LE PROTESTE (SOLO ?) INUTILI DEI GIORNALISTI-SINDACALISTI DELLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

LE PROTESTE (SOLO ?) INUTILI DEI GIORNALISTI-SINDACALISTI DELLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

AGGIORNAMENTO. LA PROCURA DI LECCE INDAGA SUL TRIBUNALE FALLIMENTARE DI BARI. Nel frattempo invece non una sola parola del sindacato dei giornalisti sull’incombente presenza dietro le quinte come “finanziatore” del ragionier Antonio Albanese, originario di Massafra in provincia di Taranto, recentemente condannato, plurindagato, per il quale è stato richiesto il processo dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dal pm Enrico Bruschi della Procura di Taranto per l’ inchiesta T-REX meglio nota come “Monnezzopoli” , e dai procuratori aggiunti della Procura di Lecce Elsa Valeria Mignone e Guglielmo Cataldi, che hanno chiuso le indagini sui presunti illeciti commessi nell’impianto «Ecolio 2» di Presicce – Acquarica.

di ANTONELLO de GENNARO

Con una nota pubblicata sul sito dell’ Assostampa di Puglia, i giornalisti del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, la cui società editrice Edisud è fallita con oltre 40 milioni di euro di debiti, hanno annunciato un nuovo “flash mob”, che questa volta si terrà in in piazza De Nicola dinanzi al Tribunale di Bari, lunedì 4 ottobre, alle 11,30, in concomitanza con l’udienza della sezione fallimentare che dovrebbe assumere decisioni in merito alla definitiva assegnazione del giornale all’azienda vincitrice della procedura concorsuale. Al “flash mob” parteciperanno le Associazioni di Stampa di Puglia e di Basilicata e il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso.

(dal sito dell’ Assostampa di Puglia)

“Quanto sta accadendo ai danni della Gazzetta del Mezzogiorno dovrebbe risvegliare tutti gli organismi vigilanti ad intervenire con urgenza per tutelare il marchio, il giornale e tutti i lavoratori”, denunciano in una nota Fnsi, Assostampa di Puglia e di Basilicata e il Cdr all’indomani della registrazione del marchio “La nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata” da parte della società Ledi, ex affittuaria delle attività editoriali della Gazzetta del Mezzogiorno, giornale che dal 1 agosto non è più in edicola.

Un “teorema” questo che chi scrive conosce molto bene, essendo stato usato sempre dall’ Assostampa di Puglia guidata all’epoca dei fatti da quel giornalista-sindacalista, tale Raffaele Lorusso ora approdato alla segreteria nazionale della FNSI che rappresenta il 10% dell’intera categoria, allorquando manifestando una palese inconfutabile ignoranza giuridica sosteneva che la nostra iniziativa editoriale danneggiasse il tentativo di salvataggio del fallito quotidiano Corriere del Giorno di Puglia e Lucania edito dalla Cooperativa 19 luglio (fallita con oltre 5 milioni euro di debiti, mediante liquidazione coatta amministrativa) diretto dal semi-sconosciuto giornalista-sindacalista Gianni Svaldi. La realtà dei fatti ha dimostrato esattamente il contrario, e cioè che la nostra iniziativa editoriale era assolutamente legittima, e vive e prospera felicemente con l’apertura di nuove sedi, mentre il quotidiano cartaceo tarantino che ha cessato le pubblicazioni il 30 marzo 2014 non è stato mai rilevato da nessuno, e le sue aste fallimentari sono andate deserte !

Secondo il sindacato Registrare una “nuova Gazzettaa scapito della “vecchia” Gazzetta, che la stessa società del gruppo Ladisa ha rinunciato ad editare, disdettando la proroga dell’affitto, significa mettere in atto una vera e propria concorrenza sleale a danno della storica testata e dei suoi lavoratori. Il tutto dopo aver compiuto ogni scempio possibile nell’indifferenza di tutti coloro che erano chiamati a vigilare sul bene, dai curatori fallimentari alla Sovrintendenza” .

Ancora una volta il sindacato dei giornalisti pugliesi mente sapendo di mentire in quanto dal bando di gara (vedi il documento originale del bando che pubblichiamo di seguito) era prevista oltre ai 6 mesi di affitto della testata, un’eventuale proroga d’affitto per eventuali 6 mesi di gestione della testata, e non 3 mesi come viene raccontato falsamente dai giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno sui social network. Così come è’ altresì falso che la Ledi abbia disdettato la proroga d’affitto. Infatti dai documenti che il CORRIERE DEL GIORNO ha potuto consultare, la richiesta dei curatori fallimentari era in realtà di ulteriori 30 giorni, cioè 1 mese solo (!!) ed era peraltro pervenuta un mese prima della naturale scadenza semestrale. Altro che 6 mesi !

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La rappresentanza sindacale dei giornalisti si chiede che fine abbia fatto l’insegna che campeggiava sulla sede di piazza Moro (disdettata per morosità precedente) , visibile da diversi punti della città ? Lasciateci fare una domanda: ma tutto ciò non è di competenza del Tribunale Fallimentare ? Lo sanno i giornalisti che quella insegna era praticamente furi norma di legge ? E continuano “Chi ha autorizzato la Ledi a “deportare” nella propria sede della zona industriale beni museali di proprietà della Edisud e persino gli stessi lavoratori nei 7 mesi di fitto”? Ed anche in questo caso raccontano delle “balle” o se preferite delle “fake news” ! resta da chiedersi se gli estensori del comunicato stampa sindacale conoscono il significato della persole che scrivono. Il termine “deportazione” rappresenta la traduzione coatta delle persone condannate a tale pena nei luoghi stabiliti per la sua espiazione e consiste nella relegazione in colonie penali o campi di lavoro lontani dalla madrepatria o situati nelle regioni più inospitali della stessa.

Quali sarebbero i beni monumentali ? Come si a definire “deportazione” il trasferimento peraltro autorizzato dal Tribunale Fallimentare in una nuova sede ben sapendo che la curatela fallimentare non aveva i soldi per pagare la sede di piazza Aldo Moro, e non a caso fra i creditori chirografari risultano le Assicurazioni Generali proprietarie dell’intero stabile e quindi anche dei vecchi uffici, che avanzano qualche centinaio di migliaia di euro dall’ Edisud !!! E quindi di fatto la redazione era senza una sede, un’ufficio ! Per non parlare poi del continuare a “barare” sui numeri, in quanto i mesi sono stati 6 e non 7 come raccontano ! E come mai non hanno mai fiatato o protestato quando hanno lavorato in una nuova sede, ricevendo puntualmente il proprio stipendio per 6 mesi ?

Quello che non raccontano i sindacalisti ve lo racconta il CORRIERE DEL GIORNO. E’ stato infatti proprio il sottoscritto un anno fa ad allertare telefonicamente il collega Ugo Sbisà, componente del CdR della Gazzetta del Mezzogiorno che qualcuno furtivamente aveva provato a registrare il marchio “La Gazzetta del Mezzogiorno” all’ insaputa di tutti. Senza il mio avviso il marchio sarebbe stato omologato, ed addio diritti sul nome !

Ed è stato infatti proprio grazie al sottoscritto che lo hanno messo in salvo a seguito del successivo intervento provvidenziale di tutela della Sovraintendenza che ha adottato un provvedimento che in Italia in precedenza era stato attuato soltanto per il quotidiano LA STAMPA di Torino. Ci risultano altresì delle imbarazzanti richieste di “carriera” agevolata…da parte dei sindacalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, uno dei quali ambiva a diventare vicedirettore mentre un altro di una redazione di provincia voleva diventare vice redattore capo.

E’ semplicemente ridicolo leggere questo passaggio del comunicato sindacale: “A cosa sono serviti gli innumerevoli vincoli posti dalla Sovrintendenza sul marchio, sulle attività editoriali cartacee, sul sito ancora visibile nonostante siano sospese le attività in capo alla Edisud, proprietaria della Gazzetta del Mezzogiorno e sui beni strumentali, quali pc e scrivanie, ancora depositati nella sede della Ledi?”

Purtroppo i giornalisti-sindacalisti estensori di questo imbarazzante comunicato, dimenticano che tutti i passaggi procedurali dell’esercizio provvisorio di affitto della testata avvengono sotto il controllo della curatela fallimentare e che ogni attività deve essere sempre approvata, secondo la Legge, dal Giudice delegato del fallimento. Inoltre i giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno dimenticano che loro rientrano nel fallimento Edisud, mentre la testata del giornale è in carico al fallimento Mediterranea !

Il comunicato sindacale così conclude : “E’ evidente l’atto di sciacallaggio che il gruppo Ladisa sta compiendo ai danni della Gazzetta del Mezzogiorno. Dopo aver dismesso le attività di inquilino, non riuscendo a diventarne proprietario, da un lato tiene in ostaggio il giornale in Tribunale, allontanandone l’uscita in edicola con i reclami che obbligano i giudici a ritardare le decisioni; dall’altro lancia sul mercato un prodotto ai limiti della contraffazione per “scippare” lettori e inserzionisti e compromettere, cosi, il futuro della Testata. Uno scempio a danno dei lavoratori – concludono Fnsi, Associazioni di Stampa e Cdra cui assistono in silenzio sia gli Enti locali (quando non ne sono stati addirittura sponsor) sia gli Organi dello Stato a cui un bene, con 134 anni di storia, è stato affidato”.

Vocaboli offensivi ed autentiche sciocchezze del sindacato dei giornalisti anche su questo punto . Infatti il primo reclamo presentato dinnanzi al Tribunale fallimentare risulta essere stato quello di ECOLOGICA, cioè dell’attuale aggiudicatario della procedura fallimentare. Ed inoltre come abbiamo verificato da visure camerali la LEDI srl, è di proprietà della FINLAD Holding, e non direttamente della LADISA.

(foto ripresa dalla pagina Facebook di Antonello Valentini)

Qualcuno dovrebbe spiegare ai soliti sindacalisti che nel mercato della libera impresa inoltre chiunque è libero di avviare attività economiche, comprese quelle editoriali. Se un lettore o inserzionista pubblicitario è fedele alla GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO lo resta anche se arriva un concorrente. Ed il richiamo agli enti Locali è semplicemente imbarazzante. La politica deve restare estranea dall’ informazione che altrimenti non sarebbe libera ed indipendente. A meno che qualche giornalista-pennivendolo preferisca vendersi alla politica pur di fare carriera e portare uno stipendio a casa !

Il “finanziatore” pregiudicato Albanese non imbarazza i giornalisti-sindacalisti ?

Non una sola parola del sindacato dei giornalisti invece sull’incombente presenza dietro le quinte come “finanziatore” del ragionier Antonio Albanese, originario di Massafra in provincia di Taranto, recentemente condannato, plurindagato per il quale è stato richiesto ulteriore processo dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dal pm Enrico Bruschi della Procura di Taranto (Inchiesta T-REX meglio nota come “Monnezzopoli” ) e dai procuratori aggiunti della Procura di Lecce Elsa Valeria Mignone e Guglielmo Cataldi, che hanno chiuso le indagini sui presunti illeciti commessi nell’impianto «Ecolio 2» di Presicce – Acquarica dove si smaltiscono rifiuti liquidi.

Le indagini della Guardia di Finanza e le conclusioni della Procura di Taranto sull’inchiesta T-Rex (“Monnezzopoli”)

TREX-BIS

Una presenza quella di Albanese nella triste vicenda fallimentare della GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, risulta persino dal fascicolo del Tribunale Fallimentare di Bari, all’interno del quale è presente una comunicazione inviata al giudice Delegato, dal Prof. Avv. Michele Castellano curatore fallimentare della EDISUD spa, che guarda caso è anche il presidente dell’ Organismo di Vigilanza della CISA spa di Massafra, cioè la società del “presunto” finanziatore Antonio Albanese. Quello che è sfuggito al Tribunale Fallimentare però è che anche l’altro curatore, il dr. Gabriele Zito a sua volta avrebbe rapporti professionali con società di Albanese collegate alla CISA. Solo “coincidenze”, direbbe il nostro amico Pinuccio di Striscia la Notizia ?

(dal fascicolo fallimentare EDISUD spa)

Ecco la recente sentenza di condanna di Antonio Albanese

condanna-Albanese-Tonino

Evidentemente a Bari nel Tribunale Fallimentare non sono previsti… i conflitti d’interesse contemplati dalla Legge. Secondo qualcuno la circostanza che i due curatori fallimentari della Edisud (il cui comitato creditori è stato il primo a votare) siano sul libro paga del “massafrese” Antonio Albanese proprietario della CISA spa, non sarebbe un problema. Peccato che per la Legge in realtà lo è ed è per questo che la Procura di Lecce, competente sugli uffici giudiziari di Bari, è stata coinvolta sulla vicenda ricevendo degli esposti.

E’ bene ricordarsi di un vecchio scandalo che accadde anni fa proprio nel Tribunale Fallimentare di Bari, a seguito del quale il giudice Michele Monteleone venne destituito dal Consiglio Superiore della Magistratura (vedi QUI). Tutto ruotava intorno a una vecchia indagine sulla gestione di alcuni fascicoli fallimentari che il giudicecurava quando era in servizio nella sezione Fallimentare del Tribunale barese. Repetita juvant ? Ma a chi … ? A qualche “pennivendolo” con la tessera sindacale in mano che vuole fare carriera ? A qualche imprenditore che vuole difendersi dalle sue imputazioni usando il quinto potere ? O forse a qualche “toga” non troppo limpida ?

Come non dare ragione al collega Ferruccio De Bortoli, già direttore del CORRIERE DELLA SERA e del SOLE 24 Ore quando scriveva “E’ ora di cambiare, bisogna tornare a fare i giornalisti” aggiungendo “Siamo diventati più servi e concubini del potere, facciamo più parte del gioco. Dovremmo invece tornare a fare esclusivamente i giornalisti, che è già tanto“. Giudizi taglienti. Inequivocabili. Come quello su un modo purtroppo sempre più diffuso di lavorare: “Sempre più un copia e incolla. Acritico, distratto, sciatto“. Come quello di molti giornalisti della GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO che hanno indotto i lettori a non acquistarlo più in edicola da molto tempo. E nel nostro lavoro, il lettore ha sempre ragione.

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