «sembra opportuno») non è una legge. Una circolare può essere disapplicata, se mancano i presupposti o se è impossibile farlo, anche senza conseguenze (come dimostra il caso del documento firmato da Mariastella Gelmini che già prevedeva il tetto al 30%). Una legge no. La circolare, quella di Mattarella, che insisteva molto sul capitolo dell’integrazione, prevedendo ad esempio un potenziamento dei corsi di italiano. Ne inviò anche una seconda, l’allora ministro, la numero 301, in cui si chiedeva di «garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio» e di «valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse». Qualcuno, in ambienti vicini al presidente, la definisce «un inno all’interculturalità». E poi non bisogna dimenticare che quei testi delle circolari risalgono a 36 anni fa. Un’altra epoca.
L’allora ministro Mattarella richiamava poi proprio la circolare 301 dell’anno precedente, ribadendo: “L’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe“. A tal riguardo, continuava ancora il documento “sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche”. Mattarella quindi sottolineava la necessità, «per quanto possibile» di intensificare «le attività di sostegno linguistico nella fase iniziale dell’anno scolastico».
Giorgia Meloni ha ragione su un punto non indifferente: non vi è alcuna contrarietà del capo dello Stato a regolare il tema. Di certo l’intento di non dare vita a classi-ghetto è condiviso, Mattarella l’ha chiarito due giorni fa da Amatrice. Ma bisogna anche evitare di alzare “barriere“, “includere” e non “lacerare“, o respingere. Ed è proprio su questo punto che si sta lavorando, tra il Colle e il ministero dell’Istruzione, rispetto al decreto che dovrebbe approdare giovedì in Consiglio dei Ministri.

Il divieto del burqa a scuola e il tema della sicurezza
Giovedì in Consiglio dei ministri arriverà anche la norma sul divieto di indossare i burqa nei luoghi pubblici: si tratta di misure di “buonsenso che servono anche per un fatto di sicurezza”, provvedimenti “simili che vietano di presentarsi con il volto coperto esistono in mezza Europa e in molti Stati islamici. Molti opinionisti del mondo islamico leggono questa misura” che “non ha nulla a che fare con la misura della discriminazione”.
L’assist di Vannacci alla premier
Un assist alla premier, però, arriva da Roberto Vannacci. Il generale e leader di Futuro Nazionale, che aveva accolto con favore la proposta di Meloni, si inserisce nel dibattito puntando il dito contro la sinistra, senza mai citare la presidente del Consiglio. “La sinistra sta usando le parole del presidente Mattarella per attaccare il tetto agli alunni stranieri nelle scuole. Peccato che nel luglio del 1990 Mattarella, allora ministro per la Pubblica istruzione, sosteneva la necessità di ‘ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani'”, e mette agli atti in un video sui social.





