Rischia una condanna per truffa aggravata la pompeiana Maria Rosaria Boccia, la nota millantatrice 43enne, che risulta nullatenente, come avrebbe appurato la vittima, la quale non sarebbe riuscita a riavere i suoi soldi nemmeno con il decreto ingiuntivo. Trentamila euro sottratti a un pilota dell’Aeronautica per un affare “fantasma” e il tentativo di spillargliene altri 50mila in contanti per rilevare una barca di lusso.
E’ l’ ultimo guaio giudiziario in ordine di tempo, dell’amica di Sigfrido Ranucci, la quale è attualmente sotto processo in tribunale Roma per “stalking aggravato” e “lesioni” nei confronti dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, ed anche indagata della procura di Napoli per due ipotesi di falso legate alla sua tesi di laurea, è alle battute finali a Pisa, dove nell’udienza del prossimo 20 ottobre la pm Lydia Paganini pronuncerà l’arringa conclusiva e chiederà la sua condanna, sulla base delle prove documentali. La presunta frode di cui è chiamata a rispondere Maria Rosaria Boccia è documentata dai bonifici che la vittima Domenico Mandara, pilota dell’Aeronautica Militare, originario della provincia di Napoli, coetaneo della Boccia e residente nel Pisano per motivi di lavoro assistito dall’avvocato Federico Cammarota, ha inviato all’imprenditrice in tre differenti operazioni bancaria, nel dicembre del 2021, ma anche da una serie di messaggi Whatsapp e mail nei quali la Boccia prospettava al pilota di entrare con urgenza in un affare da un milione e 200mila euro, a fronte di una partecipazione minima di 30mila per la costituzione di una società che avrebbe aperto un bar di lusso, la Terrazza Martini affacciata sul golfo di Napoli, insieme ad altre attività redditizie da avviare ai piani inferiori.

Ma di fronte a nessuna apertura del locale, nessun concreto avanzamento e, soprattutto, nessuna restituzione dei 30mila euro, L’uomo ha quindi intrapreso anche un’azione civile, ottenendo un decreto ingiuntivo con il quale la Boccia è stata obbligata a restituire la somma. il pilota Mandara costituitosi parte civile è stata ascoltata in aula circa due mesi fa, ricostruendo davanti alla giudice monocratica Paola Giovannelli i diversi passaggi della vicenda.
Il procedimento proseguirà il prossimo 20 ottobre, data fissata per la prossima udienza, con l’esame degli ulteriori elementi dell’istruttoria. Al centro del processo resta da chiarire se il progetto imprenditoriale fosse realmente esistente e se i 30mila euro versati attraverso i tre bonifici fossero destinati all’investimento prospettato oppure siano stati ottenuti, secondo la contestazione della procura, attraverso una falsa rappresentazione della realtà.
Il mega progetto truffaldino, nel quale la Boccia raccontava vi partecipassero altri investitori “di alto rango” come “il Generale dell’esercito italiano Rosario Castellano e sua figlia Veronica”, in realtà non sarebbe mai esistito e quando l’ufficiale dell’Aeronautica aveva cominciato a sospettare di essere stato raggirato, ha chiesto la restituzione dei soldi, ricevendo come risposte molteplici scuse da parte della Boccia, la quale avrebbe temporeggiato fino a scomparire del tutto. Soltanto a quel punto il truffato Mandara, esasperato dall’evidenza di aver perso i suoi risparmi, ha deciso di denunciare l’amica di Pompei.

Gli atti processuali documentano che dopo il trasferimento dei tre bonifici per un ’ammontare complessivo di 30mila euro, effettuati con la causale “Versamento capitale sociale socio Mandara Domenico. Società: Fashion Week Milano Moda Srl con socio unico Maria Rosaria Boccia 3/1/20222“, la donna originaria di Pompei avrebbe aggiornato inizialmente la vittima con telefonate e messaggi sull’asserito evolversi positivo del business, senza però mandare mai alcuna documentazione ufficiale “o prova del reale inizio della realizzazione del progetto”, secondo quanto sostenuto nella sua denuncia dal pilota dell’Aeronautica Militare Domenico Mandara.
I sospetti dell’ufficiale di essere stato truffato sono diventati certezza il 26 marzo 2022, allorquando “mi arrivava una chiamata in tarda serata ad opera della signora Boccia che mi aveva in contemporanea inviato a mezzo Whatsapp la foto di una imbarcazione di lusso” si apprende dalla lettura delle carte nelle quali sono allegati gli screenshot della conversazione e persino la fotografia dello yacht. “Il tenore della telefonata fu per me agghiacciante, ma al contempo il primo campanello di allarme“, spiega la vittima. “La signora Boccia mi chiedeva un’ulteriore somma di 50mila euro per l’acquisto dell’imbarcazione raffigurata nella foto inoltratami di proprietà di un suo amico caduto in disgrazia economica. Ma non è tutto”, conclude, “visto l’importante valore economico e l’irrisorio prezzo a cui sarebbe stata venduta grazie alla sua mediazione, avrei dovuto portarle i 50mila euro quella sera stessa e tutti in contanti. Ovviamente rifiutai”.






