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19 Agosto 2022 16:43
19 Agosto 2022 16:43

Lotta alla ‘ndrangheta. La DIA sequestra in Italia ed all’estero beni per oltre 32 milioni di euro

Personale della GDF e della DIA di Reggio Calabria, hanno eseguito un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di 12 persone. Eseguiti altresì, sequestri di beni, in Italia e all'estero, per oltre 32 milioni di euro. All'interno i nomi degli arrestati e degli indagati

Il personale della Direzione Investigativa Antimafia insieme ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, hanno dato corso a un’ ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Gip Antonino Foti del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 12 persone (8 in carcere tra cui l’ex consigliere comunale Giovanni Suraci, e 4 agli arresti domiciliari) gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno, associazione per delinquere, impiego di denaro di provenienza illecita, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, tutti comunque aggravati dalle modalità mafiose.  Fra gli indagati risultano i fratelli Giampiero e Sergio GangemiAntonio Mordà, Domenico Gallo, Luigi Bagnato, Filippo Antonio Barcaiolo, Marcello Brunozzi, Francesco Cozza detto “Ciccio”, Carmelo Maria Romeo, Domenico Siclari, Tiziana Spina e Gianluca Taverniti.

Contestualmente in Lombardia, Abruzzo, Lazio e Calabria la D.I.A ed i Finanzieri hanno dato esecuzione al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, disposto dalla D.D.A. -Procura della Repubblica di Reggio Calabria di. 27 imprese, di cui 1 con sede legale in Slovenia ed 1 con sede legale in Romania, 31 unità immobiliari, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 32 milioni di Euro.

Compare anche il nome di Francesco Cozza, nel registro degli indagati della Procura di Reggio Calabria. L’ex fantasista e capitano della Reggina, 48 anni, che è stato anche allenatore del TARANTO Calcio sarebbe stato – secondo il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri e i sostituti della Dda Stefano Musolino e Walter Ignazitto – uno dei partecipi al sodalizio criminale finalizzato “alla commissione di una pluralità di delitti di trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e autoriciclaggio” quale l’intestatario fittizio di alcuni beni in cui sembra esserci la compartecipazione della ‘ndrangheta. La rivelazione è stata fatta dal collaboratore di giustizia Enrico De Rosa, nell’interrogatorio svolto il 28 ottobre 2019.

l’ex-capitano della Reggina, Francesco Cozza

Cozza avrebbe anche intrapreso secondo il pentito, alcuni affari con la famiglia De Stefano, storici esponenti della criminalità organizzata calabrese. Per questo si parla di “associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di delitti di trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, auto-riciclaggio e reimpiego”. Il coinvolgimento è emerso nell’ambito dell’ “operazione Planning“, con il giudice delle indagini preliminari che ha emesso 12 mandati di arresto, di cui otto per il carcere (tra cui l’ex consigliere comunale Giovanni Suraci di 54 anni, detto “Dominique“.) . Gli arresti domiciliari sono stati disposti, invece, per gli imprenditori Gaetano Coppola, di 83 anni, Roberto Di Giambattista, di 65, Vincenzo Lo Giudice, di 60, e Giuseppe Antonio Milasi, di 53 anni .

Il gip Antonino Foti ha disposto la custodia cautelare in carcere per Suraci, così come per gli imprenditori Francesco Armeni, di 68 anni, Andrea Chilà, di 57, Domenico Gallo, di 66, Giampiero Gangemi, di 53, Sergio Gangemi, di 48, Fortunato Martino, di 59, e Antonino Mordà, di 53.

Da quanto risulta dalle indagini dei magistrati, un gruppo di imprenditori edili avrebbe stretto una collaborazione con alcuni esponenti della ‘ndrangheta attraverso società intestate a terzi. La partecipazione criminale avrebbe da un lato arricchito i delinquenti e dall’altro garantito il buon esito degli affari, anche attraverso l’intimidazione. Grazie a questo sodalizio, sarebbe stato possibile costruire alcuni centri commerciali in Abruzzo, in particolare con l’apertura di due supermercati in provincia di Pescara, amministrati dalla Business Group Spa e gestiti attraverso la Business Food Srl. Il ricavato di queste attività sarebbe stato poi riciclato aggirando le leggi in vigore con l’ausilio di rapporti giuridici inesistenti.

L’operazione costituisce l’esito di un’articolata indagine condotta dalla D.I.A. e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria che ha consentito di disvelare, fatte salve le successive valutazioni di merito, co-interessenze economiche sussistenti tra alcuni imprenditori e cosche di ‘ndrangheta della città di Reggio Calabria.

In particolare, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, sarebbero stati acquisiti elementi integranti l’esistenza di un’associazione a delinquere nel cui ambito imprenditori attivi nel settore edile e della grande distribuzione alimentare – taluni dei quali già coinvolti in indagini penali o destinatari di misure di prevenzione – avrebbero stretto una pluralità di accordi con famiglie di ‘ndrangheta, agevolando l’infiltrazione della consorteria in quei settori attraverso la compartecipazione occulta di loro esponenti alle iniziative economiche, gestite ed organizzate per il tramite di imprese fittiziamente intestate a terzi, ovvero mediante l’affidamento di numerosi servizi e forniture a imprenditori espressione dell’associazione criminale.

Il procuratore di Reggio Calabria Dott. Giovanni Bombardieri

Parte dei profitti così accumulati sarebbe stata successivamente trasferita in maniera occulta, attraverso fittizie operazioni commerciali e fittizi rapporti giuridici, al fine di dirottare la liquidità verso i titolari effettivi delle operazioni economiche, incluse le cosche di ‘ndrangheta, e di ostacolare le indagini, eludendo l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali e consentendo l’impiego e l’autoriciclaggio dei proventi illeciti. Parallelamente, le cosche avrebbero agevolato l’espansione delle iniziative imprenditoriali sul territorio, a discapito dei concorrenti, tutelandone gli interessi anche con l’esercizio della forza intimidatoria.

Le indagini, durate 2 anni, hanno avuto ad oggetto illeciti commessi dal 2011 al 2021 e sono state integrate e riscontrate da plurime e convergenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, formatesi autonomamente e in tempi diversi. Peraltro, le investigazioni – allo stato del procedimento e impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito – avrebbero consentito di svelare ulteriori ipotesi di impiego di denaro o beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio che coinvolgono la provincia di Pescara, ove taluni indagati avrebbero sostenuto, con proventi derivanti dall’attività criminale, un investimento finalizzato all’avviamento e alla gestione di due supermercati.

Nello specifico, gli imprenditori reggini coinvolti nell’iniziativa economica sviluppata in tale area sarebbero accumunati dai rapporti di solidarietà criminale con la cosca De Stefano, sebbene questo non sarebbe l’unico tratto collusivo con la ‘ndrangheta reggina, atteso come la gran parte di loro vanterebbe anche ulteriori rapporti di solidarietà criminale con altre cosche.

L’attività di servizio, frutto di una sinergica collaborazione tra Forze di Polizia, efficacemente coordinate dalla Procura Distrettuale reggina, testimonia l’elevata attenzione rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica.

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