La sfida più bella del “dopo” sarà quella di innamorarci

La sfida più bella del “dopo” sarà quella di innamorarci

Le grandi sfide stimolano la creatività e molti italiani metteranno a frutto la loro genialità tradizionale nel campo produttivo e delle relazioni interpersonali, creando altri tipi di impresa, di cooperazione, di convivenza sociale e domestica

di FRANCESCO ALBERONI*

Molti immaginano che il mondo dopo la pandemia sarà totalmente diverso, che questa dolorosa esperienza ci avrà convinto ad essere più saggi, prudenti e ponderati. Altri pensano invece che, come è avvenuto in altre epidemie, finito il pericolo tornerà la voglia di vivere e la sfrenatezza di prima. Dobbiamo però tenere presente che questa pandemia è caduta come un meteorite sul processo di globalizzazione in cui gli esseri umani avevano avuto l’impressione di avere una libertà assoluta, di poter fare tutto quello che volevano, senza più freni.

Fino allo scorso anno (…) la sessualità ha cercato di prendere il posto dei legami amorosi e anche le giovani donne rifiutavano di fidanzarsi o sposarsi per essere libere di sperimentare il sesso con chi volevano. Tutti stavano diventando single. La clausura ha fatto sì che la gente dovesse scegliere con chi restare e ha capito che è molto importante scegliere la persona giusta.

Quando riprenderà il lavoro e molti andranno incontro a difficoltà economiche non riprenderà la sfrenatezza sessuale ma tornerà la voglia di vivere. Inoltre ci saranno molti innamoramenti perché la gente sente di andare verso un mondo nuovo.

Le grandi sfide stimolano la creatività e molti italiani metteranno a frutto la loro genialità tradizionale nel campo produttivo e delle relazioni interpersonali, creando altri tipi di impresa, di cooperazione, di convivenza sociale e domestica. Riorganizzeranno il lavoro, semplificheranno la loro vita e diventeranno anche un po’ tutti più nazionalisti e autarchici. Aumenterà molto lo studio: la gente legge, segue corsi, impara lingue e segue il dibattito.

È finito il populismo di “uno uguale a uno” e finirà ancora di più nel terribile sforzo di ricostruzione che ci aspetta.

*editoriale tratto dal quotidiano IL GIORNALE

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