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8 Febbraio 2023 15:30
8 Febbraio 2023 15:30

La Procura di Taranto indaga sui concorsi pilotati all’ AMIU, l’azienda municipalizzata per l’ambiente.

Dall’esito dell’attività di polizia giudiziaria svolta, sarebbero emersi gravi indizi a carico di Rocco Lucio Scalera dirigente amministrativo della Società, il quale, interrogato dal Pubblico Ministero Enrico Bruschi, titolare del fascicolo d'indagine, avrebbe ammesso le proprie responsabilità

A seguito delle indagini della Squadra Mobile di Taranto, su delega della locale Procura sono state effettuate delle perquisizioni con acquisizione documentale presso la Svam, la Scuola Allievi dell’ Aeronautica Militare, dove si stava svolgendo la selezione per per l’assunzione di 11 ispettori ambientali di Amiu spa, la società per l’igiene urbana sottoposta ad attività di direzione e coordinamento esercitata dal Comune di Taranto, guidata dal presidente Giampiero Mancarelli recentemente “trombato”dagli elettori in occasione delle recenti elezioni politiche dove si era candidato alla Camera dei Deputati per il Partito Democratico (senza avere il buon gusto di autosospendersi o dimettersi dall’incarico pubblico).

la sede del concorso AMIU presso la SVAM dell’ Aeronautica Militare

La Polizia essendo emersi diversi elementi che si stesse consumando l’ipotesi di reato di truffa aggravata allo Stato da parte di alcune persone presenti, ha effettuato anche diverse perquisizioni locali, interrogando alcuni presenti, perquisito le loro autovetture e alcune borse. Dall’esito dell’attività di polizia giudiziaria svolta, sarebbero emersi gravi indizi a carico di Rocco Lucio Scalera (fratello del consigliere regionale Antonio Paolo Scalera) dirigente amministrativo dell’ AMIU spa , il quale è stato portato in Questura ed interrogato alla presenza di un legale, dal Pubblico Ministero Enrico Bruschi, titolare del fascicolo d’indagine.

Scalera nel corso dell’interrogatorio in Questura dinnanzi al pm Enrico Bruschi, assistito dall’ Avv . Fausto Soggia del foro di Taranto, ha ammesso le proprie responsabilità onde evitare di essere arrestato . La documentazione è stata posta sotto sequestro per il prosieguo degli accertamenti.

da sinistra Scalera, Mancarelli ed i componenti della Commissione d’ esame (estranei ai fatti corruttivi)

Il sospetto degli investigatori della Polizia di Stato è che alcuni dei candidati al concorso fossero venuti a conoscenza delle domande precedentemente alla prova d’esame. La prova selettiva a cui si erano sottoposti i candidati divisi in due gruppi, da quanto si è venuti a conoscenza, consisteva nel rispondere a cinque domande in maniera articolata . Al concorso erano iscritti circa 750 candidati, ma alla prova se ne sono presentati 288.

Il Consiglio di Amministrazione di AMIU spa che nel frattempo continua a farsi chiamare Kyma Ambiente, convocato in data odierna, con una nota ha reso noto di aver “determinato la sospensione, in via di autotutela, di tutte le procedure di selezione in atto”. Non è la prima volta che un dirigente dell’ AMIU spa finisce sotto i “fari” della giustizia, come nel caso del troncone bis d’inchiesta “T-REX Bis”, dove un altro dirigente, l’ingegnere Cosimo Natuzzi è attualmente a processo.

I rapporti fra Scalera e la malavita locale

In un recente passato Antonio Sambito, a capo dell’omonimo “clan” operativo nel rione Tamburi a Taranto, era diventato nome di riferimento all’interno della società AMIU spa, risultando titolare di contratto di lavoro a tempo indeterminato, al sesto livello e retribuzione di quasi 38mila euro l’anno, godendo di un “rapporto confidenziale con alcuni dirigenti”, tanto da essere convocato persino a una riunione con il direttore della società in house ed in contatto con l’ex-presidente AMIU Luca Tagliente dopo il furto della sua Range Rover Evoque personale.

l’ex-presidente AMIU Luca Tagliente nominato dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci

Sambito, stando a quanto emerge dagli atti contenuti nel fascicolo d’inchiesta, nel periodo di detenzione del carcere di Bologna, dal 1999 al 2001, è stato “percettore di reddito per attività lavorativa”. Una volta ottenuta la scarcerazione, nel 2002 e sino al 2033 ha lavorato alle dipendenze di una società di costruzioni con sede a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. A seguire è stato assunto da un’impresa di Taranto, per la quale ha lavorato fino al 2007, poi nel 2008 è passato a una cooperativa di servizi di Napoli, per approdare nel 2009 nell’ AMIU spa di Taranto. Le attenzioni degli investigatori della Guardia di Finanza hanno verificato “un considerevole incremento dello stipendio”, dato certificato dalla banca dati dell’Anagrafe tributaria: “Sambito era passato da una retribuzione annua di 16.893 euro, nell’anno 2010, alla somma di 37.848 euro percepiti nel 2018”. Come è stato possibile? Per gli investigatori è “un segno evidente di una singolare e inspiegabile progressione aziendale che ha comportato un aumento dello stipendio.

Ma come era avvenuta l’assunzione di Sambito alle dipendenze dell’Amiu ? Avevano cercato risposte gli investigatori delle Fiamme Gialle chiedendo chiarimenti ai dirigenti della partecipata ai quali avevano chiesto di visionare il fascicolo. Ma i funzionari avevano “riferito che a causa di un grave evento meteorologico, avvenuto nel 2015, gli archivi cartacei dell’azienda erano stati distrutti e non era stato più possibile ricostruirli”. All’epoca gli uffici si trovano a Taranto, in via della Croce. I militari della Finanza sono riusciti a ottenere solo “due cartelline relative ad Antonio Sambito, nelle quali erano contenuti alcuni fogli, dai quali non è stato possibile risalire alle modalità di assunzione e alla carriera”. Gli investigatori però non si sono fermati.

Le indagini della Guardia di Finanza di Taranto sono arrivate alla conclusione, secondo cui Sambito è stato assunto all’Amiu, “dopo aver partecipato a due riunioni presso il centro per l’impiego di Taranto, dove sarebbe stato compilato il suo curriculum vitae, con la collaborazione di un operatore di Italia lavoro”. Quel che è stato evidenziato nell’informativa, è che non è stata chiesta l’esibizione del certificato penale e dei carichi pendenti, nonostante Antonio Sambito all’epoca “avesse una serie di condanne per le quali aveva espiato pene detentive”, una nel 1994 e l’altra nel 2001, “in relazione alle quali era stato sottoposto alla pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici”.

Sulla base delle norme di Legge e della giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione è incompatibile con l’assunzione e con le successive progressioni di carriera che hanno consentito a Sambito di ricoprire la qualifica di “incaricato di pubblico servizio ex articolo 358 del Codice penale”.

A “tal proposito – scrivono i finanzieri – a riprova del forte ascendente criminale di Sambito anche sulla dirigenza aziendale, appariva significativa una lunga conversazione tra questi e un funzionario, dalla quale si rileva innanzitutto come vi fossero rapporti confidenziali”. L’intercettazione è del 2 febbraio 20217, alle 14,12. In alcuni passaggi ci sono “riferimenti ad alcune visite che il dirigente avrebbe fatto a casa di Sambito“, tant’è che conosceva bene anche la moglie con la quale si intratteneva al telefono, commentando, tra l’altro, questioni lavorative del marito.

Con quella telefonata, “Sambito rappresentava al dirigente di aver avuto diverbi con un’impiegata amministrativa dell’azienda in relazione alla compilazione degli statini che attestavano le prestazioni svolte dagli operai”. Ma questo, stando a quanto si legge, “non era adempimento di competenza di Sambito”. Lo stesso Sambitochiede al dirigente di far trasferire la donna ad altro incarico”. Legittimo chiedersi che motivo aveva Sambito di occuparsi anche degli statini? Questa la risposta degli investigatori: “Attestare lo svolgimento di compiti da impiegati, oltre che da coordinatore e il fatto che l’impiegata gli stesse creando problemi, rappresentava un evidente impedimento”.

Questa è la trascrizione della conversazione intercorsa a suo tempo tra Sambito e l’ingegnere Cosimo Natuzzi (estraneo ai fatti oggetto dell’indagine odierna) , allora come oggi dirigente tecnico dell’ AMIU: “Tonino, non è lo statino che ti farà compromettere un percorso, non ti fissare, dai mo statti sereno che queste sono… non sono queste le cose che contano e continua a dirigere bene il tuo lavoro”. La lettura data dall’accusa è nel senso di una “evidente compiacenza esistente, finalizzata a far compiere un percorso lavorativo all’interno della società municipalizzata che lo avrebbe portato ad arrivare a un inquadramento superiore”.

Agli atti, risultava anche una nota, del 15 luglio 2017, con la quale veniva segnalata “la mancata vidimazione del badge da parte di Antonio Sambito”, il giorno precedente. Il 28 febbraio 2018, compare una nota a firma di Rocco Lucio Scalera, dirigente amministrativo dell’Amiu, con cui viene comunicato a Sambito che “oltre alle mansioni già svolte, avrebbe dovuto provvedere anche a un’attività di controllo dei servizi di raccolta indifferenziata presso l’autoparco aziendale”.

“Uno dei primi dati che risalta è che, alcuni mesi dopo la nomina di Scalera a dirigente, inizia la scalata di Sambito”, scrivono i finanzieri nell’ operazione “Tabula Rasa” . Nell’ordinanza di arresto è riportato un tratto della conversazione intercettata il 24 agosto 2017 tra Scalera (chiamante) e Sambito: “Senti, io voglio parlare con l’avvocato tuo, così gli dico qualche svolta, però di devo sentire prima un attimo a te”. Sambito dice: “Fai quello che abbiamo parlato ieri”. E ancora: “Anche se lui si incavola, non fa niente, che là è tutto fatto. Sono fatti nostri là e lui si deve levare di mezzo. Sì, allora io gli ho detto che voglio andare a causa. Vito che io faccio le mansioni”. In tale maniera – si legge negli atti – ribadisce la “ferma intenzione di intraprendere una causa giudiziaria nei confronti dei suoi datori di lavoro”. “Posso aspettare un mese, due mesi, l’importante che tu gli lasci la delibera che se la vede poi mandami a causa e tutto. Hai capito?”. Scalera: “Eh, va bene, il mandato mi serve. Va bene, da mo me la vedo io”. Sambito poi chiama il suo avvocato e riferisce quanto detto nella chiamata con Scalera, “disponendo un contatto tra questi e il suo legale”.

Rocco Lucio Scalera , dirigente AMIU Taranto spa- Kyma Ambiente

Questa è l’ AMIU Taranto, questa è Kyma Ambiente, questi i suoi dirigenti, che non a caso, lasciatecelo dire si occupano “di monnezza”…di ogni genere !

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